Sofferenze banche, l’Italia al 4° posto

Sofferenza banche, l’analisi di Davide Giacalone 

Questo è il podio al contrario, la gara fra i messi peggio. Ma l’Italia è la seconda potenza industriale, nell’Unione europea. Il paragone, quindi, va fatto verso la parte alta della classifica.

La nostra posizione è presto detta: nelle banche italiane si trova il triplo dei crediti deteriorati, rispetto alla media europea. Comprendente anche gli ultimi, che, però, percentualmente pesano poco. Un record di cui faremmo volentieri a meno.

Che una parte del credito si deteriori, che un certo numero di soggetti cui si sono prestati i soldi poi non li restituisca, è fisiologico. Fa parte del rischio d’impresa e le banche, anche se spesso si fa finta di dimenticarlo, sono delle imprese.

Che il deterioramento cresca, in una stagione di recessione, è anche questo fisiologico. Già è il sintomo di un male, che consiste nella recessione. Ma pur sempre una sua conseguenza.

Se cresce troppo, però, se si arriva ad averne il triplo degli altri con cui è sensato paragonarsi, allora i problemi sono diversi.

In particolare due.

1) Il sistema Paese ha reagito alla crisi peggio di altri. Non ha saputo rispondere come altri perché è arrivato nella tempesta con la stiva piena di zavorra pesante e infetta: l’enorme e patologico debito pubblico.

Non si ripeterà mai abbastanza che quello è il nostro male profondo. Quindi non ha potuto usare le armi espansive che altri hanno imbracciato. Abbiamo dovuto aspettare l’intervento della Banca centrale europea che, però, giustamente e naturalmente, ha giovato a tutti, lasciando immutati i vantaggi e svantaggi competitivi.

2) Il credito è stato erogato in maniera distorta. Le prime a dimenticarsi d’essere imprese sono state alcune banche, che hanno usato i prestiti come collante di cordate, amicizie, equilibri locali e interni, piuttosto che come propellente per lo sviluppo e la crescita.

Capita sempre, quando qualche malattia più impegnativa ci prende: chi ci arriva in buona salute prova subito a contrastarla; chi ci arriva colmo di acciacchi non riesce a farlo. Non come dovrebbe, almeno.

Due conclusioni.

a) Quando sentite parlare politici che si offrono di aumentare la spesa e violare i vincoli di bilancio, andate di corsa a nascondere il portafoglio, perché, prima o dopo, ve lo porteranno via; b) quando sentite banchieri che si offrono d’interpretare i bisogni di un “territorio”, andate a ritirare i vostri soldi, perché s’apprestavo a vaporizzarli, e quando succede la prima cosa da farsi non è approntare un salvataggio, ma organizzare un processo e condannare i responsabili.

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