Croce ed Einaudi – Giancristiano Desiderio

Nella storia della cultura italiana vi sono vicende di uomini e di idee molto citate ma molto poco davvero conosciute. La celebre polemica tra Benedetto Croce e Luigi Einaudi sul rapporto tra liberismo e liberalismo è una di queste. Tutt’altro, infatti, che un duro scontro polemico senza volontà d’intendersi, la celebre polemica fu una civilissima discussione tra i due maggiori interpreti della cultura liberale italiana che ancora oggi, se conosciuta a partire dai testi e dal contesto, è in grado per noi abitanti del terzo millennio di essere un punto di riferimento per schiarire e ingagliardire il concetto di libertà e la nostra stessa fragile democrazia rappresentativa. Qui, nelle pagine che seguono, la discussione tra il filosofo e l’economista è ricostruita per la prima volta nella genesi, nello sviluppo. nella conclusione nel suo significato considerando sia i testi sia le lettere sia gli avvenimenti degli anni Venti, Trenta, Quaranta del secolo scarso in cui veri nemici di Croce ed Einaudi, e di tutti gli uomini liberi, erano le varie forme di totalitarismo, dal nazionalsocialismo tedesco al comunismo sovietico. Non mancano le sorprese, sia perché le posizioni di Croce ed Einaudi sono meno distanti di quanto non si immagini, sia perché la conclusione della polemica, mai realmente considerata, appare oggi come un inedito, sia perché la polemica trova una sua composizione nella relazione tra la teoria e la pratica del liberalismo che, non casualmente, dà il titolo al libro.




LeAli all’Italia – Davide Giacalone

In queste pagine si parte dalla realtà, con fatti e numeri, e si arriva alle ricette per cambiarla. Più che le divisioni politiche dovrebbe preoccupare l’uniformità di certi indirizzi. La scena è animata da spettacolari scontri, ma ribaltoni e incontri poi si realizzano perché la distanza è inferiore al chiasso delle zuffe. A scontrarsi e incontrarsi sono più le egolatrie che non le idee, producendo suggestioni destinate più a conservare che a risolvere i problemi, in una corsa cieca a fuggire dalla realtà. Dalla scuola alla giustizia, dalla sanità all’immigrazione, dalla demografia all’amministrazione, dall’ambiente al turismo, fino all’eterna arretratezza meridionale la stagnazione non è un destino, ma il frutto di quella fuga. Dell’ingannare e accudire anziché riprendere a correre. Uscirne si può. Occorre ragionare senza volere sempre solo affascinare con slogan. Essere e restituire LeAli all’Italia è possibile, concentrandosi su quel che può e deve essere fatto, non sull’ennesima favola ingannatrice e corruttrice.




Cercatori di libertà – Lorenzo Infantino

Come è stato efficacemente sintetizzato, «se esistessero uomini onniscienti, se potessimo sapere non solo tutto quanto tocca la soddisfazione dei nostri desideri di oggi, ma pure i bisogni e le aspirazioni future, resterebbe ben poco da dire a favore della libertà».

Questo volume è un viaggio attraverso pensatori che, nell’accertata ignoranza e fallibilità degli esseri umani, hanno visto la ragione della libertà individuale di scelta. Si sono perciò impegnati a “isolare” le condizioni che rendono possibile o impossibile tale libertà, la cui istituzionalizzazione permette la mobilitazione di conoscenze e risorse altamente disperse all’interno della società, accende cioè un esteso processo di esplorazione dell’ignoto e di correzione degli errori. L’autore si rifà soprattutto a quella tradizione anglo-austriaca che, da Bernard de Mandeville, David Hume, Adam Smith, giunge a Carl Menger e Friedrich A. von Hayek. La prosa è matura e scorrevole. I concetti sono comprensibili, oltre che agli addetti ai lavori, al vasto pubblico. Si percorre così un itinerario che consente di individuare i “motivi” che impongono di allargare, quanto più possibile, il territorio della cooperazione sociale volontaria. Il che limita la sfera d’intervento delle pubbliche autorità, a cui viene attribuita la circoscritta funzione di complemento delle attività liberamente intraprese dai cittadini. È questo l’unico modo per difendersi dall’autoreferenzialità del potere pubblico e dall’utilizzo arbitrario e dilapidatorio delle risorse sociali. Ciò significa che la libertà individuale di scelta sta alla base della crescita e del benessere collettivo. In appendice al volume, vengono raccolti due scritti su Luigi Einaudi, anch’egli esponente della famiglia dei “cercatori di libertà”: il primo riguarda i suoi rapporti culturali con la Scuola austriaca di economia, il secondo il suo progetto europeista.

Rubbettino Editore

 

 




La stagione dell’indulgenza e i suoi frutti avvelenati – Carlo Nordio

Nel cittadino cresce una sorta di indefinita inquietudine, mentre sta calando la fiducia non solo nel sistema giudiziario, ma anche nelle istituzioni e nel loro funzionamento. Un atteggiamento comprensibile, vista l’inerzia indulgente dello Stato, ma pericoloso perché in democrazia la rassegnazione costituisce anticamera del fallimento e, Dio non voglia, di un regime autoritario.

Carlo Nordio

 

La stagione dell’indulgenza è quella del pressapochismo, dell’incompetenza, dell’indifferenza. I suoi frutti avvelenati: sfiducia, insicurezza, corruzione, illegalità diffusa. Dell’una e degli altri sono state ugualmente responsabili (o irresponsabili) destra e sinistra, con l’assecondare gli umori popolari per conquistare elettori, con la proliferazione di leggi dettate dalla cronaca, con l’incapacità di riformare la Giustizia.

Le conseguenze sono uno Stato che si delegittima da sé, non assumendosi le sue responsabilità o contestandole, un crescente allarme sociale che va oltre i dati statistici della criminalità, una paralisi difensiva che coinvolge chiunque svolga un lavoro pubblico (dal medico al funzionario).

Scrive l’autore: «Essendo uscito – per limiti di età – dalla magistratura, sono più libero di esprimere giudizi che un tempo sarebbero stati impropri. Non ho nessun vincolo se non i miei pregiudizi».

Fuori dal coro, pungente e sarcastico secondo il suo stile, Carlo Nordio tratteggia un quadro dei problemi vecchi e nuovi del Paese: dalle politiche sull’immigrazione ai diritti del cittadino, dai temi sulla sicurezza a quelli legati a libertà e giustizia. Ma soprattutto ci invita a ragionare con la testa e non con l’emozione, senza cedere al pessimismo.

 

Carlo Nordio (Treviso, 1947) è stato magistrato dal 1977 al 2017. Negli anni Ottanta ha condotto le indagini sulle Brigate rosse venete e sui sequestri di persona, negli anni Novanta sui reati di Tangentopoli. È stato consulente della commissione parlamentare per il terrorismo e presidente della commissione ministeriale per la riforma del codice penale. Procuratore aggiunto della Repubblica a Venezia, si è occupato di reati economici e di corruzione. Ha collaborato con numerose riviste giuridiche e quotidiani, tra cui, ancora oggi, Il Messaggero, Il Mattino e Il Gazzettino. Sensibile alle riforme giudiziarie, ha scritto per Guerini e Associati Giustizia (1997), Emergenza giustizia (1999) e, con Giuliano Pisapia, In attesa di giustizia (2010).

 

 




Arrivano i barbari – Davide Giacalone

Sono arrivati, i barbari. Sono fra noi. Ma chi sono? L’imbarbarimento è stato lungamente incubato, anche da quanti oggi lo subiscono. Non è l’invasione di questo o quel Paese, ma un sentimento diffuso, capace di scuotere le democrazie occidentali. Nato al loro interno. Allevato da una falsa, ma continua e vincente rappresentazione della realtà. Concimato da risentimenti che ciascuno coltiva verso altri, dalla convinzione che a ciascuno sia stato tolto qualche cosa e si abbia diritto ad avere di più. Dalla certezza che peggio di così non si potrebbe andare, che è poi il modo migliore per finire male. Troppo facile dire: i barbari sono questi o quelli. Invece le tracce d’imbarbarimento si vedono nella vita di ogni giorno, non solo nella sua rappresentazione collettiva o istituzionale.

Nella convinzione che esistano diritti e non doveri. Che siano lecite le pretese e da scansarsi le responsabilità. Che sia possibile cercare il meglio senza riconoscere il bene e il benessere in cui si vive. Pagine che faranno arrabbiare molti. Urticanti e fastidiose. Contro il vento luogocomunista, lontane dalla bubbola sovranista. Utili solo se aiuteranno a vederli, i barbari. Magari allo specchio.

Davide Giacalone, libero professionista ed editorialista per Rtl 102.5.

Con Rubbettino ha pubblicato: Diario civile (2005), Razza corsero (2004), L’Italia come bugia (2003), Digiradio (2003), Non stop Views (2007), Una voce alla radio (2008), Good moming Italia! (2009), Terza Repubblica (2010), Sveglia! (2011), L’Italia dei 1000 innovatori (con A. Cianci 2011), Rimettiamo in moto l’Italia (2013), Senza paura (2014), Sindrome Calimero (2015), Viva l’Europa viva (2017) e RiCostituente (2018).

 

 




Controstoria della Repubblica di Massimo Teodori

L’improvviso successo del nazionalpopulismo in Italia ha le sue radici nella storia politica del Paese, che questo libro ricostruisce, dalla Costituente a oggi, con particolare attenzione alle forze che più hanno difeso lo Stato di diritto, il parlamento e i diritti individuali: i democratici occidentali, liberali, socialisti e laici. Massimo Teodori confuta la tesi, spesso difesa con approssimazione, che comunisti e cattolici siano stati gli unici pilastri dell’Italia repubblicana, mostrando come proprio dal loro seno siano nati anche populismi e nazionalismi; l’antipolitica oggi al potere affonda le radici nel giustizialismo che liquidò la “prima Repubblica”, causando la fine degli storici partiti democratici e socialisti che più avevano presidiato la liberaldemocrazia in Italia. Un libro controcorrente che con una vasta e rigorosa documentazione, poco conosciuta, libera il campo da molti luoghi comuni, indispensabile per capire il nostro passato e interrogarci sulle possibili evoluzioni autoritarie del nostro futuro. Postfazione di Giuliano Ferrara.




Chiudete Internet, una modesta proposta – Cristian Rocca

È uscito per l’editore Marsilio un libro di Christian Rocca – giornalista, oggi collaboratore della Stampa, già al Foglio e al Sole 24 Ore, per cui ha diretto il mensile IL – intitolato Chiudete Internet, che riprende ed estende un tema che Rocca aveva ospitato in un numero del magazine IL quando ne era direttore. Il titolo è, per ammissione iniziale dello stesso autore, una forzatura di comunicazione, rispetto alla tesi generale: “Chiudete Internet però rendeva meglio, allora come oggi, di Fate pagare Internet, in ogni caso il cuore di quella copertina e di questo libro è l’urgenza e la necessità di cambiare il modello di business della Rete al fine di salvaguardare la società aperta”. Tesi che arriva dopo diverse analisi su dove ci troviamo e come ci siamo arrivati, come nel capitolo sul “Populismo del ’93

Marsilio Editore




Per introdurre il tempo fisico nella logica della matematica e delle strutture istituzionali – Raffaello Morelli

Nel mio libro “Le domande ultime e il conoscere nella convivenza ovvero fuori dal tempo e dentro al tempo” sostengo la necessità che il progredire matematico, per essere più capace di trattare concetti e individualità immersi nel tempo fisico (TEF), includa il più possibile nella propria struttura l’irreversibilità del TEF.

Restando ad oggi ignoto (per quel che ne so) quanto sia pro- fondo l’essere calati nel tempo e in particolare nell’attimo pre- sente, è intanto opportuno, per cominciare, sforzarsi di rappresentare alcune caratteristiche note del TEF, anche se ancora non si arriva a quella del “trascinamento” propulsivo di tutte le cose. Pertanto, nel mio libro, ho precisato una terminologia coerente con la questione del TEF e poi ho ipotizzato alcuni primi passi.

Il significato con cui uso il termine “astrarre” lo ho descritto con queste parole. L’astrarre è un’attività basilare di ciascuno di noi in rapporto con il mondo materiale esterno a noi: significa osservare e cercare di comprendere criticamente le relazioni degli esseri viventi (in particolare quelli umani) con ciò che li circonda, le relazioni degli oggetti tra di loro, le interrelazioni reciproche tra esseri viventi ed umani. Nel fare tutto ciò, si attiva la riflessione interiore del cervello. Questa riflessione innescata dall’astrarre si svolge sì in via autonoma secondo le caratteristiche attitudinali della persona, però non può mai prescinde dal considerare che ogni risultato mentale, derivato dall’astrarre d’avvio, è soggetto anch’esso, nelle sue conclusioni, ad una nuova e continuata prova dei fatti. L’assoggettarsi di continuo alla prova dei fatti è invece un carattere che, nella pratica, può non far parte di una eventuale teoria elaborata dalla mente, in via spontanea o a seguito di osservazioni.

Fin qui le parole di allora. In aggiunta, desidero rimarcare che nel linguaggio corrente, non solo al concetto di astratto si attribuisce un significato contrario (cosa non connessa al reale) ma addirittura si dà al concetto di teoria (che per definizione è libera elaborazione della mente a prescindere dal reale), il ruolo di punto di riferimento per l’agire, pur distinguendola dalla pratica. Questo uso terminologico capovolto rispetto alla logica e alla natura delle connessioni delle cose nel mondo, è un chiaro esempio di quanto sia radicata una concezione del mondo fon- data non sui fatti bensì su quello che gli umani ritengono debbano essere i fatti (in base ad ogni tipo di motivazione o credo). Naturalmente, continuerò ad utilizzare il termine astrarre come ho descritto sopra.

Nel mio primo libro, ho poi definito il tempo teorico della matematica tradizionale, TET, come quello concepito per apparire analogo al passare del tempo nel mondo fisico ma che, diversamente dal tempo fisico, è bidirezionale, reversibile (per cui non influenza le cose concrete “trascinandole” con sé) e neppure è correlato con lo svilupparsi della vita, peculiare del TEF.

Giunti a questo punto, prima di affrontare la questione TEF nella matematica, ritengo opportuno fare fin d’ora due osservazioni, una di tipo procedurale e una di struttura. La prima osservazione, procedurale, è che, per fare dei passi in modo più compiuto verso la questione TEF nella matematica, penso sia bene riflettere ulteriormente sui guasti indotti dall’uso del- la matematica con (TET) il tempo fisico, una matematica che nei secoli ha dato grandissimi contributi conoscitivi ma di cui è ormai innegabile il grave limite di essere estranea al TEF (è il motivo per il quale ho pensato alla matematica in grado di aprirsi in parte alle caratteristiche del TEF, che chiamo matematica temporalizzata, cioè matTEFparz). Da questa riflessione inizierà il libro presente. L’altra osservazione – assai rilevante, come vedremo trattandola nella seconda parte di questo libro – è cogliere che la necessità di introdurre il tempo fisico nella matematica, non si limita alla matematica ma insieme induce a ripensare molti strumenti logico-culturali utilizzati dalla notte dei tempi per affrontare quotidianamente i modi di convivere nella società e nell’ambiente. Anche questi strumenti sono stati concepiti estranei al tempo fisico (scelta comprensibile considerate le conoscenze in materia allora enormemente inferiori) mentre secondo me non possono affatto prescindervi, dato che la vita non può prescindere dal tempo.

 

EDIZIONI ETS




Le domande ultime e il conoscere nella convivenza – Raffaello Morelli

Perché il porsi domande ultime è una strada sterile e depistante per conoscere? Questo libro, guardando ai passaggi della scienza nei secoli, sostiene che l’ulteriore sviluppo della conoscenza non può eludere il tentativo di inglobare nei nostri strumenti descrittivi del mondo il tempo fisico, irreversibile e trascinante.

Finora la conoscenza, seppure meno negli ultimi tempi, ha avuto l’ossessione millenaria di operare su modelli del reale statici e su aspirazioni all’eterno, anche nel governare la convivenza.

La tesi del libro è che l’ossessione va abbandonata poiché il mondo in cui viviamo è impastato nel tempo e non si può conoscere di più cercando di conoscere tutto per sempre a costo di negare il tempo fisico nella strumentazione usata. Altrettanto non si può governare la convivenza con le utopie e gli illusori programmi di natura ideologica o religiosa avulsi dal passare del tempo.

 

Raffaello Morelli riflette sulla necessità di divenire consapevoli della profonda relazione tra diversità dei cittadini, libertà individuale, esercizio del senso critico, capacità di conoscere e procedere incessante del tempo fisico.

 

EDIZIONI ETS




Pietre di Antonio Pileggi – Una Vita Tranquilla di Rossella Pace

Pietre di Antonio Pileggi

 

“Gli scritti contenuti in questo libro affrontano vari scenari, dal rogo dei libri” … “ai pericoli di ‘denutrizione culturale’ nel nostro Paese; dall’apartheid della mensa per i bambini poveri nella scuola di Adro, ai guasti dello ‘spoil system’ all’italiana per l’etica della responsabilità”…

“Le parole taglienti, appassionate, colte, amabili di Antonio Pileggi sono come pietre, ma – come osserva l’autore nell’introduzione – non sono pietre lanciate contro qualcuno. Sono pietre da usare per costruire un ponte fra passato, presente e futuro. Ed io aggiungo sono anche uno strumento attraverso il quale una generazione trasmette il suo lascito di sapienza alle generazioni future” … “Questo ponte per noi tutti ha un’importanza fondamentale perché senza passato (anche prossimo) non v’è futuro.”

Dalla postfazione di Domenico Gallo

 

Da store.rubbettino.it

 

 

 

 

Una Vita Tranquilla di Rossella Pace

 

La Resistenza Liberale nelle memorie di Cristina Casana e gli attuali pericoli di una secessione strisciante e occulta (liberalismogobettiano.it)

 

Un bel libro, quello di Rossella Pace, che ha curato la pubblicazione delle memorie sulla Resistenza Liberale di Cristina Casana.

La presentazione del libro, pubblicato nel 2018 per i tipi di Rubbettino, è avvenuta il 5 Febbraio 2019 nell’Istituto Luigi Sturzo di Roma. Ne hanno discusso Luigi Compagna, Fausto Bertinotti, Antonello Folco Biagini, Eugenio Capozzi.

Il dibattito è stato molto interessante anche perché sono stati posti in luce il ruolo del protagonismo femminile di stampo liberale e il significativo coinvolgimento di molti esponenti dell’aristocrazia nella Resistenza.

Le memorie di Cristina Casana sono ricche di episodi importanti che hanno caratterizzato la Resistenza Liberale contro il fascismo e il nazismo. Anche i suoi incarichi, svolti a livello nazionale e internazionale nella seconda metà del ‘900, sono lo specchio del nuovo impegno delle Donne dopo l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana.

Fa bene Rossella Pace a porre l’accento sulla grave “dimenticanza”, anche storiografica, circa il ruolo svolto dai Liberali nella Resistenza. Testualmente, scrive: “Dimenticanza, questa, imputabile in parte alla letteratura scientifica, ma, anche e soprattutto, allo stesso Partito Liberale che non ha mai riconosciuto pienamente il contributo determinante di molte figure femminili a quella che Ercole Camurani in primis, definì la Resistenza Liberale: Non lagniamoci poi se l’antifascismo è stato monopolizzato da comunisti e azionisti quando noi siamo stati così cattivi custodi della memoria. Va sottolineato che immediatamente dopo la liberazione venne meno lo ‘spirito resistenziale’, e molti …preferirono tacere.”

“Lasciare la gloria a chi parlava a voce più alta” è stato non solo un errore, ma un modo per far venire meno lo spirito costituente e per cancellare la memoria di una pagina di storia molto importante e molto significativa.

Invero Rossella Pace auspica che la pubblicazione del suo libro possa essere di stimolo a riscrivere una nuova pagina della resistenza volta al recupero di una memoria comune del nostro recente passato.

Il diario di Cristina Casana è ricchissimo di episodi significativi e di nomi importanti, non solo dell’aristocrazia, tutti impegnati nella Resistenza. Spiega, in concreto e senza teorizzazioni, la motivazione profonda che teneva insieme, durante la lotta partigiana, le forze politiche nascenti dopo i disastri provocati dal fascismo. Ecco alcune parole significative: “Novedrate fu sede delle trasmissioni radio in aiuto ai partigiani, fu luogo di riunioni del governo clandestino dell’Alta Italia. Al di là dei credi politici o religiosi eravamo tutti uniti e solidali. Fu un periodo bellissimo, dove i pericoli non mancavano, ma l’entusiasmo e la gioventù li nascondevano in parte; restava la solidarietà …”

Nelle memorie di Cristina Casana, cattolica e liberale, ci sono tracce di episodi e personaggi, dal ruolo del comunista Dozza poi sindaco di Bologna, ai tanti aristocratici impegnati nella lotta partigiana, rimasti da troppo tempo nell’ombra della storiografia.

Sottolineo che nel diario di Cristina Casana non manca il ricordo della “rabbia ed il pianto alla nostra dichiarazione di guerra festeggiata con canti e bandiere da incoscienti nostri giovani conoscenti!”

Quando Cristina Casana annota gli episodi significativi della caduta di Mussolini e del come il capo del fascismo fosse stato messo dai tedeschi a capo della Repubblica di Salò, appare di tutta evidenza il grado e la consapevolezza dei tanti liberali impegnati nella “lotta clandestina: La Resistenza!”.

Da parte sua, Rossella Pace, nel curare il volume, rivolge ringraziamenti alle persone che hanno “seguito l’intera gestazione dell’opera”: Emma Cavallaro, Antonella Ciuffini, Luigi Compagna, Raffaella Della Bianca, Guido Levi, Cinzia Messori, Letizia Moratti, Stefano Parisi, Laura Pillotti, Florindo Rubbettino, Roberto Sciarrone, Maurizio Serio, Alessandro Vagnini, Eugenio Capozzi, Guido Lenzi Ercole Camurani, e Fabio Grassi Orsini. Alla memoria di quest’ultimo viene dedicato il libro che è stato stampato quando ormai Fabio Grassi Orsini ci aveva lasciato.

Faccio questa precisazione su Fabio Grassi Orsini perché sono rammaricato di non avere avuto il tempo di sviluppare con lui alcuni argomenti che gli stavano a cuore e che mi aveva anticipato lo scorso 22 giugno 2018 quando, in un evento presieduto da lui e da Luigi Compagna, ebbi modo di svolgere una relazione su “Salvatore Valitutti e la crisi dello Stato”. Relazione compresa nel mio libro[i] recentemente pubblicato da Rubbettino col titolo “Pietre”.

So che non è carino che io citi me medesimo e il mio libro in questa recensione. Ma mi preme sottolineare che nei nostri giorni caratterizzati da un presente senza memoria storica, stiamo assistendo ad uno strisciante e quasi occulto tentativo, fortemente influenzato dalla Lega, di pervenire all’approvazione della così detta “autonomia regionale differenziata”. Ciò sta accadendo mentre l’opinione pubblica viene distratta da tensioni crescenti con Paesi europei, a cominciare dalla Francia, e da una ineffabile propaganda razzista e xenofoba. Sono in tanti, e autorevoli, i costituzionalisti che ci avvertono su circostanze volte a determinare, nel giro di poche settimane, la mutazione forse irreversibile della nostra architettura istituzionale e la destrutturazione della nostra Repubblica. Solo per citarne uno, ricordo che recentemente il costituzionalista Massimo Villone, Presidente del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, ha affermato che “la secessione è strisciante e occulta”.

Al riguardo, oso sottolineare che l’unità d’Italia, voluta e costruita dai Liberali, debba ritrovare in questi giorni e nelle prossime settimane l’occasione di un nuovo impegno di tutti innanzi ai pericoli di una secessione non dichiarata ma attivata dal così detto “autonomismo differenziato”.

Ricordo, in proposito, la lotta intensa e non a lieto fine che fece il liberale Malagodi nella seconda metà del ‘900 contro la nascita in Italia dei carrozzoni regionali (i cui principali punti di critica hanno tutti trovato puntuali conferme nei decenni successivi). Ora i Liberali, capaci di saper dare risposte alle esigenze dei primi e degli ultimi, non possono restare in silenzio e, a mio avviso, debbono raccogliere i richiami dei costituzionalisti e dei soggetti che stanno mettendo a fuoco i pericoli di scelte conseguenti anche alla poco accorta, per non dire sciagurata, riforma del titolo quinto della Costituzione. Una riforma, quella del 2001, varata dall’Ulivo a stretta maggioranza delle Camere e poi confermata dal successivo referendum ex art. 138 con la “Casa delle Libertà” non impegnata ad opporsi. Furono prevalenti, in quella occasione, troppe indulgenze e troppe concessioni alle rivendicazioni della Lega che si inventò, fin dalla sua nascita, il culto del “Dio Po”.

di Antonio Pileggi, del 10 febbraio 2019

Da store.rubbettino.it