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	<title>Luca Ricolfi, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Luca Ricolfi, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>I pericoli di un salario minimo in chiave etica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 16:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[calenda]]></category>
		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
		<category><![CDATA[terzo polo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra sia stato soprattutto Carlo Calenda, nei giorni scorsi, a infervorarsi per l’idea di proporre una legge sul salario minimo legale che abbia il sostegno di tutti i partiti di opposizione. E si capisce bene perché: quella del salario minimo legale è, finora, l’unica proposta che potrebbe coalizzare non solo Pd e Cinque Stelle, ma [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra sia stato soprattutto Carlo Calenda, nei giorni scorsi, a infervorarsi per l’idea di proporre una legge sul salario minimo legale che abbia il sostegno di tutti i partiti di opposizione. E si capisce bene perché: quella del salario minimo legale è, finora, l’unica proposta che potrebbe coalizzare non solo Pd e Cinque Stelle, ma anche i partiti del Terzo Polo (Azione e Italia viva).<br />
È una buona idea? Per certi versi è un’idea sacrosanta. Secondo una mia stima di pochi anni fa, in Italia esiste un’infrastruttura para-schiavistica di circa 3 milioni e mezzo di persone che lavorano in condizioni di precarietà, insicurezza e bassi salari non degne di un Paese civile (il caso limite sono gli immigrati addetti alla raccolta di frutta e ortaggi).</p>
<p>Altre stime suggeriscono che, a seconda del livello a cui verrebbe fissato il minimo legale, i beneficiari di aumenti salariali potrebbero oscillare nel Paese fra uno e 3 milioni di lavoratori.<br />
C’è un problema, tuttavia. In Italia i salari effettivi variano enormemente in funzione del settore produttivo, del costo della vita, della produttività. Inoltre, una parte delle micro-attività che impiegano manodopera male o malissimo pagata hanno margini estremamente ridotti, e non sarebbero in grado di sostenere gli aumenti salariali richiesti.<br />
In concreto, significa che la fissazione di un salario minimo legale a 9 o 10 euro lordi, uniforme su tutto il territorio nazionale, avrebbe effetti a loro volta tutt’altro che uniformi.</p>
<p>Nei contesti ad alta produttività porterebbe a miglioramenti retributivi sostanziali, in quelli a bassa produttività condurrebbe alla chiusura di attività che operano al limite della redditività (sempre, beninteso, che governo e sindacati si impegnino a far rispettare la legge, anziché continuare a chiudere ipocritamente un occhio come si è sempre fatto in passato). In concreto, vorrebbe dire: salari più alti in molte realtà del centro-nord, più disoccupati in molte aree del sud.<br />
Se i meccanismi fondamentali sono questi, forse sarebbe il caso di considerare l’ipotesi di un salario minimo legale differenziato per settore e zona del Paese, in modo da non penalizzare troppo le attività con la produttività più bassa.</p>
<p>Saprà l’opposizione di sinistra muoversi in questa direzione? È improbabile, vista la tendenza di Pd e Cinque Stelle ad affrontare tutte le questioni in termini etici e di principio, anziché in termini pragmatici e realistici. E non è questione di Schlein o non-Schlein, perché quella tendenza era già in atto in epoca pre-Schlein, e non su temi secondari. Pensiamo all’approccio ideologico in materia di immigrazione e accoglienza, o alla disastrosa gestione del Ddl Zan sull’omotransfobia, quando per preservare la purezza politica venne rifiutata l’offerta della destra di approvare il disegno di legge Scalfarotto (un’ottima legge, priva dei difetti del Ddl Zan).<br />
È verosimile che tutta la discussione che partirà sui contenuti esatti della proposta di salario minimo legale verterà sul suo livello, con i riformisti a tirare per un livello ragionevole, e i massimalisti per un livello irragionevole ma auto-gratificante. Il risultato sarà che il governo<br />
avrà gioco facile a ignorare le proposte dell’opposizione, mostrandone l’irrealismo e gli effetti perversi.</p>
<p>Eppure dovrebbe essere chiaro che è il modo peggiore per provare a costruire un campo largo. Per riconquistare la fiducia degli italiani, ai progressisti serve mostrarsi in grado di fare proposte così sensate che risulti difficile rifiutarle. E incalzare il governo a farle rispettare.<br />
Proporre un salario minimo elevato, uguale in tutta Italia, e quindi impossibile da rispettare per molte imprese, può scaldare il cuore dei militanti più ideologizzati o moralisti. Ma difficilmente può convincere la maggioranza degli italiani.</p>
<p><a href="https://shop.ilgazzettino.it/edicola"><em><strong>Il Gazzettino</strong></em></a></p>
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		<title>Shampoo etico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/shampoo-etico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2022 15:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[politicamente corretto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Follemente corretto Le parole “normale” e “normalità” sono da sempre sotto accusa. L’idea che una persona possa essere normale e altre no crea disagio. Ad alcuni fa venire in mente Hitler, l’eugenetica e la selezione dei migliori. Ad altri non piace essere etichettati come anormali. Ad altri ancora, invece, è la normalità che non piace. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Follemente corretto</h3>
<p>Le parole “normale” e “normalità” sono da sempre sotto accusa. L’idea che una persona possa essere normale e altre no crea disagio.</p>
<p>Ad alcuni fa venire in mente Hitler, l’eugenetica e la selezione dei migliori. Ad altri non piace essere etichettati come anormali. Ad altri ancora, invece, è la normalità che non piace. Preferiscono essere “diversi da loro” (cioè dai normali, suppongo). È il caso dei Måneskin: «Sono fuori di testa ma diverso da loro / E tu sei fuori di testa ma diversa da loro / Siamo fuori di testa ma diversi da loro».</p>
<p>Dove la faccenda si fa se-ria è quando si parla di handicap, fisici e mentali. Anche lì dire “normale” è proibito e dire “anormale” è proibitissimo.</p>
<p>Ma su come vadano chiamati coloro che hanno qualche disabilità non c’è accordo. Anzi, è in corso una disfida fra i molestatori della lingua. C’è chi si ostina a chiamare “non vedenti” i ciechi e c’è chi ci ha ripensato e ora vorrebbe che i ciechi tornassero a essere chiamati “ciechi” perché quel “non” è negativo, mentre la parola “cieco” indicherebbe una caratteristica come tante.</p>
<p>E lo stesso accade per un’altra parola: c’è chi suggerisce di dire “disabile” e c’è chi pensa che dire “persona con una disabilità” sia più rispettoso. Fin qui tutto bene. Siamo, è vero, nel regno del politicamente corretto. Ma le sue ragioni, in fondo, sono comprensibili. L’ipersensibilità su parole come “normale” e “normalità” ha una sua logica.</p>
<p>Possiamo trovarla eccessiva, pedante, bigotta e ipocrita ma riusciamo a scorgerne l’origine e le motivazioni. Che stanno nel fatto che stiamo parlando di persone e di aspetti delicati del loro corpo o della loro mente.</p>
<p>Ma quando si parla di cose? O di caratteristiche banali delle persone come la pressione sanguigna, la misura dei piedi, il tipo di capelli? Dire «Oggi ho passato una giornata normale» può offendere le altre giornate? C’è un signor “ieri” che può sentirsi escluso? O un signor “dopodomani” che può sentirsi discriminato? Dire che Giuseppe ha la pressione normale può offendere Giuseppina che invece ce l’ha alta? Verrebbe di rispondere no. E invece sì.</p>
<p>Chiunque vada in farmacia a comprare uno shampoo sa che, sul bancone, ne troverà per capelli di ogni tipo: grassi, secchi, con forfora, ricci, crespi, colorati eccetera. E naturalmente pure una confezione per capelli “normali”.</p>
<p>Ora non più. Un’indagine di mercato di Unilever ha rivelato che sette intervistati su dieci riterrebbero che l’uso della parola “normale” sulle confezioni abbia un impatto negativo. Il 56% delle persone che hanno espresso tale parere pensa che l’industria della bellezza faccia sentire tanta gente esclusa, mentre il 52% ammette di valutare la posizione dell’azienda sulle questioni sociali prima di fare acquisti.</p>
<p>In breve, lo shampoo per una capigliatura normale, nella misura in cui implica logicamente l’esistenza di capigliature non normali, comporterebbe una discriminazione, un <em>deficit</em> di inclusività. Di qui una decisione drastica: in nome del cosiddetto <em>inclusive advertising</em>, d’ora in poi Unilever toglierà dal bancone lo shampoo per capelli normali.</p>
<p>L’etica dello shampoo ha vinto. Ora che i capelli normali non esistono più, nessuno potrà più sentirsi escluso o discriminato. Oppure, finalmente, ci sentiremo tutti anormali.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-14-luglio-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Cieco e nano</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/cieco-e-nano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 12:31:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[politicamente corretto]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Follemente corretto Che, da tempo, il politicamente corretto stia evolvendo in follemente corretto lo sapevo. È questo, del resto, il motivo per cui ho cominciato a scriverne su “LaRagione” (vedi articolo di martedì scorso). Di vere e proprie follie ne ho scovate decine, soprattutto nei Paesi di lingua inglese, a partire dagli Stati Uniti. Per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Follemente corretto</h3>
<p>Che, da tempo, il politicamente corretto stia evolvendo in follemente corretto lo sapevo. È questo, del resto, il motivo per cui ho cominciato a scriverne su “LaRagione” (<a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-sesso-degli-atleti/">vedi articolo di martedì scorso</a>).</p>
<p>Di vere e proprie follie ne ho scovate decine, soprattutto nei Paesi di lingua inglese, a partire dagli Stati Uniti. Per esempio che non si può vendere uno shampoo per capelli “normali”, perché altrimenti qualcuno potrebbe sentirsi anormale se compra uno shampoo per capelli secchi.</p>
<p>Però qualche giorno fa, girovagando su Internet, mi sono imbattuto in un caso che supera tutti quelli che avevo incontrato e catalogato (sì, ho questa perversione, faccio collezione di follie).</p>
<p>Ebbene, si tratta di questo: in un breve editoriale pubblicato sul portale dell’Università di Padova, uno studioso che si occupa di biologia evoluzionistica racconta che sta per pubblicare negli Stati Uniti un testo di argomento scientifico (l’evoluzione) e che la correttrice di bozze della casa editrice gli ha chiesto di cambiare alcune parole.</p>
<p>Due in particolare: “cieco” e “nano”, in quanto offensive per i non vedenti e le persone di bassa statura. La solita ipocrisia degli eufemismi, penserete voi. E invece no. Lo studioso nel suo libro usava l’aggettivo “cieco” per parlare della selezione naturale che è cieca (cioè non segue un piano). E usava la parola “nano” per parlare di una specie particolare di elefanti, detti elefanti nani, le cui dimensioni ridotte possono essere vantaggiose in quanto abitanti di isole piccole.</p>
<p>Ho pensato a uno scherzo. Magari lo studioso in questione non esiste o è un dottorando burlone che si diverte a prenderci in giro o vuole denigrare gli Stati Uniti. Quindi ho controllato: in realtà lo studioso in questione esiste, si chiama Telmo Pievani, ha studiato in Italia e negli Stati Uniti, attualmente è docente ordinario di Filosofia delle scienze biologiche, ha incarichi nazionali e internazionali prestigiosi, un mare di pubblicazioni, un curriculum accademico splendido.</p>
<p>Quindi la mia ipotesi era sbagliata: non siamo davanti a uno scherzo. Dobbiamo trovare un’altra spiegazione. Se una correttrice di bozze non capisce che “evoluzione cieca” e “elefante nano” sono espressioni che non possono offendere nessuno, una ragione deve esserci. Ma quale può essere? È a questo punto che mi sono tornati in mente alcuni studi recenti che, come sociologo che per trent’anni ha lavorato con gli psicologi, mi avevano molto incuriosito.</p>
<p>Secondo questi studi il quoziente intellettivo (QI) dei cittadini dei Paesi sviluppati sarebbe aumentato sistematicamente per più di mezzo secolo (dagli anni Quaranta alla fine degli anni Novanta del secolo scorso) ma nel nuovo millennio sarebbe in diminuzione. Il primo effetto (aumento QI) viene chiamato effetto Flynn, il secondo (diminuzione QI) viene chiamato effetto Flynn inverso o retrogrado.</p>
<p>Ho sempre guardato con scetticismo a questo tipo di studi, pieni di insidie statistico-matematiche. Ma, dopo aver appreso quel che è capitato al professor Pievani, sono meno scettico.</p>
<p>E se fosse proprio così, che stiamo diventando meno intelligenti? Dopotutto quel che la correttrice di bozze ha manifestato è una totale mancanza di ironia. E la letteratura scientifica su una cosa è concorde: l’ironia è la testimone migliore dell’intelligenza.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-6-luglio-2022-2/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>L’euro e l’inflazione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/euro-e-inflazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 08:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dannazione che fu L&#8217;euro chiuse la dannazione dell’inflazione e assicurò stabilità monetaria. Per noi fu la fine della più iniqua delle tasse. Al contrario che in altre parti dell’Euro-area, però, i salari si sono da noi fermati. Perché s’è fermata la crescita. Inchiodata da arretratezze cui sembriamo affezionati. Ora l’inflazione ricompare, spinta dall’esterno. Sarà domata, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Dannazione che fu</h3>
<p>L&#8217;euro chiuse la dannazione dell’inflazione e assicurò stabilità monetaria. Per noi fu la fine della più iniqua delle tasse. Al contrario che in altre parti dell’Euro-area, però, i salari si sono da noi fermati. Perché s’è fermata la crescita. Inchiodata da arretratezze cui sembriamo affezionati. Ora l’inflazione ricompare, spinta dall’esterno. Sarà domata, se non si commetteranno i vecchi errori. Servono riforme e soldi che vadano a investimenti, non all’assistenzialismo.</p>
<h3 style="text-align: center;">La prima volta della moneta unica</h3>
<p>Questo luglio si è tornato a parlare di inflazione. Dopo circa un trentennio di quiete caratterizzato da una sostanziale stabilità dei prezzi, si è osservato un rapido e ripido incremento dell’inflazione. Quest’ultima, passata dal 4,8% di gennaio agli 8 punti percentuali di fine giugno, ha raggiunto il valore più alto da quando è stato introdotto l’euro nel nostro Paese.</p>
<p>Se la perdita di potere d’acquisto rappresenta una novità per la moneta unica, lo stesso non si può dire per la lira. Il vecchio conio, come evidenziato dal primo grafico, ha conosciuto un lungo periodo di crisi (dal 1972 al 1985) caratterizzato da un’inflazione stabilmente e abbondantemente sopra il 10%, con un picco massimo del 21,2% raggiunto nel 1980.</p>
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<p>Dal 1985 in poi assistiamo a un decremento abbastanza costante dell’inflazione che nel 1999, in concomitanza con l’introduzione dell’euro come valuta contabile, giunge all’1,70%. L’esordio dell’euro come denaro contante avviene nel 2002, anno nel quale l’inflazione si attesta al 2,50%. Negli anni successivi la moneta unica si conferma una valuta stabile e abbastanza forte, capace di mantenere bassi (sempre sotto al 3,5% fino al 2022) i livelli dell’inflazione.</p>
<p>L’aumento sopraggiunto quest’anno, dunque, rappresenta un’assoluta novità e costringe gli esperti a domandarsi quale sia la migliore strategia possibile per arginare gli effetti negativi della perdita del potere di acquisto. I sindacati spingono per un adeguamento dei salari ai prezzi correnti, trovando però opposizione da parte della Banca d’Italia che teme che questo tipo di soluzione finirebbe per spingere ancora più in alto l’inflazione, innescando una spirale salari-prezzi come quella degli anni Settanta e Ottanta.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-58405" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-650x293.jpg" alt="luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022" width="650" height="293" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-650x293.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-400x180.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-250x113.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-768x346.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-150x68.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-800x360.jpg 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022.jpg 1020w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Il terzo grafico, che mette a confronto l’andamento dell’inflazione con il livello dello stipendio medio negli ultimi 30 anni (stipendio nominale, non corretto per il livello dei prezzi), sembrerebbe dare qualche supporto all’istanza dei sindacati in quanto all’aumento del salario parrebbe corrispondere addirittura un decremento dell’inflazione.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-58407" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-650x347.jpg" alt="luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022" width="650" height="347" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-650x347.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-400x214.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-250x134.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-768x410.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-150x80.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-800x428.jpg 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022.jpg 1016w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Tuttavia, dato che sia il valore dell’inflazione che quello dello stipendio medio vengono influenzati da un complesso sistema di variabili, la relazione apparente tra questi due termini potrebbe essere casuale o legata all’influenza di altre variabili in grado di incidere su entrambi i valori in maniera opposta.</p>
<p>Inoltre, va sottolineato come il livello degli stipendi in oggetto sia rimasto sostanzialmente stabile lungo tutto il trentennio e che anzi, trattandosi di stipendi nominali, il loro valore reale (confrontato quindi con l’indice del livello dei prezzi) sia addirittura diminuito nel corso del tempo.</p>
<p>È dunque plausibile che negli scorsi 30 anni si sia verificata una riduzione del valore dei salari reali accompagnata da tassi di inflazione decrescenti e una produttività stagnante.</p>
<p>Oggi la situazione appare più complessa: il valore reale degli stipendi continua a decrescere, però l’inflazione è in forte ascesa. Sarà necessario quindi incrementare la produttività al fine di non scivolare nella stagflazione.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/6-luglio-2022/"><strong>a cura di Luca Ricolfi e Luca Princivalle (Fondazione David Hume) su <em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/euro-e-inflazione/">L’euro e l’inflazione</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Il sesso degli atleti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-sesso-degli-atleti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 08:51:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[ddl zan]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[LGBT]]></category>
		<category><![CDATA[politicamente corretto]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Follemente corretto Forse vi ricorderete che, ai tempi della discussione sul ddl Zan, a prendere nettamente posizione contro di esso furono non solo un manipolo di studiosi di sinistra e molte associazioni cattoliche, ma anche una parte non trascurabile del mondo femminile e di quello Lgbt, a partire da Arcilesbica. Tra le ragioni dell’opposizione, in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Follemente corretto</h3>
<p>Forse vi ricorderete che, ai tempi della discussione sul ddl Zan, a prendere nettamente posizione contro di esso furono non solo un manipolo di studiosi di sinistra e molte associazioni cattoliche, ma anche una parte non trascurabile del mondo femminile e di quello Lgbt, a partire da Arcilesbica.</p>
<p>Tra le ragioni dell’opposizione, in quest’ultimo caso, vi era l’art. 1, che pareva aprire la strada alla cosiddetta autodeterminazione del genere (self-id), ossia al diritto di definirsi maschio o femmina indipendentemente dal genere biologico e da qualsiasi percorso di transizione (cambio di sesso).</p>
<p>Fu la scrittrice e giornalista Marina Terragni, in particolare, a segnalare la pericolosità e la follia di questa specie particolare di politicamente corretto: se può decidere arbitrariamente il proprio genere, il maschio che ama percepirsi come femmina (ma che conserva un corpo maschile) potrà accedere agli spazi riservati alle donne, ad esempio nei reparti femminili delle carceri o nelle competizioni sportive.</p>
<p>Inutile dire quanto temibile sia la prima possibilità (carceri) e quanto iniqua sia la seconda (gare sportive). Quel che non tutti sanno, però, è che entrambe queste possibilità non sono teoriche ma si sono già realizzate. In Canada, in California e nello Stato di Washington da qualche tempo esistono leggi che, di fatto, consentono a carcerati maschi auto-identificati come femmine di accedere ai reparti femminili.</p>
<p>Ma il caso forse più interessante è quello delle competizioni sportive. Nel nuoto, ad esempio, a Lia Thomas, nata maschio ma in transizione a femmina, è stato concesso di gareggiare con le nuotatrici anziché con i nuotatori, così sbaragliandole povere atlete donna. Pochi giorni fa la Fina (Féderation Internationale de Natation) ha finalmente fatto retromarcia e pare avviata a non consentire più – in futuro – lo svolgersi di gare così inique.</p>
<p>La vera domanda, però, non è perché abbia cambiato posizione. La vera domanda è come abbia potuto, in passato, assumerne una così folle. Non mi porrei questa domanda se, nei medesimi giorni in cui la Federazione Internazionale Nuoto faceva marcia in dietro, non fosse giunta la notizia che, invece, la Federcalcio tedesca faceva marcia avanti: dalla prossima stagione, nel calcio giovanile, le «persone <em>transgender</em>, inter-sessuali e non binarie» potranno decidere se giocare nei tornei delle donne o in quelli degli uomini (indovinate che cosa sceglieranno&#8230;).</p>
<p>E allora proviamo a rispondere, a quella domanda. Come mai, prima nel nuoto internazionale e poi nel calcio germanico, le atlete donna non hanno alcuna tutela dall’intrusione di maschi più o meno trasformati? Come mai le federazioni sportive violano con tanta leggerezza un principio cardine dell’etica dello sport, e cioè che le competizioni devono essere eque? Come mai continua ad apparire ovvio – anche in questi tempi di follemente corretto – che non si possa far combattere un peso massimo con un peso piuma, ma del medesimo principio improvvisamente ci si scorda quando si tratta di garantire alle donne l’equità delle competizioni in cui sono impegnate?</p>
<p>L’unica riposta che vedo è la seguente: il potere intimidatorio della <em>lobby trans</em> è molto superiore al potere di pressione delle <em>lobby</em> femminili. Sul perché le cose stiano così avrei pure qualche idea, ma ne parliamo una prossima volta.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-28-giugno-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>L’aumento dei prezzi: granaglie e guerra</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laumento-dei-prezzi-granaglie-e-guerra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2022 15:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non tutto può essere messo in conto alla guerra. Farlo confonde le idee e favorisce le speculazioni. I prezzi di diverse materie prime erano cresciuti anche prima di febbraio. Per quelle alimentari la crescita era cominciata l’estate del 2021. Complici cattivi raccolti, ripresa post chiusure per pandemia, logistica rallentata. Il mondo era e rimane interconnesso. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non tutto può essere messo in conto alla guerra. Farlo confonde le idee e favorisce le speculazioni. I prezzi di diverse materie prime erano cresciuti anche prima di febbraio. Per quelle alimentari la crescita era cominciata l’estate del 2021. Complici cattivi raccolti, ripresa post chiusure per pandemia, logistica rallentata. Il mondo era e rimane interconnesso. Sapere distinguere è necessario per rimediare agli errori e conservare quel che ha funzionato.</p>
<p>Per i consumatori il 2022 è cominciato male: tra l’aumento dei prezzi dell’energia, quello del gas naturale e quello della benzina sembra che le famiglie italiane si troveranno ad affrontare una spesa considerevolmente superiore rispetto all’anno precedente. Al coro dei rincari si è recentemente aggiunta la voce “Cereali e derivati”.</p>
<p>Infatti, come mostrato dal primo grafico, il prezzo di questi beni è significativamente lievitato. Nel mese di marzo il mais ha raggiunto un costo maggiorato del 61,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il valore dell’orzo è cresciuto del 75,7% mentre quello del frumento tenero ha avuto un incremento del 76,4%.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-56648" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico1-06042022.jpg" alt="luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico1-06042022" width="280" height="302" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico1-06042022.jpg 280w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico1-06042022-250x270.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico1-06042022-150x162.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 280px) 100vw, 280px" /></p>
<p>Il rincaro più evidente è quello del frumento duro: +81,8% rispetto a marzo 2021. Le ragioni di questi vertiginosi rincari sono state spesso attribuite alla guerra in corso tra Ucraina e Russia. Infatti, secondo i dati dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentale (Ismea), circa un quarto dei cereali importati nel mondo proviene da queste due nazioni.</p>
<p>Come illustrato dal secondo grafico, possiamo notare che i due Paesi producono il 31% del frumento tenero, il 17%del mais e il 26% dell’orzo importati. Tuttavia, il conflitto in corso non sembra essere direttamente correlato contali rincari. Infatti, a differenza di quanto accade con il gas naturale, l’Italia non figura tra i Paesi più dipendenti dal grano di Kyiv e Mosca, avendo nel Canada il partner commerciale più importante. <img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-56650" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico2-06042022.jpg" alt="luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico2-06042022" width="278" height="310" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico2-06042022.jpg 278w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico2-06042022-250x279.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico2-06042022-150x167.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 278px) 100vw, 278px" /></p>
<p>Gli effetti della guerra colpiscono il nostro mercato in modo indiretto: a causa dei porti chiusi e dei campi in fiamme, il flusso di cereali proveniente dai due Paesi si è interrotto, aumentando così la domanda internazionale e, di conseguenza, anche il prezzo di tali beni sul mercato locale. Sebbene la guerra tra i due Paesi possa aver contribuito al raggiungimento degli attuali picchi, l’aumento del prezzo dei cereali è un fenomeno che è possibile riscontrare anche nei mesi precedenti allo scoppio del conflitto.</p>
<p>Osservando il terzo grafico, che rappresenta l’andamento del prezzo medio dei cereali sui mercati italiani, possiamo notare come le curve comincino a impennarsi già intorno a luglio 2021.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-56652" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico3-06042022.jpg" alt="luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico3-06042022" width="570" height="392" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico3-06042022.jpg 570w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico3-06042022-400x275.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico3-06042022-250x172.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/luca-ricolfi-aumento-prezzi-granaglie-guerra-laragione-grafico3-06042022-150x103.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 570px) 100vw, 570px" /></p>
<p>Dunque, una volta presa visione dei dati, è possibile affermare <em>cum grano salis</em> che il rincaro dei prezzi non è dovuto solo alla guerra in corso ma anche ad altri fattori contingenti. Tra questi possiamo citare il disastroso raccolto canadese del 2021 (il Canada fornisce all’Italia il 46% di tutto il grano importato) e la scelta degli agricoltori italiani di puntare maggiormente sulla qualità del prodotto piuttosto che sulla quantità.</p>
<p><strong><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/6-aprile-2022/">a cura di Luca Ricolfi e Luca Princivalle (Fondazione David Hume) su </a></strong><em><strong><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/6-aprile-2022/">La Ragione</a></strong></em></p>
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		<title>Gli scambi Italia-Ucraina: legami spezzati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gli-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2022 11:46:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Puntiamo non solo a riprendere ma ad ampliare i nostri scambi commerciali con l’Ucraina. Le dimensioni di tali interscambi sono importanti, come dimostrano i numeri raccolti in questa pagina, e sono di varia natura. Cresceranno e saranno ulteriormente diversificati. Né noi né gli ucraini lo faremo per “venirci incontro” o per “gratitudine”. Lo faremo per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Puntiamo non solo a riprendere ma ad ampliare i nostri scambi commerciali con l’Ucraina. Le dimensioni di tali interscambi sono importanti, come dimostrano i numeri raccolti in questa pagina, e sono di varia natura. Cresceranno e saranno ulteriormente diversificati. Né noi né gli ucraini lo faremo per “venirci incontro” o per “gratitudine”. Lo faremo per convenienza, come conveniente è un mondo aperto, competitivo, specializzato. La criminale guerra scatenata da Putin ha rotto un mercato altrimenti profittevole. Ma lui perderà e il mercato ripartirà.</p>
<p>Non è senza significato che a farda mediatore ci sia anche un uomo d’affari, finanziere, con interessi enormi in giro per il mondo, dal profilo sfuggente, perché saranno i russi, se esclusi, a restare in eterna bancarotta. Questa fotografia dei rapporti commerciati fra Ita-lia e Ucraina è il punto da cui ripartire.</p>
<p>La scorsa settimana abbiamo approfondito la situazione relativa agli interscambi commerciali tra Italia e Russia, rapporto che è destinato a interrompersi a causa delle sanzioni imposte in seguito all’invasione dell’Ucraina. Tuttavia, la guerra voluta da Putin ha portato anche alla cessazione (si spera temporanea) degli scambi commerciali con la stessa Ucraina.</p>
<p>Secondo il Ministero degli Affari Esteri, nel 2021 il valore complessivo dell’interscambio tra i due Paesi era di circa 5,4 miliardi di euro. Le merci esportate verso l’Ucraina costituivano il 39,1% del valore complessivo, assicurando un fatturato di circa 2.112 milioni di euro. L’importazione di beni dall’Ucraina rappresentava invece il 60,9% dello scambio commerciale, per un valore di 3.286 milioni di euro.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-56430" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico2-30032022-650x467.jpg" alt="luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico2-30032022" width="650" height="467" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico2-30032022-650x467.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico2-30032022-400x287.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico2-30032022-250x180.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico2-30032022-768x552.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico2-30032022-150x108.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico2-30032022-800x575.jpg 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico2-30032022.jpg 1006w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Tra i beni più richiesti da Kiev figurano i macchinari e le apparecchiature industriali (22% di tutte le merci espor-tate), i prodotti chimici (9,2%), gli articoli di abbigliamento (7,2%), i prodotti alimentari (7,2%) e le apparecchiature per uso domestico (5,8%). Anche tabacco (4,9%), bevande (4,4%) e autoveicoli (4%) sono merci molto apprezzate.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-56427" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico1-30032022-650x360.jpg" alt="luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico1-30032022" width="650" height="360" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico1-30032022-650x360.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico1-30032022-400x221.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico1-30032022-250x138.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico1-30032022-768x425.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico1-30032022-150x83.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico1-30032022-800x443.jpg 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-ucraina-legami-spezzati-laragione-grafico1-30032022.jpg 1016w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Come spesso accade quando si guarda alle tipologie di prodotti esportati dall’Italia, anche in questo caso possiamo notare una netta prevalenza dei prodotti lavorati o semi-lavorati. L’Ucraina, invece, è nota per il gran numero di acciaierie presenti sul territorio e per gli sterminati campi di grano e mais.</p>
<p>Infatti, il 63% delle importazioni riguardano prodotti derivati dalla metallurgia mentre alimenti, bevande e prodotti agricoli costituiscono il19,5% del totale. Se interrompere i rapporti con la Russia è stata una scelta dolorosa ma necessaria, il legame commerciale con l’Ucraina è stato brutalmente spezzato dall’attacco russo.</p>
<p>Questo atto di prepotenza rischia di avere pesanti ripercussioni sulla nostra economia. Per un’industria come la nostra, che fa largo impiego di metalli, l’interruzione dell’approvvigionamento della materia prima rappresenta infatti una seria minaccia alla salute del già vulnerabile settore.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/30-marzo-2022/"><strong>a cura di Luca Ricolfi e Luca Princivalle (Fondazione David Hume) su <em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<item>
		<title>Gli scambi Italia-Russia: un sacrificio necessario</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scambi-italia-russia-sacrificio-necessario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2022 09:49:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché non commerciare Volentieri commerciamo con ogni parte del mondo. Per convenienza, naturalmente, ma anche convinti che i commerci incorporino competizioni che non di-ventano conflitti. Questi ultimi, invece, bloccano e distruggono i commerci. Volentieri abbiamo commerciato con la Russia. Lo facevamo anche quando era Unione Sovietica. Spesso si sono sollevate obiezioni sul non mantenere relazioni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Perché non commerciare</strong></p>
<p>Volentieri commerciamo con ogni parte del mondo. Per convenienza, naturalmente, ma anche convinti che i commerci incorporino competizioni che non di-ventano conflitti. Questi ultimi, invece, bloccano e distruggono i commerci. Volentieri abbiamo commerciato con la Russia. Lo facevamo anche quando era Unione Sovietica. Spesso si sono sollevate obiezioni sul non mantenere relazioni produttive con Paesi che negano i diritti umani, quale certamente era l’Urss.</p>
<p>Obiezioni fondate, ma i commerci non sono fratellanza o condivisione. In particolare la globalizzazione, non a caso apertasi dopo il crollo sovietico, ha sottratto alla fame centinaia di milioni di umani. Risultato non trascurabile e certamente buono. Allora perché non continuare a commerciare con la Russia? Perché ci ha dichiarato guerra, muovendola a un Paese sovrano, a una democrazia e all’intero edificio del diritto internazionale. A questo punto i costi sono largamente secondari, perché quelli di una vittoria russa sarebbero enormemente superiori.</p>
<p>Dalla caduta della cortina di ferro in poi, la Russia è progressivamente diventata un <em>partner</em> commerciale molto importante per il nostro Paese. Tuttavia, in seguito alle recenti sanzioni, è verosimile che questo rapporto possa interrompersi, causando grosse perdite anche all’Italia.</p>
<p>Secondo il Ministero degli Affari Esteri, nel 2021 il valore dell’interscambio commerciale tra Italia e Russia ammontava a poco più di 21 miliardi di euro. I prodotti esportati dal nostro Paese hanno fruttato 7.696 milioni (pari al 35,5% del valore complessivo dell’interscambio), mentre l’importazione delle merci russe per un valore di 13.948 milioni di euro costituiva il 64,5% del valore dell’interscambio.</p>
<p>Tra i beni maggiormente esportati figurano macchinari e apparecchiature industriali (27,9%), abbigliamento (11,2%) e prodotti chimici (9,3%). Altri prodotti molto apprezzati da Mosca sono le apparecchiature per uso domestico (6%), i prodotti alimentari (5,5%) e gli articoli in pelle (4,9%).</p>
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<p>Come illustrato in uno dei grafici a fianco, gli interessi del mercato russo ricadono soprattutto sui nostri prodotti lavorati o semilavorati. Al contrario, l’Italia importa soprattutto materie prime e combustibili fossili. Le materie prime, tra le quali sono inclusi i prodotti estratti dalle miniere e il gas naturale, costituiscono infatti il 61% del totale dei prodotti importati. Un’altra porzione consistente (23%) è rappresentata dalle merci di derivazione metallurgica (acciaio, alluminio e altri metalli) e dai derivati del petrolio (9%).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-56210" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-russia-laragione-grafico2-23032022-650x464.jpg" alt="luca-ricolfi-scambi-italia-russia-laragione-grafico2-23032022" width="650" height="464" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-russia-laragione-grafico2-23032022-650x464.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-russia-laragione-grafico2-23032022-400x286.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-russia-laragione-grafico2-23032022-250x179.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-russia-laragione-grafico2-23032022-768x548.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-russia-laragione-grafico2-23032022-150x107.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-russia-laragione-grafico2-23032022-800x571.jpg 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-scambi-italia-russia-laragione-grafico2-23032022.jpg 815w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>La rottura dei rapporti commerciali con un <em>partner</em> così importante, dunque, rappresenta un danno non indifferente per l’economia del nostro Paese. Tuttavia, la guerra in corso alle porte dell’Europa costituisce una minaccia molto più preoccupante.</p>
<p>In quest’ottica risulta quindi fondamentale compiere ogni sforzo possibile per mettere fine alle ostilità, anche sacrificando convenienti (o utili) relazioni commerciali.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/23-marzo-2022/"><strong>a cura di Luca Ricolfi e Luca Princivalle (Fondazione David Hume) su </strong><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Libere idee in libero dibattito</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/libere-idee-in-libero-dibattito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2022 16:04:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Confronto di opinioni sul conflitto Su quale sia, di fronte all&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, la linea di condotta più adeguata, non ho convinzioni forti. E questo non solo perché sono del tutto incompetente in materia di geopolitica, ma perché constato che fra i competenti le opinioni divergono radicalmente. E le divergenze non riguardano solo la scelta dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Confronto di opinioni sul conflitto</strong></p>
<p>Su quale sia, di fronte all&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, la linea di condotta più adeguata, non ho convinzioni forti. E questo non solo perché sono del tutto incompetente in materia di geopolitica, ma perché constato che fra i competenti le opinioni divergono radicalmente.</p>
<p>E le divergenze non riguardano solo la scelta dei mezzi, ma anche quella dei fini: fermare Putin o punire Putin? trovare un compromesso o umiliare l&#8217;avversario? minimizzare il numero di morti di oggi o quello di domani?</p>
<p>C&#8217;è chi ritiene che limitarsi agli aiuti umanitari sia la condotta più saggia, anche questo dovesse comportare la resa dell&#8217;Ucraina. C&#8217;è chi ritiene che solo continuando ad armare la resistenza ucraina sarà possibile fermare Putin.</p>
<p>C&#8217;è chi ritiene che istituire una no fly zone sull&#8217;Ucraina ci porterebbe dritti alla terza guerra mondiale (se non all&#8217;apocalisse nucleare), e c&#8217;è chi ritiene &#8211; tutto al contrario &#8211; che ancora più imprudente sarebbe non istituirla: la rinuncia Nato alla no fly zone sarebbe un segnale di debolezza, che potrebbe convincere Putin che noi occidentali non oseremo mai entrare in guerra con lui, anche dovesse invadere un altro paese europeo.</p>
<p>Quello su cui ho invece un&#8217;opinione è il destino delle nostre menti in tempo di guerra. Quel che mi colpisce, come studioso di scienze sociali, è il clima di illibertà che governa i nostri scambi di idee. Un clima in cui nessuno si sente completamente libero di dire come vede le cose, perché sa che, qualsiasi cosa dica, sarà aggredito da chi vede le cose in modo opposto, o anche semplicemente diverso.</p>
<p>L&#8217;indizio più rivelatore di questo clima è la &#8220;premessite&#8221;: prima di dire qualcosa di sostanziale, si passa un tempo notevole a fare premesse autodifensive per tutelarsi dal rischio di essere crocefissi per quel che si sta per dire. Mi impressiona molto ascoltare in tv autorevoli giornalisti e studiosi avvilupparsi in lunghissime serie di auto-certificazioni di anti-putinismo per sentirsi in diritto di dire quel che pensano, ad esempio che li ha colpiti l&#8217;ammissione di Biden di aver passato l&#8217;ultimo anno a rifornire l&#8217;Ucraina di armamenti.</p>
<p>E&#8217; un meccanismo che avevamo già sperimentato nella pandemia, quando &#8211; se si aveva da dire qualcosa di non perfettamente ortodosso sui vaccini &#8211; si esordiva dicendosi plurivaccinati, sottoposti alla terza dose, equipaggiati con Green Pass, eccetera.</p>
<p>Si potrebbe pensare che è normale che tutto ciò accada quando è in gioco una questione importante, e inoltre sussiste un&#8217;ortodossia, ossia un pensiero prevalente e ritenuto più giusto.</p>
<p>In realtà non è così. O meglio non è solo così. Il meccanismo che non ci lascia discutere liberamente, senza accusarci reciprocamente di stare dalla parte sbagliata, è più universale e profondo. Fu scoperto e studiato nei primi anni &#8217;50 dallo psicologo sociale americano Leon Festinger, viene chiamato &#8220;riduzione della dissonanza cognitiva&#8221;, e costituisce probabilmente la più importante scoperta delle scienze sociali del Novecento.</p>
<p>Quel che Festinger scoperse è che non solo la mente umana non sopporta i conflitti interni, ma il suo bisogno di coerenza interna è così forte da generare meccanismi di correzione radicali, come l&#8217;autoinganno, l&#8217;adozione di credenze irrazionali, l&#8217;incapacità di prendere atto dei dati di realtà, anche di fronte a clamorose smentite delle proprie convinzioni.</p>
<p>La mente umana, si potrebbe dire riprendendo una lucida considerazione di Walter Siti, funziona in modo opposto a come funziona la grande letteratura. La nostra mente ha bisogno di coerenza, la grande letteratura si nutre delle contraddizioni, dei drammi e delle ambiguità della vita reale.</p>
<p>Soprattutto, la nostra mente è incapace di passare da un piano all&#8217;altro del discorso senza esigere che fra i vari piani vi sia coerenza. Se l&#8217;empatia ti porta da una parte, non ce la fai ad accettare che qualche notizia, o ragionamento, o fatto storico ti possa portare dall&#8217;altra. E se il ragionamento ti porta dalla parte opposta, la tua empatia ne risente, o gli altri ti percepiscono come privo di empatia.</p>
<p>Vale oggi per la guerra in Ucraina, ma valeva anche ieri per le &#8220;guerre umanitarie&#8221;, o per quelle contro il terrorismo. Noi, per come funziona la nostra mente, non siamo capaci di sopportare quel che invece nutre la grande letteratura, ossia l&#8217;imperfezione del bene e la complessità del male.</p>
<p>Abbiamo bisogno di pensare che il mondo delle vittime sia senza ombre, e quello dei carnefici sia del tutto privo di umanità. Ogni spiegazione del male ci appare un&#8217;offesa al bene, e il bisogno di sentirci dalla parte del bene ci impedisce di vedere i nostri limiti.</p>
<p>E&#8217; un vero peccato, anche se &#8211; dopo Festinger &#8211; sappiamo che è connaturato al modo di funzionare del nostro cervello. E&#8217; un peccato perché, se può essere vero, come scrisse Primo Levi, che &#8220;comprendere è quasi giustificare&#8221;, è altrettanto vero che spiegare il male (che è cosa ben diversa dal comprenderlo) è essenziale per evitare il suo ripetersi, ed è ancora più essenziale adesso, quando una maggiore lucidità potrebbe guidarci a prendere le decisioni giuste.</p>
<p>La pietà e la solidarietà per le vittime non dovrebbero mai essere scalfite dalla ricostruzione dei torti e delle ragioni delle parti in gioco, che &#8211; nella storia &#8211; sono sempre entità collettive, ovvero partiti, nazioni, imperi, potenze che agiscono sopra le teste della gente comune.</p>
<p><a href="https://www.repubblica.it/commenti/2022/03/22/news/libere_idee_in_libero_dibattito-342307753/"><strong><em>La Repubblica</em></strong></a></p>
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		<title>L&#8217;incidenza dei carburanti: il consumatore al distributore</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/incidenza-carburanti-consumatore-distributore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2022 09:51:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[accise]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[carburante]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prelievi e spese Ad una crisi momentanea si può rispondere con provvedimenti tampone, come si sta facendo, per evitare che il prezzo dei carburanti porti fuori mercato intere filiere produttive. Ma, in Italia, la pressione fiscale è stabilmente più alta che altrove. Serve a nulla una classe politica che non sappia far altro che annunciare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Prelievi e spese</h3>
<p>Ad una crisi momentanea si può rispondere con provvedimenti tampone, come si sta facendo, per evitare che il prezzo dei carburanti porti fuori mercato intere filiere produttive. Ma, in Italia, la pressione fiscale è stabilmente più alta che altrove.</p>
<p>Serve a nulla una classe politica che non sappia far altro che annunciare nuove spese correnti e chiedere poi degli sgravi. È contraddittorio. Il nostro guaio è che il prelievo fiscale insegue la spesa, generata anche dai troppi debiti contratti, mentre si dovrebbe commisurare la spesa alle reali possibilità. La politica può dividersi su come prelevare e spendere, non sulla matematica.</p>
<h3>I dati</h3>
<p>Questa settimana il prezzo della benzina potrebbe toccare nuove cifre record. Il rincaro dei derivati del petrolio è molto problematico in quanto non si traduce soltanto in un aumento della spesa per le famiglie italiane, ma anche in una consistente lievitazione dei costi per il settore dei trasporti. Infatti, come mostrato dal primo grafico a fianco, nel 2019 i prodotti petroliferi costituivano il 91,4% di tutti i carburanti utilizzati nel settore dei trasporti. Al netto dei trasporti marittimi, la maggioranza di questi carburanti di derivazione petrolifera (84%) viene utilizzata per il trasporto stradale, che costituisce la principale modalità di trasporto merci in Italia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-56050" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico1-16032022.jpg" alt="luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico1-16032022" width="504" height="526" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico1-16032022.jpg 504w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico1-16032022-400x417.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico1-16032022-250x261.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico1-16032022-150x157.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 504px) 100vw, 504px" /></p>
<p>Come apprendiamo dal secondo grafico, nel 2019 il trasporto su gomma spostava l’82,3% delle merci, sbaragliando quindi la concorrenza del trasporto marittimo (14,7%), del trasporto ferroviario (2,9%) e di quello aereo (0,1%). Il traffico delle merci in Italia, dunque, risulta fortemente dipendente dai carburanti fossili. Per questo motivo, l’aumento del loro prezzo desta numerose preoccupazioni. A causa dell’insostenibilità dei costi, l’Associazione Nazionale Autotrasportatori Professionisti (Trasporto Unito – Fiap) ha già annunciato degli scioperi destinati a creare enormi disagi su tutto il territorio.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-56052" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico2-16032022.jpg" alt="luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico2-16032022" width="492" height="521" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico2-16032022.jpg 492w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico2-16032022-400x424.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico2-16032022-250x265.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico2-16032022-150x159.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 492px) 100vw, 492px" /></p>
<p>Cosa si può fare, dunque, per dare ossigeno al settore? Tra le soluzioni percorribili a breve termine ne possiamo citare due: la prima consisterebbe in un intervento diretto sul mercato per calmierare i prezzi del carburante, la seconda in una riduzione delle accise. Tra i Paesi europei, l’Italia è infatti quello che impone i tributi indiretti più alti sui carburanti.</p>
<p>Come illustrato negli altri grafici, per ogni litro di benzina ci sono 73 centesimi di imposta, mentre per il diesel la quota scende a 0,62 euro. Inoltre, sul costo finale dei derivati del petrolio incide anche l’Iva, che incrementa di 0,35 euro il prezzo della “verde” e di 0,33 euro il conto per il gasolio. L’insieme delle due imposte (l’Iva si applica anche sul valore delle accise dando vita a una grottesca “tassa sulle tasse”) concorre per il 58,6% al prezzo finale della benzina e per il 55,1%a quello del diesel.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-56054 aligncenter" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico3-16032022.jpg" alt="luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico3-16032022" width="365" height="488" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico3-16032022.jpg 494w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico3-16032022-400x534.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico3-16032022-250x334.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico3-16032022-150x200.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 365px) 100vw, 365px" /></p>
<p>Tuttavia, sebbene l’utilizzo di misure emergenziali permetta di attraversare la tempesta navigando a vista, è necessaria una pianificazione a lungo termine per non incorrere ciclicamente negli stessi problemi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-56058 aligncenter" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico4-16032022.jpg" alt="luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico4-16032022" width="366" height="488" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico4-16032022.jpg 437w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico4-16032022-400x534.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico4-16032022-250x334.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/03/luca-ricolfi-incidenza-carburanti-consumatore-distributore-laragione-grafico4-16032022-150x200.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 366px) 100vw, 366px" /></p>
<p>Potrebbe essere saggio, in particolare, diversificare le modalità di trasporto merci in modo da non dipendere solo da un canale. Per esempio, il potenziamento delle linee ferroviarie permetterebbe un risparmio in termini di combustibili (i treni sono alimentati dall’elettricità) e, al contempo, aiuterebbe a ridurre le emissioni di CO2.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/16-marzo-2022/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/incidenza-carburanti-consumatore-distributore/">L&#8217;incidenza dei carburanti: il consumatore al distributore</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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