Pietismo impietoso

Fra tentate imposizioni e barricate per fermarle è lo Stato a uscirne sconfitto. Chi dovrebbe incarnarlo moraleggia a sproposito, anziché provare a essere all’altezza del ruolo che ricopre.
Non sono certo dodici donne e cinque bambini, quale che sia la loro provenienza, a potere fare paura. Semmai li si soccorre. A far paura è l’approssimazione e l’arroganza di tanti, felici di recitare, da buonisti o da cattivisti, la propria parte in commedia, ma incapaci di governare un problema serio, grosso e non passeggero. L’umanità e la legalità camminano assieme. Separarle non è da buoni o da cattivi, è da incoscienti.

Chi non soccorrerebbe un bambino? Che veleno ha deglutito chi si rifiuta di farlo? Eccovi un esempio di veleno: Sant’Angelo Lomellina è un piccolo comune, poco più di 900 anime, sindaco un giovane generoso, Matteo Grossi, che non intende vestire i panni del razzista, meno ancora quelli dell’orco, ma si trova a dovere mantenere due minori, più, a metà con un comune limitrofo, un terzo: spesa annua superiore a 90 mila euro. Non li ha. Quel comune è piccolo, il bilancio limitato. Deve mantenerli perché i genitori presero la residenza nel comune, poi lasciarono i bambini al loro destino, a carico del comune. Quando li arrestano li portano in qualche comunità, il giudice dei minori ribadisce i doveri della municipalità e il prefetto comunica quanto devono pagare.

Punto: non si può scegliere né intervenire, solo pagare. Se li trasferiscono arrivano i nuovi conti da saldare. Questo è il veleno: se aiuti un bambino potresti doverlo mantenere per molti anni. A Sant’Angelo hanno approvato una delibera: può prendere la residenza solo chi ha qui almeno un alloggio, quale che sia, e un reddito, quale che sia. Li contestano (iniziativa presa da una “Associazione studi giuridici sull’immigrazione”, che deve essere un filone intrigante assai, specie se iscritti all’albo contro le discriminazioni, presso l’irrinunciabile dipartimento per le pari opportunità): è illegittimo, dovete dare la residenza a chi la chiede. Poi nascono pargoli e babbo comune paga. Se a precipitare in difficoltà economiche è una famiglia d’indigeni, passerà in seconda fila. Fa orrore, da qualsiasi punto di vista vogliate approcciare il problema.

La solidarietà umana è un dovere. I blocchi stradali sono un reato. Ma perché la prima funzioni e i secondi siano puntiti occorre che si abbiano le carte in regola

A Sant’Arcangelo come a Goro i telefoni funzionano male, la rete cellulare ha dei buchi, la larga banda non c’è. Sarà un caso, ma si scaricano i problemi laddove non si sono portati seri investimenti. Chi è stato tenuto indietro deve anche sentirsi fare la morale.

La solidarietà umana è un dovere. I blocchi stradali sono un reato. Ma perché la prima funzioni e i secondi siano puntiti occorre che si abbiano le carte in regola. Partendo dall’alto. Il ministero degli Interni eviti di mettere il broncetto e intervenga cambiando condizioni come quelle ricordate: il costo dell’accoglienza deve essere nazionale, mai comunale. In Italia possono restare quanti arrivano legalmente, mentre fra quanti entrano diversamente si deve essere capaci di distinguere chi è profugo, e ha diritto all’assistenza, da chi è emigrante economico, sicché può restare solo se qualcuno ne ha bisogno, per lavori regolari. Le terre di mezzo vanno bonificate. Sono terre di nessuno, viventi nell’extra legalità, se non nell’illegalità. Chi resta in Italia deve avere di che alloggiare, coprirsi e nutrirsi, altrimenti diventa un esercito arruolabile dai peggiori. Il pietismo è impietosamente malvagio.

Il governo eviti il grottesco, usando questo dramma per petulare nel chiedere alla Commissione europea di potere fare più deficit e più debito. Se anziché prendere fondi europei per girarli agli sciamannati profittatori (alcuni emersi, tanti ancora all’opera) avesse puntato sul chiedere confini comuni, regole comuni e comune giurisdizione e gestione dei centri, avrebbe portato un buon mattone alla costruzione europea e tolto dall’immaginario di tanti il peso morto di una paura invasiva. Quando dodici donne e cinque bambini mettono paura è perché chi dovrebbe governare il fenomeno e garantire la legalità sermoneggia nell’inutilità.

Davide Giacalone, Il Giornale 29 ottobre 2016

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