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	<title>Antonio Patuelli, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Antonio Patuelli, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Etica bancaria, il carteggio Malagodi-Mattioli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Patuelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 17:30:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Concluso il cinquantenario della scomparsa di Raffaele Mattioli, non vengono meno gli interessi per ulteriori approfondimenti su uno dei principali banchieri italiani del Novecento. Nell’archivio dellaFondazione Luigi Einaudi di Roma emerge il carteggio fra Mattioli e Giovanni Malagodi che fu il suo principale collaboratore alla Banca Commerciale Italiana, soprattutto nei difficili anni 30. Molto importante, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Concluso il cinquantenario della scomparsa di Raffaele Mattioli, non vengono meno gli interessi per ulteriori approfondimenti su uno dei principali banchieri italiani del Novecento. Nell’archivio dellaFondazione Luigi Einaudi di Roma emerge il carteggio fra Mattioli e Giovanni Malagodi che fu il suo principale collaboratore alla Banca Commerciale Italiana, soprattutto nei difficili anni 30. Molto importante, in particolare per l’etica e il risparmio, è una lettera di Mattioli a Malagodi sullo scandalo Giuffrè, l’ex bancario autore delle truffe che, negli anni 50, colpirono soprattutto sacerdoti e suore. Il 12 gennaio 1959 Mattioli scrisse a Malagodi: «Caro Giovanni, ho letto attentamente la relazione Giuffrè e non posso che confermarti il parere negativo che già ti diedi circa l’opportunità di modificare la legge bancaria (&#8230;) La Commissione accerta che il Giuffrè non ha esercitato il credito, non è quindi incappato nelle sanzioni previste dall’art. 96 della legge bancaria», ma, continua (pag. 22), «poiché il caso Giuffrè è «un fenomeno abnorme» che può recar nocumento, «direttamente o di riflesso», alle normali attività delle aziende di credito, ci vorrebbe un’“integrazione” della legge bancaria per tutelare il risparmio «contro forme organizzate di rastrellamento di capitali», ecc. Ora, la legge bancaria regola l’attività delle banche e se anche le banche avessero avuto un nocumento qualsiasi dall’attività del Giuffrè, riconosciuto non-banchiere, ne sarebbero state le vittime, ma in nessun modo le complici, nemmeno involontarie.</p>
<p>Aggravare e complicare le norme che regolano l’attività delle banche, vorrebbe dire prendersela con le vittime (putative), non con il colpevole. E già recherebbe gravissimo, sicuro nocumento al buon nome delle banche qualunque provvedimento ad esse relativo che volesse giustificarsi con il caso Giuffrè. «Ma –si dice – è a protezione<br />
delle banche che s’invocano nuove regolamentazioni (&#8230;) Se per “rastrellare” capitali a detrimento del sistema bancario occorre offrire interessi come quelli pagati (o promessi)dal Giuffrè, il pericolo è immaginario. (&#8230;) La misura degli interessi offerti dal Giuffrè è la prova incontestabile che egli non faceva il banchiere: non avrebbe mai potuto impiegare i fondi“rastrellati” allo stesso saggio. Che cosa pensavano dunque quelli che gli portavano quattrini? Che avesse il segreto per vincere alla roulette? Che avesse scoperto la pietra filosofale? Certamente no».«Che cosa c’entra con tutto questo la legge bancaria?» – scriveva ancora Mattioli – «(&#8230;) Alle banche lo scandalo Giuffrè – nonostante le insistenze quotidiane sulla “anonima banchieri” – non ha fatto male alcuno, anzi è stato un giovamento. Non è serio chiedere che la vigilanza sulle attività bancarie venga estesa e rafforzata per colpire anche chi non svolge attività bancaria. Si arriverebbe così a un intervenzionismo aprioristico ed esasperato, che deformerebbe e smusserebbe proprio quegli organi di vigilanza e controllo che già esistono e funzionano ai fini di ciò che li fa esistere.</p>
<p>Si intralcerebbe un’attività sana, lecita, di sua natura espansiva, per la fisima di prevenire, meglio, per darsi l’aria di voler prevenire imprevedibili, truffaldine irregolarità (“fenomeni abnormi”). Per i delinquenti ci sono le leggi penali (anche i<br />
ladri rastrellano fondi!), le leggi di polizia, le leggi fiscali». «È tutelato dalla legge» – aggiungeva Mattioli – «chi i propri soldi li porta alle banche. Ma ognuno è libero di fare con i propri soldi quel che vuole; e se li dà a un imbroglione, si accomodi pure. Equando scoppierà l’imbroglio, le leggi esistenti – civili e penali – sono quelle che debbono“rendergli giustizia”. Ma non la legge bancaria, quella non regola l’attività degli imbroglioni – e non può aspirare a regolarla. La legge bancaria non è per usurai, strozzini, giocolieri, benefattori – ma è legge intesa a regolare l’attività delle banche, cioè di chi fa credito e per far credito raccoglie quattrini. La legge stabilisce che chi fa credito raccogliendo quattrini deve essere iscritto nell’apposito albo – e se chi fa credito raccogliendo quattrini non è iscritto all’albo incappa appunto negli artt. 87 e 96 della legge bancaria. Ed è una legge molto restrittiva che ha funzionato e funziona egregiamente. Si vuole renderla inefficiente?» rilevava Mattioli. Nel carteggio fra Mattioli e Malagodi, negli anni in cui Giovanni non era più in Comit, ma nelleIstituzioni della Repubblica, molta parte riguarda, oltre all’economia e alla finanza, la storia e la cultura che accomunavano i loro<br />
interessi e passioni ideali. Di particolare significato è una lettera del 5 febbraio 1968 di Malagodi a Mattioli, allora Presidente della Banca Commerciale, in cui gli segnala che il nipote di Giovanni Giolitti, Architetto Chiaraviglio, stava mettendo in ordine il carteggio fra Giovanni Giolitti e Alfredo Frassati che era stato Direttore de «La Stampa» di Torino nei primi decenni del Novecento e molto vicino a Giolitti.</p>
<p>Mattioli, anche a fine anni 60, continuava ad avvalersi della competenza bancaria di Malagodi chiedendogli anche pareri preventivi sulle attività e sulle innovazioni da inserire nella BancaCommerciale Italiana, in particolare sull’importanza «del capitale di una banca come presidio e garanzia dei depositi».La questione era particolarmente importante e complessa, poiché allora la Banca Commerciale apparteneva al mondo<br />
delle Partecipazioni Statali e, quindi, le decisioni relative al capitale della banca implicavano procedure complesse. Il 24 aprile 1972, proprio nei giorni dell’uscita di Mattioli dal vertice della Banca Commerciale, Malagodi scrisse una lettera molto riservata all’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone in cui proponeva «di nominare alla prima occasione possibile Senatore a vita il nostro comune amico Raffaele Mattioli. Tu ne conosci i grandissimi meriti verso l’Italia, sia sul piano culturale, sia sul piano della politica economica e di conseguenza sociale. Lo conosci e lo apprezzi anche personalmente, per le sue doti veramente insigni di animo e di mente. Sai anche quanto sia valido e vigoroso. Quanto a me sono 46 anni che lo conosco, che lo apprezzo e gli voglio bene, che lavoro con lui da vicino e da lontano, nella professione bancaria o nella concordia discorde delle opinioni – entrambi però sempre sul piano di una intransigente intuizione di libertà. So che è una decisione che rileva nella tua competenza esclusiva.Perciò ti faccio questa proposta in via confidenziale&#8230;» Purtroppo, Mattioli scomparve un anno dopo, il 27 luglio 1973, e non ebbe tempo di poter ricevere l’importante riconoscimento.</p>
<p><strong><em>Il Sole 24 Ore</em></strong></p>
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		<title>Raffaele Mattioli, il banchiere umanista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Patuelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2023 15:30:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 27 luglio di cinquant’anni fa scomparve Raffele Mattioli, il più prestigioso banchiere italiano del Novecento (Luigi Einaudi lo fu come “banchiere centrale”, quale Governatore di Banca d’Italia). Mattioli fu al tempo stesso uomo di insigne cultura, “banchiere umanista”, tecnico di prim’ordine, attento utilizzatore delle nuove tecnologie, profondo conoscitore dei rischi dell’attività bancaria, come il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 27 luglio di cinquant’anni fa scomparve Raffele Mattioli, il più prestigioso banchiere italiano del Novecento (Luigi Einaudi lo fu come “banchiere centrale”, quale Governatore di Banca d’Italia). Mattioli fu al tempo stesso uomo di insigne cultura, “banchiere umanista”, tecnico di prim’ordine, attento utilizzatore delle nuove tecnologie, profondo conoscitore dei rischi dell’attività bancaria, come il rischio di liquidità, la cui sottostima fu una delle cause principali della grave crisi bancaria degli anni Trenta del secolo scorso.</p>
<p>Fu Giovanni Malagodi colui che conobbe meglio Mattioli e che ha lasciato un “Profilo di Raffaele Mattioli” dove compì anche una sintetica autobiografia dei suoi anni giovanili, ricordò il padre Olindo, di Cento (fra Ferrara e Bologna), prestigioso giornalista e banchiere, grande amico di Giovanni Giolitti col quale collaborò a scrivere le sue “Memorie” (Giovanni mi raccontò che lui, ventenne, ne corresse le bozze).<br />
Per Malagodi, Mattioli era un «uomo multiforme», come «tutti constatavano giornalmente». In ognuna delle forme della sua attività era instancabile, le alternava, le approfondiva senza riposo.</p>
<p>C’era in lui una vera e propria incapacità all’ozio, per quanto elegante o mascherato. Fino all’estremo lesse, indagò e discusse. Amava citare il detto di Croce: «In ozio stupido la morte non ci può trovare». Malagodi approfondì innanzitutto i riferimenti culturali di Mattioli trovando in Benedetto Croce il suo punto di riferimento. Al banchiere Mattioli, Malagodi dedicò quasi una storia, in larga parte autobiografica, della Banca Commerciale Italiana, dalle sue difficoltà al suo salvataggio, negli anni Trenta, da parte della allora neocostituita IRI, ai difficilissimi anni della seconda guerra mondiale.</p>
<p>E, poi, i tragici eventi mesi dell’Italia divisa in due, quindi la ricostruzione dell’Italia postbellica, gli anni cinquanta. Malagodi ricordava in particolare l’imponente e continua opera di Mattioli nel campo della cultura con l’acquisto e lo sviluppo della Casa editrice Ricciardi, la fondazione dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli, il contributo alla creazione della Fondazione Longhi di Firenze, le amicizie con innumerevoli uomini, da Cabiati, Einaudi e Sraffa nel campo economico a Pancrazi e a Schiaffini nel campo della critica, a Bacchelli nel campo della creazione letteraria e storica, e a tanti altri. Amicizia, per lui, voleva sempre dire scambio di idee, stimolo, apertura ai suggerimenti altrui.</p>
<p>Nell’ottobre 1934 Malagodi, su incarico di Mattioli, espose al Comitato della Direzione Centrale della Banca Commerciale Italiana il proprio rapporto per la riorganizzazione delle filiali italiane: Malagodi ridefiniva tutti gli aspetti del lavoro di filiale, nessuno escluso, con una metodologia e sistematicità che in superficie potrebbero apparire quasi non umane, ma erano frutto della sua nitida razionalità e del suo grande entusiasmo ed impegno nel lavoro.</p>
<p>Gli organi direttivi della Comit, guidati da Mattioli, approvarono subito il piano di Malagodi che implicava, dopo la grande crisi bancaria, anche un’opera di  aggiornamento degli organici per compiti nettamente superiori rispetto a quelli precedenti. I questionari che Malagodi definiva per le strutture corrispondevano ai pilastri della riforma da lui ideata assieme a Mattioli: serietà, capacità di collaborare, senso di iniziativa e di responsabilità da un lato, e dall’altro conoscenze tecniche sui vari settori bancari. Per Mattioli, Malagodi realizzò anche il famoso “modulo 253” che fu scritto da Giovanni in sole ventiquattro ore e rappresentò la base della riorganizzazione bancaria italiana comprendente, come Malagodi stesso scrisse, «un’esposizione sistematica di come si debba studiare un credito ordinario e determinarne la validità, la liquidità e la redditività per la banca che lo concede».</p>
<p><a href="https://www.repubblica.it/economia/2023/07/26/news/mattioli_banchiere_banca_commerciale_anniversario_morte-408988452/#:~:text=Il%2027%20luglio%20di%20cinquant,di%20Banca%20d'Italia)."><strong><em>La Repubblica</em></strong></a></p>
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		<title>Da cosa dipenderà la crescita dell’economia nel 2023</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/da-cosa-dipendera-la-crescita-delleconomia-nel-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Patuelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2022 15:57:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra russo-ucraina rende ancor più complesse le previsioni: occorre costruire le prospettive del 2023 a cominciare dalla pace, anche con l&#8217;intervento di garanzia dell&#8217;Onu. Ciò favorirà anche una più solida ripresa dello sviluppo in ogni parte del mondo direttamente o indirettamente coinvolta nel conflitto. I costi dell&#8217;energia stanno diminuendo prima delle previsioni e potrà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La guerra russo-ucraina rende ancor più complesse le previsioni: occorre costruire le prospettive del 2023 a cominciare dalla pace, anche con l&#8217;intervento di garanzia dell&#8217;Onu. Ciò favorirà anche una più solida ripresa dello sviluppo in ogni parte del mondo direttamente o indirettamente coinvolta nel conflitto. I costi dell&#8217;energia stanno diminuendo prima delle previsioni e potrà ridursi l&#8217;inflazione, evitando nuove crescite dei tassi e i rischi di recessione. Il 2022 è stato determinante per superare l&#8217;eccessiva dipendenza dell&#8217;Europa da un solo fornitore e la troppo lenta spinta per le energie rinnovabili. La crisi energetica è di straordinario stimolo per investimenti per migliori qualità della vita e tutela dell&#8217;ambiente.</p>
<p>La guerra in Ucraina e l&#8217;emergenza energetica sono veri e forti stress test per l&#8217;economia, rallenta noi commerci internazionali e i movimenti delle persone. Il mondo finanziario è fra i più esposti ai rischi e lo confermano gli incerti andamenti dei mercati nel 2022. L&#8217;auspicato &#8220;scoppio della pace&#8221; e la ricostruzione dell&#8217;Ucraina porteranno nuove spinte alle attività economiche e fiducia nei mercati, come spesso<br />
avviene nei dopoguerra. Le banche hanno resistito alla pandemia e al primo anno della guerra ucraina e sostenuto l&#8217;economia. Se la guerra continuasse, il 2023 sarebbe a rischio di recessione in vari settori. All&#8217;Unione Europea servono altri passi in avanti, dopo i rilevanti nella pandemia e i parziali nell&#8217;energia.</p>
<p>Servono iniziative per rendere omogenee le legislazioni connesse al mercato unico, oggi frequentemente diverse e che non favoriscono la crescita comune. L&#8217;Unione bancaria rappresenta uno dei settori più avanzati dell&#8217;Ue: la Vigilanza unica e le norme promosse da Eba e Bce hanno fatto compiere molti passi avanti. Invece il &#8220;terzo pilastro&#8221;, la garanzia unica europea dei depositi (oggi garantiti dai Fondi interbancari nazionali), non è progredito, impedito da inammissibili condizioni di alcuni Stati a carico dei debiti pubblici di altri Stati. Il vero &#8220;terzo pilastro&#8221; dell&#8217;Unione bancaria, più che mai necessario e possibile, consiste negli indispensabili Testi Unici europei innanzitutto in diritto bancario, finanziario e penale dell&#8217;economia, riforme che non costano e che favorirebbero la maggiore integrazione bancaria ed economica e la crescita di banche europee di dimensioni competitive con i giganti americani e asiatici.</p>
<p>Il 2023 porterà a un chiarimento in Italia anche sulle prospettive del tanto discusso Mes, il &#8220;fondo salva Stati&#8221;. Lontani dalle polemiche politiche, occorre responsabilmente essere consapevoli della necessità di avere conti in ordine, senza eccessi di debito pubblico, per evitare di ricorrere ai vari strumenti eccezionali salva Stati (non c&#8217;è solo il MES). Il Parlamento italiano dovrà valutare anche quanto il MES può concorrere a proseguire la costruzione dell&#8217;Ue. È in corso una rivoluzione tecnologica, accelerata dalla fase più acuta della pandemia, che ha contribuito a mutare le abitudini: il lavoro in parte a distanza, le riunioni sempre più in videoconferenza, gli acquisti anche on line cambiano<br />
volto anche a città e campagne.</p>
<p>La rivoluzione tecnologica è irreversibile, anche se talune abitudini precedenti potranno sopravvivere o addirittura parzialmente riprendersi. Nella rivoluzione tecnologica, i servizi di pagamento sono fra gli elementi più connettivi, indispensabili a distanza e sempre più utilizzati. Negli Usa l&#8217;evoluzione tecnologica nei pagamenti è avanzata prima: americani sono i principali circuiti mondiali di pagamento. Anche in Italia sono stati effettuati ingentissimi investimenti tecnologici, finanziari, bancari, ecc. per sistemi di pagamento sempre più diversi,<br />
innovativi e competitivi. Debbono essere sempre rispettatigli investimenti effettuati e la libertà di scelta di ciascuno per ogni pagamento. Già nel 2012 venne insediato in Italia un Tavolo di confronto fra i protagonisti dei settori economici e le Autorità anche di Vigilanza bancaria e di concorrenza del mercato.</p>
<p>La legge di Bilancio per il 2023 ha deliberato la costituzione di un nuovo Tavolo fra i protagonisti dei sistemi di pagamento e degli altri settori<br />
economici, in presenza delle Autorità. Il Tavolo porterà ad un trasparente chiarimento sulle diversità e complessità dei sistemi di pagamento, sulla catena di differenti soggetti che li assicurano: tecnologici, circuiti internazionali e nazionali, emittenti, distributori, consumatori e percettori. La concorrenza e l&#8217;innovazione hanno progressivamente ridotto i diversi costi delle transazioni elettroniche, mentre sussistono anche costi per la gestione del contante. Il Tavolo servirà a chiarire equivoci e a rendere ciascuno più consapevole dei problemi altrui e potrà favorire evoluzioni, rispettando i ruoli di ogni impresa e le libere scelte di ciascuno. Ogni modernizzazione nei sistemi di pagamento ha prodotto problemi iniziali, poi superati, come nell&#8217;Ottocento, quando alle monete metalliche si affiancarono le banconote.<br />
Nessuno può, infatti, bloccare le innovazioni e l&#8217;avvenire.</p>
<p><a href="https://edicola.quotidiano.net/newsstand/ilrestodelcarlino"><strong><em>Il Resto del Carlino</em></strong></a></p>
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