Pagella fiscale

Vuol dare la pagella ai contribuenti, ma il somaro è lo Stato. Con l’aggravante che si pretende di dare in “premio” quel che è un diritto.

Gli studi di settore, nati nel 1993, sarebbero dovuti servire a stimare il reddito presunto dei lavoratori autonomi, in modo da confrontare a quello le dichiarazioni fiscali da ciascuno presentate. Avrebbero avuto un senso, se non fosse che un fisco arraffone e sbruffone li ha usati per dire al contribuente: se ti adegui alla mia stima sei in regola, altrimenti sei passibile di accertamenti che, per modalità, durata e costi, sono delle torture fiscali. Impostazione non solo inaccettabile, ma truffaldina. Si poteva essere in regola con la coerenza e la congruità, rispetto agli studi di settori, ma essere anche degli evasori fiscali. Si poteva essere né coerenti né congrui, ma impeccabilmente onesti (basti pensare che c’è chi ha avuto accertamenti perché dichiara troppo). I primi passavano indenni, i secondi passavano i guai. Bella roba.

Ora si cambia. Bene. Forse. Molto forse. Il fisco s’atteggia a poliglotta e parla di “compliance”. Impari la lingua del mercato e prenda atto che da noi le persone oneste pagano troppo. Non solo rispetto alla media europea, ma anche ai più assatanati Stati esattori. Secondo i dati del ministero dell’economia, per giunta, nei primi sei mesi del 2016, confrontati all’analogo periodo del 2015, le entrate fiscali sono aumentate del 3.8%. +3.6 di imposte dirette; +4 di imposte indirette; +7.6 di iva; +2.5 da accertamenti e controlli. Alla faccia della pressione fiscale che diminuisce. Al fisco, come ai governanti odierni, invece, piace Nando Moriconi, sicché chiama all’inglese il fatto che il tassato si adegui spontaneamente alle richieste del tassatore.

La misura della mansuetudine sarà in una pagella, con voti da 1 a 10. Dati come? Sulla base dell’adesione a criteri e stime fatte dal fisco stesso. Che è quanto avveniva prima con gli studi di settore. Se aderisci entusiasta becchi 10, se recalcitri prendi 1. Se prendi 10 ti danno in regalo il fatto che non dovrai presentare una tonnellata di documenti, gli accertamenti saranno più umani e disposti in un tempo inferiore. Se prendi 1 possono occuparti il luogo di lavoro per mesi, alla ricerca del trucco che adotti per beffarli. Dunque: il premio consiste in quel che dovrebbe essere un diritto, mentre l’afflizione non si rivolge verso l’evasore, ma verso chi pretende di dimostrare che i criteri usati per misurarlo sono stati elaborati da incapaci. Questo sarebbe il passo in avanti, la novità da festeggiare? Forse per gli adepti del bondage.

L’idea del premio è giusta, ma va diversamente messa in atto: i contribuenti le cui dichiarazioni si sono dimostrate sempre oneste, in tutte le loro parti (il che riguarda non solo gli autonomi, ma anche i lavoratori dipendenti, che possono essere evasori per ciò che esula da quanto versato dal sostituto d’imposta), hanno diritto a uno sconto, a pagare qualche cosa in meno, proprio perché hanno sempre pagato tutto. Un premio onestà.

Davide Giacalone, Il Giornale del 9 settembre 2016

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