Opere pubbliche: in Italia 8 anni vanno via per la burocrazia

Un’opera di medio-grandi dimensioni in Italia? Occorono in media 15 anni e 9 mesi. 45,7% il tempo (poco più di 7 anni) speso per la “fase effettiva” (progettazione, gare e lavori), 54,3% il tempo medio (8 anni e mezzo) perso nell’inerzia burocratica fra una fase e l’altra. È quanto emerge da uno studio del Nucleo di veriifca e controllo (Nuvec) della Presidenza del Consiglio sui tempi di realizzazione svolto su un monitoraggio di 56 mila opere. Abbiamo chiesto un commento a Davide Giacalone.

“Siamo per caso tutti matti? Perché mai esiste una tale follia burocratica, capace di devastare tempo e denaro? Sani non siamo, ma sarà bene capire il senso del guasto. Tanta burocrazia nasce dall’idea che si possa controllare tutto e difendere la pubblica amministrazione da ogni abuso o ruberia. Una specie di medicina preventiva che ha lo stesso effetto che avrebbe lo sterilizzare un ambiente e farci vivere dentro la persona che si vuole preservare: appena entra uno spiffero s’ammala e forse crepa. Tanta burocrazia preservante finisce con l’essere una buona ragione di corruzione: non vorrai mica aspettare così tanto?

Ma c’è di più: se la corruzione reato si configura come uno scambio fra utilità personale e agevolazione procedurale, c’è anche la corruzione istituzionale, quella per cui quando una cosa si deve per forza e veramente farla si nomina subito un commissario straordinario, in modo da derogare alle regole che si erano scritte. Regole con le quali non si riesce a far nulla in tempi e con costi decenti.

La malattia, quindi, non è la burocrazia in sé. Quella è la conseguenza. La malattia è la pretesa di esercitare il potere senza portarne la responsabilità. Il che genera, coerentemente, intere legioni d’irresponsabili. Tutto, naturalmente, in conto al contribuente.

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