Nicola Porro

“La prima Scuola di Liberalismo sembrava davvero una roba da pazzi. Enrico Morbelli era dunque perfetto nell’animarla; faceva tutto: dal segretario al direttore. Aveva messo al lavoro i due figli minorenni e indirizzo della scuola e quello del direttore coincidevano per il semplice fatto che la sede legale era a casa sua. Per le lezioni aveva rimediato una sorta di scantinato dalle parti di viale Marconi, o giù di lì. A Roma i liberali, quelli doc del partito, stavano a Via Frattina. Quelli regionali e locali a piazza Fontana di Trevi. L’Opinione di Rossana Livolsi a via Leccosa, dietro via della Scrofa. E Morbelli che ti trova? Viale Marconi. Come dire: spostare la caccia in periferia.

Eravamo una pattuglia: direi non più di una ventina. E stavamo lì a scoprire autori e pensatori sconosciuti al grande pubblico. Ci parlarono degli Austriaci ma anche di Einaudi. Dei monetaristi, ma anche di Croce. Provenivamo tutti da giri diversi. Il problema della prima scuola, ci confidò anni dopo Morbelli, era trovare docenti liberali a sufficienza: la merce all’epoca scarseggiava.

Chi ha fatto la prima Scuola di Liberalismo serba una certa sciocca antipatia per coloro che negli anni l’hanno scoperta. È la medesima ritrosia che i randiani hanno nel consigliare The Fountain Head o Atlas Shrugged a chi non se lo merita. Insomma la prima Scuola di Liberalismo era carbonara e affascinante. Raccontava i liberali, quando il termine sembrava appartenere solo a chi fosse dotato di barbetta e monocolo. L’idea che poi la Scuola di Liberalismo sia diventata quel che è diventata, con il suo clamoroso successo, ci provoca un po’ di invidia. Ho incontrato gente, in epoca recente, che ha cercato di spiegare a me (un reduce, un eroe della prima ora, un partigiano, un ferito di guerra) le virtù dell’invenzione morbelliana. Ma fatemi il piacere.

A parte i mostri sacri del pensiero liberale italiano (Martino, Ricossa, Urbani, da Empoli solo per citarne alcuni), la scuola iniziò a corteggiare le nuove leve del pensiero liberale. Fu saccheggiata, quando ancora non era fighetta, la Luiss. Uno su tutti mi va di ricordare: Lorenzo Infantino con il suo garbo raccontava nel dettaglio la struttura del metodo liberale, che mai si farà ideologia. Il corso di lezioni è stato per molti di noi un’affascinante scuola di pensiero libero. Non ha creato un club, una conventicola, una loggetta, ma ha saputo dare una struttura alle nostre convinzioni personali che altrimenti si sarebbero disperse nella confusione dell’ordinario.”

Nicola Porro (giornalista e conduttore televisivo)

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