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	<title>Emma Galli, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Emma Galli, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Lorenzo Infantino, il rigore di un filosofo liberale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Galli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 10:12:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il professore Lorenzo Infantino ci ha lasciati, inaspettatamente, il 18 gennaio. L’Università e la Fondazione Luigi Einaudi hanno perso uno scienziato sociale di grandissimo valore, un punto di riferimento intellettuale fondamentale nel mondo liberale, un amico carissimo. Professore emerito di Metodologia delle scienze sociali alla LUISS Guido Carli, per più di quaranta anni ha formato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il professore Lorenzo Infantino ci ha lasciati, inaspettatamente, il 18 gennaio. L’Università e la Fondazione Luigi Einaudi hanno perso uno scienziato sociale di grandissimo valore, un punto di riferimento intellettuale fondamentale nel mondo liberale, un amico carissimo.</p>
<p>Professore emerito di Metodologia delle scienze sociali alla LUISS Guido Carli, per più di quaranta anni ha formato generazioni di studenti che amava e che lo amavano, a cui sapeva trasmettere la passione per la conoscenza e la comprensione della complessità delle relazioni sociali, frutto di un ordine spontaneo e non del disegno di un pianificatore con un punto di vista privilegiato sul mondo. Interpretare la cooperazione sociale come un ordine senza piano fondato sulla libertà individuale è stato il fil rouge della sua intera produzione scientifica.</p>
<p>Lorenzo Infantino aveva messo la ricerca al centro della propria vita, delle proprie giornate. Aveva coniugato la sua formazione economica acquisita all’Università di Siena con lo studio della sociologia, della teoria della conoscenza e della filosofia sociale. Aveva svolto una parte importante della propria ricercaall’Università di Oxford: sul “Times Literary Supplement”, Kenneth Minogue lo ha definito uno “studioso di orientamento anglo-austriaco”.</p>
<p>Era una mente teorica e brillante, originale interprete delprogramma di ricerca dell’individualismo evoluzionistico diFriedrich von Hayek che ha, come suo presupposto, ilriconoscimento dell’ignoranza e della fallibilità umane e il procedimento di esplorazione dell’ignoto e di apprendimento costante tramite la correzione degli errori. Era salito sulle spalle dei giganti della tradizione illuminista scozzese – come amava dire – raccogliendone l’eredità e sviluppando una teoria della società fondata sulla cooperazione volontaria, che limita il potere pubblico ad una funzione di servizio.</p>
<p>Con la casa editrice Rubbettino, il professore Infantino aveva dato avvio alla collana editoriale “Biblioteca Austriaca” in cui aveva pubblicato le opere classiche della Scuola Austriaca di Economia, curando l’edizione italiana di numerosi testi di Menger, Boehm-Bawerk, Mises e Hayek. Sempre con Rubbettino, aveva pubblicato molte sue opere tra cui “Potere. La dimensione politica dell’azione umana” (2013), “Cercatori di libertà” (2019), “Alle origini delle scienze sociali” (2022), “Conoscenza. Governo degli uomini e governo della legge” (2024). I suoi lavori sono statipubblicati anche da prestigiose case editrici internazionali quali la Routledge e Palgrave Macmillan.</p>
<p>In questo periodo stava lavorando con vigore ad un saggio sui fondamenti gnoseologici del totalitarismo che avrebbe introdotto una prospettiva radicale nell’interpretazione delle origini del fenomeno e di cui mi parlava con l’entusiasmo di chi è costantemente innamorato della ricerca.</p>
<p>Lorenzo Infantino era un uomo rigoroso, nella vita come nello studio, integerrimo, amava vivere riservatamente, con grande sobrietà e serietà e aveva conservato, intatto, lo stupore della scoperta. Aveva un animo nobile e sensibile, era un gentiluomodell’accademia, di rara umanità e di raffinata cultura, un uomo elegante, dentro e fuori.</p>
<p>Chi, come me, ha avuto l&#8217;onore e il privilegio di averlo conosciuto, prima come allieva, poi come collega e amica, non lo dimenticherà. Non dimenticherà la sua incontenibile passione per il sapere, la sua forza nel trasmettere i valori del liberalismo, la tenacia e il rigore metodologico con cui intraprendeva ogni nuovo progetto di ricerca. Abbiamo perso un Maestro, abbiamo perso un Uomo grande.</p>
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		<title>Il futuro dell’Italia è in Europa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-futuro-dellitalia-e-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emma Galli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2020 12:26:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Buonsenso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Paola Brunetti e Emma Galli &#160; Il futuro dell’Italia è in Europa. Peccato che molti non ne siano consapevoli, a giudicare dalla crescita nell’ultimo decennio del sentimento antieuropeo, alimentato sia dalla propaganda populista che dall’incomprensione dei meccanismi decisionali comunitari da parte di un numero sempre più rilevante di cittadini. L’ UE è stata spesso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Paola Brunetti e Emma Galli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il futuro dell’Italia è in Europa.</strong> Peccato che molti non ne siano consapevoli, a giudicare dalla crescita nell’ultimo decennio del sentimento antieuropeo, alimentato sia dalla propaganda populista che dall’incomprensione dei meccanismi decisionali comunitari da parte di un numero sempre più rilevante di cittadini.</p>
<p>L’ UE è stata spesso percepita come un corpo estraneo, che si caratterizza per il dominio di alcuni Stati membri a discapito di altri e che antepone la stabilità finanziaria al benessere economico e sociale dei cittadini.</p>
<p><strong>Ma per l’Italia l’appartenenza all’Unione Europea rappresenta un beneficio o una zavorra?</strong></p>
<p>Il nostro paese è il quarto contributore netto al bilancio UE, ma diversi attori beneficiano ampiamente dei fondi messi a disposizione da Bruxelles nell’ambito, ad esempio, della PAC e delle politiche regionali e di coesione.</p>
<p>L’esistenza di un mercato unico di 450 milioni di persone, che condividono le regole per la concorrenza, una politica commerciale comune e una moneta prevalente come l’euro, offre notevoli opportunità di <em>business</em> alle imprese e benefici per i consumatori, che hanno maggiori possibilità di scelta e prezzi più vantaggiosi.</p>
<p>La recente crisi determinata dalla pandemia del Coronavirus ha colpito maggiormente i paesi mediterranei, tra cui l’Italia. Le prospettive di crescita per il 2020 vedono stime al ribasso e vi è grande incertezza per il futuro. Per far fronte all’emergenza e al blocco parziale delle attività economiche, i paesi più colpiti hanno dovuto adottare misure economiche nazionali di grandi proporzioni.</p>
<p>La BCE ha messo tempestivamente a disposizione un bazooka, le Istituzioni europee hanno approvato un primo pacchetto di strumenti finanziari, per alleviare gli oneri degli Stati membri ed è imminente il varo di un <em>Recovery Fund</em>. Di tale iniziativa non si conoscono ancora le <em>technicalities </em>ma appare evidente che questo strumento sia di vitale importanza per l’Italia, che senza la protezione europea avrebbe difficoltà a finanziarsi nei mercati internazionali a costi accessibili.</p>
<p>Le politiche comunitarie hanno un effetto equilibratore del mercato interno e favoriscono una visione unitaria e solidale dello sviluppo, laddove gli interventi nazionali aumentano le disparità e alterano il <em>level playing field. </em>Il quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato, pur se necessario nella fase dell’emergenza, non può protrarsi a lungo senza produrre effetti devastanti sul mercato interno e causare squilibri macroeconomici tra Paesi.</p>
<p>Per l’Italia sarebbe vantaggioso “comunitarizzare” maggiormente alcuni settori, come la politica industriale, asse portante del sistema economico del Paese. Progetti europei nel settore dell’aerospazio, del digitale, della sanità, del settore automobilistico, affiancati al <em>new green deal</em>, una delle priorità della Commissione Von der Leyen, consentirebbero alle nostre imprese di ampliare i segmenti di mercato ed inserirsi sempre più nelle catene del valore europee, anche per ridurre la dipendenza dai paesi terzi nei settori strategici.</p>
<p><strong>Qual è il ruolo dell’Italia in Europa? </strong>Il nostro Paese è il terzo paese europeo per popolazione e per PIL, registra da anni un avanzo primario, detiene un risparmio privato tra i più consistenti nell&#8217;area euro, è la seconda economia manifatturiera e il secondo paese esportatore nella UE ma è appesantito da un alto debito pubblico, che quest’anno supererà il 150% del PIL. I rappresentanti italiani partecipano ai processi decisionali comunitari e nelle ultime due Legislature sono stati attribuiti a personalità italiane incarichi tra i più prestigiosi, come Presidente del Parlamento UE, Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Commissario per l’Economia. Se guardiamo al contesto internazionale, l’Italia è membro del G7 e del G20, ha dunque lo status di una potenza economica ed industriale, sia pure con alcuni squilibri, ma non sembra averne percezione, si limita ad avere un ruolo di comparsa nello scenario internazionale ed europeo quando potrebbe essere tra i protagonisti e questo, oltre ad alimentare la propaganda populista, ne frena le potenzialità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’intesa franco-tedesca è una minaccia per i nostri interessi? </strong>L’asse franco-tedesco nasce per superare secoli di guerre ed incomprensioni che hanno devastato l’Europa, ed è questo il senso della sua esclusività. Per anni, tra alti e bassi, questa coppia è stata il motore dell’integrazione europea e il Trattato dell’Eliseo nel 1963 e di Aquisgrana del 2019 hanno sicuramente promosso una cooperazione sempre più stringente tra i due Paesi. Non si tratta, tuttavia, di un’intesa granitica, lesiva degli interessi degli Italiani, come dimostra la recente proposta Macron-Merkel sul <em>Recovery Fund</em>, che rappresenta un’apertura significativa verso un approccio mutualistico ai problemi e sancisce il rilancio del progetto di integrazione. Esiste uno spazio in cui l’Italia possa assumere un ruolo politico, nella consapevolezza che gli interessi degli italiani sono maggiormente salvaguardati nella dimensione europea; non per puntare al triumvirato, ma per costruire alleanze più ampie e far avanzare il processo di integrazione europea, sostenendo con convinzione il lavoro e il ruolo della Commissione e del Parlamento. La propaganda sovranista e populista va rovesciata: il presente e il futuro di consumatori, imprenditori, lavoratori, studenti del nostro paese, solo per richiamare alcuni degli interessi italiani in gioco, è senza dubbio in Europa.</p>
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		<title>Il puzzle dell’UE: è pensabile una politica fiscale comune?</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-puzzle-dellue-e-pensabile-una-politica-fiscale-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emma Galli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 10:47:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Buonsenso]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Paola Brunetti e Emma Galli Per far fronte alla grave crisi economica innescata dal Covid-19, gli Stati dell’Unione Europea sono stati messi nella condizione di reagire con gli strumenti nazionali di cui dispongono. Con l&#8217;attivazione della clausola di salvaguardia generale del Patto di Stabilità, i governi hanno potuto adottare a livello nazionale le misure [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Paola Brunetti e Emma Galli</p>
<p>Per far fronte alla grave crisi economica innescata dal Covid-19, gli Stati dell’Unione Europea sono stati messi nella condizione di reagire con gli strumenti nazionali di cui dispongono. Con l&#8217;attivazione della clausola di salvaguardia generale del Patto di Stabilità, i governi hanno potuto adottare a livello nazionale le misure urgenti di finanza pubblica per mitigare gli effetti del <em>lockdown</em> sia a livello economico che sociale, senza doversi attenere al rispetto dei parametri di convergenza per il deficit e il debito. In conformità all’articolo 107 (paragrafo 3) del Trattato sul Funzionamento dell’UE, è stato inoltre possibile fornire alle imprese sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali o anticipi rimborsabili diretti per favorire la ripresa dei settori economici colpiti dalla pandemia, secondo le linee guida contenute nel <em>Quadro</em> <em>temporaneo per le misure sugli aiuti di Stato</em>.</p>
<p>E’ innegabile che la necessità di agire tempestivamente e la complessità dei meccanismi comunitari previsti dall’attuale <em>governance</em> si sono adattati con fatica alla gestione di uno shock esogeno di tale portata. Questa situazione ha inoltre evidenziato i limiti dell&#8217;Unione Europea a &#8220;trazione intergovernativa&#8221; rispetto a istituzioni e strumenti che maggiormente interpretano la dimensione comunitaria.</p>
<p>Se è vero che il rilancio della nostra economia, così come di quella degli altri partners europei, non può che essere inserito in un contesto europeo data l’elevata integrazione commerciale ed economica, è altrettanto vero che questi interventi avranno un forte impatto sulla concorrenza nei paesi e tra imprese di diversi paesi. Il funzionamento del mercato unico implica infatti condizioni di sviluppo economico e sociale similari e questo rappresenta il presupposto dell’esistenza e del finanziamento di politiche di coesione e regionali volte a promuovere la parità di condizioni. Gli aiuti di Stato contraddicono questa filosofia di fondo e rischiano di far aumentare le disparità tra Paesi.</p>
<p>Attualmente, la mancanza di una politica di spesa pubblica e di tassazione comune nell’UE non consente interventi diversi da quelli utilizzati e in corso di definizione, come il <em>Recovery Fund</em>, che hanno in ogni caso evidenziato la centralità delle istituzioni europee, e in particolare dalla Commissione, nel fronteggiare la crisi. E’ dunque possibile che a partire da questi tentativi di “comunitarizzare” la crisi si dia nuovamente avvio al dibattito sulla opportunità di una politica fiscale comune (presumibilmente nel corso dei lavori dell&#8217;imminente Conferenza sul Futuro dell&#8217;Europa), questione tanto delicata quanto complessa, su cui più volte si sono infrante le proposte di rafforzamento dell’integrazione europea. Alcuni paesi, come la Germania, che peraltro ha beneficiato ampiamente dei margini di flessibilità cui si è fatto riferimento precedentemente, a fronte di queste aperture chiedono criteri e controlli sulle politiche di bilancio e sui sistemi di tassazione, che fino a questo momento sono stati <em>domaine réservé </em>dei governi nazionali.</p>
<p>Studi recenti di <em>political economy</em> ci suggeriscono che la struttura dei sistemi fiscali siano espressione di equilibri politici, prima ancora che economici, che tengano conto dell’eterogeneità economica e sociale dei contribuenti-elettori, in contesti dinamici e diversi tra paesi. Ipotesi di maggiore integrazione fiscale si scontreranno dunque, ancora una volta, con il presupposto che la politica di bilancio rappresenti il fondamento del patto di convivenza politica nelle democrazie contemporanee?</p>
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		<item>
		<title>Le misure adottate dal governo ungherese durante la crisi del CoVid-19</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-misure-adottate-dal-governo-ungherese-durante-la-crisi-del-covid-19/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emma Galli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 19:17:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività 2020]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Hungarian Governmen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il direttore scientifico della Fondazione Luigi Einaudi, Prof.ssa Emma Galli, ha condotto l’intervista a tre con Andrea Virag, dalla Republikon Foundation, assieme al Prof. Roberto Ricciuti, sul tema “Le misure adottate dal governo ungherese durante la crisi del CoVid-19”. Il punto di partenza è stata la constatazione di come in Ungheria si sia passati da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il direttore scientifico della Fondazione Luigi Einaudi, <strong>Prof.ssa</strong> <strong>Emma Galli,</strong> ha condotto l’intervista a tre con Andrea Virag, dalla Republikon Foundation, assieme al Prof. Roberto Ricciuti, sul tema “<strong>Le misure adottate dal governo ungherese durante la crisi del CoVid-19</strong>”. Il punto di partenza è stata la constatazione di come in Ungheria si sia passati da un’emergenza ad un&#8217;altra: dal virus a quella delle libertà in pericolo. “<em>La situazione politica dell’Ungheria preoccupa</em>” afferma Ricciuti. E non la pensa diversamente la Virag “<em>Sebbene il parlamento ungherese resti in carica [con poteri speciali affidati al governo] vengono portati avanti, con la scusa di una situazione di necessità, emendamenti e politiche non connesse alla crisi</em>”. Sono dunque tante le problematiche legate alla libertà, specialmente alla libertà di stampa: “<em>Mentre infatti il governo adotta la strategia di controllare le notizie […]i giornalisti potrebbero essere processati per fake news</em>”. Una linea continua con il populismo, come indica la Dott.ssa Galli, che attraversa l’Europa e tocca temi molto simili che seguono una precisa strategia. “<em>La missione è diffondere la paura […] dei migranti, [dell’Europa] di Bruxelles, di tutto ciò che viene da fuori”. Dunque, un triste filo in comune con i populismi nel resto d’Europa. Ora come mai è fondamentale che l’Europa sia vigile e presente in Ungheria, non solo per monitorare, ma per intervenire e garantire il liberalismo</em>.”</p>
<p>La Republikon Foundation monitora costantemente tutte le mosse del governo, diffondendo le modalità e principi del liberalismo e la Fondazione Luigi Einaudi continuerà a collaborare e a dar voce della Republikon Foundation per trasmettere anche in Italia questo messaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il sovranismo, una minaccia per il futuro dell’Europa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-sovranismo-una-minaccia-per-il-futuro-delleuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emma Galli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 11:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Buonsenso]]></category>
		<category><![CDATA[sovranismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paola Brunetti e Emma Galli &#160; Nelle società europee assistiamo da anni ad una profonda trasformazione politica, in cui sono ravvisabili alcuni tratti comuni. Il superamento del bipartitismo e del bipolarismo e la conseguente polarizzazione degli schieramenti politici, le istanze sovraniste sono fenomeni che interessano diversi Stati, sia pure con varianti endogene, e rappresentano il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-sovranismo-una-minaccia-per-il-futuro-delleuropa/">Il sovranismo, una minaccia per il futuro dell’Europa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Paola Brunetti e Emma Galli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nelle società europee assistiamo da anni ad una profonda trasformazione politica, in cui sono ravvisabili alcuni tratti comuni. Il superamento del bipartitismo e del bipolarismo e la conseguente polarizzazione degli schieramenti politici, le istanze sovraniste sono fenomeni che interessano diversi Stati, sia pure con varianti endogene, e rappresentano il sintomo di una crisi di crescita delle democrazie contemporanee.</p>
<p>Il sovranismo propaga temi trasversali, quali il rifiuto del multilateralismo, il contrasto all’immigrazione, l’antieuropeismo. Fino a questo momento non c’è stata una saldatura forte tra i vari movimenti populisti in Europa, come dimostrato anche dalle elezioni per il Parlamento europeo del 26 maggio 2019, ma la minaccia dei sovranismi rischia di essere rafforzata dalle conseguenze economiche e sociali della pandemia che può essere vista come uno dei risultati negativi della globalizzazione.</p>
<p>Le difficoltà economiche dell’ultimo decennio, a seguito delle crisi dei subprime e del debito sovrano, hanno favorito l’avvento di forze politiche contrarie alle politiche liberiste e all’ordine economico internazionale basato sulle istituzioni di Bretton Woods e sul multilateralismo. Liberismo, multilateralismo e globalizzazione sono descritti come i detonatori della crisi economica e sociale contemporanea, che nei Paesi occidentali ha colpito vari strati della popolazione, a cominciare dalla classe media.</p>
<p>Le statistiche internazionali evidenziano come, a livello globale, il multilateralismo abbia favorito lo sviluppo delle economie meno avanzate, promosso l&#8217;internazionalizzazione dei sistemi produttivi attraverso le catene del valore e migliorato le condizioni di vita e di lavoro di moltissimi individui. A livello dell’UE, le politiche di concorrenza hanno portato al superamento di monopoli e benefici per i consumatori in termini di miglioramento dei servizi e abbassamento delle tariffe e dei prezzi; le politiche sociali e di coesione hanno contribuito a ridurre gli squilibri territoriali; buona parte dei maggiori progetti infrastrutturali sono stati realizzati grazie a finanziamenti europei; i diversi accordi di scambio per studenti e docenti hanno favorito l’integrazione dei saperi; il green deal, una delle priorità della nuova Commissione, permetterà all’Unione Europea di diventare il primo continente a impatto zero sul clima. Tutto questo naturalmente non è avvenuto a costo zero.</p>
<p>Le differenze delle identità nazionali, linguistiche e culturali e la complessità istituzionale dell’Unione allontanano ingiustamente i cittadini europei dalle istituzioni sovranazionali. Nella vita quotidiana i vantaggi dell’integrazione sono acquisiti, ma non percepiti, anche perché non sempre evidenziati nella comunicazione a livello nazionale.</p>
<p>Per i sovranisti invece la migliore risposta alla globalizzazione, al multilateralismo, all’integrazione europea è il sovranismo, che non ha solo una componente politica (si pensi alla préference nationale in Francia e agli slogan make UK great again o prima gli Italiani), ma anche economica, con diverse declinazioni e sfumature: si va dalla richiesta di imporre i dazi alle merci concorrenziali provenienti da Paesi Terzi, alle proposte di riacquisire la sovranità monetaria, minacciata dall’euro e dalle politiche di bilancio restrittive correlate al rispetto dei parametri di Maastricht.</p>
<p>L’Unione Europea rappresenta da anni il bersaglio preferito dei sovranisti. Tra le battaglie politiche più significative degli ultimi anni, si possono annoverare certamente i referendum indetti in alcuni Paesi membri. In Francia e nei Paesi Bassi, i referendum per la ratifica della nuova Costituzione europea, tenutisi nel 2005, hanno espresso una maggioranza contraria all&#8217;approvazione del testo costituzionale, mentre il referendum lanciato da Cameron in UK nel 2016, ha portato alla Brexit. È interessante rilevare come le esperienze di democrazia diretta degli ultimi anni abbiano avuto un esito negativo per il processo d’integrazione europea.</p>
<p>Come è stato possibile che un’organizzazione sovranazionale che ha garantito per più di 60 anni pace e benessere, peraltro diffusi in ampie fasce della popolazione, e che si ispira al principio fondante dell’“Unità nella diversità” sia percepita sempre più negativamente?</p>
<p>Nuovi equilibri, anche istituzionali, sono sempre più necessari. La governance scaturita dal Trattato di Lisbona è complessa e farraginosa e non è funzionale ad una organizzazione sovranazionale composta da 27 Stati. Tra gli orientamenti della nuova Commissione “geopolitica” è prevista la Conferenza sul futuro dell’Europa, che dovrebbe rivedere l’impianto comunitario e dar voce ai cittadini su come affrontare le sfide interne ed esterne.</p>
<p>La crisi derivante dalla pandemia Covid-19 ha aperto nuovi scenari politici ed economici.  L’intervento tempestivo della BCE e un primo pacchetto di misure, tra cui la sospensione del Patto di Stabilità, hanno offerto una sponda ai Governi nazionali, che necessitano di liquidità per far fronte alle difficoltà, ma altre misure saranno necessarie. Un gruppo di Paesi, tra cui l’Italia, ha proposto strumenti innovativi, come il Recovery Fund, che richiedono un maggiore coinvolgimento europeo nel rilancio delle economie nazionali, sempre più interdipendenti. Il dibattito sulla “comunitarizzazione” della crisi è molto acceso e le posizioni all’interno dei singoli Stati membri appaiono eterogenee. Le difficoltà nel definire una posizione comune rafforza le istanze dei partiti sovranisti che possono alimentare la propria propaganda attingendo al disagio sociale e alla crisi economica derivante dal lockdown. La tempistica assume pertanto un ruolo cruciale, considerato anche il fatto che il dibattito viene presentato e percepito dall’opinione pubblica come una vera e propria scelta di campo.</p>
<p>La crisi del coronavirus è diventata un campo di battaglia tra visioni contrapposte della società e dell’economia. Il sovranismo non offre soluzioni, ma evidenzia i disagi e si erge a tutela delle categorie più deboli, identificando nell’ordine multilaterale o nell’Unione Europea un nemico esterno da cui proteggersi. È pertanto fondamentale che anche le istituzioni dell’UE siano pienamente consapevoli di questa minaccia e si mostrino in grado di esercitare quel ruolo propulsore che in passato aveva permesso di superare difficoltà contingenti e di rilanciare il processo di integrazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-sovranismo-una-minaccia-per-il-futuro-delleuropa/">Il sovranismo, una minaccia per il futuro dell’Europa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Crisi Coronavirus: quali opportunità?</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/crisi-coronavirus-quali-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emma Galli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 10:22:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Buonsenso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217; emergenza derivante dalla pandemia attuale è uno stress test per le economie avanzate che da una parte devono evitare il default e il malessere sociale, dall&#8217;altra hanno un&#8217;occasione unica per ripensare le politiche e gli strumenti per la crescita. In Europa, fino a questo momento, i Paesi coinvolti hanno assunto autonomamente misure anti cicliche, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217; emergenza derivante dalla pandemia attuale è uno stress test per le economie avanzate che da una parte devono evitare il default e il malessere sociale, dall&#8217;altra hanno un&#8217;occasione unica per ripensare le politiche e gli strumenti per la crescita.</p>
<p>In Europa, fino a questo momento, i Paesi coinvolti hanno assunto autonomamente misure anti cicliche, non coordinandosi tra loro, ma beneficiando della protezione dell&#8217;UE. Questa è stata assicurata, in primo luogo, dall&#8217;intervento della BCE, che ha attivato un programma addizionale di acquisto dei titoli pubblici e privati da 750 miliardi, seguito dalla sospensione del Patto di Stabilità, dall&#8217;ammorbidimento delle regole sugli aiuti di Stato, dalla costituzione dello strumento Sure (a favore dei disoccupati) e da altre iniziative volte a far fronte all&#8217;emergenza.</p>
<p>La sospensione del Patto di Stabilità non va sottovalutata. Ha una portata enorme sulle politiche di bilancio, perché pone sugli Stati nazionali la responsabilità di compiere scelte sostenibili e strategiche. In Italia deve esser spiegato con chiarezza all&#8217;opinione pubblica che le scelte di politica fiscale saranno rese possibili solo a fronte di nuovo debito, che dovrà essere restituito.</p>
<p>Anche i sostenitori più rigorosi di una finanza pubblica guidata dal principio del bilancio in pareggio considerano possibile, se non necessario, il ricorso all’indebitamento in situazioni di emergenza. Ma ad una duplice condizione: che le spese finanziate con l’indebitamento siano produttive e preferibilmente destinate a finanziare investimenti finalizzati a garantire anche alle generazioni future i benefici della spesa pubblica; che siano previste politiche di rientro dal debito in tempi ragionevoli. È per questa ragione che le politiche di bilancio dovranno essere selettive e mirare alla qualità degli interventi. La pandemia ha inciso sia sulla domanda che sull&#8217;offerta. Sarà dunque necessario elaborare piani di intervento che aiutino le imprese a fronteggiare una crisi che potrebbe essere più lunga di quanto in un primo momento pensato e che garantiscano, al tempo stesso, – sia pure per un periodo transitorio – le necessità delle categorie più deboli.</p>
<p>L’Italia è in grado di sostenere l&#8217;onere di questi investimenti? La sospensione del Patto di Stabilità ci permette di indebitarci ulteriormente, beneficiando peraltro di un contesto internazionale di crisi globale, in cui &#8211; per intenderci &#8211; le misure saranno accettate nelle cancellerie europee e sui mercati finanziari con maggiore tolleranza. Tuttavia, non può essere la sola politica monetaria, per quanto fondamentale, il motore della ripresa.  É altrettanto fondamentale la qualità della spesa, che non potrà essere solo di carattere assistenziale, ma dovrà rispondere a una visione strategica del nostro futuro. L&#8217;emergenza ha dimostrato, se mai ce fosse stato bisogno, l&#8217;importanza di alcuni settori: sanità, infrastrutture materiali ed immateriali, ricerca ed innovazione.</p>
<p>In questi ambiti, in Italia sono già stati avviati alcuni programmi, come ad esempio quello per Transizione 4.0, che dovranno essere potenziati. L&#8217;emergenza ha già evidenziato la necessità di adattare i processi organizzativi, con la diffusione dello smart working o delle lezioni su piattaforme informatiche nel mondo scolastico ed accademico. Nei prossimi mesi anche le attività di internazionalizzazione si baseranno sempre più sulla digitalizzazione, con fiere e B2B virtuali.</p>
<p>Occorre dunque elaborare quanto prima una politica industriale che identifichi le priorità settoriali e gli strumenti necessari. L&#8217;Italia è il secondo Paese in Europa per manifattura ed export: come mantenere questo ranking, così come i posti di lavoro in una crisi globale?</p>
<p>Alcuni comparti, come quello turistico-alberghiero o come quello dell’industria della cultura, dovranno rivedere profondamente la propria offerta e prevedere una ristrutturazione. Sarà necessario sostenere alcuni settori, che non usciranno facilmente dalla crisi, e incentivarne altri, che potrebbero fungere da volano per la ripresa. É un cambiamento epocale, di cui bisognerà prendere consapevolezza e che può offrire nuove opportunità di sviluppo. La formazione continua, lo snellimento delle procedure amministrative, la tempestività dei processi decisionali saranno i fattori chiave di una exit strategy dalla crisi.</p>
<p>La crisi può rappresentare anche un&#8217;opportunità per favorire una maggiore integrazione europea. La discussione sui cosiddetti &#8220;corona bond&#8221; o sul MES non deve essere vista o interpretata come una guerra tra egoismi e nazionalismi o come la fine del progetto europeo ma come un segnale di vitalità delle istanze europee. La contrapposizione tra paesi del nord e paesi mediterranei si basa su situazioni fattuali differenti, ma anche su pregiudizi che sarebbe opportuno mettere da parte. Si é arrivati nell’Eurogruppo a un compromesso su un pacchetto di misure, anche innovative, che consentiranno agli Stati in difficoltà di beneficiare di fondi UE, fermo restando che anche in questo caso i prestiti dovranno essere restituiti e si dovrà fare i conti con la loro sostenibilità.</p>
<p>La UE ha già messo in campo vari interventi e la negoziazione del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 offre l&#8217;occasione di introdurre nuovi strumenti e di aumentare il bilancio UE, per creare maggiori margini di azione. La digitalizzazione, l&#8217;innovazione e la creazione di campioni europei in alcuni settori strategici, come l&#8217;aerospazio, la ricerca, sono da tempo obiettivi UE. Progetti in questi ambiti rappresenterebbero un avanzamento concreto del processo d&#8217;integrazione, perché coinvolgerebbero filiere transnazionali, imprese e lavoratori dei paesi membri.</p>
<p>Lo Stato non dovrà assumere un ruolo dirigista, ma di “facilitatore”, disegnare la cornice regolativa. Dovrà definire un sistema di regole certe e trasparenti, che potranno condurre a una nuova configurazione della trama produttiva di cui potrà beneficiare sia l’Italia che l’Europa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Paola Brunetti e Emma Galli</p>
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