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	<title>Gian Domenico Caiazza, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Gian Domenico Caiazza, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Interecettazioni, un potere mai così esteso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Domenico Caiazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 18:55:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Governo Meloni ha dunque varato, per di più con decretazione di urgenza, la più sostanziosa e micidiale estensione del potere di intercettazione delle conversazioni tra privati della storia repubblicana. Il regime già eccezionale delle intercettazioni quando si è in presenza di associazioni mafiose, viene ora esteso anche a reati comuni che il PM ritenga [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo Meloni ha dunque varato, per di più con decretazione di urgenza, la più sostanziosa e micidiale estensione del potere di intercettazione delle conversazioni tra privati della storia repubblicana. Il regime già eccezionale delle intercettazioni quando si è in presenza di associazioni mafiose, viene ora esteso anche a reati comuni che il PM ritenga commessi &#8220;con modalità mafiose&#8221;. Insomma, mentre per poter fare uso di quei poteri davvero eccezionali di ascolto era almeno necessario che vi fossero indizi del reato di associazione mafiosa, ora sarà sufficiente la agevole contestazione di quella fumosa aggravante per consentirlo per una assai vasta platea di reati comuni. Ciò che la Corte di Cassazione (non un manipolo di penalisti esagitati) aveva fermamente escluso con costante giurisprudenza, a difesa dell&#8217;art 15 della Costituzione, viene ora reso possibile dal Governo con il Ministro di Giustizia più dichiaratamente liberale degli ultimi decenni, in deferente ossequio alle pressanti richieste di alcune Procure (o super Procure) di mettere a tacere quella giurisprudenza così rigorosamente fedele al quadro dei valori costituzionali. Un paio di settimane fa a chiedevamo, da queste colonne, come avrebbe mai potuto il Ministro Nordio giustificarsi per una simile scelta (allora solo preannunciata dalla Presidente Meloni): oggi lo sappiamo. Alle impietose domande del bravo Francesco Grignetti su La Stampa, il Ministro ha sbrigativamente risposto che la misura serve solo a rendere &#8220;più incisivi&#8221; gli strumenti di indagine, ed anzi a &#8220;tipizzarne&#8221; l&#8217;uso, in ossequio al principio della certezza del diritto (sic!). Aggiungeva poi, in modo risolutivo, di non avvertire alcuna contraddizione con i propri convincimenti giacché la dicotomia garantisti/giustizialisti è fuffa, esistendo solo &#8220;la complessità della realtà&#8221;. Pensate che ingenui noi siamo: eravamo convinti che, pur nel rispetto della complessità della realtà, un ministro liberale eletto e scelto dalla propria maggioranza esattamente per tale sua qualità, dovesse realizzare da subito riforme liberali. Invece, dopo aver parlato senza tregua proprio della riforma liberale delle intercettazioni telefoniche quale snodo cruciale ed identitario della propria politica della giustizia penale, il Ministro Nordio vara una riforma di segno plasticamente opposto, in ossequio -ben si intende- alla complessità della realtà La quale ultima suggerisce anche -ci ricorda il Ministro- tempi lunghi per la separazione delle carriere, perché lì necessita una riforma costituzionale, e le priorità ora sono altre. Ed anche qui ci siamo scoperti ingenui, per aver pensato -che stupidi- che proprio trattandosi di una riforma costituzionale dai tempi lunghi, essa avrebbe dovuto iniziare il suo percorso quanto prima possibile. Quanto alla superflua dicotomia tra garantismo e giustizialismo, potrà essere utile sapere che la risposta di Nordio è quasi testualmente identica a quella che diede il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 7 febbraio 2020. Anche la transustanziazione di Nordio in Conte deve probabilmente avere a che fare con la &#8220;complessità della realtà&#8221;.</p>
<p>Il Riformista</p>
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		<title>Tutelare la libertà del difensore per garantire l&#8217;indipendenza del giudice &#8211; Inaugurazione dell&#8217;anno giudiziario dei penalisti italiani, Catanzaro 11/12 febbraio 2022</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tutelare-la-liberta-del-difensore-per-garantire-lindipendenza-del-giudice-inaugurazione-dellanno-giudiziario-dei-penalisti-italiani-catanzaro-11-12-febbraio-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gian Domenico Caiazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Feb 2022 17:46:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/cswYBPxvuJk" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Ma non fate di Lucano un santino ideologico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ma-non-fate-di-lucano-un-santino-ideologico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gian Domenico Caiazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Oct 2021 12:12:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[mimmo lucano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ma-non-fate-di-lucano-un-santino-ideologico/">Ma non fate di Lucano un santino ideologico</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2021/10/non-fate-lucano-santino-ideologico-caiazza-07102021.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA PDF ARTICOLO</span></a></div>
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		<title>Magistratura potere fuori controllo: tre idee per riformarla</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/magistratura-potere-fuori-controllo-tre-idee-per-riformarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gian Domenico Caiazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 08:58:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[bonafede]]></category>
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		<category><![CDATA[separazione delle carriere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello disvelato dal trojan che ha spiato i magistrati è lo spettacolo di un potere divenuto incontrollabile, irresponsabile, onnivoro. Una Procura della Repubblica, si dice, vale un Ministero. Errore: molto ma molto di più! Una Procura può fare e disfare governi, giunte regionali, sindaci, partiti politici, pubbliche amministrazioni, aziende pubbliche e private, solo iscrivendo &#8211; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/magistratura-potere-fuori-controllo-tre-idee-per-riformarla/">Magistratura potere fuori controllo: tre idee per riformarla</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello disvelato dal trojan che ha spiato i magistrati è lo spettacolo di un potere divenuto incontrollabile, irresponsabile, onnivoro. Una Procura della Repubblica, si dice, vale un Ministero. Errore: molto ma molto di più! Una Procura può fare e disfare governi, giunte regionali, sindaci, partiti politici, pubbliche amministrazioni, aziende pubbliche e private, solo iscrivendo &#8211; o non iscrivendo &#8211; nel registro degli indagati le persone giuste. Nella cultura giustizialista di questo Paese la giurisdizione si esaurisce nella indagine, anzi nemmeno, nella ipotesi di indagine. La sentenza, quella del Giudice, quella che ci dirà infine se l’indagine fosse giusta o sbagliata, fondata o infondata, non interessa a nessuno.<br />
Il Ministro Bonafede pensa di risolvere la questione aperta dall&#8217;inchiesta di Perugia e dalla pubblicazione delle intercettazioni modificando il sistema elettorale del Csm. Ci dovrebbe spiegare allora cosa lo autorizzi a pensare che l’abolizione del collegio unico nazionale indebolisca il peso delle correnti, ma non lo rafforzi in modo decisivo il ballottaggio al secondo turno. Se si vuole affievolire il dominio correntizio, bisogna semmai rafforzare, non demagogicamente indebolire, la presenza della componente non togata del Consiglio, che per<br />
inciso risulta, e non a caso, totalmente assente ed ininfluente nelle dinamiche scoperchiate dal trojan. Parificare il numero dei togati e dei laici, eccola una soluzione sensata.<br />
La soluzione è una sola: separazione delle carriere di Pm e giudici, doppio CSM, fine dei distacchi presso l’esecutivo. Sono le cose che questo Governo non farà mai, e contro le quali la magistratura combatterà la partita della vita.<br />
La magistratura vuole l’autoriforma. Cioè una riforma dettata dai Pm e votata dal Parlamento.<br />
Vuole il Gattopardo.<br />
Parte malissimo, come d’altronde avevamo preventivato, la “riforma del Csm” che il Governo sta approntando sulla scia di quanto emerso, nell’ostentato stupore ipocrita dei più, dalla indagine della Procura di Perugia.<br />
Non poteva essere diversamente. Se ci si ostina a non voler vedere e comprendere ciò che emerge davvero dalla pesca a strascico del trojan installato nel telefono di uno dei magistrati più in vista e più influenti della governance associativa e istituzionale della Magistratura italiana, il risultato non potrà che essere il solito intervento gattopardesco, che nulla cambia ed anzi, in questo caso, addirittura cambia in peggio.<br />
Ha ben ragione Luca Palamara quando mette subito in chiaro, nella sua recente intervista televisiva,<br />
che quel “sistema delle correnti”, un sistema condiviso e praticato dalla intera magistratura italiana, ha insediato tutti, ma proprio tutti i vertici degli uffici giudiziari italiani. Non è che il sistema fa orrore se non nomina Di Matteo alla Procura anti-mafia, ed è virtuoso se nomina Gratteri alla Procura di Catanzaro: è lo stesso nell’un caso e nell’altro, prendere o lasciare. O dobbiamo immaginare che la nomina del dott. Davigo a Presidente<br />
di Sezione della Corte di Cassazione sia avvenuta in virtù di una epifania dello Spirito Santo?<br />
Se ad una carica concorrono più magistrati con profili di carriera grosso modo comparabili, la scelta esprimerà necessariamente una opzione “politica”; altrimenti si faccia un test attitudinale, e chi fa più punti vince. D’altronde, qualunque libera associazione di persone si articola in correnti (di pensiero o di interessi, non importa), una inerzia semplicemente ineliminabile. Ora si vuole tornare a valorizzare l’anzianità, ma non fu questa la ragione per la quale si gridò allo scandalo per la scelta di Meli anziché di Giovanni Falcone?<br />
Il Ministro Bonafede pensa di risolvere la questione modificando il sistema elettorale. Ci dovrebbe spiegare allora cosa lo autorizzi a pensare che l’abolizione del collegio unico nazionale indebolisca il peso delle correnti, ma non lo rafforzi in modo decisivo il ballottaggio al secondo turno. Se si vuole affievolire il dominio correntizio, bisogna semmai rafforzare, non demagogicamente indebolire, la presenza della componente non togata del Consiglio, che per inciso risulta, e non a caso, totalmente assente ed ininfluente nelle dinamiche scoperchiate dal<br />
trojan. Parificare il numero dei togati e dei laici, eccola una soluzione sensata. Ma la magistratura italiana la aborre, dando fiato alle trombe della immancabile, pretestuosa difesa della “indipendenza della Magistratura”, che in verità non ha dato di sé una prova commendevole, sciamando senza freni tra ristoranti notturni e cene organizzate con geometrica potenza politico-giudiziaria.<br />
Ma da questo punto di vista la magistratura italiana, certamente nei suoi vertici politici ed istituzionali, ma anche nel consenso elettorale che la sorregge, è irredimibile, e come se niente fosse invoca, sempre in nome della famosa sua indipendenza, “l’auto-riforma”, che significa una riforma scritta dal legislatore sotto sua dettatura.<br />
D’altronde, l’idea è quella: il Parlamento sarà pure democraticamente eletto, ma è popolato da attentatori della indipendenza della magistratura: giù le mani dagli “eletti” (nel senso questa volta mistico del termine).<br />
La soluzione del problema, caro Ministro, sta altrove. Quello disvelato dal trojan è lo spettacolo di un potere divenuto incontrollabile, irresponsabile, onnivoro. Una Procura della Repubblica, si dice, vale un<br />
Ministero. Errore, molto ma molto di più! Una Procura può fare e disfare Governi, Giunte regionali, Sindaci, partiti politici, Pubbliche Amministrazioni, aziende pubbliche e private, solo iscrivendo &#8211; o<br />
non iscrivendo &#8211; nel registro degli indagati le persone giuste. Nella cultura giustizialista di questo Paese la giurisdizione si esaurisce nella indagine, anzi nemmeno, nella ipotesi di indagine. La sentenza, quella del giudice, quella che ci dirà infine se l’indagine fosse giusta o sbagliata, fondata o infondata, non interessa a nessuno, ed anzi quando assolve induce al sospetto. Non conta nulla il giudice, in questo Paese. Conta il Pubblico ministero, ed infatti i magistrati italiani (contenti loro, verrebbe da dire) eleggono da sempre ai propri vertici i Pubblici Ministeri, che pure rappresentano il 20% scarso dell’elettorato togato, i quali in tal modo governano la giurisdizione, orientando le nomine ai vertici degli uffici, condizionando il potere disciplinare, decidendo i distacchi dei fuori ruolo presso l’esecutivo (ministero di Giustizia in primis). Perciò la soluzione è una sola: separazione delle carriere tra Pm e Giudici, doppio Csm, fine dei distacchi presso l’esecutivo. Esattamente le cose che questo Governo non farà mai, e contro le quali la magistratura italiana combatterà la partita della vita. In nome della propria indipendenza, naturalmente. </p>
<p>Pubblicato da Il Riformista del 04.06.2020</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/magistratura-potere-fuori-controllo-tre-idee-per-riformarla/">Magistratura potere fuori controllo: tre idee per riformarla</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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