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	<title>La libertà svelata, storie di donne coraggiose Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>La libertà svelata, storie di donne coraggiose Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>In Iran nel mese di maggio sono stati condannati a morte 146 detenuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jun 2023 05:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mese di maggio ha visto le esecuzioni per impiccagione di almeno 146 detenuti in Iran, quasi tutti prigionieri politici, tra cui tre donne. Una delle tre donne giustiziate era Madineh Sabzevan di 39 anni, mamma di cinque figli. È stata impiccata perché accusata di essere implicata in un traffico di droga nonostante che il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/in-iran-nel-mese-di-maggio-sono-stati-condannati-a-morte-146-detenuti/">In Iran nel mese di maggio sono stati condannati a morte 146 detenuti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mese di maggio ha visto le esecuzioni per impiccagione di almeno 146 detenuti in Iran, quasi tutti prigionieri politici, tra cui tre donne.<br />
Una delle tre donne giustiziate era Madineh Sabzevan di 39 anni, mamma di cinque figli. È stata impiccata perché accusata di essere implicata in un traffico di droga nonostante che il 13 agosto 2017 il parlamento dei mullah, l’Assemblea consultiva islamica (Majles), avesse approvato un disegno di legge per limitare la pena di morte ai signori della droga e alle loro organizzazioni criminali e punire solo con il carcere i piccoli spacciatori.<br />
Ma questa legge è tuttora applicata in maniera molto estensiva ed è spesso utilizzata per condannare a morte gli oppositori politici che vengono accusati di “muovere guerra contro Dio (moharebeh)”, di “terrorismo” e di “spaccio di stupefacenti” che implica la colpa di “diffondere la corruzione sulla terra (Mofsed-e-filarz)” e di essere “trasgressori dell&#8217;ordine morale&#8221;.<br />
Dunque, anche se la maggior parte degli spacciatori di droga non sono veri contrabbandieri o capibanda, ma sono consumatori costretti al crimini per la loro dipendenza o a causa della povertà, della disoccupazione e della disperazione, spesso vengono condannati comunque a morte perché la loro vera colpa è di aver espresso pubblicamente contrarietà e opposizione al regime in loro discorsi o nei loro scritti o per aver partecipato a manifestazioni di protesta.<br />
Tutti i giorni si assiste a sit-in di madri con i loro bambini anche molto piccoli davanti ai palazzi dei tribunali rivoluzionari degli ayatollah o davanti alle prigioni di varie città del paese.<br />
A Tehran, come a Isfahan, a Karaj, a Sanadaj, nel Kurdistan iraniano, a Bandar Abbas e fino a Zahedan, nella regione del Belucistan, le mamme manifestano davanti ai palazzi di giustizia e alle carceri esortando le autorità a non giustiziare i loro cari.<br />
Protestano con veemenza per il crescente numero di esecuzioni e hanno chiesto l&#8217;immediata sospensione degli ingiusti ordini di impiccagione decisi per i loro congiunti. Sfidano i colpi dei fucili dei paramilitari delle forze volontarie basij dei pasdaran; sfidano i proiettili a pallini dei fucili da caccia; sfidano i gas lacrimogeni di nuova generazione, altamente irritanti.<br />
Il 19 maggio, a Isfahan, durante le proteste notturne contro l&#8217;esecuzione di tre prigionieri politici, circa 100 persone, tra cui 40 mamme, sono state arrestate a Tehran e trasferite nelle carceri di Evin, di Qarchak e Greater solo per aver chiesto clemenza per i loro figli.<br />
L&#8217;esecuzione di così tante persone in un solo mese ha portato tremende sofferenze alle loro madri, alle mogli e in particolare alle famiglie dei manifestanti arrestati durante le rivolte per Mahsa Amini del 2022-2023.<br />
Le famiglie dei manifestanti giustiziati,come quelle di Saleh Mir-Hashemi, di Majid Kazemi e di Saeed Yaghoubi, hanno sofferto molto perché i i pasdaran non hanno permesso di seppellire i loro figli. Le forze di sicurezza hanno seppellito i tre manifestanti in tre luoghi distanti e non hanno permesso alle loro famiglie di tenere alcuna cerimonia funebre.<br />
Le autorità dell&#8217;intelligence iraniana hanno chiamato il fratello di Majid Kazemi e gli hanno detto di unirsi a loro senza dirlo a nessuno. Poi hanno portato il corpo di Majid in un luogo remoto e lo hanno seppellito in un fosso molto piccolo per lui. Hanno detto al fratello del defunto di chiamare a casa e di far sapere ai genitori dove era stato seppellito il loro figlio.<br />
Nonostante ciò, le autorità hanno arrestato e detenuto arbitrariamente la sorella e due fratelli del manifestante giustiziato, come avvertimento mafioso mirante a costringere la famiglia al silenzio.<br />
Per quanto riguarda il giovane campione di karate, Saleh Mir-Hashemi, le autorità carcerarie avevano assicurato a sua madre che non lo avrebbero giustiziato, ma invece lo hanno fatto. La povera mamma di Saleh ha denunciato il fatto che avevano ammanettato suo marito per impedirgli di andare al funerale e che li avevano di fatto tenuti sotto sequestrato per alcuni giorni impedendo loro di tenere la cerimonia funebre. “Hanno ammanettato suo padre, ci hanno impedito di uscire di casa, hanno portato il corpo di Saleh in un villaggio remoto e l&#8217;hanno seppellito lì. Non ci hanno permesso di tenere alcuna cerimonia”, ha denunciato la mamma di Saleh.<br />
Sono queste tattiche di un regime mafioso per incutere terrore e impedire che la morte brutale dei manifestanti possa alimentare nuove rivolte e che le cerimonie funebri possano trasformarsi in moti rivoluzionari.<br />
Mamme di curdi e di beluci uccisi dalle forze di sicurezza, sono loro, le donne che stanno pagando il prezzo più elevato.<br />
All&#8217;allarmante aumento delle esecuzioni seguono tattiche del regime per prevenire lo scoppio di altre rivolte da parte di una popolazione, in particolare giovanile, insofferente, molto arrabbiata, che non ha nulla da perdere e che quindi desidera il rovesciamento del regime.<br />
Le autorità iraniane usano anche tattiche ingannevoli per placare le rivolte come quella della finta amnistia proclamata nel gennaio 2023, quando avevano annunciato la scarcerazione a 82 mila prigionieri, 22 mila dei quali erano manifestanti. Poco dopo, però, la Magistratura ha cominciato a convocare i manifestanti che aveva precedentemente scarcerato e a rimetterli in carcere con altre accuse.<br />
Un&#8217;altra tattica utilizzata è stata quella degli attacchi chimici alle studentesse, che sono continuati per sei mesi, per mettere a tacere le coraggiose donne che mostravano, fiere, le loro ciocche al vento.<br />
La magistratura del regime sta ora convocando anche i giornalisti precedentemente rilasciati a febbraio, affermando falsamente di aver concesso loro l&#8217;amnistia. Tuttavia, la giornalista Maryam Vahidian è stata condannata a quattro anni di carcere.<br />
Marzieh Mahmoudi, giornalista e direttrice di Tejaratnews, è stata condannata dal tribunale a pagare una sanzione pecuniaria di 24 milioni di toman per aver pubblicato un singolo tweet, contestando il linguaggio altamente volgare usato dal mullah Hamid Rasaii, un ex deputato, contro la libertà.<br />
Il 20 maggio, Nasim Sultan Beigi, una giornalista ed ex attivista studentesca, è comparsa davanti al quarto ramo dell&#8217;ufficio del procuratore di Evin per difendersi dalle accuse di &#8220;propaganda contro lo stato&#8221;. La signora Sultan Beigi era stata arrestata in un aeroporto l&#8217;11 gennaio 2023 e rilasciata su cauzione il 6 febbraio scorso.<br />
Nel frattempo, il 21 maggio, Vida Rabbani, un’altra giornalista, è stata trasferita dalla prigione di Evin all&#8217;ospedale Taleghani di Tehran per la somministrazione di cure mediche urgenti. Negli ultimi due mesi era stata alle prese con forti mal di testa, ma le autorità competenti si erano fermamente opposte al trasferimento in una struttura medica esterna.<br />
I processi a porte chiuse a due note giornaliste, recluse dal settembre 2022 nel carcere di Evin per aver riferito della morte e della cerimonia di sepoltura di Mahsa Amini, si sono svolti presso il tribunale rivoluzionario di Tehran il 29 e 30 maggio scorso. Alle due giornaliste, Niloufar Hamedi e a Elaheh Mohammadi, non è stato permesso di incontrare i loro avvocati.<br />
Il processo alla signora Hamedi è durato solo due ore e ai suoi avvocati difensori non è stato concesso il tempo di presentare alcuna difesa. La signora Hamedi ha respinto le accuse contro di lei, tra cui quella di spionaggio per presunta &#8220;collaborazione con il governo nemico (USA)&#8221; e di &#8220;propaganda contro lo stato&#8221;.<br />
I manifestanti prigionieri in Iran vengono sistematicamente torturati e tenuti in celle di isolamento al buio, senza cibo e acqua; spesso sia le donne che gli uomini vengono stuprati; non hanno diritto ad un avvocato difensore né a contattare o a ricevere visite di legali o di attivisti per i diritti umani.<br />
Si stima che dall’inizio della rivolta giovanile, dal 16 settembre 2022, dopo l’uccisione di Mahsa Amini, almeno 130 avvocati di tutte le province del Paese, tra cui dozzine di donne, siano stati convocati o arrestati dalla magistratura. Le accuse vanno dall&#8217;abuso dell’esercizio della loro professione alle opinioni espresse sui social media, considerate espressioni di “inimicizia e odio contro Dio”.<br />
Il trend è in aumento. Nel solo maggio 2023 sono stati settanta gli avvocati convocati e arrestati. I procedimenti sono per lo più condotti dal tribunale di sicurezza che ha sede nella famigerata prigione di Evin a Tehran. Contro di essi non sono state formulate pubblicamente accuse specifiche.<br />
Gli avvocati vengono costretti durante le udienze a firmare una &#8220;lettera di impegno&#8221; in cui si obbligano a rispettare le disposizioni della magistratura come condizione per il loro rilascio su cauzione. Nella lettera viene espresso &#8220;rammarico&#8221; per le proteste insorte a livello nazionale e l’impegno a non contattare &#8220;reti di legali o organizzazioni per i diritti umani fuori dal paese, perché considerati elementi controrivoluzionari&#8221;. Una tale pratica è considerata una minaccia alla sicurezza del paese e può essere perseguita anche con l’ergastolo o con la condanna a morte.<br />
È questa una tattica che mira a incutere timore e ad esercitare pressione sugli avvocati, affinché non sostengano le proteste e i manifestanti.<br />
Il regime iraniano cerca così di mettere a tacere le voci dissenzienti e di sopprimere le aspirazioni del loro popolo. Tuttavia, larghi strati della popolazione, in particolare le donne, rimangono resilienti e determinate a continuare la coraggiosa e pacifica lotta intrapresa per un futuro migliore di libertà e di democrazia.</p>
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		<title>Aiuta gli ultimi in Iran nella associazione degli avvocati di Kerman: Maryam Arvin viene uccisa dal regime</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/aiuta-gli-ultimi-in-iran-nella-associazione-degli-avvocati-di-kerman-maryam-arvin-viene-uccisa-dal-regime/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jun 2023 05:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[masha amini]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Difendeva i manifestanti, la giovane avvocata Maryam Arvin, ed è stata per questo motivo ammazzata. Aveva 29 anni, si era appena sposata ed era molto attiva nella difesa dei diritti degli ultimi nell&#8217;Associazione degli avvocati di Kerman. La dottoressa Arvin seguiva, “pro bono”, i casi di donne indigenti, di minori abusati e di bambini lavoratori. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Difendeva i manifestanti, la giovane avvocata Maryam Arvin, ed è stata per questo motivo ammazzata.</p>
<p>Aveva 29 anni, si era appena sposata ed era molto attiva nella difesa dei diritti degli ultimi nell&#8217;Associazione degli avvocati di Kerman.</p>
<p>La dottoressa Arvin seguiva, “pro bono”, i casi di donne indigenti, di minori abusati e di bambini lavoratori.</p>
<p>Era stata arrestata in un tribunale di Sirjan il 26 novembre 2022 mentre assisteva giovani manifestanti per la libertà dell’Iran detenuti nel carcere di Sirjan.</p>
<p>Il 13 dicembre 2022, Maryam Arvin era stata rilasciata su cauzione e nei giorni successivi il tribunale avrebbe dovuto emettere un verdetto contro di lei, ma il 7 febbraio 2023 l’associazione degli avvocati di Kerman annunciò che Arvin era deceduta due mesi dopo la sua scarcerazione. La causa della sua morte non è stata specificata in alcuna dichiarazione ufficiale delle autorità sanitarie.</p>
<p>Negli ultimi mesi della prima metà del 2023, con l’affievolirsi delle manifestazioni nelle strade dei grandi centri urbani dell’Iran, diversi giovani, donne e uomini, arrestati durante le proteste per Mahsa Amini, sono morti in circostanze sospette solo poche settimane dopo la loro scarcerazione, spesso avvenuta su cauzione. In tutti questi numerosi casi è stato indicato il &#8220;suicidio&#8221; come causa della loro morte.</p>
<p>Si tratta di centinaia di casi come quelli recenti di Yalda Aghafazli, Arshia Imamgholi e Mohsen Jafarirad: tutte ragazze decedute subito dopo essere state scarcerate. Tali casi, accuratamente documentati dalle organizzazioni per i diritti umani, hanno suscitato molte denunce sul trattamento riservato dalle autorità iraniane ai manifestanti prigionieri.</p>
<p>Secondo la magistratura iraniana l’avvocato Maryam Arvin si sarebbe tolta la vita iniettandosi droga.</p>
<p>Tayyebeh Nazari, insegnante di Letteratura nelle scuole superiori di Sirjan, madre dell&#8217;avvocata attivista deceduta, sostiene invece che la morte di sua figlia è stata provocata dalle conseguenze di un avvelenamento avvenuto in carcere.</p>
<p>Il 29 maggio 2023, la signora Nazari ha scritto sul suo account Instagram che sua figlia, Maryam Arvin, arrestata per aver difeso i suoi clienti, è stata uccisa dalle autorità carcerarie a seguito di iniezioni di quantità eccessive di tranquillanti e sedativi.</p>
<p>I sanitari del carcere di Sirjan parlano, in anonimato, di ferite atroci inflitte sul corpo della giovane avvocata.</p>
<p>Tayyebeh Nazari ha anche rivelato che una settimana dopo la morte di sua figlia, lei stessa era stata condannata in contumacia, dalla sezione 103 del tribunale penale di Kerman, a una pena detentiva di 15 mesi, una multa di un milione di toman e a 40 frustate, solo per aver denunciato la reale causa della morte di sua figlia.</p>
<p>La mamma di Arvin racconta delle atroci violenze fisiche subite da sua figlia. Racconta che pochi giorni prima della sua morte, un ufficiale donna delle basij, di nome Zahra Alizadeh, meglio nota come &#8220;Mobina&#8221;, insieme a un suo collega dell&#8217;intelligence della Forza di sicurezza dello Stato, di nome Hamid Zeydabadi, durante una udienza avevano ammanettato Maryam Arvin nel corridoio del tribunale che poi le tolsero il velo e che la trascinarono a terra tirandola per i capelli per poi picchiarla e torturarla in una cella di isolamento.</p>
<p>In verità i manifestanti arrestati non hanno diritto ad un avvocato di fiducia, indipendente, né a contattare e a ricevere visite di familiari. Gli avvocati che “difendono” gli oppositori della teocrazia sono nominati dal regime, mentre quelli indipendenti non sono autorizzati a occuparsi dei casi dei loro clienti, forniscono solo consulenza legale alle famiglie e trasmettono informazioni ai detenuti, ma spesso anche gli avvocati indipendenti vengono arrestati, come è accaduto a Maryam Arvin. Per questo le autorità giudiziarie iraniane possono nel silenzio e nell’indifferenza totali costringere i giovani a confessioni forzate. La procedura utilizzata è la seguente: i prigionieri vengono sistematicamente torturati e tenuti in celle di isolamento al buio, senza cibo e acqua; spesso sia le donne che gli uomini vengono stuprati; non hanno diritto ad un avvocato difensore né a contattare o a ricevere visite di legali o di attivisti per i diritti umani.</p>
<p>Si stima che dall’inizio della rivolta giovanile, dal 16 settembre 2022, dopo l’uccisione di Mahsa Amini, almeno 130 avvocati di tutte le province del Paese, tra cui dozzine di donne, siano stati convocati o arrestati dalla magistratura. Le accuse vanno dall&#8217;abuso dell’esercizio della loro professione alle opinioni espresse sui social media, considerate espressioni di “inimicizia e odio contro Dio”.</p>
<p>Il trend è in aumento. Nel solo maggio 2023 sono stati settanta gli avvocati convocati e arrestati. I procedimenti sono per lo più condotti dal tribunale di sicurezza che ha sede nella famigerata prigione di Evin a Tehran. Contro di essi non sono state formulate pubblicamente accuse specifiche.</p>
<p>Gli avvocati vengono costretti durante le udienze a firmare una &#8220;lettera di impegno&#8221; in cui si obbligano a rispettare le disposizioni della magistratura come condizione per il loro rilascio su cauzione. Nella lettera viene espresso &#8220;rammarico&#8221; per le proteste insorte a livello nazionale e l’impegno a non contattare &#8220;reti di legali o organizzazioni per i diritti umani fuori dal paese, perché considerati elementi controrivoluzionari&#8221;. Una tale pratica è considerata una minaccia alla sicurezza del paese e può essere perseguita anche con l’ergastolo o con la condanna a morte.</p>
<p>È questa una tattica che mira a incutere timore e ad esercitare pressione sugli avvocati, affinché non sostengano le proteste e i manifestanti.</p>
<p>Il 14 maggio 2023, la sezione 29 del tribunale rivoluzionario di Tehran ha condannato la signora Marzieh Nikara, un insigne avvocato per i diritti umani, a un anno di reclusione. Un altro avvocato per i diritti umani, Farzaneh Zilabi, è stata condannata a un anno e mezzo di reclusione dal tribunale rivoluzionario di Ahvaz.</p>
<p>Nazanin Salari, Forough Sheikhol, Eslami Vatani, Tutia Partovi Amoli, Mitra Izadifar, Marjan Esfahanian, Samin Cheraghi e Sara Hamzezadeh sono state le ultime avvocate a comparire davanti al tribunale di Tehran.</p>
<p>Il numero crescente di avvocati convocati presso il tribunale di sicurezza di Tehran sta sollevando allarme presso le organizzazioni per i diritti umani, soprattutto per l&#8217;aumento del rischio che vengano giustiziati i manifestanti senza accesso a una difesa indipendente ed equa come prescrivono tutte le convenzioni internazionali.</p>
<p>Il regime clericale ha finora giustiziato almeno quindici manifestanti, di cui tre il 19 maggio 2023 e nel solo mese di maggio sono stati giustiziati per impiccagione almeno 142 prigionieri.</p>
<p>La rivoluzione dei giovani e delle minoranze per la liberazione dell’Iran dalla Repubblica islamica sta attraversando una fase di stallo, ma il regime repressivo e il boia sono all’opera, in una intensa attività, sotto gli occhi indifferenti del mondo libero e delle sue istituzioni internazionali, come quella della Corte penale internazionale.</p>
<p><em>Rubrica <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-liberta-svelata-storie-di-donne-coraggiose/">La libertà svelata, storie di donne coraggiose</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/aiuta-gli-ultimi-in-iran-nella-associazione-degli-avvocati-di-kerman-maryam-arvin-viene-uccisa-dal-regime/">Aiuta gli ultimi in Iran nella associazione degli avvocati di Kerman: Maryam Arvin viene uccisa dal regime</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>La strage delle bambine gasate nelle scuole dal regime iraniano</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-strage-delle-bambine-gasate-nelle-scuole-dal-regime-iraniano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jun 2023 04:45:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Raha Hosseini abitava ad Isfahan e Mahna Rahimi Mehr a Saqqez, nella città di Jîna (Mahsa Amini), nel Kurdistan iraniano. Sono due coetanee di nove anni, vittime degli attacchi chimici registrati contro numerose scuole femminili di diverse città dell’Iran. Fatemeh Razaei era una studentessa di undici anni, anche lei morta a febbraio 2023 per avvelenamento, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Raha Hosseini abitava ad Isfahan e Mahna Rahimi Mehr a Saqqez, nella città di Jîna (Mahsa Amini), nel Kurdistan iraniano. Sono due coetanee di nove anni, vittime degli attacchi chimici registrati contro numerose scuole femminili di diverse città dell’Iran.</p>
<p>Fatemeh Razaei era una studentessa di undici anni, anche lei morta a febbraio 2023 per avvelenamento, dopo un attacco chimico avvenuto nella sua scuola.</p>
<p>Vittime del terrorismo biologico sono anche le scuole elementari. Un alunno di prima elementare di nome Roham Shahveisi ha perso la vita dopo un attacco chimico avvenuto a febbraio nella sua scuola.</p>
<p>Due ragazze delle scuole elementari di Marand, nella provincia dell&#8217;Azerbaigian orientale (Iran nordoccidentale), Fatemeh Mehdizadeh e Shabnam Jamshidi sono morte avvelenate il 7 marzo.</p>
<p>Il 7 aprile 2023 è toccato a Karou Pashabadi, un sedicenne di Kamyaran, nella provincia di Kermanshah, morto dopo tre settimane dal ricovero in ospedale dopo aver inalato gas venefico irrorato nella sua scuola.</p>
<p>Gli attacchi con gas chimici nelle scuole, in particolare femminili, sono iniziati nel novembre 2022 e, dopo oltre sette mesi, si registrano ancora episodi di veneficio.</p>
<p>Sono oltre 700 le scuole prese di mira in oltre 160 città del paese. Si stima che siano oltre diecimila gli studenti avvelenati. Sono almeno cinque le ragazze minorenni che hanno perso la vita.</p>
<p>Da diverse testimonianze degli stessi studenti e dei genitori, riportate nei report di alcune organizzazioni per i diritti umani come Amnesty internationale ed Hengaw, è emerso che il 18 aprile scorso sarebbe stato colpito da un attacco chimico anche il conservatorio femminile di Abrar nel 15° distretto di Teheran, frequentato da circa 300 allieve.</p>
<p>Le studentesse raccontano che hanno avvertito un odore dolce e nauseabondo, simile a quello di un detersivo, che alcune ragazze hanno cominciato a vomitare, ad accusare forte irritazione agli occhi e avere difficoltà respiratorie. Spaventate, sono subito corse verso i cancelli della scuola per abbandonare l’edificio e chiamare i soccorsi, ma hanno trovato i cancelli chiusi e hanno subito capito che erano finite in una trappola, prigioniere nella loro stessa scuola.</p>
<p>Pur essendo tutte le scuole del paese dotate di telecamere di video sorveglianza, non risulterebbe stata effettuata alcuna registrazione video.</p>
<p>Il personale didattico era assente, dislocato in parti diverse dei vari istituti.</p>
<p>A nulla sono valse le proteste dei genitori che hanno presidiato le scuole dei loro figli giorno e notte e che hanno manifestato per diversi giorni davanti alla Direzione generale dell&#8217;Istruzione in dozzine di città e ai quali si sono uniti anche gli insegnanti. Le forze di polizia li ha dispersi usando gas lacrimogeni fortemente urticanti e minacciandoli di morte.</p>
<p>Oggetto di attacchi con agenti chimici sono stati in particolare le scuole medie, i licei e dormitori universitari e alcuni casi di avvelenamento si sono registrati perfino nella metropolitana di Tehran.</p>
<p>Gli studenti di diversi licei e i loro genitori hanno denunciato i funzionari scolastici di alcuni istituti di aver ritardato i soccorsi alle studentesse vittime degli attacchi.</p>
<p>Per diversi mesi si è registrato caos negli ospedali di diverse città dove quotidianamente accorrevano le ambulanze con le studentesse che avevano urgente bisogno di ossigeno e tutto questo avveniva sotto gli occhi dei loro genitori disperati.</p>
<p>Sono stati minacciati e costretti al silenzio dalle autorità iraniane anche i medici che confermavano gli episodi di avvelenamento di cui erano state vittime nelle loro scuole migliaia di studentesse. Coloro che hanno cercato di diffondere la notizia di questi crimini sono stati perseguiti e imprigionati.</p>
<p>Le autorità sanitarie hanno confermato infatti la sintomatologia tipica da avvelenamento da agenti organofosfati che provoca forte sudorazione, eccesso di salivazione, vomito, ipermotilità intestinale, diarrea, perdita momentanea della vista, difficoltà respiratorie e paralisi, fino a all’esito della morte. Tali sintomi si possono presentare anche a distanza di due settimane dall’esposizione all’agente tossico.</p>
<p>Le autorità della Repubblica islamica hanno poi riconosciuto che si sono verificati episodi di avvelenamenti, ma tuttavia li hanno tollerati e non hanno ancora identificato e arrestato gli autori di tali orribili atti.</p>
<p>Appare evidente che il regime non riuscendo più a far rispettare l’odioso codice di abbigliamento starebbe ricorrendo alla strategia terroristica per costringere le madri a fare indossare il velo alle loro figlie.</p>
<p>La legge iraniana sul codice di abbigliamento impone alle donne e alle ragazze di età superiore ai nove anni di coprirsi i capelli e di nascondere le curve del proprio corpo sotto abiti lunghi e larghi.</p>
<p>Molte donne aderiscono ancora a questa regola, alcune per scelta e altre per paura. Ma nei parchi, nei caffè, nei ristoranti e nei centri commerciali, luoghi molto frequentati da giovani, le donne sono quasi tutte a capo scoperto. Per gran parte delle giovani donne, comprese celebrità dell’arte e dello spettacolo e le atlete, “l&#8217;era dell&#8217;hijab forzato è ormai finita&#8221;.</p>
<p>La pacifica ribellione dei giovani in Iran che a mani nude sfidano da circa nove mesi il regime islamico armato di tutto punto ha già determinato una profonda rivoluzione culturale che, dilagando dalla periferia al centro, punta a rovesciare l’intero assetto politico-istituzionale della Repubblica islamica nata nel 1979. I giovani della cosiddetta “Generazione Z” rifiutano ogni istituzione oppressiva di qualsiasi natura: laica o religiosa. Rifiutano l’autoritarismo e vogliono vivere e divertirsi come i loro coetanei di tutti i paesi liberi.</p>
<p>Ora le proteste si svolgono prevalentemente nel Kurdistan iraniano e nel Belucistan, nel capoluogo Zahedan con la consueta marcia per la libertà, dopo la preghiera del venerdì.</p>
<p>Il 18 febbraio un gruppo di estremisti a Qom, noto come Fadayeen-e Velayat (sostenitori kamikaze di Khamenei), gruppo estremista sciita di Hamian-e Velayat, aveva distribuito volantini in cui si dichiarava che alle ragazze era vietato studiare e che la loro istruzione equivaleva ad una dichiarazione di guerra contro il 12° imam sciita. Il gruppo aveva minacciato di diffondere gli attacchi chimici nelle scuole femminili di tutto l&#8217;Iran se queste non fossero state chiuse. Hamian-e Velayat aveva in passato già effettuato attacchi con veleno contro licei femminili e contro i derwishi su ordine di Mojtaba Khamenei, figlio della guida suprema degli ayatollah iraniani.</p>
<p>Hamian-e Velayat è infatti molto legata al figlio della guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e dunque dei pasdaran. L’obiettivo della parte più radicale del regime sarebbe quello di terrorizzare la popolazione.</p>
<p>L’avvelenamento per oltre tre mesi, iniziato nel novembre 2022, nelle scuole femminili di Qom, città sacra per gli sciiti, è stato in tutta evidenza un crimine sistematico mosso da intento malevolo di un regime misogino.</p>
<p>Il ruolo centrale delle ragazze iraniane nella rivoluzione in corso per l’abbattimento dell’apartheid di genere e dell’intero regime islamico ha provocato un inasprimento della repressione messa in atto per soffocare la ribellione. Il movimento giovanile di protesta accusa il regime della Repubblica islamica di volersi vendicare del coraggioso attivismo delle donne che hanno generato un moto di ribellione nonviolenta che sta scardinando le fondamenta ideologiche su cui si basa la teocrazia.</p>
<p>La convinzione dei giovani rivoluzionari è che dietro questi crimini contro l’umanità vi sia senza dubbio la mano degli ayatollah che avrebbero incaricato gruppi di estremisti religiosi di mettere in atto tali azioni terroristiche nei confronti delle studentesse che si oppongono all’obbligo dell’hijab per escluderle dalle scuole e tenere dunque lontane dall’istruzione pubblica le alunne senza velo che hanno già di fatto abbattuto l&#8217;apartheid di genere in Iran.</p>
<p>In questi ultimi mesi si sono registrati numerosi arresti di adolescenti che non indossavano l’hijab nei negozi e nei centri commerciali. A Isfahan quaranta negozi sarebbero stati chiusi perché il personale non indossava il velo. A Shandiz, nel nordovest dell’Iran, un agente delle forze volontarie paramilitari &#8220;basij&#8221; delle Guardie rivoluzionarie in borghese ha aggredito in un negozio di alimentari due donne senza l’hijab, rovesciando loro addosso un secchiello di yogurt.</p>
<p>In questi giorni, giovani donne delle più svariate province dell’Iran, stanno mettendo in atto numerose azioni di disobbedienza civile pubblicando, sui social, loro foto e video a capo scoperto mentre danzano e cantano nei luoghi pubblici e turistici.</p>
<p>&#8220;Malvagio Khamenei, ti abbatteremo&#8221;, “Abbasso i pasdaran; abbasso i basij”, gridano donne, uomini e bambini delle province del centro e di quelle più remote del paese. Dalla periferia al centro, a mani nude, uniti in una inedita sintonia. Questa è una delle caratteristiche più rivoluzionarie della ribellione dei giovani iraniani.</p>
<p>Gli attacchi con agenti chimici nelle scuole femminili in Iran sono solo l’ultima strategia che ha escogitato il regime degli ayatollah per terrorizzare le donne che rifiutano l’hijab e per indurle a non partecipare alle proteste, ma le iraniane con la disobbedienza civile stanno trasformando i loro foulard nell&#8217;arma più efficace e più potente contro la dittatura religiosa e gli strati profondi di misoginia e patriarcato della Repubblica islamica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-strage-delle-bambine-gasate-nelle-scuole-dal-regime-iraniano/">La strage delle bambine gasate nelle scuole dal regime iraniano</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Protesta per Mahsa Amini e contro l’obbligo del velo: Ghazaleh Chalabi viene uccisa dai paramilitari iraniani</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/protesta-per-mahsa-amini-e-contro-lobbligo-del-velo-ghazaleh-chalabi-viene-uccisa-dai-paramilitari-iraniani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 May 2023 05:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[masha amini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ghazaleh era un&#8217;alpinista e atleta iraniana di 33 anni, colpita alla testa e uccisa dai volontari paramilitari basij durante le proteste per Mahsa Amini. Nata nel 1989 ad Amol, aveva studiato gestione bancaria ed era stata contabile per una società privata. Ghazaleh Chalabi, il 21 settembre 2022, è stata colpita alla testa da un proiettile [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/protesta-per-mahsa-amini-e-contro-lobbligo-del-velo-ghazaleh-chalabi-viene-uccisa-dai-paramilitari-iraniani/">Protesta per Mahsa Amini e contro l’obbligo del velo: Ghazaleh Chalabi viene uccisa dai paramilitari iraniani</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ghazaleh era un&#8217;alpinista e atleta iraniana di 33 anni, colpita alla testa e uccisa dai volontari paramilitari basij durante le proteste per Mahsa Amini.</p>
<p>Nata nel 1989 ad Amol, aveva studiato gestione bancaria ed era stata contabile per una società privata.</p>
<p>Ghazaleh Chalabi, il 21 settembre 2022, è stata colpita alla testa da un proiettile di un fucile di precisione sparato da un ufficiale dei Guardiani della rivoluzione islamica. Ghazaleh stava filmando la manifestazione e aveva finito col registrare anche il momento in cui era stata colpita dal proiettile del cecchino.</p>
<p>Questo video, diffuso su Internet, ha fatto inorridire il mondo.</p>
<p>Prima della sua morte, Ghazaleh aveva compilato due volte la domanda per la donazione dei suoi organi in caso di morte cerebrale. La famiglia di Chalabi aveva annunciato la donazione di diversi organi della ragazza, ma le autorità iraniane non hanno permesso ai genitori di farlo.</p>
<p>I guardiani della rivoluzione hanno sequestrato il corpo della giovane vittima e hanno minacciato i genitori intimando loro di non fare clamore sul caso e di seppellire la loro figliola in un luogo sconosciuto.</p>
<p>Le ultime parole di Ghazaleh furono: &#8220;Non aver paura, non abbiamo paura&#8221;.</p>
<p>Una zia di Chalabi ha rivelato in un&#8217;intervista che sua nipote era entrata in coma prima di morire e che &#8220;le avevano sparato frontalmente”. Non è stata dunque colpita a caso, ma volontariamente. “Aveva un piccolo foro sulla sua fronte. Il proiettile è uscito dalla parte posteriore della testa dove si era formato un buco grande quanto un mandarino.</p>
<p>Le forze di sicurezza hanno minacciato di morte anche il fratello di Chalabi ammonendo anche lui a non rivelare la causa della morte della sorella.</p>
<p>Durante la cerimonia funebre vi erano molti agenti in borghese alla sua sepoltura e stavano filmando le persone per registrarle e poi intimidirle.</p>
<p>Le minacce sono parte delle tattiche intimidatorie utilizzate dai servizi di sicurezza iraniani per meglio reprimere le proteste che da mesi si levano nel Paese dal 16 settembre 2022, giorno dell’assassinio di Mahsa Amini.</p>
<p>Dopo oltre otto mesi di una coraggiosa lotta a mani nude, al prezzo della vita, ora con la disobbedienza civile e con gesti gioiosi, ironici e densi di simbolismo, le donne per le strade, sui mezzi pubblici, nei parchi, nelle scuole e nei campus universitari, ostentano i loro fluenti capelli, sciolti o a coda di cavallo, legati in crocchia o modellati in bob. “Il velo è solo un simbolo della protesta, dell’oppressione ed è paragonabile al Muro di Berlino”, sono convinte che se lo si abbatte, l’intero sistema della Repubblica islamica crollerà”, è questo il loro grido di libertà al mondo.</p>
<p>L’obbligo del velo è il pilastro più debole su cui si fonda la rigida applicazione delle leggi islamiche che costringono le donne alla segregazione e la polizia morale ha il compito di videosorvegliare l&#8217;abbigliamento delle persone e di arrestare coloro che non rispettano il codice prescritto dalle leggi vigenti della sharia.</p>
<p>Il regime teocratico non può rinunciare all’applicazione rigida della norma che segrega le donne confinandole in uno spazio di minorità: considerandole inferiori agli uomini, dunque. Non può sopportare che da oltre otto mesi, per le donne, la questione dell’hijab sia un capitolo chiuso, perché con questa rivoluzione le ragazze hanno di fatto già abolito l’obbligo di indossarlo. Le autorità iraniane non riescono più a far rispettare l’odioso codice di abbigliamento e ricorrono dunque all’inasprimento della legge e al terrorismo. La cosiddetta polizia morale continua a terrorizzare e a tormentare le donne di qualsiasi età, anche le bambine di nove anni.</p>
<p>Nelle scuole di Tehran e di diverse altre città del paese si registrano ancora attacchi chimici.</p>
<p>Il movimento giovanile di protesta accusa il regime della Repubblica islamica di volersi vendicare del coraggioso attivismo delle donne che hanno generato un moto di ribellione nonviolenta che sta scardinando le fondamenta ideologiche su cui si basa la teocrazia.</p>
<p>Dietro questi crimini contro l’umanità vi è la mano del regime che avrebbe incaricato gruppi di estremisti religiosi di mettere in atto tali azioni terroristiche nei confronti delle studentesse che si oppongono all’obbligo dell’hijab per escluderle dalle scuole e tenere dunque lontane dall’istruzione pubblica le alunne senza velo che hanno di fatto abbattuto l&#8217;apartheid di genere in Iran. Il gruppo estremista di Hamian-e Velayat è l’organizzazione sciita che starebbe dietro queste azioni terroristiche nelle scuole del paese. In passato tale formazione religiosa aveva lanciato attacchi contro i derwishi. Hamian-e Velayat è molto legata al figlio della guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e ai pasdaran. L’obiettivo della parte più radicale del regime, infatti, sarebbe quello di terrorizzare la popolazione.</p>
<p>Un agente organofosfato viene liberato nelle aule di licei femminili provocando forte sudorazione, eccesso di salivazione, vomito, ipermotilità intestinale, perdita momentanea della vista, difficoltà respiratorie e paralisi, fino all’esito della morte. Tali sintomi si possono presentare anche a distanza di due settimane.</p>
<p>In questi ultimi giorni si sono registrati numerosi arresti di adolescenti che non indossavano l’hijab nei negozi e nei centri commerciali. A Isfahan quaranta negozi sarebbero stati chiusi perché il personale non indossava il velo. A Shandiz, nel nordovest dell’Iran, un agente delle forze volontarie paramilitari &#8220;basij&#8221; delle Guardie rivoluzionarie in borghese ha aggredito in un negozio di alimentari due donne senza l’hijab, rovesciando loro addosso un secchiello di yogurt.</p>
<p>&#8220;Fare il bene e proibire il male”, è il principio filosofico della Repubblica islamica. Il regime ha a lungo promosso la legge sul velo come simbolo del suo successo nell&#8217;istituzione della Repubblica islamica. La legge iraniana sull&#8217;hijab impone alle donne e alle ragazze di età superiore ai 9 anni di coprirsi i capelli e di nascondere le curve del proprio corpo sotto abiti lunghi e larghi. Nell’agosto del 2021 il presidente Ebrahim Raisi aveva inasprito la legge sull’hijab, imponendo un codice di abbigliamento più rigido e accaniti pedinamenti per farlo rispettare. La polizia morale aveva installato telecamere di videosorveglianza nei pressi di scuole, università e uffici e ad ogni angolo di piazze e strade. Ora le telecamere sono presenti anche nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado.</p>
<p>Molte donne aderiscono ancora a questa regola, alcune per scelta e altre per paura. I video del Gran bazar nel centro della capitale Tehran, ad esempio, mostrano che la maggior parte delle donne si coprono i capelli.</p>
<p>Ma i video di parchi, caffè, ristoranti e centri commerciali, luoghi frequentati da donne giovani, mostrano che quasi tutte sono a capo scoperto. Non indossano più l’hijab le celebrità dell’arte, dello spettacolo e le atlete. “L&#8217;era dell&#8217;hijab forzato è ormai finita in Iran”, gridano le ragazze nelle piazze e nelle strade.</p>
<p>&#8220;I foulard torneranno sulle teste delle donne&#8221;, è la risposta del deputato Hossein Jalali ai media iraniani.</p>
<p>Ma ora la sfida tra il regime e i giovani è più che mai aperta e il dissenso nella nuova generazione rimane troppo diffuso per essere contenuto e troppo pervasivo perché vi sia un ritorno al rispetto del codice di abbigliamento, affermano le attiviste per i diritti umani.</p>
<p>Le donne con la disobbedienza civile stanno trasformando i loro foulard nell&#8217;arma più efficace e più potente contro la dittatura religiosa e gli strati profondi di misoginia e patriarcato della Repubblica islamica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/protesta-per-mahsa-amini-e-contro-lobbligo-del-velo-ghazaleh-chalabi-viene-uccisa-dai-paramilitari-iraniani/">Protesta per Mahsa Amini e contro l’obbligo del velo: Ghazaleh Chalabi viene uccisa dai paramilitari iraniani</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Manifesta per la libertà, contro il regime iraniano: Sarina Esmailzadeh uccisa a colpi di manganello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 May 2023 05:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
		<category><![CDATA[#storiedidonnecoraggiose]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarina Esmailzadeh, appena sedicenne, era un&#8217;adolescente in cerca di libertà, contraria all&#8217;obbligo dell’hijab e si interessava molto ai problemi sociali del popolo iraniano. Amava discutere dei diritti delle donne. Era piena di energia e ballava senza il velo con un ragazzo di poco più grande di lei. Lo faceva nel chiuso della sua stanza, davanti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/manifesta-per-la-liberta-contro-il-regime-iraniano-sarina-esmailzadeh-uccisa-a-colpi-di-manganello/">Manifesta per la libertà, contro il regime iraniano: Sarina Esmailzadeh uccisa a colpi di manganello</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarina Esmailzadeh, appena sedicenne, era un&#8217;adolescente in cerca di libertà, contraria all&#8217;obbligo dell’hijab e si interessava molto ai problemi sociali del popolo iraniano. Amava discutere dei diritti delle donne. Era piena di energia e ballava senza il velo con un ragazzo di poco più grande di lei. Lo faceva nel chiuso della sua stanza, davanti alla videocamera del suo computer o ripresa dal suo smartphone.</p>
<p>“Invece di chiamarci contestatrici ci chiamano provocatrici”, diceva, rivolta ai follower del suo canale YouTube, su Telegram e Instagram.</p>
<p>“Ci prendono di mira, anche se siamo a mani nude. Ci colpiscono, ci torturano, ci stuprano, ci accecano o ci ammazzano. Ci hanno stuprate nelle prigioni e torturate anche psicologicamente per spingerci al suicidio una volta uscite dal carcere e, dopo che ci hanno uccise, la tortura colpisce le nostre famiglie, i nostri genitori per indurli a dichiarare che invece siamo morte perché ci siamo suicidate, lanciandoci nel vuoto o perché drogate o ammalate”.</p>
<p>La rivoluzione in Iran, “Donna, Vita, Libertà”, nasce da una lunga storia di movimenti per i diritti delle donne e di attivismo all&#8217;interno e all&#8217;esterno del paese. Le cittadine iraniane da anni elaborano strategie per sfidare la discriminazione di genere, sia in politica che nella società. Nata e guidata da donne, la rivolta attraversa le divisioni di genere, di classe ed etnia e rappresenta la più seria sfida popolare ai leader teocratici e all’autoritarismo.</p>
<p>A scendere nelle piazze è soprattutto la “Generazione Z”, quella che non ha nulla da perdere; una generazione che rifiuta l’ipocrisia di vivere la libertà solo nello spazio privato e la rivendica ovunque, a cominciare dallo spazio pubblico.</p>
<p>Quella iraniana è anche per questo una rivoluzione nata dalla periferia, dagli ultimi, dalle minoranze delle più remote province del paese e subito divampata nei centri urbani con le donne protagoniste, con la generazione dei ventenni, con gli studenti a cui si sono uniti operai e lavoratori di settori produttivi strategici, che sta rivelando una inedita sintonia tra strati della società da sempre distanti, ma che ora sembrano uniti nella comune alta richiesta di libertà.</p>
<p>Quel che accade in Iran dal 16 settembre 2022 è un evento epocale anche perché allontana la preoccupazione che esisteva fino a poco tempo fa che faceva immaginare un destino per l’Iran drammatico.</p>
<p>Il paese, lacerato lungo linee di frattura etnica e religiosa, faceva presagire la possibilità di una sua balcanizzazione per le profonde divisioni esistenti. Fino a poco tempo fa si temeva che il centro e la periferia avrebbero finito per scontrarsi brutalmente. Fortunatamente sta accadendo il contrario. Grazie alle donne e ai giovanissimi.</p>
<p>La mamma di Sarina si sarebbe tolta la vita, impiccandosi poco dopo aver appreso che le forze di sicurezza iraniane avevano picchiato sua figlia fino alla morte. L’adolescente è stata uccisa da un duro colpo di manganello infertole sulla testa dai miliziani volontari pasdaran dei Guardiani della rivoluzione islamica durante una manifestazione anti regime a Karaj, pochi giorni dopo l’uccisione di Jîna, Mahsa Amini, la ventiduenne curda-iraniana picchiata fino alla morte dalla cosiddetta “polizia morale” di Tehran per presunta violazione del rigido codice di abbigliamento islamico.</p>
<p>Dopo la fine del suo corso di lingua, Sarina si era unita a un raduno di studenti nei pressi della sua scuola per sostenere le proteste.</p>
<p>Durante la manifestazione gli agenti di sicurezza l’hanno colpita violentemente alla testa facendola sanguinare copiosamente.</p>
<p>Le sue amiche l&#8217;hanno portata per le cure in una delle abitazioni vicine al luogo dell’aggressione poiché non c&#8217;erano le condizioni per il suo trasferimento in ospedale, ma Sarina non ce l&#8217;ha fatta ed è morta lì, dissanguata.</p>
<p>Il 23 settembre 2022, intorno alle ore 12, le forze di sicurezza hanno chiamato i familiari di Sarina chiedendo loro di recarsi rapidamente al cimitero per ricevere il corpo senza vita della ragazza e per poter procedere al &#8220;ghusul&#8221;, l&#8217;abluzione secondo il rito islamico che prescrive che il corpo del defunto venga disinfettato e pulito da tutte le impurità visibili.</p>
<p>Affinché la sua famiglia identificasse Sarina, le forze di sicurezza hanno mostrato il suo volto, che ha rivelato numerose ferite; la parte destra della fronte della ragazza era completamente fracassata.</p>
<p>Dopo la sua sepoltura, Hossein Fazeli Harikandi, il capo della magistratura di Alborz, ha affermato che la giovane si sarebbe suicidata lanciandosi dal tetto della casa di sua nonna ad Azimieh, a Karaj, la mattina del 23 settembre.</p>
<p>I pasdaran hanno minacciato sua madre dicendole che non avrebbe mai visto il fratello di Sarina nel caso in cui non avesse suffragato la versione fornita dalle autorità iraniane.</p>
<p>I pasdaran avevano deriso la mamma straziata dal dolore, dicendole che sua figlia era immorale, che era una terrorista perché teorizzava sui social uno stile di vita come quello occidentale. La famiglia stava cercando da due giorni Sarina che non aveva fatto ritorno a casa dal 21 settembre, giorno della sua morte. Dopo averne finalmente visto il corpo martoriato, sua madre, vessata dai pasdaran nel tentativo di metterla a tacere affinché non rivelasse la causa reale della morte di sua figlia, è tornata a casa dove si sarebbe impiccata.</p>
<p>I genitori dei manifestanti uccisi dalle forze paramilitari volontarie chiamate basij che desiderano seppellire i propri figli sono spesso soggetti a severe normative da parte delle autorità iraniane e a un ricatto: quello di poter ottenere la restituzione del corpo del congiunto morto solo in cambio del silenzio.</p>
<p>Sarina era orfana di padre dal 2013, da quando aveva appena sei anni, e viveva con sua madre e col fratello maggiore. La sua mamma era gravemente malata, aveva un tumore al cervello. La ragazza è stata sepolta in una tomba a due piani accanto a suo padre Aref nel cimitero di Behesht Sakineh di Karaj.</p>
<p>Nel quarantesimo giorno dalla sua morte, i compagni di classe di Sarina hanno tenuto una cerimonia commemorativa e hanno rimosso la foto di Khamenei dalla parete della loro classe affiggendo al suo posto la foto della loro compagna. Una sua amica ha scritto sul account Telegram: “La primavera sta arrivando. Anche se ci uccidi, anche se ci tagli la testa, anche se ci colpisci, cosa farai con gli inevitabili germogli?&#8221;</p>
<p>Su Telegram e YouTube la giovane ripeteva ai suoi fan: “Non siamo come la generazione precedente, quella, di 20 anni fa, che non sapeva com&#8217;era la vita fuori dall&#8217;Iran. Noi siamo consapevoli di ciò che accade oggi nel mondo e ci chiediamo cosa abbiamo in meno rispetto agli altri adolescenti che vivono in altri paesi. Perché dobbiamo soffrire costrette a vivere una doppia vita, quella pubblica in cui dobbiamo celare la nostra identità e quella privata nel chiuso delle nostre stanze?”</p>
<p>Nel suo ultimo video su Telegram, Sarina, ha pronunciato queste parole: &#8220;Mi sembra di essere in esilio nella mia stessa patria&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/manifesta-per-la-liberta-contro-il-regime-iraniano-sarina-esmailzadeh-uccisa-a-colpi-di-manganello/">Manifesta per la libertà, contro il regime iraniano: Sarina Esmailzadeh uccisa a colpi di manganello</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Toglie dai libri di scuola le immagini di Khomeyni, Parmis Hamnava uccisa a bastonate</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/toglie-dai-libri-di-scuola-le-immagini-di-khomeyni-parmis-hamnava-uccisa-a-bastonate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2023 05:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parmis Hamnava aveva appena 14 anni e frequentava una scuola di istruzione secondaria di Iranshahr, nel cuore della terra dei beluci, nella provincia iraniana del Sīstān-Balūcistān. Le forze di sicurezza volontarie dei paramilitari basij, affiliate ai pasdaran, l’hanno uccisa a bastonate per aver rimosso dai suoi libri di scuola le immagini del fondatore della Repubblica [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/toglie-dai-libri-di-scuola-le-immagini-di-khomeyni-parmis-hamnava-uccisa-a-bastonate/">Toglie dai libri di scuola le immagini di Khomeyni, Parmis Hamnava uccisa a bastonate</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parmis Hamnava aveva appena 14 anni e frequentava una scuola di istruzione secondaria di Iranshahr, nel cuore della terra dei beluci, nella provincia iraniana del Sīstān-Balūcistān. Le forze di sicurezza volontarie dei paramilitari basij, affiliate ai pasdaran, l’hanno uccisa a bastonate per aver rimosso dai suoi libri di scuola le immagini del fondatore della Repubblica islamica Ruḥollāh Khomeynī.</p>
<p>La scuola superiore frequentata da Parmis era intitolata a Parvin Etesami (1907-41), famosa poetessa persiana che nel 1935 aveva accolto con favore la messa al bando del velo, con l’inizio della dinastia di Reza Shah Pahlavi. Nei suoi versi Etesami definiva ipocriti coloro usavano la religione come strumento politico. Da allora la poetessa diventò uno dei più forti riferimenti alla lotta contro l’apartheid di genere.</p>
<p>Gli attivisti per la difesa dei diritti dei beluci “Baloch Activists&#8217; Campaign”, nel loro report riportano il fatto che l’adolescente ha sofferto di una emorragia nasale mentre era a scuola, dopo essere stata duramente picchiata, in classe, davanti alle sue compagne, dalle forze di sicurezza dopo una loro ispezione in atto nella scuola. Il 25 ottobre 2022, gli agenti avevano notato che nei suoi libri mancavano le immagini del fondatore della Repubblica islamica, il carismatico leader religioso che nel 1979 impose la legge islamica nel paese. Parmis quel giorno fu portata d’urgenza in ospedale, ma poche ore dopo è spirata.</p>
<p>L’intelligence iraniana ha minacciato la sua famiglia e i suoi amici, intimandoli di non rivelare ai media la causa della morte della ragazza altrimenti non sarebbe stato restituito loro il suo corpo.</p>
<p>Nonostante le restrizioni su Internet progettate per impedire che i giovani si dessero appuntamento e per impedire la diffusione delle coraggiose immagini delle proteste, i manifestanti sono riusciti ad aggirare la censura in Rete, collegandosi a provider VPN per trasmettere i loro messaggi e condividere filmati con il mondo esterno. Ciò ha portato all’inasprimento della repressione da parte del regime. I servizi di sicurezza controllano soprattutto le scuole e il percorso degli studenti quando entrano ed escono dal loro istituto. Non hanno scampo, l’occhio delle telecamere posizionate anche nelle aule, oltre che ad ogni angolo delle strade, li osserva e li registra.</p>
<p>Parmis Hamnava non è, purtroppo, l&#8217;unica vittima della brutale repressione contro il giovani che chiedono libertà in Iran.</p>
<p>La lista delle ragazze e dei ragazzi che stanno perdendo la vita in Iran a causa delle violenze da parte delle forze dell’ordine governative continua ad allungarsi, a oltre otto mesi dall’inizio delle proteste per l’assassinio della giovane cruda di Saqqez, Mahsa Amini, uccisa dalla cosiddetta “polizia morale” per non aver indossato correttamente il velo.</p>
<p>Dopo appena due settimane dallo scoppio delle rivolte per la liberazione dell’Iran dalla Repubblica islamica, dal 16 settembre 2022, nella provincia iraniana del Sīstān-Balūcistān vi fu un “venerdì di sangue” che si consumò nella città di Zahedan, capoluogo di quella provincia. Furono massacrati almeno 90 civili per mano delle forze paramilitari basij del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) dell’Iran.</p>
<p>La provincia del Sīstān-Balūcistān è la sede della comunità etnica beluci che professa l&#8217;Islam sunnita e per questo è vessata dal regime sciita del governo centrale iraniano.</p>
<p>Sull’onda delle rivolte divampate in tutto l’Iran dopo l’uccisione di Mahsa Amini, il 30 settembre 2022 le forze paramilitari del regime teocratico aprirono il fuoco contro fedeli e manifestanti beluchi nella moschea Ahl-e-Sunna a Zahedan, trucidando 96 persone e ferendone 350.</p>
<p>Secondo quanto è stato pubblicato il 23 ottobre in un rapporto di una organizzazione locale di attivisti beluchi, le proteste si estesero in tutta la provincia e numerosi altri manifestanti furono uccisi a colpi di fucile dalle forze basij.</p>
<p>Si trattò di uno dei più cruenti massacri compiuti dalle forze di sicurezza iraniane dal 16 settembre.</p>
<p>Prima del massacro di Zahedan, una ragazza di 15 anni della comunità sunnita di beluchi, nella città di Chabahar, era stata stuprata da un comandante della polizia locale. Dopo le preghiere del venerdì nella moschea Makki di Zahedan, gli abitanti in preda alla rabbia marciarono verso la vicina stazione di polizia e furono presi di mira dai cecchini delle basij appostati sui tetti delle abitazioni circostanti.</p>
<p>Le autorità iraniane affermano che i manifestanti erano armati, ma ciò è stato smentito dalla popolazione locale e da organizzazioni per i diritti umani che sostengono che le autorità di polizia fecero uso di droni per prendere di mira i rivoltosi, mentre elicotteri e cecchini sparavano all’impazzata sulla folla.</p>
<p>In quelle ore, mentre si compiva l’eccidio, il regime operò un lungo blackout di Internet. L’intera regione rimase disconnessa dal resto del paese e dal mondo per giorni.</p>
<p>Ma i coraggiosi attivisti del Balūcistān affermano di essere riusciti a raccogliere dati, a verificare l’affidabilità dei testimoni e delle loro testimonianze. Nei rapporti dell’Iran Human Rights (IHR), con sede a Oslo, si documenta che tra le vittime vi furono donne, anziani, disabili e bambini di appena due anni, freddati da colpi di fucile davanti alle loro case: erano stati semplici spettatori delle proteste.</p>
<p>Amnesty International ha documentato l’uccisione di 82 persone, tra cui 10 bambini colpiti da proiettili sparati alla testa, al torace o ad altri organi vitali.</p>
<p>Un medico di Zahedan dimostrò la falsità della versione del governo secondo la quale le vittime erano armate, ma la maggior parte dei feriti che ha curato e delle persone uccise mostravano con chiarezza di essere stati colpiti alle spalle mentre scappavano.</p>
<p>Quando il massacro è venuto alla luce, sono scattati online appelli per la donazione di sangue poiché gli ospedali di Zahedan erano stracolmi di persone ferite.</p>
<p>&#8220;Da Zahedan a Tehran, sacrificheremo le nostre anime per l&#8217;Iran&#8221;, cantano ancora oggi rivoltosi in tutte le città del Sīstān-Balūcistān.</p>
<p>I media statali iraniani diffondono la più spudorata delle propagande definendo terroristi i manifestanti anti regime e le vittime.</p>
<p>Le testate governative attribuirono la responsabilità dei disordini a Jaish ul-Adl (l’Esercito della giustizia), un gruppo militante islamista salafita che si batte per i diritti delle minoranze religiose ed etniche e che in passato aveva rivendicato molti attacchi alle forze di sicurezza.</p>
<p>Ma questa volta Jaish ul-Adl ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle manifestazioni precisando in un suo comunicato che la loro organizzazione era rimasta inattiva durante le proteste per Mahsa Amini per non fornire al regime un pretesto per collegare i manifestanti ai gruppi di opposizione organizzati.</p>
<p>All&#8217;indomani del massacro, nonostante le interruzioni di Internet, molti membri della comunità beluchi, grazie ai provider VPN, sono riusciti ad aggirare la censura e a sfidare la propaganda statale che aveva definito i manifestanti come &#8220;separatisti&#8221;. Hanno condiviso post sull&#8217;agonia della loro comunità etnica vessata da decenni di discriminazione ed emarginazione, &#8220;sistematicamente&#8221; imposta dalla Repubblica islamica.</p>
<p>Quest’area dell’Iran è stata storicamente un facile bersaglio per il regime teocratico quando si trattava di schiacciare il dissenso col pretesto del &#8220;separatismo&#8221; e del &#8220;terrorismo&#8221;.</p>
<p>Il regime iraniano è arrivato addirittura a negare i certificati di nascita ufficiali a migliaia di membri della comunità beluchi, lasciandoli privati di una serie di servizi, come l’istruzione e la mobilità nella scala sociale.</p>
<p>Il gruppo per i diritti umani Haalvsh, nel rendicontare sul massacro di Zahedan, ha riferito che un certo numero di vittime deve ancora essere identificato poiché l’identità di queste ultime non è mai stata registrata all’anagrafe.</p>
<p>La popolazione delle città del Sīstān-Balūcistān e del Kurdistan iraniano, nonostante venga incessantemente oppressa e presa di mira a colpi di fucile e di granate dalle forze paramilitari, addirittura dentro le case, esce fuori a ballare. Uomini e donne ballano insieme attorno a un fuoco, ancestrale retaggio della vittoria degli oppressi sugli oppressori.</p>
<p>La giovane quattordicenne Parmis Hamnava, bastonata fino alla morte, era della comunità beluci. La sua famiglia come tutte le altre della comunità erano costrette a celare la propria identità non sciita. La ribellione dei giovani, donne e uomini, che è divampata dal 16 settembre 2023, ha un significato molto profondo e dirompente: i giovani sia del centro che della periferia del paese usano un linguaggio molto inclusivo rispetto ai diritti di tutte le minoranze e si registra una inedita sintonia tra centro e periferia.</p>
<p>La pacifica ribellione dei giovani in Iran contro il regime islamico ha già determinato una profonda rivoluzione culturale che punta a rovesciare l’intero assetto politico-istituzionale della Repubblica islamica nata nel 1979.</p>
<p>Per questo diciamo che una rivoluzione culturale sembra già compiuta, dopo un lungo processo durato 44 anni al culmine del quale la società, dopo l’uccisione della ventiduenne curda Mahsa Amini, appare trasformata.</p>
<p>Per la prima volta, dal 16 settembre 2022, la popolazione di Tehran, cuore culturale e politico del paese, è scesa in strada per ribellarsi contro l’uccisione di una ragazza curda, non persiana e non sciita, cioè di una persona che apparteneva alla periferia, al Kurdistan. E, per la prima volta, la popolazione sia del centro che della periferia, e di ogni angolo del paese, è scesa per le strade per protestare contro la morte di una donna, per giunta curda.</p>
<p>Questo rappresenta il primo passo di una profonda rivoluzione culturale che nell’arco di circa 250 giorni ne ha fatti compiere molti altri con l’abbattimento di fatto dell’apartheid di genere e della distanza tra centro e periferia e questa rivoluzione gandhiana ancora in corso sta provocando un vero e proprio risorgimento iraniano anche riguardo alla questione delle minoranze etniche e religiose non più viste come elemento di divisione e di conflitto, ma come componenti titolari di uguali diritti all’interno dello stato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Si rifiuta di partecipare alla manifestazione filogovernativa, Asra Pahani uccisa dal regime</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/si-rifiuta-di-partecipare-alla-manifestazione-filogovernativa-asra-pahani-uccisa-dal-regime/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 May 2023 23:45:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova generazione di ventenni, che costituisce circa il 60% della popolazione, non è più disposta ad ascoltare la propaganda del regime che per 44 anni ha fomentato odio e divisione nel paese per meglio controllarlo. Nella notte del 29 novembre del 2022, dopo la sconfitta subita dall’Iran nella partita del mondiale di calcio in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La nuova generazione di ventenni, che costituisce circa il 60% della popolazione, non è più disposta ad ascoltare la propaganda del regime che per 44 anni ha fomentato odio e divisione nel paese per meglio controllarlo. Nella notte del 29 novembre del 2022, dopo la sconfitta subita dall’Iran nella partita del mondiale di calcio in Qatar con gli Stati Uniti, i giovani iraniani hanno sventolato la bandiera americana per le strade al grido &#8220;L’America è dentro di noi”. Erano stati educati a odiare gli Stati Uniti e gli ebrei e a bruciare le loro bandiere. Ora è il sistema teocratico ad essere odiato dalla “Generazione Z”, stufa di questo regime che ha fatto gridare nelle piazze del paese ai loro genitori e ai loro nonni lo slogan &#8220;Morte all&#8217;America&#8221;, fin dalla scuola elementare.</p>
<p>Per 44 anni il regime ha praticato una propaganda asfissiante, un vero e proprio lavaggio del cervello affinché gli iraniani considerassero l&#8217;America e Israele come espressione del diavolo.</p>
<p>Il 26 maggio 2022 vi è stato un grande raduno nello stadio Azadi, nel complesso sportivo della parte occidentale di Tehran e nelle aree circostanti, dove alcune decine di migliaia di persone hanno partecipato insieme ai loro figli ad una manifestazione di devozione verso la guida suprema Ali Khamenei. Con le loro voci hanno accompagnato quelle di un coro di artisti professionisti che hanno intonato &#8220;Salam Farmandeh!&#8221;, nota anche come “Salam Ya Mahdi!” che significa “Ciao Comandante!”.</p>
<p>Una canzone persiana, questa, prodotta dall&#8217;artista iraniano, &#8220;Abuzar Rouhi&#8221;, su Muḥammad ibn al-Ḥasan al-Mahdī, ritenuto dagli sciiti l&#8217;ultimo dei dodici imam, il Mahdi escatologico che emergerà alla fine dei tempi per stabilire la pace, la giustizia e per redimere l’Islam.</p>
<p>La figura del Mahdi escatologico è un pilastro anche dello sciismo. L&#8217;escatologia islamica studia gli eventi futuri che accadranno alla fine dei tempi. Si basa principalmente su fonti del Corano e della Sunnah. Gli aspetti di questo campo di studio includono i segni dell&#8217;era finale, la distruzione dell&#8217;universo e il Giorno del Giudizio.</p>
<p>&#8220;Salam Farmandeh&#8221; è eseguita da un nutrito gruppo di giovani provenienti da tutto il mondo musulmano.</p>
<p>La canzone è stata pubblicata sui social media nel marzo 2022 poco prima dell’inizio del nuovo anno persiano (Farvardin 1401), successivamente è stata riproposta con grande successo ad aprile e maggio 2022. Apparentemente il brano musicale mira a propagandare un supposto sostegno della nuova generazione alla rivoluzione islamica del 1979 e alla sua ideologia. Il regime è molto attivo a mobilitare gli studenti delle scuole elementari e medie per formare cori con un gran numero di fanciulli e fanciulle per far cantare loro nello stadio Azadi questa canzone che è di fatto un vero e proprio inno alla venerazione di Khamenei.</p>
<p>Recentemente, in occasione delle celebrazioni dell’anniversario della fondazione della Repubblica islamica, l’11 febbraio 1979, il regime ha organizzato un raduno in cui si sono esibiti nella recita del &#8220;Salam Farmandeh&#8221; oltre 100 mila adolescenti.</p>
<p>Asra Panahi faceva parte di un gruppo di studentesse del Shahed Girls High School di Ardabil, nell’Azerbaijan occidentale, che si erano rifiutate di partecipare a una manifestazione filogovernativa e di eseguire la canzone &#8220;Salam Farmandeh&#8221;. Le studentesse sarebbero state picchiate brutalmente dalle forze di sicurezza basij (forze volontarie paramilitari del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica) che avevano fatto irruzione nel Liceo, chiamate dal preside.</p>
<p>La giovane è morta il 12 ottobre 2022 all&#8217;ospedale Fatemi di Ardabil per le conseguenze delle gravi ferite riportate alla testa.</p>
<p>Asra, aveva 16 anni, era nata il 5 marzo del 2007 ed era di etnia azera. Era conosciuta tra le sue coetanee come una campionessa di nuoto, la disciplina in cui eccelleva era lo stile libero. Nel torneo dell’Azerbaijan Cup 2017 era riuscita a conquistare la medaglia di bronzo nei 50 e 100 metri stile libero; aveva conquistato anche il terzo posto nell&#8217;individuale e nel nuoto a squadre nella 4&#215;50 metri. Competizioni, queste, ospitate presso l&#8217;Abadgaran Pool di Tabriz.</p>
<p>Nel 2017 era stata selezionata come migliore nuotatrice nella fascia di età tra i 12 e i 14 anni nella lega di nuoto femminile della provincia iraniana dell&#8217;Azerbaijan orientale. Nel settembre 2018, ha partecipato come rappresentante della provincia dell&#8217;Azerbaijan orientale alle Olimpiadi dei migliori talenti di nuoto dell&#8217;Iran. Inoltre, raggiunse il sesto posto nella fascia di età di 13-14 anni nei 50 metri dorso.</p>
<p>I funzionari del Liceo Shahed Girls High School intendevano costringere le studentesse a partecipare a una manifestazione filogovernativa dove avrebbero dovuto cantare &#8220;Salam Farmandeh&#8221; per elogiare Ali Khamenei. Alcune studentesse hanno fatto squadra e si sono rifiutate di partecipare a questo evento propagandistico per protestare contro l&#8217;uccisione di Mahsa Amini, contro il regime teocratico, contro l&#8217;hijab obbligatorio e l’apartheid di genere.</p>
<p>Alcuni genitori hanno riferito che le studentesse hanno mostrato grande determinazione e coraggio nell’opporsi all’odiosa costrizione rafforzando il loro rifiuto gridando nei confronti dei funzionari scolastici: &#8220;Abbasso il dittatore&#8221;. Il preside quindi ha chiesto l’intervento delle forze di sicurezza che, in borghese, hanno fatto irruzione nella scuola e hanno aggredito le ragazze, picchiandole ferocemente e arrestando dodici di loro, tra queste vi era Asra Panahi. Tutte le dodici ragazze sono poi finite in ospedale per le durissime percosse subite. Panahi è morta per emorragia cerebrale.</p>
<p>La morte di Asra è diventata un grido di battaglia durante le manifestazioni per la liberazione dell’Iran dalla Repubblica islamica, soprattutto ad Ardabil.</p>
<p>La rete di informazione Dana, collegata al corpo dei pasdaran, ha realizzato un video in cui un uomo mascherato, presentato come lo zio di Asra, sostiene che la ragazza aveva una malattia cardiaca congenita e che per questo era deceduta nel cuore della notte dopo essere stata portata in ospedale. Ha dunque precisato che la sua morte &#8220;non era da collegarsi ad alcuna violenza subita da parte delle forze di sicurezza”.</p>
<p>Anche i parenti di Nika Shakarami, di Sarina Esmailzadeh e di tantissime altre donne ammazzate durante le manifestazioni “Donna, Vita, Libertà”, avevano subito minacce dalle forze basij che avevano loro intimato di non diffondere la notizia dell’aggressione subita dai loro cari “altrimenti avrebbero fatto fare la stessa fine di Mahsa Amini ad altri componenti delle loro famiglie”. Un comportamento, questo del regime iraniano, di stampo prettamente mafioso.</p>
<p>Kazem Musavi, membro dell’assemblea parlamentare di Ardabil, ha ribadito che Panahi si era suicidata.</p>
<p>Il silenzio della comunità occidentale davanti a questi orribili crimini ha l’odore della morte e giorno dopo giorno colpisce al cuore la speranza dei ragazzi e delle ragazze di vivere in un Iran finalmente libero e democratico.</p>
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		<title>Staccò la foto di Khamenei dal muro della classe, l’hanno ridotta allo stato vegetativo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 17:33:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hasti, ha 16 anni, è curda e vive su una sedia a rotelle in stato semi vegetativo perché l’unico desiderio di Khamenei è quello di sedere per sempre sul suo trono di potere, esercitare la sua spietata misoginia e inasprire il regime di apartheid di genere. Hasti Hossein Panahi vive nella circoscrizione di Dehgolan, a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Hasti, ha 16 anni, è curda e vive su una sedia a rotelle in stato semi vegetativo perché l’unico desiderio di Khamenei è quello di sedere per sempre sul suo trono di potere, esercitare la sua spietata misoginia e inasprire il regime di apartheid di genere.</p>
<p>Hasti Hossein Panahi vive nella circoscrizione di Dehgolan, a est di Sanandaj, cuore del Kurdistan iraniano. Era un’adolescente intraprendente, una ribelle assieme alle sue compagne di Liceo con le quali esprimeva il rifiuto dell’obbligo dell’hijab irridendo la guida suprema Ali Khamenei e il grande ayatollah, Ruhollah Khomeini, facendosi fotografare mostrando il dito medio accanto ai ritratti dei mullah appesi alle pareti della loro classe. Sfidano così apertamente la regola dell&#8217;hijab le giovani donne iraniane e pubblicano in Rete le foto e i video delle loro performance per incoraggiare le loro coetanee alla ribellione.</p>
<p>Quel giorno di novembre del 2022, Hasti strappò dalla parete della sua classe le foto degli ayatollah. In quel momento irruppero nella scuola le forze paramilitari basij dei volontari dei pasdaran che aveva visionati i filmati delle telecamere di sorveglianza. Tutte le studentesse della scuola furono tradotte in un luogo sconosciuto e lì furono duramente picchiate da agenti in borghese e poi furono riportate a scuola.</p>
<p>Il 9 novembre 2022, fu convocata dal Dipartimento dell&#8217;Istruzione della città di Dehgolan e le fu detto che se non avesse collaborato con le forze di polizia facendo da delatrice avrebbero reso pubblico il video in cui lei strappava dalla parete della scuola le foto di Khomeini e di Khamenei e che ciò avrebbe determinato la sua espulsione dalla scuola.</p>
<p>Poco dopo la ragazza sarebbe entrata in coma. La polizia sostiene che avrebbe tentato il suicidio gettandosi da un’auto delle basij in movimento dopo aver lasciato il Dipartimento dell&#8217;Educazione. Lo stress mentale causato dalle richieste di cooperazione delle forze di sicurezza e dalla minaccia di espulsione dalla scuola, avrebbe spinto la giovane al suicidio e per questo sarebbe entrata in coma.</p>
<p>Hasti fu trasportata in elicottero all&#8217;ospedale Kausar di Sanandaj. Da allora non si è più completamente ripresa, il suo livello di coscienza è estremamente basso ed è costretta su una sedia a rotelle.</p>
<p>Solo da poco, in occasione della festività del Nowruz, il capodanno persiano appena trascorso, Hasti è stata dimessa dall&#8217;unità di terapia intensiva dell’ospedale di Sanandaj.</p>
<p>La famiglia della ragazza, così come un’insegnante ed altri testimoni oculari sostengono invece che Hasti sarebbe entrata in come subito dopo essere stata picchiata violentemente e che non sarebbe mai stata portata nel Dipartimento dell’Educazione delle basij. Sarebbe stata invece colpita più volte alla testa con un manganello subito dopo essere stata prelevata dalla scuola e portata in un luogo sconosciuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Simili atti che destano un profondo orrore non sono inusuali per le autorità pasdaran iraniane. Nei centri di detenzioni vi sono anche minori sottoposti a fustigazione, scosse elettriche e a violenza sessuale. Lo riferiscono nei loro rapporto molto dettagliati e documentati le organizzazioni umanitarie come quella curda Hengaw e Amnesty International.</p>
<p>Nei loro report denunciano che l&#8217;intelligence e le forze di sicurezza iraniane hanno commesso orribili atti di tortura con pestaggi, fustigazioni, scosse elettriche, stupri e altre violenze sessuali su minori manifestanti di appena 12 anni per reprimere il loro coinvolgimento nelle proteste in corso a livello nazionale.</p>
<p>Amnesty in uno dei suoi ultimi rapporto descrive la violenza inflitta ai bambini arrestati durante e dopo le proteste. La ricerca parla di metodi di tortura che le guardie rivoluzionarie, i basij, le milizie della cosiddetta di pubblica Sicurezza e altre milizie al servizio di Khamenei e delle forze di intelligence, usano contro ragazzi e ragazze in custodia per punirli e umiliarli ed estorcere loro &#8220;confessioni&#8221; forzate.</p>
<p>Gli agenti statali iraniani strappano i minori alle loro famiglie e li sottopongono a indescrivibili crudeltà, infliggendo gravi sofferenze e angoscia a loro e ai loro genitori, provocando su di loro gravi cicatrici fisiche e mentali.</p>
<p>La violenza contro i minori rivela una efferata e ben precisa e deliberata strategia per schiacciare lo spirito vibrante dei giovani del paese e impedire loro di chiedere libertà e diritti umani.</p>
<p>Il 70% della popolazione iraniana ha una età inferiore ai 30 anni e dunque per stroncare la rivoluzione l’obiettivo da colpire è rappresentato dai giovanissimi.</p>
<p>Minori con gli occhi bendati vengono trasferiti in centri di detenzione gestiti dalle guardie rivoluzionarie e dal Ministero dell&#8217;Intelligence. Dopo giorni o settimane di detenzione in isolamento i minori vengono trasferiti nei vari penitenziari.</p>
<p>Come avvengono i rapimenti dei manifestanti? Agenti in borghese con furgoni bianchi rapiscono i manifestanti che protestano per le strade, compresi i minori. Li traducono in luoghi non istituzionali, in genere in magazzini, dove li torturano prima di abbandonarli in luoghi remoti.</p>
<p>Non sono veri e propri arresti. Sono appunto rapimenti con lo scopo di punire il manifestante, di intimidirlo e dissuaderlo dal partecipare alle proteste. La tecnica è mutuata dalla organizzazioni criminali, dalla mafia o da organizzazioni terroristiche. Molti minori vengono trattenuti insieme ad adulti, contrariamente agli standard internazionali, e sottoposti agli stessi schemi di tortura e ad altri maltrattamenti.</p>
<p>Un ex detenuto ha raccontato ad Amnesty International che, in una provincia iraniana, miliziani Basij, hanno costretto diversi minori a stare in fila con le gambe divaricate accanto a detenuti adulti e hanno inferto loro scosse elettriche nelle zona genitale con dissuasori Taser.</p>
<p>La maggior parte dei minori arrestati negli ultimi sei mesi di proteste è stata rilasciata su cauzione in attesa di rinvii a giudizio. È un modo questo anche per finanziare la giustizia criminale iraniana.</p>
<p>Molti manifestanti, anche minori, vengono rilasciati solo dopo essere stati costretti a firmare lettere di “pentimento” e solo dopo aver promesso di astenersi da “attività politiche” e dal partecipare a manifestazioni filogovernative.</p>
<p>Prima di rilasciarli, gli agenti minacciato i minori dicendo loro che se avessero sporto denuncia sarebbero finiti impiccati e i loro parenti sarebbero stati arrestati.</p>
<p>Ma alcuni familiari, nonostante le minacce, hanno presentato denunce ufficiali alle autorità giudiziarie, ma nessuna di esse finora ha fatto adeguate indagini.</p>
<p>Una madre ha raccontato all’associazione per i diritti umani Hengaw che agenti basij avevano stuprato suo figlio con un tubo dopo che era stato rapito. Il ragazzo ha raccontato alla mamma: “Mamma, mi hanno sospeso per le braccia fin a quasi strapparmele e mi hanno violentato con un tubo costringendomi a confessare quello che volevano loro”.</p>
<p>Altri metodi di tortura consistono nella somministrazione forzata di pillole per alterare l’equilibrio psicologico della vittima e l’immersione in acqua della testa delle vittime. Diverse adolescenti sono state rapite solo per aver scritto su un muro lo slogan motto delle proteste, “Donna, vita, libertà”.</p>
<p>Le famiglie delle vittime hanno raccontato ad Amnesty International i metodi di tortura praticati dagli agenti della sicurezza tra i quali quello di sospendere per le braccia nel vuoto i malcapitati, costingendoli a subire atti umilianti. Giovani prigioniere vengono rinchiuse in celle senza servizi igienici e lavabi, senza cibo, senza acqua, esposti al freddo e in isolamento prolungato. Ai feriti spesso vengono negate le cure mediche necessarie.</p>
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		<title>Nika, 16 anni, le hanno fratturato il cranio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/nika-16-anni-le-hanno-fratturato-il-cranio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Apr 2023 05:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nika Shakarami era a capo scoperto, in piedi su un cassonetto mentre mostrava il suo velo in fiamme. Quel 20 settembre 2022 nelle piazze di Tehran giovani donne danzavano tenendosi per mano attorno ai falò dove bruciavano i loro hijab, cantando le canzoni della libertà e gridando slogan contro la Repubblica islamica. Nonostante la feroce [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nika Shakarami</strong> era a capo scoperto, in piedi su un cassonetto mentre mostrava il suo velo in fiamme. Quel 20 settembre 2022 nelle piazze di Tehran giovani donne danzavano tenendosi per mano attorno ai falò dove bruciavano i loro hijab, cantando le canzoni della libertà e gridando slogan contro la Repubblica islamica.</p>
<p>Nonostante la feroce repressione da parte delle forze basij, ragazze e ragazzi escono fuori dalle loro case a ballare in girotondo attorno a un fuoco.</p>
<p>Il ballo intorno al fuoco è un ancestrale retaggio e rappresenta per il popolo iranico, in particolare quello curdo, la vittoria degli oppressi sugli oppressori. Un’antica leggenda persiana narra infatti di un re orco che aveva ridotto il popolo in schiavitù e miseria, senza mai saziarsi della sua brama di ricchezza e di potere. In un giorno infausto, il re pretese dai suoi sudditi i loro figli per cibarsene. Oggi è il regime iraniano che uccide i propri figli, anche gli adolescenti, e la rivoluzione dilaga.</p>
<p>Nika, di appena 16 anni, quel giorno è poi scomparsa nel nulla. Aveva detto ad un’amica che era inseguita dalla polizia. Dopo dieci giorni dalla sua scomparsa la famiglia si è vista consegnare dalle autorità il corpo della ragazza.</p>
<p>Nika aveva il naso fracassato e il cranio fratturato per i colpi inflitti. Le sofferenze per i genitori della povera ragazza non sono finite qui. Il giorno prima della sua sepoltura, il corpo di Nika è stato trafugato dall’obitorio di Kahrizak. La giovane sarebbe dovuta essere seppellita nel cimitero della città natale di Khorramabad, nella provincia del Lorestan abitata prevalentemente dalla popolazione Lur e curda, ma i servizi segreti dei Guardiani della rivoluzione islamica per impedire che il luogo di sepoltura diventasse meta di pellegrinaggio dei giovani in rivolta, come era già avvenuto per Jîna (Mahsa Amini), hanno trasferito la sua salma nel cimitero di un piccolo villaggio di Hayat ol Gheyb, a 40 km dalla sua città natale per evitare che un affollato corteo funebre potesse innescare ulteriori proteste.</p>
<p>La famiglia di Nika era stata informata della sua terribile morte solo dieci giorni. Le forze di sicurezza hanno verbalizzato che la ragazza si era suicidata lanciandosi nel vuoto da una finestra di un’abitazione in cui si era rifugiata e hanno tentato di costringere alcuni membri della sua famiglia a sostenere questa narrazione del tutto inverosimile.</p>
<p>È noto che le autorità iraniane costringono i familiari a dichiarare il falso, cioè che i loro congiunti sono morti o per malattia, o per cause accidentali o perché si sarebbero suicidati. Il regime sequestra i corpi dei manifestanti uccisi e per la restituzione chiede ai familiari un riscatto per metterli a tacere: cioè chiede una confessione pubblica che smentisca la voce di un decesso del loro congiunto per mano dello stato. Insomma, il regime teocratico ha comportamenti e organizzazione di tipo mafioso.</p>
<p>Secondo le risultanze dell’autopsia la causa ufficiale della morte di Nika sarebbe stata provocata da un trauma cranico dovuto ai ripetuti colpi di un corpo contundente.</p>
<p>Nika Shakarami era diventata così un nuovo volto della rivoluzione in corso in Iran per la liberazione del paese dalla Repubblica islamica. Il suo volto di adolescente dolce e ribelle è apparso nei graffiti disegnati sui muri delle città iraniane.</p>
<p>Nika è nata il 2 ottobre 2005 da una famiglia di etnia lur a Khorramabad, città natale anche di suo padre. I lur in origine erano un insieme di tribù aborigene iraniche, provenienti dall&#8217;Asia centrale e di tribù pre-iraniche dell&#8217;Iran occidentale, come i Cassiti, abitanti del Lorestan, e i Gutei che hanno stretti legami con l’etnia curda.</p>
<p>Come nella società dei bakhtiari e dei curdi, le donne lur hanno maggiore libertà rispetto alle donne di altri gruppi all&#8217;interno della regione. Una delle caratteristiche etniche distintive dei lur è la danza popolare.</p>
<p>La popolazione lur non è caratterizzata da un particolare credo religioso, nella loro comunità le pratiche religiose sono individuali e libere. All’interno della comunità lur, così come all’interno di ciascun gruppo familiare, possono coesistere anche pratiche religiose differenti. La maggioranza dei lur è musulmana sciita, ma diversi gruppi praticano una antica religione iraniana come lo yaresanesimo che ha radici nello zoroastrismo, nel mitraismo e nel manicheismo.</p>
<p>Nika lavorava in un bar, era la secondogenita della famiglia e viveva con sua zia a Tehran dove si era trasferita dopo la morte di suo padre.</p>
<p>La morte della giovane curda-iraniana, Mahsa Amini, aveva segnato nel profondo la giovane adolescente Nika Shakarami, ragion per cui aveva deciso di unirsi alle ragazze che si ribellavano all’apartheid di genere e quel giorno infausto del 20 settembre era uscita di casa intorno alle ore 13 per prendere parte a una manifestazione di protesta sul Keshavarz Boulevard di Teheran. Aveva portato con sé una bottiglia d&#8217;acqua e un asciugamano per proteggersi dai gas lacrimogeni. Aveva detto alla zia che sarebbe andata a trovare sua sorella.</p>
<p>Era salita su un palco improvvisato e, spavalda, piena di energia e di voglia di libertà, aveva brandito un microfono facendo sfoggio delle sue qualità canore. Quella notte del 20 settembre, i suoi account Telegram e Instagram erano stati cancellati e il suo telefono era stato spento. Il procuratore di Tehran glielo aveva sequestrato e le autorità avevano avuto accesso a messaggi diretti del suo account Instagram.</p>
<p>La CNN ha pubblicato alcuni filmati delle ultime ore di Nika Shakarami durante le proteste. In un video si vede la ragazza mentre cerca di nascondersi dietro le auto ferme nel traffico di Tehran perché inseguita da agenti della polizia. La si vede mentre chiede a un uomo alla guida di una vettura di proteggerla gridando: &#8220;Non muoverti, non muoverti, ti prego!&#8221;</p>
<p>Un testimone col suo cellulare aveva ripreso la scena in cui si vedeva Nika mentre veniva arrestata e caricata su un furgone della polizia.</p>
<p>La giovane eroina era stata rapita, trattenuta e interrogata dal Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche per una settimana ed era stata poi reclusa per un breve periodo nella famigerata prigione di Evin, tristemente nota per le orribili e sistematiche pratiche di tortura e di stupro dei prigionieri.</p>
<p>Sulla lapide di Nika è incisa una poesia: &#8220;Ti ha partorito con sangue e dolore, ti ha restituito alla madrepatria&#8221;. In questi versi la famiglia riconosce in Nika non una ragazza che si sarebbe suicidata, ma una martire per la libertà della sua patria.</p>
<p>Nel 40° giorno dalla sua morte, momento in cui secondo il rito islamico si interrompe il lutto, una grande folla si è radunata presso il suo sepolcro cantando gli slogan delle proteste e una vecchia famosa canzone in luri, nella lingua madre di Nika.</p>
<p>“Oh madre, madre, è ora di combattere!&#8221; Sua mamma, con grande coraggio, ha tenuto un breve discorso pubblico sotto gli occhi delle milizie dei paramilitari volontari dei pasdaran armati di tutto punto e pronti a soffocare anche quella triste cerimonia religiosa. La mamma, rivolgendosi a Nika, ha detto: &#8220;Quando vedo quel puro seme del tuo pensiero di libertà, di coraggio e onore sbocciare nei cuori di altri cari giovani, io sono felice e grata».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/nika-16-anni-le-hanno-fratturato-il-cranio/">Nika, 16 anni, le hanno fratturato il cranio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Kimia Zan aveva 26 anni, le hanno sparato in faccia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/kimia-zan-aveva-26-anni-le-hanno-sparato-in-faccia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Apr 2023 05:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Kimia Zand]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[Tehran]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiama Kimia Zand, ha 26 anni, è una delle migliaia di ragazze coraggiose ad essere scesa in strada per protestare contro il brutale assassinio della ragazza di 22 anni, curda-iraniana, Jîna Emînî, conosciuta con il nome persiano di Mahsa Amini. Le milizie dei volontari paramilitari dei Guardiani della rivoluzione islamica, denominate “basij”, le hanno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/kimia-zan-aveva-26-anni-le-hanno-sparato-in-faccia/">Kimia Zan aveva 26 anni, le hanno sparato in faccia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama <strong>Kimia Zand</strong>, ha 26 anni, è una delle migliaia di ragazze coraggiose ad essere scesa in strada per protestare contro il brutale assassinio della ragazza di 22 anni, curda-iraniana, Jîna Emînî, conosciuta con il nome persiano di Mahsa Amini. Le milizie dei volontari paramilitari dei Guardiani della rivoluzione islamica, denominate “basij”, le hanno sparato in faccia, accecandole un occhio.</p>
<p>Kimia ha scritto su Instagram: “Non ci siamo prestate ad essere per loro donne esemplari osservanti della cosiddetta moralità islamica. Siamo invece diventate un modello della persistente resistenza al regime iraniano”. Ormai è ampiamente documentato che la Repubblica islamica prende di mira, sistematicamente, gli occhi dei manifestanti. Iran Human Rights, Amnesty international, l’associazione curda per i diritti umani, Hengaw, e tante altre organizzazioni non governative, nei loro report affermano che durante le proteste che hanno avuto luogo dopo la morte di Mahsa Amini, uccisa dalla cosiddetta polizia morale perché non indossava correttamente il velo, un gran numero di manifestanti è stato colpito volontariamente al volto perdendo la vista a uno o a entrambi gli occhi.</p>
<p>I medici affermano che, ad oggi, almeno 580 manifestanti hanno subito gravi lesioni agli occhi solo a Tehran e nel Kurdistan iraniano. Lo scorso dicembre 400 oftalmologi avevano sottoscritto una lettera di protesta, dove descrivevano anche le ferite che erano stati costretti a curare. Recentemente il Guardian aveva pubblicato una radiografia del cranio, ridotto a un colabrodo, di un giovane rimasto cieco dopo essere stato colpito da 18 pallini di colpi di fucili “a pompa” caricati a pallettoni o da pistole da paintball durante le rivolte scoppiate in tutto il paese. Che si tratti di una strategia prestabilita per seminare il terrore tra i dimostranti, appare del tutto evidente per i medici e le organizzazioni umanitarie. Tra le vittime di questa “politica di accecamento”, molte sono giovani donne.</p>
<p>Iran Human Rights (IHR) invita i cittadini in Iran a inviare qualsiasi informazione su chiunque abbia perso la vista per mano delle forze di sicurezza per aiutare a documentare con prove tale orribile pratica affinché i responsabili possano essere chiamati a renderne conto.</p>
<p>Il direttore di IHR, Mahmood Amiry-Moghaddam, ha recentemente dichiarato: “Esporre l&#8217;entità dei crimini e documentare le prove sono passi cruciali verso la giustizia che richiede la cooperazione di tutti i cittadini. Il leader della Repubblica islamica, Ali Khamenei, e le forze repressive sotto il suo comando devono sapere che dovranno rispondere di tutti i loro crimini commessi”.</p>
<p>Il New York Times ha pubblicato un rapporto di medici di tre ospedali di Tehran, rispettivamente il Farabi, il Rasoul Akram e il Labafinejad, che hanno curato più di 500 manifestanti con ferite agli occhi. Nella provincia del Kurdistan, sono state curate dai medici almeno 80 persone con analoghe lesioni agli occhi. Nel frattempo, il capo della polizia Hassan Karami ha negato che i manifestanti siano stati presi di mira in parti sensibili del loro corpo, descrivendo le loro azioni di repressione come del tutto &#8220;professionali&#8221;.</p>
<p>In Iran, ora che in queste ultime settimane è diminuita l&#8217;intensità delle proteste di piazza, il regime islamico ha intensificato la repressione nei confronti delle donne, degli studenti e dei giovani curdi e beluci.</p>
<p>Il piano delle autorità iraniane si può riassumere in questa locuzione: &#8220;hijab e castità&#8221;. La politica repressiva adottata dalla Repubblica islamica ripropone il dualismo dogmatico della sharia: “I cattivi, senza hijab” in contrapposizone con “i buoni, con l’hijab”.</p>
<p>Il presidente del Consiglio islamico, Mohammad Baqer Ghalibaf, ha teorizzato una legge più severa sul codice di abbigliamento rendendo ancora più rigida l’apartheid di genere. L’obiettivo del regime è quello di tenere separate le donne che violano la regola dell’hijab da quelle osservanti. Secondo il nuovo ordinamento introdotto le donne vengono distinte in “positive” (cioè quelle che indossano l’hjiab) e in “negative” quelle che infrangono la norma.</p>
<p>Ghalibaf non ha esplicitato i criteri per valutare queste due categorie di donne; egli sostiene che dovrebbe essere adottato un “approccio positivo” con le donne che sono “accondiscendenti all’uso dell’hijab” e che dovrebbe essere adottato un “approccio negativo” nei confronti delle “donne che infrangono la norma”. Infrangere la norma vuol dire non indossare correttamente l’hijab che dovrebbe coprire interamente la testa e il collo, lasciando scoperti solo gli occhi, il naso e la bocca.</p>
<p>&#8220;Una donna con un velo che lascia scoperta parte del capo – sostiene Ghalibaf &#8211; è una persona immorale che trasgredisce la regola, che inquina l&#8217;ambiente morale e sociale della comunità e che promuove la corruzione sulla terra”.</p>
<p>Il presidente del Consiglio islamico raccomanda di adottare tali restrizioni con urgenza in vista della stagione estiva, altrimenti “si rischia di perdere il controllo sull’imposizione dell’obbligo dell&#8217;hijab”.</p>
<p>Dall&#8217;inizio della rivoluzione per la liberazione dell’Iran dalla Repubblica islamica, scoppiata il 16 settembre 2022 dopo l’uccisione di Mahsa, un gran numero di donne si rifiuta di indossare l&#8217;hijab in pubblico.</p>
<p>Intanto Hossein Jalali, segretario della Commissione culturale dell’assemblea legislativa iraniana, ha annunciato che il piano Ghalibaf chiamato &#8220;Castità, hijab e vita casta&#8221; ha ricevuto il via libera da parte della Magistratura, delle forze di polizia, del Ministero dell&#8217;Interno, della Sicurezza nazionale, del Consiglio per la cultura pubblica e del Consiglio islamico.</p>
<p>Il progetto di legge prevede che sia obbligatorio osservare il rigido codice di abbigliamento nelle automobili, nei treni, negli aerei, nelle metropolitane, nei centri educativi, nelle istituzioni, all’aperto, per le strade, nei parchi di divertimento, negli spazi virtuali, nei centri sportivi, durante le competizioni sportive, nei teatri, nelle fiere, nelle mostre, in tutti gli uffici pubblici e privati inclusi quelli delle organizzazioni non governative.</p>
<p>Secondo questa legge, le donne che non osservano correttamente il codice &#8220;hijab e castità&#8221; riceveranno un SMS di avviso nel primo richiamo, dopo il secondo richiamo saranno multate e dopo il terzo la multa sarà più pesante e saranno private di ogni servizio sociale con il blocco dei loro conti in banca. La multa per il mancato rispetto dell&#8217;hijab obbligatorio ammonta a 3 miliardi di toman.</p>
<p>Inoltre i Ministeri dell&#8217;Istruzione e della Scienza hanno annunciato in dichiarazioni separate che le studentesse che non rispettano le &#8220;norme e i regolamenti del codice di abbigliamento&#8221;, saranno private dei servizi educativi.</p>
<p>Sono già stati chiusi centinaia di uffici di sindacati in diverse regioni dell&#8217;Iran dove le donne hanno violato la legge su “castità e hijab”.</p>
<p>Nonostante tutte queste restrizioni, durante le festività del Nowruz (Capodanno iranico) appena trascorso e col Ramadan ancora in corso, giovani donne delle più svariate province dell’Iran hanno messo in atto numerose azioni di disobbedienza civile pubblicando, sui social, loro foto e video a capo scoperto nei luoghi pubblici e turistici, nonché mentre danzavano e cantavano.</p>
<p>&#8220;Malvagio Khamenei, ti abbatteremo&#8221;, “Abbasso i pasdaran; abbasso i basij”, gridano donne, uomini e bambini delle province del centro e di quelle più remote del paese. Dalla periferia al centro, a mani nude, uniti in una inedita sintonia. Questa è una delle caratteristiche più rivoluzionarie della ribellione dei giovani iraniani.</p>
<p>La Repubblica islamica non può sopportare che improvvisamente le donne sfoggino le loro ciocche al vento. Dopo oltre sei mesi di una coraggiosa lotta a mani nude, al prezzo della vita, ora con la disobbedienza civile e con gesti gioiosi, ironici e densi di simbolismo, le donne per le strade, sui mezzi pubblici, nei parchi, nelle scuole e nei campus universitari, ostentano i loro fluenti capelli, sciolti o a coda di cavallo, legati in crocchia o modellati in bob. “Il velo è solo un simbolo della protesta, dell’oppressione ed è paragonabile al Muro di Berlino”, sono convinte che se lo si abbatte, l’intero sistema della Repubblica islamica crollerà”, è questo il loro grido di libertà al mondo.</p>
<p>L’obbligo del velo è il pilastro più debole su cui si fonda la rigida applicazione delle leggi islamiche che costringono le donne alla segregazione e la polizia morale ha il compito di videosorvegliare l&#8217;abbigliamento delle persone e di arrestare coloro che non rispettano il codice prescritto dalle leggi vigenti della sharia.</p>
<p>Il regime teocratico non può rinunciare all’applicazione rigida della norma che segrega le donne confinandole in uno spazio di minorità: considerandole inferiori agli uomini, dunque. Non può sopportare che da oltre sei mesi, per le donne, la questione dell’hijab sia un capitolo chiuso, perché con questa rivoluzione le ragazze hanno di fatto già abolito l’obbligo di indossarlo. Le autorità iraniane non riescono più a far rispettare l’odioso codice di abbigliamento e ricorrono dunque all’inasprimento della legge e al terrorismo. La cosiddetta polizia morale continua a terrorizzare e a tormentare le donne di qualsiasi età, anche le bambine di nove anni.</p>
<p>In queste ore, nelle scuole di Tehran si registrano ancora attacchi chimici.</p>
<p>Nel Liceo femminile &#8220;Mahdieh&#8221; è stato liberato nelle aule un gas tossico e diverse studentesse si sono sentite male e sono state trasportate in ospedale. Lo stesso è accaduto nel Liceo di Naqadeh. E da circa cinque mesi che sono in atto veri e propri attacchi con avvelenamento da agenti nervini. Oltre 800 le ragazze senza velo di 120 scuole dell’Iran hanno accusato sintomi da avvelenamento respiratorio. Almeno tre adolescenti sono morte. Le famiglie vengono minacciate e ad esse viene intimato il silenzio!</p>
<p>Il movimento giovanile di protesta accusa il regime della Repubblica islamica di volersi vendicare del coraggioso attivismo delle donne che hanno generato un moto di ribellione nonviolenta che sta scardinando le fondamenta ideologiche su cui si basa la teocrazia.</p>
<p>Dietro questi crimini contro l’umanità vi è la mano del regime che avrebbe incaricato gruppi di estremisti religiosi di mettere in atto tali azioni terroristiche nei confronti delle studentesse che si oppongono all’obbligo dell’hijab per escluderle dalle scuole e tenere dunque lontane dall’istruzione pubblica le alunne senza velo che hanno di fatto abbattuto l&#8217;apartheid di genere in Iran. Il gruppo estremista di Hamian-e Velayat è l’organizzazione sciita che starebbe dietro queste azioni terroristiche nelle scuole del paese. In passato tale formazione religiosa aveva lanciato attacchi contro i derwishi. Hamian-e Velayat è molto legata al figlio della guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e ai pasdaran. L’obiettivo della parte più radicale del regime, infatti, sarebbe quello di terrorizzare la popolazione.</p>
<p>Un agente organofosfato viene liberato nelle aule di licei femminili provocando forte sudorazione, eccesso di salivazione, vomito, ipermotilità intestinale, perdita momentanea della vista, difficoltà respiratorie e paralisi, fino all’esito della morte. Tali sintomi si possono presentare anche a distanza di due settimane.</p>
<p>In questi ultimi giorni si sono registrati numerosi arresti di adolescenti che non indossavano l’hijab nei negozi e nei centri commerciali. A Isfahan quaranta negozi sarebbero stati chiusi perché il personale non indossava il velo. A Shandiz, nel nordovest dell’Iran, un agente delle forze volontarie paramilitari &#8220;basij&#8221; delle Guardie rivoluzionarie in borghese ha aggredito in un negozio di alimentari due donne senza l’hijab, rovesciando loro addosso un secchiello di yogurt.</p>
<p>&#8220;Fare il bene e proibire il male”, è il principio filosofico della Repubblica islamica. Il regime ha a lungo promosso la legge sul velo come simbolo del suo successo nell&#8217;istituzione della Repubblica islamica. La legge iraniana sull&#8217;hijab impone alle donne e alle ragazze di età superiore ai 9 anni di coprirsi i capelli e di nascondere le curve del proprio corpo sotto abiti lunghi e larghi. Nell’agosto del 2021 il presidente Ebrahim Raisi aveva inasprito la legge sull’hijab, imponendo un codice di abbigliamento più rigido e accaniti pedinamenti per farlo rispettare. La polizia morale aveva installato telecamere di videosorveglianza nei pressi di scuole, università e uffici e ad ogni angolo di piazze e strade. Ora le telecamere sono presenti anche nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado.</p>
<p>Molte donne aderiscono ancora a questa regola, alcune per scelta e altre per paura. I video del Gran bazar nel centro della capitale Tehran, ad esempio, mostrano che la maggior parte delle donne si coprono i capelli.</p>
<p>Ma i video di parchi, caffè, ristoranti e centri commerciali, luoghi frequentati da donne giovani, mostrano che quasi tutte sono a capo scoperto. Non indossano più l’hijab le celebrità dell’arte, dello spettacolo e le atlete. “L&#8217;era dell&#8217;hijab forzato è ormai finita in Iran”, gridano le ragazze nelle piazze e nelle strade.</p>
<p>&#8220;I foulard torneranno sulle teste delle donne&#8221;, è la risposta del deputato Hossein Jalali ai media iraniani.</p>
<p>Ma ora la sfida tra il regime e i giovani è più che mai aperta e il dissenso nella nuova generazione rimane troppo diffuso per essere contenuto e troppo pervasivo perché vi sia un ritorno al rispetto del codice di abbigliamento, affermano le attiviste per i diritti umani.</p>
<p>Le donne con la disobbedienza civile stanno trasformando i loro foulard nell&#8217;arma più efficace e più potente contro la dittatura religiosa e gli strati profondi di misoginia e patriarcato della Repubblica islamica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/kimia-zan-aveva-26-anni-le-hanno-sparato-in-faccia/">Kimia Zan aveva 26 anni, le hanno sparato in faccia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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