Referendum, con un “sì” non si mangia

L’altro ieri il titolo del Monte Dei Paschi ha perso il 13,8% sulla base della tesi che la vittoria del No genera crisi bancaria. Ma ieri lo stesso titolo ha recuperato così tanto (il 17%!) che è stato sospeso per eccesso di rialzo. È bastata una giornata per dimostrare che la vittoria del No non comporterà danni finanziari perché mentre i trader, che comprano e vendono in Borsa per giocare sui differenziali, guardano al brevissimo termine, gli investitori e i regolatori dei mercati considerano orizzonti più ampi.

Certo, le operazioni ribassiste dei trader possono creare grosse turbative. Ma Draghi, capo della Banca Centrale Europea, ha ricordato ciò che aveva già dichiarato in passato, ossia che rientra nel suo mandato contrastare operazioni di trading che turbano il mercato. E ciò ha contribuito a disinnescare il trading negativo su Mps, che comunque era partito su presupposti errati. Si immaginava che solo Renzi avesse la forza di convincere il pubblico a convertire le obbligazioni del Monte in azioni, e dunque favorire l’aumento di capitale. Mentre una crisi di Mps avrebbe avuto effetti di contagio, generando il crac di altre banche.

Per risolvere i problemi finanziari non servono i Sì referendari, serve un governo con i piedi per terra

Ma ignorano, i trader, che il governo italiano, qualsiasi esso sia, non può far fallire Mps perché possiede una quota del suo capitale, il 4%. Lo Stato italiano non può buttare a mare tale investimento, lo deve tutelare e, pertanto, sarebbe costretto a comprare le azioni Mps che altri non sottoscrivono.
Ciò non sarebbe un aiuto di stato, vietato dalla Ue, ma è auspicabile che lo Stato non faccia altre donazione di sangue a questa banca. È meno probabile che ciò accada con Renzi al comando, che con governi estranei alle cose toscane. Con il No questo e altri problemi si possono ridimensionare.
Occorre ridurre di 0,3 il deficit per attenuare il rischio del nostro debito e per non aver bisogno di «sconti» da Bruxelles che comportano di contraccambiare, come accade per gli immigrati. La riduzione del rischio debito pubblico ha conseguenze positive per le banche, che ne posseggono molto. Bisogna attenuare la tassazione immobiliare, anche per rivalorizzare gli immobili che le banche hanno, a garanzia dei crediti in sofferenza. Per risolvere i problemi finanziari non servono i Sì referendari, serve un governo con i piedi per terra.
Francesco Forte. Il Giornale 30 novembre 2016
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