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	<title>Carlo Cottarelli, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Carlo Cottarelli, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Troppa isteria sui dati economici</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/troppa-isteria-sui-dati-economici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Cottarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 15:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aveva appena finito di dire che l&#8217;Italia stava attraversando un periodo di crescita ben più alto degli altri Paesi europei e che per questo aveva recuperato credibilità, che Giorgia Meloni si vede pubblicare dall&#8217;Istat dati sul Pil del secondo trimestre di quest&#8217;anno che hanno deluso tutti. Nel trimestre l&#8217;Italia è tornata ad essere il fanalino [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Aveva appena finito di dire che l&#8217;Italia stava attraversando un periodo di crescita ben più alto degli altri Paesi europei e che per questo aveva recuperato credibilità, che Giorgia Meloni si vede pubblicare dall&#8217;Istat dati sul Pil del secondo trimestre di quest&#8217;anno che hanno deluso tutti. Nel trimestre l&#8217;Italia è tornata ad essere il fanalino di coda dell&#8217;area euro, l&#8217;unico Paese ad avere davanti al tasso di crescita un segno meno, insieme a Austria e Lettonia. Abbiamo fatto un -0,3% (anzi per essere precisi -0,34%), contro il +0,3% della media. Ma come era sbagliato prima esultare prematuramente, sarebbe ora sbagliato dare troppa importanza al dato di un singolo trimestre. Vediamo perché e quali sono comunque i rischi.</p>
<p>A parte il fatto che si tratta ancora di dati preliminari, se guardiamo alla crescita nel complesso della prima parte dell&#8217;anno, l&#8217;Italia sta nella media europea. Il nostro dato del secondo trimestre segue un primo trimestre che era stato ben più forte di quello degli altri Paesi. Avevamo fatto un +0,6%, contro una crescita zero dell&#8217;area euro. Nel complesso dei due trimestri quindi la nostra crescita è più o meno dello 0,3% proprio come l&#8217;area euro. Siamo nella media. Se poi guardiamo le cose su un orizzonte più lungo, nonostante questa battuta d&#8217;arresto, tra i principali Paesi europei siamo ancora quelli che hanno fatto meglio dal periodo pre-Covid.</p>
<p>Siamo del 2,2% sopra al Pil del quarto trimestre del 2019. La Francia sta all&#8217;1,7%, la Spagna, che pure negli ultimi trimestri è cresciuta come un treno, allo 0,4% e la Germania allo 0,2%. Già, la Germania. Sappiamo quanto il nostro settore industriale sia legato a quello tedesco, sia come concorrenti sia come fornitori di prodotti intermedi. La bassa crescita tedesca pesa sul nostro settore industriale che si sta contraendo, mentre i servizi sono ancora in leggera crescita. La Germania ha migliorato nel secondo trimestre il proprio andamento: dopo due trimestri di calo, il Pil tedesco si è almeno stabilizzato tra marzo e giugno. Ma l&#8217;economia resta debole, il che contribuisce a spiegare anche questo nostro trimestre di debolezza.</p>
<p>Infine, nel complesso del 2023, centrare l&#8217;obiettivo di crescita del Pil per l&#8217;anno fissato dal governo nel Documento di Economia e Finanza di aprile (1%) è ancora del tutto possibile. Basterebbe che crescessimo dello 0,3% nel terzo trimestre (in linea con la media degli ultimi due trimestri) e dello 0,2% nel quarto. Quindi, per quanto brutto sia il dato dell&#8217;Istat, è prematuro lanciare segnali d&#8217;allarme. Non vorrei però apparire come quello che minimizza comunque la questione, per cui passiamo ora alle cose che ci debbono preoccupare.</p>
<p>La prima è che i problemi della Germania potrebbero continuare. La Germania avrebbe la possibilità, dato il suo basso debito di prendere misure espansive (visto i livelli ancora alti di inflazione potrebbero per esempio tagliare un po&#8217; le imposte indirette), ma si sa che i tedeschi mollano i cordoni della borsa solo in presenza di una pesante recessione: mica si spaventano per qualche segno negativo del Pil.</p>
<p>La seconda cosa che preoccupa sono i dati sui consumi che sono in discesa. Prima o poi doveva succedere. L&#8217;aumento dei prezzi riduce la capacità di spesa delle famiglie, visto che gli stipendi dei lavoratori sono cresciuti meno dei prezzi. Per un po&#8217; le famiglie vanno avanti a spendere, riducendo i propri risparmi, ma la cosa non può durare per sempre. Fra l&#8217;altro anche il risparmio accumulato in passato è stato pesantemente eroso dall&#8217;inflazione, a vantaggio dello stato il cui debito, diretto o indiretto, verso le famiglie italiane è sceso parecchio in termini reali.</p>
<p>La terza riguarda la Bce. Ho sostenuto che quanto ha fatto finora non è sbagliato. Il livello attuale dei tassi di interesse compensa a mala pena l&#8217;erosione del valore dei prestiti causato dall&#8217;inflazione futura. I tassi reali (cioè al netto dell&#8217;inflazione) sono vicini allo zero. Ma cosa farà d&#8217;ora in avanti la Bce? Il fatto che l&#8217;economia europea stia ancora crescendo, che l&#8217;inflazione di base rimanga fissa 5,5% e che, per la prima<br />
volta dal 2021 sia più bassa di quella totale suggeriscono un possibile ulteriore aumento dei tassi di intesse dopo la pausa di agosto. Dobbiamo sperare che ad agosto ci sia qualche segnale di miglioramento altrimenti temo che potrebbe arrivare un altro aggiustamento di un quarto di punto. Tutto sommato, il dato sul Pil non è di per sé allarmante, ma è indubbio che i rischi sono aumentati.</p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/economia/2023/08/01/news/economia_cottarelli_crisi_germania-12975296/"><strong><em>La Stampa</em></strong></a></p>
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		<title>Nel Pd non c’è spazio per il merito e le idee liberali</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/nel-pd-non-ce-spazio-per-il-merito-e-le-idee-liberali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Cottarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2023 16:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[cottarelli]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[Schlein]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Direttore, nei prossimi giorni presenterò le mie dimissioni dal Senato che dovranno poi essere approvate dall’Aula. Non è stata una scelta facile e La ringrazio per l’opportunità di spiegarne le motivazioni. Lascio il Senato per andare a dirigere, a titolo gratuito, un nuovo Programma per l’Educazione nelle Scienze Economiche e Sociali rivolto agli studenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Direttore, nei prossimi giorni presenterò le mie dimissioni dal Senato che dovranno poi essere approvate dall’Aula. Non è stata una scelta facile e La ringrazio per l’opportunità di spiegarne le motivazioni. Lascio il Senato per andare a dirigere, a titolo gratuito, un nuovo Programma per l’Educazione nelle Scienze Economiche e Sociali rivolto agli studenti delle scuole superiori offerto dall’Università Cattolica di Milano. L’idea è di costituire un gruppo di esperti senior di alto livello che, pro bono, visiteranno le scuole per condividere con gli studenti le loro esperienze accumulate in una vita lavorativa. L’obiettivo è di svolgere circa 150 visite all’anno, forse di più. I temi trattati comprenderanno le tendenze di breve e lungo termine dell’economia italiana, le politiche monetarie e di bilancio, le tematiche strutturali soprattutto rispetto all’inserimento nel mondo del lavoro, la sostenibilità economica e ambientale, la finanza, l’interazione tra economia e diritto, la costituzione italiana e l’importanza della comunicazione per le politiche economiche e sociali. Le presentazioni non comporterebbero costi per le scuole coinvolte. Ci sarebbero poi presentazioni serali per centri culturali, circoli per gli anziani e così via.</p>
<p>Credo molto in questo progetto, anche perché penso sia importante che chi ha avuto tanto dalla vita e ha accumulato esperienze sia disposto a condividerle con giovani e altri. Rispetto alla mia attuale posizione al Senato, due cose hanno reso più facile accettare la proposta fattami dall’Università Cattolica. Primo, in questo momento storico mi sembra che nella vita parlamentare ci sia molta, troppa animosità. Spesso le posizioni sono espresse “per partito preso” e i dibattiti sono solo un’occasione per attaccare l’avversario. Non intendo criticare i miei colleghi. Una forte contrapposizione tra maggioranza e opposizione è probabilmente inevitabile in questo momento storico, ma i dibattiti estremizzati non sono nelle mie corde. Forse allora, nel mio piccolo, posso essere più utile al Paese tornando a commentare le politiche economiche dall’esterno, dicendo quello che penso senza il rischio di autocensurarmi. Secondo, è innegabile (basta vedere la composizione della nuova Segreteria) che l’elezione di Elly Schlein abbia spostato il Pd più lontano dalle idee liberaldemocratiche in cui credo. Ho grande stima di Elly Schlein e non credo sbagli a spostare il Pd verso sinistra. La scelta alle primarie è stata netta e i sondaggi la premiano. Un Pd più a sinistra può trasmettere un messaggio più chiaro agli elettori, cosa essenziale per un partito politico. Ciò detto, mi trovo ora a disagio su diversi temi.</p>
<p>Una questione chiave è il ruolo che il “merito” debba avere nella società. Il principio del merito era molto presente nel documento dei valori del Pd del 2008, l’ultimo disponibile quando decisi di candidarmi. Manca invece in quello approvato a gennaio 2023 e nella mozione Schlein per le primarie. A livello più specifico, di recente ci sono stati diversi casi in cui non ho condiviso le posizioni prese dal Pd, per esempio su aspetti del Jobs Act, sull’aumento delle accise sui carburanti, sul freno al Superbonus e sul compenso aggiuntivo per insegnanti che vivono in aree dove il costo della vita è alto, come suggerito da Valditara. Ho posizioni diverse da Elly Schlein anche sui termovalorizzatori, sull’utero in affitto e in parte anche sul nucleare. Qualcuno dice che, date queste differenze, dovrei cambiare gruppo parlamentare. Non sarebbe giusto, anche perché sono stato eletto col proporzionale e quindi senza una scelta diretta sul mio nome da parte degli elettori. Il primo dei non eletti mi sostituirà senza perdite di seggi per il Pd. Mi sembra la scelta più corretta. L’autore è senatore indipendente nel gruppo del Pd</p>
<p><a href="https://www.repubblica.it/politica/2023/05/08/news/carlo_cottarelli_lascia_senato_pd_schlein-399163321/"><strong><em>La Repubblica </em></strong></a></p>
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		<title>Priorità al piano vaccini, a qualsiasi costo poi le riforme evitando i temi che dividono</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/priorita-al-piano-vaccini-a-qualsiasi-costo-poi-le-riforme-evitando-i-temi-che-dividono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Cottarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2021 14:37:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Stampa </p>
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<p><strong>La Stampa </strong></p>
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		<title>Burocrazia, giustizia e merito: i tre nodi ancora da sciogliere</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/burocrazia-giustizia-e-merito-i-tre-nodi-ancora-da-sciogliere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Cottarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2021 14:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Repubblica</p>
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<p><strong>La Repubblica</strong></p>
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		<title>Come si cura il debito</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/come-si-cura-il-debito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Cottarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2020 14:09:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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<p><strong>La Repubblica</strong></p>
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		<title>Un tesoretto da 25 miliardi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-tesoretto-da-25-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Cottarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2020 16:29:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Repubblica</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="c5"><span class="c1"><div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/10/20201031-cottarelli-tesoetto-25-miliardi.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div></span></p>
<p><strong>La Repubblica</strong></p>
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		<title>Conti pubblici e bilanci banche, il perché di un circolo vizioso</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/conti-pubblici-e-bilanci-banche-il-perche-di-un-circolo-vizioso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Cottarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Aug 2018 13:16:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[conti pubblici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conti pubblici e bilanci banche: in maniera semplice e al tempo stesso esauriente, Carlo Cottarelli ne illustra il &#8220;delicato&#8221; legame A metà maggio i titoli decennali italiani rendevano circa l’1,8%. Da metà giugno in poi hanno oscillato tra il 2,5 e il 3% (sono attualmente vicino a quest’ultimo livello). Insomma, le banche italiane saranno anche [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Conti pubblici e bilanci banche: in maniera semplice e al tempo stesso esauriente, Carlo Cottarelli ne illustra il &#8220;delicato&#8221; legame</em></p>
<p>A metà maggio i titoli decennali italiani rendevano circa l’1,8%. Da metà giugno in poi hanno oscillato tra il 2,5 e il 3% (sono attualmente vicino a quest’ultimo livello). Insomma, <strong>le banche italiane</strong> saranno anche disposte a detenere una maggiore quantità di titoli di Stato, ma per farlo vogliono ricevere un tasso di interesse più elevato, come compensazione per il maggior rischio affrontato. Il secondo motivo è che, al crescere della quantità di titoli di Stato detenuti dalle banche italiane, il legame tra situazione dei <strong>conti pubblici</strong> e <strong>bilancio delle banche</strong> diventa più stretto.</p>
<p><strong>Cosa significa?</strong> Significa che possibili futuri aumenti dei tassi sui titoli di Stato causati da un deterioramento dei conti pubblici avrebbero maggiori effetti negativi per le banche. Infatti, quando il tasso sui titoli di Stato sulle nuove emissioni aumenta il valore dei titoli di Stato già in circolazione scende. <strong>È una legge finanziaria</strong>: visto che il rendimento di un titolo di una certa scadenza residua (per esempio 10 anni) deve essere più o meno lo stesso indipendentemente dal fatto che il titolo sia stato appena emesso o che sia già in circolazione (gli investitori fanno in modo che questo avvenga con i loro acquisti e vendite), se i tassi di interesse all’emissione salgono i prezzi dei titoli già in circolazione scendono per garantirne lo stesso rendimento. Ma la discesa del prezzo dei titoli comporta per le banche una perdita in conto capitale. E tanto maggiore è la quantità di titoli di Stato detenuta dalle nostre banche, tanto maggiore sarà la perdita subita.</p>
<p><strong>Non è finita qui</strong>: se le banche sono in difficoltà si presume che lo Stato debba intervenire in loro sostegno (la disciplina del<em> bail in</em> non è stata ancora ben assorbita a livello di opinione pubblica e politica…). Il che comporta che, se le banche hanno perdite, queste si potranno riversare sui conti pubblici: la situazione di questi peggiora ulteriormente, portando a un ulteriore aumento dei tassi di interesse. <strong>Insomma si avvia un circolo vizioso</strong>, un feedback loop, per dirla all’inglese, che ha caratterizzato molte crisi finanziarie in passato, compresa quella del 2011-12 in Italia. Questo feedback loop contribuisce a spiegare la forte correlazione negativa tra andamenti dei tassi di interesse sui titoli<br />
di Stato e la quotazione delle azioni bancarie.</p>
<p>Ora, la graduale uscita nel corso degli ultimi anni di investitori esteri dall’Italia ha ulteriormente stretto il legame tra bilancio delle banche e bilancio dello Stato. Nel giugno del 2011 i titoli di Stato rappresentavano meno del 6% dell’attivo bancario; a giugno di quest’anno rappresentavano un po’ più del 10%. Dobbiamo quindi aspettarci che quel circolo vizioso cui ho appena fatto riferimento sia diventato ancora più pericoloso di quanto fosse nel 2011. Tutto questo comporta la necessità di <strong>evitare nel modo più assoluto un ulteriore aumento dello spread</strong> e dei tassi di interesse sui titoli di Stato, anche per i riflessi che questo avrebbe sulle nostre banche. Il che richiede una legge di bilancio per il 2019 che ponga le basi per una rapida discesa del rapporto tra debito pubblico e Pil.</p>
<p>In proposito, ricordiamoci che quello che determinerà <strong>l’aumento o meno dei tassi di interesse</strong> non sarà la maggiore o minore flessibilità che ci daranno gli «euroburocrati», ma sarà l’azione di migliaia di investitori nazionali ed esteri cui non interessano per nulla i pareri, spesso troppo politici, espressi dalle istituzioni europee. Lo tengano presente quelli che pensano che basti fare la voce grossa a Bruxelles per poter aumentare a piacere il deficit pubblico.</p>
<p>Carlo Cottarelli, &#8220;La Stampa&#8221; 23 agosto 2018</p>
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		<title>Flat tax? Può essere una soluzione a patto che&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Cottarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2018 13:29:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Carlo Cottarelli, sulle pagine della Stampa, analizza luci e ombre della flat tax Quasi tutti i principali partiti politici dicono di voler tagliare le tasse, ma il centro destra vuole farlo attraverso l&#8217;introduzione di una flat tax, un cambiamento radicale anche se introdotto gradualmente. È una buona idea? Che cos&#8217;e la flat tax? Ce ne [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/flat-tax-puo-essere-una-soluzione-a-patto-che/">Flat tax? Può essere una soluzione a patto che&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Carlo Cottarelli, sulle pagine della Stampa, analizza luci e ombre della flat tax</em></p>
<p><strong>Quasi tutti i principali partiti politici dicono di voler tagliare le tasse</strong>, ma il centro destra vuole farlo attraverso l&#8217;introduzione di una flat tax, un cambiamento radicale anche se introdotto gradualmente. È una buona idea? Che cos&#8217;e la flat tax?</p>
<p><strong>Ce ne sono tante varianti, ma l&#8217;idea principale</strong> è quella di avere un&#8217;unica aliquota per l&#8217;Irpef (invece di aliquote diverse per diversi scaglioni di reddito), per le altre tasse sul reddito (come la tassa sul reddito delle society, l&#8217;Ires) e, in alcune varianti, per l&#8217;Iva. Nella versione proposta dalla Lega questa aliquota sarebbe del 15 per cento. In quella dell&#8217;Istituto Bruno Leoni, che sembra piacere a Stefano Parisi, del 25 per cento. Forza Italia non ha ancora definito una sua proposta.</p>
<p>Una flat tax ha tre principali obiettivi.</p>
<p><strong>1) Ridurre la pressione fiscale: </strong>non è questa necessariamente una conseguenza della flat tax (dipende dall&#8217;aliquota), ma le aliquote proposte comporterebbero una riduzione del carico fiscale.</p>
<p><strong>2) </strong>Semplificare la tassazione.</p>
<p><strong>3)</strong> Cambiare la progressività del sistema di tassazione.</p>
<h2>1) Ridurre la pressione fiscale</h2>
<p>Riguardo al primo obbiettivo (ridurre la pressione fiscale), la questione è<strong> trovare le coperture</strong>. È troppo rischioso a priori pensare che il problema possa risolversi da solo, che minori tasse portino a minore evasione a maggiore crescita e quindi a più entrate (ipotesi che sta alla base della proposta della Lega).</p>
<p><strong>I tagli di tasse per avere un effetto sulla crescita</strong> devono essere percepiti come credibili e permanenti: per questo occorre trovare delle serie coperture.</p>
<p><strong>Vorrei anche sottolineare un secondo punto</strong>: occorre valutare la validità delle coperture in un quadro complessivo di finanza pubblica. Se la flat tax costa, come nella proposta del Bruno Leoni, 30 miliardi (40 miliardi nella versione della Lega) e se anche si individuano misure pari a tale importo, vuol dire che queste misure non possono essere usate per altri scopi, compreso ridurre il deficit e il debito pubblico.</p>
<p><strong>Da qui la necessità per i partiti politici</strong> di inserire questa e altre proposte in un quadro complessivo di finanza pubblica che chiarisca quali obiettivi si porrà il nuovo governo in termini di deficit, debito e totale delle entrate e delle spese.</p>
<h2>2) Semplificare la tassazione</h2>
<p>Il secondo obiettivo (semplificare la tassazione) è un&#8217;esigenza prioritaria per l&#8217;Italia.<strong> Ciò detto, la complicazione dei moderni sistemi di tassazione</strong>, compreso il nostro, non deriva tanto dall&#8217;esistenza di diverse aliquote e scaglioni di tassazione, ma dalla sovrabbondanza di piccoli tributi e, soprattutto, dal fatto che la base imponibile delle principali tasse è estremamente complessa per via delle molteplici agevolazioni fiscali introdotte nel torso del tempo a favore di questo o quel settore o di questa o quella attività.</p>
<p>Sono le famose «tax expenditures» o spese fiscali. Sono in tanti a volerle ridurre; tutti, direi, fino a quando arriva il momento di specificare quali agevolazioni tagliare.</p>
<p><strong> L&#8217;introduzione di una flat tax potrebbe essere</strong> il catalizzatore per superare le difficoltà finora incontrate e semplificare il sistema fiscale. Ma, in via di principio, queste agevolazioni potrebbero essere eliminate anche senza introdurre un&#8217;unica aliquota di tassazione.</p>
<h2><strong>3)</strong> Cambiare la progressività del sistema di tassazione</h2>
<p>Resta il terzo obiettivo che forse quello che più caratterizza la flat tax: ridurre la progressività della tassazione. <strong>Ho detto ridurre, non eliminare</strong> perché anche unificando l&#8217;aliquota sull&#8217;Irpef, per esempio al 25 per cento, il rapporto tra Irpef pagata e reddito sarebbe diverso da persona a persona (o da famiglia a famiglia) perché una parte del reddito (per esempio i primi 10.000 euro) sarebbe esente da tassazione. Al crescere del reddito aumenterebbe quindi la parte che è tassata al 25 per cento e il livello medio di tassazione salirebbe con il livello del reddito fino a un massimo del 25 per cento.</p>
<p><strong>Quindi l&#8217;Irpef resterebbe progressiva</strong>. Ma sarebbe meno progressiva di quello che è attualmente. È una buona idea ridurre la progressività del nostro sistema di tassazione?</p>
<h2>La questione è più politica che economica</h2>
<p>La questione è più politica che economica: non ci sono studi evidenti che concludono che tassazioni marginali elevate, nel limite del ragionevole, riducono l&#8217;incentivo a lavorare dei più ricchi, anche se in un&#8217;economia globalizzata la tentazione di «andarsene all&#8217;estero» potrebbe essere aumentata rispetto al passato.</p>
<p><strong>Quando dico che è una questione politica intendo dire</strong> che la scelta di quanto debba contribuire chi ha un reddito più elevato al finanziamento della spesa pubblica riflette diversità di opinione sull&#8217;importanza dei principi di solidarietà rispetto a quelli di responsabilità individuale e a quelli di giustizia sociale rispetto a quelli di libertà individuale.</p>
<h2>In conclusione</h2>
<p>In conclusione,<strong> la flat tax non deve essere demonizzata</strong>, anzi può essere un potente catalizzatore nel ridurre la pressione fiscale e nel cambiare un sistema di tassazione certamente troppo complesso, anche se questi risultati potrebbero essere ottenuti anche senza un&#8217;aliquota unica.</p>
<p><strong>In ogni caso, occorre essere chiari</strong> sulle coperture (che non possono essere basate sulla speranza di un recupero di entrate), valutare l&#8217;impatto della flat tax in un quadro complessivo di finanza pubblica (che ancora manca) ed essere chiari sulle sue conseguenze in termini redistributivi (che dipendono dai dettagli della proposta e che possono piacere o meno politicamente). [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Carlo Cottarelli</strong>, <em>La Stampa</em> 8 gennaio 2018</p>
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