Luciano Pellicani

Cresciuto a Napoli con la madre separata, nel 1964 si laureò in scienze politiche all’università di Roma, con una tesi su Antonio Gramsci.

Proprio lavorando alla tesi, Pellicani, di famiglia tradizionalmente comunista, si convinse che «il comunismo non era una buona idea realizzata male. Era proprio un’idea sbagliata»[1], e abbracciò idee socialiste-riformiste. Dopo la laurea si recò in Spagna, dove studiò l’opera e il pensiero del sociologo José Ortega y Gasset, per proseguire gli studi sociologici in Francia. Tornato in Italia, cominciò ad insegnare all’Università di Urbino.

Nel 1976, dopo aver letto un articolo di Bettino Craxi, in cui il politico citava un saggio su Eduard Bernstein che Pellicani aveva scritto anni prima, Pellicani contattò il leader socialista, sancendo l’inizio di una collaborazione con il Partito Socialista Italiano. Intellettuale lontano dagli apparati di partito, Pellicani contribuì quasi esclusivamente inviando saggi e discorsi politici e, in seguito (dal 1985) dirigendo il periodico di area socialista Mondoperaio.

Alla dissoluzione del partito dopo Mani Pulite, decise di chiudere Mondoperaio. Riguardo all’inchiesta giudiziaria, in un’intervista ha dichiarato che, anche se le irregolarità erano presenti in tutti i partiti (eccetto il Partito Radicale), non poteva «perdonare al gruppo dirigente socialista di aver affogato nella corruzione le buone idee»[1].

Nel 1998 si avvicinò allo Socialisti Democratici Italiani (Sdi), dichiarando di voler rimanere di centrosinistra (pur lontano da posizioni massimaliste) e quindi rifiutandosi di emigrare, come molti ex socialisti fecero, in Forza Italia con Silvio Berlusconi[2]. Nello stesso anno, Mondoperaio riprese le pubblicazioni, sempre con Pellicani direttore.

Nel corso della manifestazione di Roma organizzata dall’Ulivo il 3 marzo 2002 Pellicani, il solo socialista presente tra i relatori in una delle sue rarissime apparizioni in piazza, fu duramente fischiato quando nel suo intervento attaccò la linea politica dei Girotondi e di Antonio Di Pietro[3].

È stato candidato senatore per la Rosa Nel Pugno alle elezioni politiche italiane del 2006, senza essere però eletto[4].

In tutti questi anni ha continuato a svolgere l’attività di docente presso l’Università LUISS[5] – dove è ordinario di sociologia politica e docente di antropologia culturale – e a pubblicare saggi, alcuni dei quali sono stati tradotti in varie lingue. Uno di essi, La genesi del capitalismo e le origini della modernità, è stato definito “un classico” dalla rivista statunitense Telos, ed è considerato un testo noto soprattutto per quanto riguarda la critica ad alcune tesi di Karl Marx e di Max Weber. È stato molto criticato il suo saggio, “Lenin e Hitler. I due volti del totalitarismo”, in cui Pellicani equipara appunto Lenin, leader della rivoluzione russa e del sovvertimento del regime zarista, e Adolf Hitler, führer del partito nazista, principale ideatore dell’Olocausto e più diretto responsabile della Seconda guerra mondiale.

Rare sono le apparizioni televisive di Pellicani, che è intervenuto sporadicamente all’interno della trasmissione Ballarò di Giovanni Floris, suo ex-allievo.