Oltre 60.000 firme, la separazione delle carriere arriva in Parlamento

Sembrava un obiettivo impossibile. Eppure il 30 ottobre è stata presentata in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere promossa dall’Unione delle Camere Penali.

La FLE, che ha collaborato alla campagna con il proprio Dipartimento giustizia era presente con il Presidente Giuseppe Benedetto, lo scorso martedì, alla consegna dei plichi in Piazza Montecitorio.

Questa raccolta dimostra più che mai che il tema di un giusto processo e di un giudice terzo, realmente distinto da chi accusa e da chi difende è un’esigenza concreta e molto sentita il larga parte dell’opinione pubblica.

Ora la politica si impegni per dare voce ad oltre 72.000 cittadini che hanno firmato per separare, finalmente, la magistratura inquirente da quella giudicante.

Un grazie, da parte di tutti noi, al Presidente del Dipartimento Giustizia Dott. Piero Tony e al coordinatore Dott. Simone Santucci, componenti, anche a nome della FLE, del Comitato organizzatore della raccolta firme.

 

La separazione delle carriere arriva in Parlamento

L’articolo di Beniamino Migliucci, Presidente dell’Unione delle Camere Penali, pubblicato sul Tempo del 31 ottobre 

Oggi la consegna delle firme raccolte dall’Unione Camere Penali per una riforma che la politica non può più ignorare. Oggi, alle 17 il Comitato promotore per la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per la separazione delle carriere dei magistrati, consegnerà alla Camera dei Deputati le firme, raccolte in tutta Italia, dall’Unione delle Camere Penali Italiane.

La consegna sarà preceduta da un breve incontro in piazza di Montecitorio, con gli amici del Partito Radicale Transazionale Transpartito e della Fondazione Luigi Einaudi, che hanno collaborato all’iniziativa. In più occasioni l’Unione delle Camere Penali ha sottolineato come questa riforma sia ineludibile, per dare attuazione al giusto processo e all’aricolo. 111 della Costituzione che prevede la terzietà del giudice al fine di garantire l’imparzialità della decisione.

La proposta prevede la modifica anche di altri articoli della Costituzione, perché l’articolo 111 è stato riformato solo nel 1999 alfine di dare copertura costituzionale ai principi del giusto processo e del codice a tendenza accusatoria di matrice liberale, introdotto nel 1989.

Temi di assoluto interesse, come la crisi dell’attuale sistema di governo autonomo della magistratura, vengono trattati nella proposta per evitare le evidenti disfunzioni di tale organismo che, nel tempo, non solo non è riuscito a porre rimedio ai più visibili squilibri, determinati da logiche correntizie, ma non ha potuto considerare la necessità che un giudice non venga mai valutato da un pubblico ministero, e viceversa, sia in ambito disciplinare che dei rispettivi avanzamenti di carriera.

La disanima della proposta non può essere che sintetica ed affidata alla riflessione di tutti, l’importante era riportare al centro del dibattito politico un tema che era scomparso dall’agenda della politica, per timidezza e per timore di scontentare la magistratura. Va subito rilevato che la proposta non è stata immaginata contro qualcuno, e men che meno contro la magistratura, che deve coltivare al proprio interno anche l’autonomia di ogni magistrato da un altro magistrato.

In merito abbiamo riscontrato finalmente un cambiamento di prospettiva anche nella magistratura che, pur contrastando la proposta, ha ammesso che il dibattito sull’argomento è ormai ineludibile anche per il numero di firme raccolte dagli avvocati penalisti.

D’altro canto, il problema sollevato e di così grandi rilievo, se si pone mente al fatto che nel 2000 andarono a votare, per la separazione delle carriere, circa 13 milioni di persone che, con una percentuale che si avvicinava al 70%, avevano chiesto di modificare l’ordinamento giudiziario in tal senso.

Si preferì poi accantonare l’argomento, ma ora crediamo davvero che sia arrivato il momento, nell’interesse del nostro paese, di esprimere una idea sul processo che si vuole in un paese liberale e democratico, finalmente prendendo atto che la riforma non riguarda la magistratura o l’avvocatura, ma tutti i cittadini.

Le forze politiche hanno tutte l’occasione di inserire, nei propri programmi, il tema relativo alla terzietà del giudice, facendo sì che questo sforzo non rimanga nei cassetti di una politica timorosa, discutendo la riforma. A riguardo l’Unione ha raccolto già l’adesione trasversale di alcuni partiti, ma auspica che la volontà di dibattere appartenga a tutti.

 

 

 

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