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	<title>Marco Cruciani, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Marco Cruciani, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Verso una legge elettorale EUROPEA. Sandro Gozi (Renew Europe) ci parla delle ultime novità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 17:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/verso-una-legge-elettorale-europea-sandro-gozi-renew-europe-ci-parla-delle-ultime-novita/">Verso una legge elettorale EUROPEA. Sandro Gozi (Renew Europe) ci parla delle ultime novità</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="951" height="535" src="https://www.youtube.com/embed/AbgFxUUhwT0" title="" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen="" class=""></iframe></p>
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		<title>In Fondazione Einaudi confronto tra Sisto e Maruotti (ANM) sulla riforma della Giustizia. Benedetto: “Al referendum costituiremo il Comitato per il sì”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 11:44:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi si è consumato ieri sera un interessante confronto, senza esclusione di colpi, tra il governo e l’Associazione Nazionale Magistrati sulla riforma della giustizia in discussione in queste ore al Senato. A sfidarsi, con tanto di guantoni da boxe sul tavolo dei relatori, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi si è consumato ieri sera un interessante confronto, senza esclusione di colpi, tra il governo e l’Associazione Nazionale Magistrati sulla riforma della giustizia in discussione in queste ore al Senato. A sfidarsi, con tanto di guantoni da boxe sul tavolo dei relatori, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto e il segretario generale dell’Anm, Rocco Gustavo Maruotti. I due si sono ritrovati fianco a fianco in occasione della presentazione del libro “A cosa serve il ricordo” del Sostituto Procuratore della Repubblica di Patti, Andrea Apollonio, un volume che raccoglie i discorsi pronunciati dai presidenti della Repubblica in occasione del plenum del Consiglio Superiore della Magistratura per commemorare i magistrati vittime di mafia e terrorismo.</p>
<p>“Il Csm”, ha detto Maruotti aprendo il confronto moderato dall’avvocato Giuseppina Rubinetti, “serve a favorire l&#8217;autonomia e l&#8217;indipendenza della magistratura. Oggi, creandone due, lo si modifica cercando di indebolirlo e lo si delegittima”. Il fatto di prevedere, ha aggiunto, “l&#8217;estrazione a sorte di un organismo di rilevanza costituzionale presieduto dal Capo dello Stato dovrebbe stupire, perché affidare al caso la selezione dei magistrati è in totale contrasto con la visione pluralistica che la Costituzione ha per tutti gli organismi di rilevanza costituzionale. E poi la sorte è cieca”. Questa riforma, sostiene Maruotti, “non serve a migliore l&#8217;efficienza della giustizia e non serve a separare le carriere, che sono già separate, ma serve solo a riformare il Csm. Se si vuole veramente far funzionare la giustizia, invece di perdere tempo con questa riforma”, servono interventi realmente efficaci come, ad esempio, “aumentare le piante organiche”.</p>
<p>&#8220;Questo governo”, ha risposto il viceministro Sisto, “gode del consenso dei cittadini e ha un programma che ha sempre previsto la separazione delle carriere, è dunque naturale che si raggiunga un obiettivo promesso in campagna elettorale”. Riferendosi al sorteggio per i membri del CSM, ha poi aggiunto: “Quando le correnti diventano cordate non vanno bene. Intendo quando gestiscono dal punto di vista politico le nomine, la disciplina, e una serie di circostanze che i libri di Palamara hanno messo nelle condizioni anche il pubblico più minuto di poter percepire nella loro gravità. Vogliamo che questi fenomeni siano mantenuti o vogliamo fare qualcosa per evitare che si perpetrino? Ciò che è accaduto, o abbiamo percepito, sembra non sia mai esistito”.</p>
<p>Una cosa è già certa, ha detto il presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto, da sempre grande sostenitore della separazione delle carriere dei magistrati, “appena il parlamento approverà in doppia lettura il disegno di legge Nordio, l’Anm costituirà il Comitato per il No alla riforma mentre noi della Fondazione Einaudi metteremo in piedi quello per il sì”.</p>
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		<title>Presentato in Fondazione Einaudi lo studio “Scrittura a mano vs digitazione: chi vince la battaglia” </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 17:25:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella sede della Fondazione Luigi Einaudi è stato presentato questa sera lo studio “Le neuroscienze dietro la scrittura: scrittura a mano contro scrittura digitale”, realizzato dal Dipartimento di Neuroscienze del Policlinico universitario Gemelli in collaborazione con l’Osservatorio Carta, Penna &#38; Digitale della Fondazione Luigi Einaudi, e recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Life. Hanno partecipato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella sede della Fondazione Luigi Einaudi è stato presentato questa sera lo studio “Le neuroscienze dietro la scrittura: scrittura a mano contro scrittura digitale”, realizzato dal Dipartimento di Neuroscienze del Policlinico universitario Gemelli in collaborazione con l’Osservatorio Carta, Penna &amp; Digitale della Fondazione Luigi Einaudi, e recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Life. Hanno partecipato all’evento il direttore dell’Osservatorio Carta, Penna &amp; Digitale, Andrea Cangini, i professori Eugenio Maria Mercuri e Gabriele Siani, la dottoressa Marianna Mazza e il dottor Giuseppe Marano.</p>
<p>Con l’obiettivo di indagare i meccanismi neurali alla base della scrittura a mano in corsivo e della digitazione, il paper, coordinato dal professor Mercuri e da un gruppo di ricercatori del Policlinico Gemelli, ha esaminato numerosi studi di neuroimaging già effettuati su campioni di adulti impegnati nelle due differenti attività. Dai risultati emerge che mentre digitare attiva prevalentemente le regioni motorie associate ai movimenti ripetitivi delle dita e all’elaborazione visiva, mentre scrivere a mano coinvolge le regioni del cervello responsabili della pianificazione motoria e le aree coinvolte nell’elaborazione visiva e linguistica, compresa l’area visiva della forma di parola e la corteccia motoria primaria. Tradotto: scrivere a mano rafforza la memoria e l’apprendimento, favorisce l’articolazione del pensiero e la creatività, stimola il cervello a collegare le attività motorie e i processi cognitivi, rafforza l’identità di chi scrive e promuovono lo sviluppo dell’autocontrollo. Lo studio sottolinea anche il ruolo cruciale della scrittura manuale nei processi educativi, soprattutto nei bambini. &#8220;Alla luce di queste prove”, si legge, “gli educatori e i politici dovrebbero considerare la possibilità di dare priorità all&#8217;insegnamento della scrittura a mano nei programmi scolastici”.</p>
<p>In un’epoca in cui si scrive sempre più su tastiera, ha sottolineato Andrea Cangini, “il nostro è solo l’ultimo, in ordine cronologico, di numerosi studi scientifici che invitano mantenere vive buone pratiche come la scrittura a mano in corsivo e la lettura su carta. Non si tratta di nostalgia, ma di neuroscienze. Nell’era del digitale, riscoprire la scrittura a mano, valorizzandola, è fondamentale per consegnare ai cittadini, giovani e meno giovani, una risorsa preziosa per sviluppare a pieno le loro facoltà cognitive”. Integrare, dunque, la ricchezza multisensoriale della scrittura manuale con la rapidità e l’innovazione della scrittura digitale.</p>
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		<title>Venezuela, a Urrutia il Premio Einaudi 2025. L’appello a Meloni della Fondazione Einaudi: “Riportiamo a casa Alberto Trentini”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 17:48:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Questo premio incarna i valori più profondi dell’Occidente, fondati sul principio della libertà individuale, ed è il riconoscimento della lotta instancabile del popolo venezuelano che non si arrende mai, che ama la libertà e che, di fronte all&#8217;uso sistematico della violenza da parte del regime di Maduro, persiste nel costruire una forza civica basata sulla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Questo premio incarna i valori più profondi dell’Occidente, fondati sul principio della libertà individuale, ed è il riconoscimento della lotta instancabile del popolo venezuelano che non si arrende mai, che ama la libertà e che, di fronte all&#8217;uso sistematico della violenza da parte del regime di Maduro, persiste nel costruire una forza civica basata sulla ragione. Ho l&#8217;onore di riceverlo, ma lo dedico al nostro popolo e ai nostri prigionieri politici”. È quanto ha detto il presidente eletto del Venezuela, ma costretto all’esilio dalla giunta Maduro, Edmundo Gonzalez Urrutia, ricevendo il Premio Einaudi 2025 promosso annualmente dalla Fondazione Luigi Einaudi.</p>
<p>In Venezuela, ha sottolineato, “dal 2014 sono stati effettuati 18mila arresti arbitrari per motivi politici”, tra questi anche il genero di Urrutia. “In questo momento nel nostro Paese si contano ben 927 prigionieri politici, 82 dei quali stranieri di cui 62 in possesso di cittadinanza di Paesi dell’Unione europea. È il caso di Alberto Trentini, uno dei sette italiani costretti al carcere in Venezuela, privato della libertà senza motivo”. Oggi, ha concluso Urrutia, “tutti concordano sul fatto che Maduro stia praticando terrorismo di Stato”.</p>
<p>Quest’anno, ha detto il presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto, “vogliamo dedicare il Premio Einaudi proprio ad Alberto Trentini, un nostro giovane connazionale recluso da più di sette mesi in un penitenziario di Caracas, in Venezuela, senza alcuna imputazione formale. Faccio mio l’appello che la mamma di Alberto ha rivolto nei giorni al governo e ai giornalisti: non smettiamo di parlare di Alberto Trentini finché non verrà riportato a casa”.</p>
<p>Conferire il Premio Einaudi al presidente Urrutia, ha spiegato il segretario generale della Fondazione Einaudi, Andrea Cangini, “significa ricordare a noi stessi e al mondo che la libertà, il pluralismo e la democrazia sono beni deperibili: se non torneremo a considerarli principi incomprimibili, rischiamo di riscoprirne il valore solo quando non ne potremo più disporre. E allora sarà, evidentemente, troppo tardi”.</p>

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		<title>La Fondazione Einaudi presenta il paper “Difesa, l’industria necessaria”. Crosetto: “La grande sfida è sulla tecnologia. Userei fondi europei”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 16:55:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Oggi lo scontro non è tra Occidente e Russia, ma tra Stati Uniti e Cina che si sfidano sulla capacità di sviluppare nuove tecnologie: dall&#8217;intelligenza artificiale ai supercomputer, dai computer quantistici al cyber, fino alla sfida tecnologica per lo spazio e i fondali marini”. È quanto ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Oggi lo scontro non è tra Occidente e Russia, ma tra Stati Uniti e Cina che si sfidano sulla capacità di sviluppare nuove tecnologie: dall&#8217;intelligenza artificiale ai supercomputer, dai computer quantistici al cyber, fino alla sfida tecnologica per lo spazio e i fondali marini”. È quanto ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, al convegno della Fondazione Luigi Einaudi promosso per presentare il paper Difesa, l’industria necessaria. “Da decenni l’Occidente subisce, senza combatterla, una guerra di disinformazione e cyber-attacchi senza accorgersene e senza reagire”, ha aggiunto. Oggi, sottolinea, “è importante ricreare una cultura della difesa da tutti i punti di vista, non solo quello difensivo classico e di protezione dei nostri interessi, ma anche come costruzione di un presupposto tecnologico per una seconda rivoluzione industriale per il nostro comparto”. E sulla possibilità di sfruttare i fondi europei per la Difesa, è certo: “Safe andrebbe utilizzato”.</p>
<p>Durante l’evento il professor Alberto Pagani, docente all’università di Bologna, ha illustrato lo studio che ha curato per conto della Fondazione Einaudi. Dal documento emerge che investire nell’industria della Difesa è necessario sia per garantire al nostro Paese, e all’Unione europea, sicurezza e capacità di deterrenza, sia produrre, attraverso la ricerca scientifica, innovazioni tecnologiche a “doppio uso” (internet, sistemi GPS e così via) che generano sviluppo economico e mettono il sistema Paese nelle condizioni di competere con giganti come Stati Uniti e Cina. Progetti che soddisfano sia le esigenze militari che civili, massimizzando l’efficienza degli investimenti. “Il valore dell’industria della difesa italiana si stima si aggiri intorno ai 16 miliardi di euro. Un comparto caratterizzato da lunghe catene di fornitura che in Italia dà lavoro a 50mila operatori diretti, che diventano 159mila se si considera l’indotto”, si legge nello studio.</p>
<p>Per il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, “sul piano politico oggi l’obiettivo è rilanciare una nuova prospettiva strategica nel quadro della Nato”. E ha poi aggiunto: “Parlare di autonomia strategica europea senza parlare di investimenti in Difesa, di industria della Difesa, soprattutto tecnologica, è parlare di nulla”.</p>
<p>I DATI &#8211; Il sondaggio “Il concetto di sicurezza tra gli italiani: percezione e declinazioni”, condotto da Euromedia Research e illustrato da Alessandra Ghisleri rileva che complessivamente il 64,8% degli intervistati ritiene che il nostro Paese faccia bene a investire nel comparto difesa e debba mantenere l’attuale livello di spesa (33,4%) o mettere piu risorse (31,4%). Solo il 23% è contrario e spenderebbe meno. L’86,7% del campione associa alla parola “Difesa” il concetto di “Prevenzione e sicurezza”, il restante 13,3% quello di “Lotta e combattimento”. Emerge inoltre che il 68,3% è favorevole a una politica comune di difesa e sicurezza tra gli altri Stati membri dell’Ue, mentre il 13,3% non sa rispondere alla domanda, così come oltre il 40% degli intervistati non conosce la NATO (4,7%) o non sa spiegare correttamente cosa sia (35,6%).</p>
<p>Anche a fronte di questi dati, il segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi, Andrea Cangini, ha dato vita a un confronto con i direttori del TgLa7 e di Huffington Post Italia, Enrico Mentana e Mattia Feltri, sulla necessità, in una fase storica caratterizzata da fake news e disinformazione, di formare un’opinione pubblica consapevole quando si parla di difesa. Entrambi i direttori sono stati concordi sulla necessità che, insieme alla politica, oggi anche i media debbano fare la loro parte. “Abbiamo presentato questo paper cercando di chiarire come dagli investimenti nella difesa dipendano il ruolo internazionale dell’Italia, la pacifica garanzia delle nostre libertà, lo sviluppo tecnologico delle nostre aziende”, ha detto Cangini. “La Fondazione Einaudi continuerà a fare la sua parte per formare su questi temi un’opinione pubblica consapevole, ne va della qualità della nostra democrazia”.</p>
<p>Sull’argomento è tornato anche il ministro Crosetto. “Ho chiesto al capo di Stato maggiore della Difesa di farmi un quadro reale delle minacce e dello stato attuale della nostra difesa”, ha detto, “quando l&#8217;avrò, chiamerò tutti i leader politici del Paese e li informerò, in modo che non possano dire &#8216;non sapevo&#8217;. Dal giorno dopo, quando ciascuno di loro parlerà, lo farà sapendo le stesse cose che so io”.</p>
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		<title>Difendere scrittura a mano e lettura su carta: si muove il Parlamento</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/difendere-scrittura-a-mano-e-lettura-su-carta-si-muove-il-parlamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2025 11:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Istituire una settimana nazionale della scrittura a mano e promuovere la lettura su libri cartacei nelle scuole. Sono le proposte legislative promosse dall’intergruppo parlamentare nato lo scorso ottobre, su impulso dell’Osservatorio Carta, Penna &#38; Digitale della Fondazione Luigi Einaudi, proprio in difesa di queste buone pratiche ritenute dai neurologi la “medicina” più efficace per curare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Istituire una settimana nazionale della scrittura a mano e promuovere la lettura su libri cartacei nelle scuole. Sono le proposte legislative promosse dall’intergruppo parlamentare nato lo scorso ottobre, su impulso dell’Osservatorio Carta, Penna &amp; Digitale della Fondazione Luigi Einaudi, proprio in difesa di queste buone pratiche ritenute dai neurologi la “medicina” più efficace per curare gli effetti del deterioramento cerebrale che l’abuso di smartphone determina nei giovani. A illustrarle, questa mattina al Senato, sono stati i parlamentari Lavinia Mennuni e Monica Ciaburro, il direttore dell’Osservatorio Carta, Penna &amp; Digitale, Andrea Cangini, il neurologo Pierluigi Brustenghi e la grafologa Valeria Angelini.</p>
<p>“Lettura e scrittura su carta”, ha spiegato Brustenghi, “oltre a migliorare competenze linguistiche, memoria, attenzione, concentrazione e spirito critico, sono un’insostituibile ginnastica che consente di sviluppare a pieno le facoltà mentali. Non meno importanti sono i vantaggi sotto l&#8217;aspetto psicologico: giovani e adulti leggendo acquistano calma, limitano scatti d&#8217;ira e aggressività e sono meno ansiosi”. Oggi invece, ha sottolineato, “a causa dell’abuso che soprattutto i più giovani fanno dei dispositivi digitali, riscontriamo un gran numero di disturbi di carattere cognitivo gravi e di disturbi di carattere psichiatrico gravi. L’ospedale Bambino Gesù di Roma ha aumentato del 500% le consulenze neuro-psichiatriche in età evolutiva”.</p>
<p>La proposta di legge per l’istituzione di una “Settimana nazionale della scrittura a mano”, a prima firma della deputata Ciaburro, ha di recente terminato il suo iter in commissione Cultura alla Camera ed è ora pronta ad arrivare in aula. L’articolato stabilisce che l’iniziativa è fissata ogni anno a partire dal 15 gennaio, per valorizzare il corsivo e la calligrafia come strumenti fondamentali per lo sviluppo cognitivo e la conservazione della cultura italiana. Punta a costituire inoltre un Comitato nazionale, presso il Ministero della Cultura, per coordinare le attività che si terranno nell’ambito della settimana nazionale e preparare la candidatura della scrittura a mano in alfabeto latino come patrimonio Unesco. “Scrivere a mano”, ha sottolineato la grafologa Angelini, “è molto più di un semplice esercizio motorio, è un atto intimo, profondo, che ci connette con noi stessi e ci costringe a fermarci, a pensare prima di agire, e a dare forma a ciò intendiamo dire”.</p>
<p>È depositato invece al Senato il disegno di legge, presentato dalla senatrice Lavinia Mennuni, che mira a rafforzare la presenza delle biblioteche scolastiche e introduce un’ora settimanale obbligatoria di lettura su carta e calligrafia nelle scuole primarie. Il provvedimento prevede anche contributi pubblici per enti, associazioni e istituti scolastici che promuovano progetti di alfabetizzazione e sensibilizzazione sull’importanza della lettura tradizionale. “Dopo una prima fase di sensibilizzazione ora passiamo all’azione”, ha detto Cangini. “Le proposte di legge illustrate oggi puntano a porre un argine contro quello che per molti è il più grande problema del nostro tempo: l’abuso dei dispositivi digitali. Il fatto che i giovani scrivano sempre meno, ma digitino, e che leggano ormai solo su schermi, li sta portando a una progressiva perdita delle loro facoltà cognitive. Ben consapevoli delle grandi opportunità derivanti dal digitale, che però va governato, riscoprendo carta e penna non puntiamo a un ritorno al passato, ma a dare ai ragazzi gli strumenti per affrontare al meglio il futuro”.</p>
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		<title>Leggere per crescere. Così si contrasta il brain rot</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/leggere-per-crescere-cosi-si-contrasta-il-brain-rot/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 09:45:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carta e penna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“È necessario sviluppare una coscienza civica sul fenomeno dell’abuso del digitale e della conseguente incapacità di scrivere a mano che oggi riguarda tutti, ma che coinvolge soprattutto i più giovani. Penso che sul piano delle politiche pubbliche questo tema possa essere trattato in modo ancora più approfondito e con maggiore costanza. Per questo auspico che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“È necessario sviluppare una coscienza civica sul fenomeno dell’abuso del digitale e della conseguente incapacità di scrivere a mano che oggi riguarda tutti, ma che coinvolge soprattutto i più giovani. Penso che sul piano delle politiche pubbliche questo tema possa essere trattato in modo ancora più approfondito e con maggiore costanza. Per questo auspico che progetti come quello realizzato dall’Osservatorio Carta, Penna &amp; Digitale e dal Cepell possano uscire presto dalla fase sperimentale e diventare strutturali, coinvolgendo più istituzioni perché il tema in questione, è un tema di tutti”. Lo ha detto<strong> Rosanna Raineri</strong>, referente per le attività di comunicazione del Dipartimento per le Politiche della Famiglia della presidenza del Consiglio, che ieri ha partecipato a titolo personale al primo incontro del corso di formazione per insegnanti “Leggere per Crescere”, promosso dall’Osservatorio Carta Penna &amp; Digitale della Fondazione Luigi Einaudi e Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) del ministero della Cultura.</p>
<p>L’iniziativa, coordinata da <strong>Enrico Sbandi</strong>, nasce per contrastare il fenomeno del brain rot (“deterioramento celebrale”), causato dall’abuso che ormai giovani e meno giovani fanno dei dispositivi digitali e dalla dipendenza che ne deriva. Un fenomeno in costante crescita che determina il progressivo deterioramento delle facoltà cognitive, ovvero una minore capacità di memoria, di elaborare un ragionamento critico e di mantenere alta l’attenzione. “Leggere per crescere” è stato pensato, sostengono i promotori, per affrontare, nella scuola secondaria di primo grado, le problematiche legate alle difficoltà di apprendimento e ai disturbi del comportamento negli alunni e punta a offrire ai docenti gli strumenti per intervenire efficacemente con strategie didattiche mirate tese soprattutto a trasmette agli studenti l’importanza della scrittura a mano in corsivo e della lettura su carta.</p>
<p>“Ogni mattina”, ha detto la professoressa <strong>Chiara Baldovini</strong>, insegnante al liceo artistico Angelo Frammartino di Monterotondo, “ricordo a ciascun ragazzo della mia classe, terzo liceo, di esercitarsi a vivere il presente e a godersi il tempo del qui e ora, disintossicandosi dalle notifiche e ricercando nel contatto reale e nella relazione autentica il rilascio dopaminergico che deriva dall’avere lo smartphone in mano”. Da anni, infatti, sempre più studi scientifici confermano l’esistenza di una stretta correlazione tra l’uso eccessivo che i ragazzi fanno di smartphone, tablet e computer, anche in classe, e il calo del loro rendimento scolastico. “I ragazzi oggi sembrano non avere consapevolezza dei possibili danni che rischiano di provocare a se stessi facendo un uso eccessivo dello smartphone”, ha detto la professoressa <strong>Maria Corsi</strong>, che insegna lettere alle classi delle scuole medie dell’Istituto Borgoncini Duca. “In aula cerco di far scrivere sempre a mano i miei studenti e cerco di far in modo che adottino questo metodo anche per i compiti a casa. Preoccupa che molti ragazzi arrivino alle medie senza saper scrivere in corsivo. È un’abitudine che va ripresa fin dalle scuole elementari, dall’inizio del loro percorso scolastico”.</p>
<p>Il primo incontro del progetto, “Il cervello che legge: neurobiologia della lettura in età evolutiva”, curato dal neurologo<strong> Pierluigi Brustenghi</strong>, si è svolto all’Istituto Comprensivo Borgoncini Duca di Roma e ha visto la partecipazione di numerosi docenti di scuole della Capitale e della provincia. Il dottor Brustenghi, nella sua lezione, ha spiegato le differenze neurofisiologiche tra lettura su carta e lettura su schermo, ha parlato dell’impatto che i formati digitali hanno sulla memoria, sulla comprensione e sul pensiero critico, e degli effetti che un’esposizione precoce e prolungata ai dispositivi digitali ha sullo sviluppo cognitivo.</p>
<p>Per la professoressa <strong>Lucia Sabia</strong>, insegnante in una scuola media di Ottavia, a Roma, quella promossa dalla Fondazione Einaudi e dal Cepell è “un’ottima iniziativa perché è importante capire come contrastare il fenomeno dell’abuso del digitale in un momento, come quello attuale, nel quale i giovani sono totalmente assorbiti dagli strumenti elettronici”. Ciò che preoccupa, ha aggiunto, “è vedere i ragazzi sempre più in difficoltà quando devono scrivere, quando devono usare la fantasia e constatare che hanno un lessico sempre più povero. Per questo sono favorevole a fare esercizi di scrittura a mano e alla lettura su libri cartacei”.</p>
<p>I dati d’altronde sono eloquenti. Nell’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, del giugno 2024, emerge una crescita dei giovani affetti da una dipendenza da tecnologie digitali. Nel 2023, infatti, 49mila studenti (2%) riportano di essersi volontariamente isolati per un periodo di tempo superiore ai 6 mesi, senza andare a scuola, frequentare amici e conoscenti.</p>
<p>“Dopo una prima fase di denuncia, oggi passiamo per così dire all’azione”, ha detto il direttore dell’Osservatorio Carta, Penna &amp; Digitale, <strong>Andrea Cangini</strong>. “Confidiamo che questo corso, che oggi rappresenta un esperimento, diventi presto una regola e che possa essere riproposto su base nazionale. Il deterioramento celebrale è un grave problema che si affronta in tanti modi, scrivere a mano in corsivo e leggere su carta rappresentano certamente la cura più efficace, non solo perché consentono di comprendere meglio e meglio memorizzare quel che si scrive e si legge, ma soprattutto perché costituiscono la ‘ginnastica’ più utile per potenziare le capacità celebrali dell’individuo contenendo, di conseguenza, i danni determinati dall’abuso di smartphone”.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2025/03/leggere-per-crescere-cosi-si-contrasta-il-brain-rot/#content"><em><strong>Formiche.net </strong></em></a></p>
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		<title>Giovanni Malagodi, liberale europeo: la Fondazione Luigi Einaudi celebra in Senato il suo fondatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 17:56:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per trent’anni guida dei liberali italiani e per sedici, leader dei liberali europei: nella Sala Zuccari del Senato si è tenuto quest’oggi l’evento Giovanni Malagodi liberale europeo. Un convegno e una mostra con cui la la Fondazione Luigi Einaudi ha celebrato la figura del suo fondatore, storico statista liberale. “Malagodi è stato il Partito liberale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per trent’anni guida dei liberali italiani e per sedici, leader dei liberali europei: nella Sala Zuccari del Senato si è tenuto quest’oggi l’evento <em>Giovanni Malagodi liberale europeo</em>. Un convegno e una mostra con cui la la Fondazione Luigi Einaudi ha celebrato la figura del suo fondatore, storico statista liberale. “Malagodi è stato il Partito liberale italiano”, racconta il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, “ha rappresentato con autorevolezza i liberali in Italia, nel PLI dalla meta degli anni ’50 fino alla morte nel 1991, e all’estero. A lungo è stato il leader incontrastato dell’Internazionale liberale, l’associazione che riuniva tutti i partiti liberali dell’epoca. Sotto la sua guida, il Pli fu tra i fondatori di Eld – antesignano di Alde, il gruppo politico europeo di riferimento dei partiti liberali – con la Dichiarazione di Stoccarda del 26 marzo 1976”.</p>
<p>Malagodi nasce a Londra nel 1904. Si laurea in giurisprudenza all’università La Sapienza di Roma nel 1926 con Gaetano Mosca, con una tesi di filosofia del diritto sulle ideologie politiche che Benedetto Croce farà pubblicare due anni dopo dall’editore Laterza. Sotto l’ala del brillante banchiere Raffaele Mattioli, sceglie di intraprendere la carriera bancaria per studiare le tematiche economiche. Si forma nella Banca Commerciale Italiana per poi lavorare a Buenos Aires, Berlino, Parigi, Roma e Milano. Nel 1953 si iscrive al Partito liberale italiano, l’anno dopo ne diventa segretario e lo guiderà per oltre trent’anni. Parlamentare di lungo corso, ministro del Tesoro durante il secondo governo Andreotti e presidente del Senato nel 1987. Rifiutò le cariche di membro della Comunità economica del carbone e dell’acciaio e di Segretario generale della Nato. Parlava sei lingue, l’ultima, il russo, iniziò a studiarla ad ottant’anni.</p>
<p>“Ai nostri occhi era un uomo capace di proporre un’alternativa liberale. Simbolo di un liberalismo critico disponibile a convivere con gli altri, capace di stringere alleanze”, ha detto Giuliano Urbani, già ministro dei Beni culturali e della Funzione pubblica, che ha mosso i suoi primi passi in politica proprio nel Partito liberale. “Il ricordo più significativo che ho di lui? Mi chiese in modo pressante di prendere il suo testimone nel partito. La cosa mi riempì di orgoglio, ma in quella fase della mia vita, avevo appena avuto un figlio, scelsi di rifiutare. Avevo bisogno di fare altro, la politica come professione non mi piaceva. Ci rimase male, ma capì”.</p>
<p>Il professor Luca Anselmi, storico dirigente del PLI, ha ricordato: “Da un punto di vista intellettuale lanciò una nuova idea di liberalismo e divenne subito un punto di riferimento in Italia e in Europa”, mentre per il direttore de La Ragione Davide Giacalone: “Malagodi è sempre stato mosso dalla forza delle idee, convinto che la sorte dell’Italia libera fosse legata alla sorte dell’Europa”. Il professor Gerardo Nicolosi, Università di Siena, ha scelto di raccontare la figura dello statista attraverso la sua attività nella rivista La Tribuna, “testata liberale con intenti profondamente riformistici di cui Malagodi è stato promotore nel 1956 a Milano, e organizzatore”, ha detto. “L’Italia a cui guardava la rivista malagodiana non era affatto quel paese retrogrado, provinciale e conservatore così come descritto dai ‘cugini’ del Mondo”, con cui spesso vi era una diversità di vedute, “ma si rivolgeva al ceto medio produttivo”. Le sue pagine, ha sottolineato il professore, “meritano di essere digitalizzare e divulgate”, invito subito raccolto dal segretario generale della Fondazione Einaudi, Andrea Cangini, che a tal proposito ha parlato di “lavoro di digitalizzazione della rivista imminente”.</p>
<p>Guidati dal curatore Leonardo Musci, archivista della Fondazione Einaudi, al termine del convegno i presenti hanno visitato la mostra allestita all’esterno della sala. Con documenti inediti, fotografie, manoscritti e lettere scambiate con i principali leader internazionali di quegli anni, la mostra ripercorre i passaggi fondamentali della vita di Malagodi: dall’influenza del padre Olindo in età giovanile agli anni della formazione, dalla carriera professionale a quella politica.<br />
“In Giovanni Malagodi, uomo di raro spessore intellettuale e di vastissima esperienza professionale, troviamo tutti i punti fermi del metodo liberale enunciato e praticato da Luigi Einaudi”, dice il segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi, Andrea Cangini. “Il primo è senz’altro il realismo. ‘Per agire politicamente bisogna sporcarsi le mani: noi non vogliamo avere le mani sporche né di sangue, né di denaro, ma sporche di terra cioè di realtà’, scrisse Malagodi. E lo scrisse rivendicando l’esigenza di una politica ragionata, cosciente e coerente, di cornice istituzionale e di azione pubblica conforme alle necessità intime di un mercato libero e di una società aperta”.</p>
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		<title>La Fondazione Einaudi presenta un rapporto sull’Intelligenza artificiale. Nordio: “Bilanciare diritti e opportunità”</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-fondazione-einaudi-presenta-un-rapporto-sullintelligenza-artificiale-nordio-bilanciare-diritti-e-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 16:50:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“L&#8217;avvento dell’intelligenza artificiale segna un cambio epocale nella storia dell&#8217;umanità, una rivoluzione che può essere paragonata ai caratteri mobili di Gutenberg”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenendo in video durante il convegno “Le sfide dell’intelligenza artificiale”, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi che a questo tema ha dedicato uno studio presentato quest’oggi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“L&#8217;avvento dell’intelligenza artificiale segna un cambio epocale nella storia dell&#8217;umanità, una rivoluzione che può essere paragonata ai caratteri mobili di Gutenberg”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenendo in video durante il convegno “Le sfide dell’intelligenza artificiale”, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi che a questo tema ha dedicato uno studio presentato quest’oggi dal professor Giovanni Guzzetta. &#8220;L&#8217;AI avrà impatti trasversali sulla vita di tutti noi, per questo, come suggerisce lo studio della Fondazione Einaudi, è bene introdurre nuove competenze trasversali nelle Autorità di regolamentazione per poter attuare un bilanciamento tra diritti e le opportunità sociali ed economiche che sono offerte dalla tecnologia”, osserva il ministro.</p>
<p>Il rapporto della Fondazione Einaudi affronta le sfide della regolazione dell’intelligenza artificiale rispetto alla tutela dei diritti fondamentali. Emerge che l’approccio normativo prevalente pone i diritti fondamentali essenzialmente come “potenziali vittime” dell’intelligenza artificiale e si preoccupa giustamente di tutelarli. Molto più carente però è la preoccupazione di valorizzare quei diritti fondamentali che dall’utilizzo dell’IA verrebbero potenziati, definiti ‘diritti digitali’. “Questo squilibrio va superato”, ha spiegato Guzzetta, “è necessario un nuovo paradigma che valorizzi anche la promozione dei diritti ‘potenziati’ dall’AI. Ciò necessita una sensibile correzione della regolamentazione e l’affinamento delle tecniche di bilanciamento tra diritti ‘minacciati’ e diritti ‘digitali’. Anche la governance dei processi dev’essere conseguentemente modificata in modo tale da consentire che tale bilanciamento sia svolto correttamente e non sia squilibrato”.</p>
<p>Sul tema è intervenuto il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega all&#8217;Innovazione tecnologica, Alessio Butti che ha assicurato: “Il governo sta investendo con decisione sull’Intelligenza Artificiale, sia in termini economici che di posizionamento strategico, con l&#8217;obiettivo di arrivare a una regolamentazione chiara, in linea con l’AI Act, che garantisca un equilibrio tra sviluppo e tutela dei cittadini”. Il caso DeepSeek, ha aggiunto, “ci insegna che lo sviluppo dell’IA può essere più rapido e meno oneroso di quanto si creda, e l’Europa deve saper cogliere questa sfida con pragmatismo e visione&#8221;.</p>
<p>“L’AI è uno strumento di sviluppo, ma anche uno strumento da cui bisogna proteggersi e che aiuta a proteggere”, ha detto il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto. “Non può dunque avere un’unica forma di regolamentazione. Si pensi ad esempio alla scienza, alla medicina e alla giustizia”. Intervenendo nel dibattito la professoressa Giusella Finocchiaro ha detto: “L’eccesso regolatorio tutto è fuorché tutela dei diritti. Le imprese e i singoli cittadini hanno bisogno di un quadro normativo chiaro, semplice, comprensibile per poter programmare investimenti e azioni future. Non è esattamente questo ciò che sta accadendo”.</p>
<p>Per il segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi, Andrea Cangini, “lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è essenziale per garantire lo sviluppo dell’economia nazionale ed europea. Va perseguito salvaguardando i vecchi e i nuovi diritti individuali”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-fondazione-einaudi-presenta-un-rapporto-sullintelligenza-artificiale-nordio-bilanciare-diritti-e-opportunita/">La Fondazione Einaudi presenta un rapporto sull’Intelligenza artificiale. Nordio: “Bilanciare diritti e opportunità”</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Difendere Israele per difendere la libertà. In Fondazione Einaudi presentato &#8220;La nuova caccia all&#8217;ebreo&#8221;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/difendere-israele-per-difendere-la-liberta-in-fondazione-einaudi-presentato-la-nuova-caccia-allebreo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 19:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello della Sinagoga vandalizzata ieri a Bologna è stato solo l’ultimo episodio di antisemitismo che si è verificato in Occidente nell’ultimo anno, da quando il 7 ottobre del 2023 Hamas ha lanciato il pogrom contro Israele. Invece di mostrare solidarietà per il vile attacco, nelle strade e nelle università occidentali si sono moltiplicati atti di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/difendere-israele-per-difendere-la-liberta-in-fondazione-einaudi-presentato-la-nuova-caccia-allebreo/">Difendere Israele per difendere la libertà. In Fondazione Einaudi presentato &#8220;La nuova caccia all&#8217;ebreo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello della Sinagoga vandalizzata ieri a Bologna è stato solo l’ultimo episodio di antisemitismo che si è verificato in Occidente nell’ultimo anno, da quando il 7 ottobre del 2023 Hamas ha lanciato il pogrom contro Israele. Invece di mostrare solidarietà per il vile attacco, nelle strade e nelle università occidentali si sono moltiplicati atti di discriminazione e di violenza contro donne e uomini che hanno avuto l’unica “colpa” di essere ebrei. “La nuova caccia all’ebreo” è il titolo del nuovo libro di Pierluigi Battista, edito da LiberiLibri, presentato questa sera in Fondazione Luigi Einaudi. Un pamplet nel quale l’autore cerca di spiegare le ragioni di un odio che si è sviluppato &#8211; in alcuni casi, riacceso &#8211; verso gli ebrei, sentimento che in Occidente sembrava sopito dopo la Shoah.</p>
<p>“Sento che viene minacciato qualcosa a cui tengo molto: la libertà, la vita degli ebrei e la vita dell’occidente. Oggi la democrazia è l’oggetto di una minaccia globale ed è incredibile non accorgersene”, ha detto Battista. Insieme all’autore, al dibattito &#8211; moderato dal giornalista di La7 Andrea Pancani, in un’aula Malagodi piena di persone &#8211; hanno partecipato il presidente e il segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto e Andrea Cangini, la giornalista Fiamma Nirenstein, collegata da Gerusalemme, la coordinatrice di Didacta Italia, Anna Paola Concia e il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata. Presente tra il pubblico il Presidente del Museo Nazionale dell&#8217;Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, Guido Ottolenghi.</p>
<p>“Voglio ringraziare il sindaco di Bologna Lepore”, ha aggiunto Battista, “perché pone dei dubbi e dice ‘forse c’è qualche elemento di antisemitismo nell’attacco alla sinagoga”, che cosa è l’antisemitismo se non questo? In questo Paese abbiamo assistito e stiamo assistendo a una guerra tra ultrà, come l’episodio avvenuto nei mesi scorsi ad Amsterdam. L’idea che le università siano dei covi di antisemitismo e di illiberalità un po’ mi colpisce, anche se io da giovane ho detto cose che oggi non penso più e spero che questi giovani tra dieci anni si possano vergognare di quanto stanno facendo”.</p>
<p>Il presidente della Repubblica, ha sottolineato Battista, “non sente come un’offesa il fatto che una cittadina italiana di religione ebraica abbia paura di andare all’università? Non sente il bisogno di fare un comunicato. Il presidente del Consiglio, l’opposizione, non sentono il bisogno di fare un comunicato? Ci sono le femministe di ‘Non una di meno’ che sostengono apertamente che tra lo stupratore di Hamas e la stuprata israeliana ‘noi stiamo con lo stupratore di Hamas’. Sì è deciso che c’è una gerarchia di oppressione e che all’ultimo posto ci sono i suprematisti ebrei. Capiamo l’orrore ideologico? Siamo alla riedizione degli anni ’30 e io mai più voglio avere a che fare con questa gente. Le cose per cui Israele oggi viene detestato sono le stesse cose per cui io amo Israele: le libertà. Se c’è una cosa per cui vale la pena spendersi oggi è questa”.</p>
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