Quella costante ricerca del “nemico assoluto”

Quella costante ricerca del “nemico assoluto”

Ci sono due modi di criticare il governo in carica, il primo è quello di chi segue le sue azioni, giudica i suoi provvedimenti, tallona i vari leader e ne mette in luce le ambiguità e le contraddizioni della retorica e della visione del mondo. Accanto a questo modo, che potremmo definite laico e pragmatico, ce ne è poi un altro più prettamente “ideologico” che, in base a categorie-clava di dubbia consistenza teorica (ad esempio “populismo” e “sovranismo”) o di inappropriata applicazione storica (è il caso di “fascismo”), riduce la politica a una irrisolvibile (e perciò non politica) lotta fra amici e nemici, ove i secondi sono nulla di meno che il male morale e il veleno da estirpare dal corpo sociale.

Questa ricerca del “nemico assoluto”, da delegittimare moralmente prima ancora di affrontarlo politicamente, è stata una costante della politica novecentesca e agisce ancora in modo profondo nelle coscienze soprattutto dei cosiddetti “intellettuali” (cioè di chi ha il monopolio del discorso pubblico), e soprattutto in Italia. Essa è talmente strumentale che tollera, senza troppi problemi, l’intercambiabilità relativa dei posti in commedia: quanti berlusconiani anticomunisti di ieri, a volte già comunisti dell’altro ieri, sono oggi impegnati in una ossessiva e continua crociata contro l’abietto “populismo”?

Se abbiamo però la forza di uscire da questa gabbia mentale e guardare quanto più possibile le cose in faccia, senza le passioni e i fiumi dell’ideologia, il governo giallo – blu ci si mostrerà in tutta la sua vera consistenza: un governo lacerato da tante contraddizioni, spesso composto da “dilettanti” della politica più o meno allo sbaraglio, debole e alla ricerca ogni volta di un equilibrio che non è facile trovare. Certo, tutt’altro ci vorrebbe oggi all’Italia.

Ma qui subentra un’altra domanda che chi guarda alla politica con il dovuto distacco dell’analista, e con realismo, non può non porsi: ci sono allo stato attuale alternative praticabili, e cioè politiche e non tecniche, a questa alleanza di governo? E se no, come a noi pare evidente, non sarebbe opportuno che chi voglia fare opposizione, invece di sbraitare, cominciasse a costruire giorno per giorno questa alternative con le armi della politica?

È qui, su questo specifico punto, che si misura a mio avviso l’immaturità delle attuali forze di opposizioni, ree fra l’altro di averci consegnato la perversa legge elettorale che ci ha portato in queste condizioni. Una immaturità a mio avviso ben più grave dei tanti errori, e dei tanti limiti, delle forze politiche che hanno dato uno sbocco precario allo stallo del sistema italiano. Che poi alcune di queste ultime, del tutto inappropriate, si misurino con la politica e facciano un bagno di realtà che sicuramente le trasformerà e forse anche le disintegrerà, non può che essere considerato anch’esso un bene nell’ottica generale del sistema. Che qualcosa di buono possa nascere in politica anche, e forse più, da ciò che è storto alla sua origine, è un’altra di quelle “verità” confermate dalla storia che non dovremmo mai dimenticare!

Corrado Ocone, Formiche. net 28 luglio 2018

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