Voto: finisce la commedia, inizia il vuoto

Voto: finisce la commedia, inizia il vuoto

Voto, l’analisi di Davide Giacalone

Il voto consegna un gran botto di vuoto. Vince alla grande il Movimento 5 stelle. Vince nettamente la Lega di Salvini. Perdono brutalmente il Pd e Forza Italia. Renzi e Berlusconi. Siccome questa è la stagione dell’odio, protratto fino al tedio, quasi tutti hanno una ragione per gioire.

C’è un dettaglio: tutte le proposte agli elettori, mentendo sapendo di mentire, si sono basate su un presupposto, ovvero: vinco, vado a Palazzo Chigi e faccio questo e quello.

Ecco, perché sia chiaro: nessuno ha vinto, in quel senso.

E c’è un altro dettaglio: le proposte vincenti, come quelle sciocche e perdenti, si basano su un comune denominatore illusorio: elettori, italiani, vi daremo più spesa pubblica prendendovi meno tasse.

Ben tornati nella realtà: i governi si fanno, se si fanno, mediando in Parlamento e i conti devono rispettare, se non i parametri di stabilità, almeno l’aritmetica. Agli italiani è stato fatto credere il contrario, i vincitori si accomodino a dimostrarne la fattibilità. Il potere sono loro, lo hanno chiesto agli elettori e lo hanno avuto.

Qui finisce la commedia nella quale recitano la parte delle povere vittime, tacitate dai poteri forti, in compenso vocianti giorno e notte da ogni mezzo di comunicazione.

Berlusconi e Prodi portano la responsabilità di avere consegnato l’elettorato ragionevole in ostaggio degli estremismi. Sono anche stati i soli vincitori democratici della (presunta) seconda Repubblica. La loro stagione è stata stagione di sostanziale non governo.

Dalla crisi del 2010-2011 il Paese è senza governo. Ha galleggiato con nocchieri immaginari, buoni sfruttatori di maree o schizzati in preda a egolatria. Siamo stati riparati dall’ombrello Bce, ma abbiamo sprecato quel tempo. Dando anche ragione a quanti, primi i tedeschi, avevano ritenuto dannose quelle misure monetarie, sostenendo che i viziosi avrebbero continuato nel vizio. La campagna elettorale italiana ne è stata patetica e drammatica conferma.

Il disfacimento della classe dirigente ha portato alla deriva plebea della politica, dell’informazione e delle cattedre.

Alla fine tutti reclamano qualcosa da tutti gli altri, tutti sono stati deprivati di qualche cosa, tutti avrebbero potuto fare e avere di più, tutti sono autorizzati a essere contro. Una deriva irreale, capace di portare valanghe di voti a chi promette roba priva della benché minima verosimiglianza.

Incapace di azione l’Italia ha ingigantito la reazione. Ma non va da nessuna parte.

È da qui che si deve ricominciare: dalla consapevolezza, dalla realtà. Dalla serietà. La moda largamente vincente e plebiscitata va in direzione opposta, fingendo pure d’essere contro corrente. Chi lo è veramente, chi in quella condizione è nato e si è coltivato, ha il dovere, il dovere non il diritto, di non concedere e cedere.

Davide Giacalone, 5 marzo 2018

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