Mal francese

Mal francese

Un tempo la sifilide era chiamata: mal francese. Arrivò da noi con i mercenari di Carlo VIII, ma quella denominazione era anche un omaggio, sebbene infetto, alla libertà dei costumi d’oltralpe. Può aggredire il sistema nervoso, il mal francese, come mi pare stia accadendo. L’Italia si ritrova variamente unita nel rigettare l’oltraggio subìto. Non è una novità, ma osservo la scena con raccapriccio.

1) Ma il problema, secondo i propagandisti di ieri, oggi e domani, non erano i tedeschi? Il governo non intendeva cantarle alla Merkel? Ora siamo alla costruzione di un “asse” con i tedeschi. Incredibile ma vero, lo chiamano proprio “asse”. E mica perché sono cattivi, ma perché dovrebbero chiudere tutte le scuole che hanno frequentato. Tralasciamo l’ignoranza, il fatto è che i francesi sono impegnati in uno scontro con i tedeschi, ove i primi sostengono la necessità sia di liberare risorse per gli investimenti pubblici, sia di condividere i rischi dei debiti sovrani. I tedeschi resistono con solide argomentazioni. Supponevo noi fossimo dalla parte dei primi. Se non altro per mera e materiale convenienza. Invece capita che prima si fa confusione e ci si dice contro l’Europa di Macron e Merkel, come fossero la stessa cosa, poi si accolgono con gioia le parole del ministro dell’interno tedesco, cui non pare vero di avere trovato uno spiraglio in cui infilarsi e aggiudicarsi l’Italia.

2) Macron, non per generosità, ma per convenienza, era stato il solo a fare una apertura di credito al nuovo governo grillolegato. Non condivideva il linguaggio anti tedesco di tanta propaganda elettorale, di certo gli ripugnava l’accostamento fra tedeschi di oggi e nazisti, vergognosamente utilizzato da un ministro italiano, ma, insomma, non gli dispiaceva potere avere l’Italia nel fronte dei Paesi resistenti alla prossima politica monetaria alla tedesca. Se la ritrova con un “asse”. Il che, purtroppo, crea discredito presso entrambe le cancellerie.

3) Vabbè, almeno, però, abbiamo fatto la voce grossa e ci siamo fatti valere sul fronte dell’immigrazione. Sicuri? Quel che avremmo dovuto fare, da anni, è chiamare tutti alla corresponsabilizzazione nelle frontiere di mare: controlli comuni; soccorsi comuni; giurisdizione e rimpatri comuni. Colpe nostre e colpe altrui si sono sommate, nel ritardare il necessario. Ma c’eravamo quasi. A quel punto cosa facciamo? La nostra Guardia costiera carica a bordo gente che si trova pericolosamente in mare, poi li deposita su una grossa nave, la Acquarius, salvo poi, il governo, negare l’approdo. A quel punto la Spagna apre Valencia e le navi militari italiane riprendono a bordo quella gente e fanno rotta verso la penisola iberica. Faccio fatica a immaginare una combinazione più grottesca. Nel frattempo più di 900 si apprestano a sbarcare in Sicilia. Ho la cattiva impressione che dopo avere detto tante volte a vanvera che ci avevano lasciati da soli, ora ci apprestiamo a restare da soli.

4) Aggiungo un dettaglio pulp: gli accordi con i libici del Fezzan (la salveminiana “scatola di sabbia”) non sono facili e non sono belli. Da una parte paghi, dall’altra sposti più a sud la linea dell’orrore e dei trattamenti disumani. Ma fai anche calare, di ben l’80%, gli sbarchi in Italia. Questa roba la puoi fare perché con gli altri non sei in conflitto, ma se adotti questa condotta nel mentre pretendi di trasportare fuori dai confini il linguaggio triviale della campagna elettorale succede una cosa: si accende la luce e si vede la poco edificante scena. Se non persegui quella strada, del resto, come sono calati dell’80 possono ben ricrescere, gli sbarchi.

Morale: a. gli incapaci, i chiacchieroni e i demagoghi che parlano solo per aizzare i propri ci sono ovunque, senza che mal comune faccia alcun gaudio; b. in questa partita c’è un sicuro trionfatore italiano in Italia: Salvini; c. nella medesima ci rimettiamo; d. la soluzione del problema immigrazione si allontana. Ma che lussuria, il mal francese.

DG, 13 giugno 2018

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