Lo Stato socialista che difende solo se stesso

Lo Stato socialista che difende solo se stesso

Il nostro ordinamento giuridico e le nostre prassi processuali ci consegnano uno stato socialista, anche se camuffato. Basta la cronaca per comprenderlo.

Lo stupratore seriale di Genova si è beccato dopo 25 violenze otto anni di carcere, praticamente lo stesso periodo che passerà in gattabuia il fotografo Fabrizio Corona, che ha evaso ed estorto.

Raffaele Marra, il dirigente tanto amato, in un primo tempo, da Virginia Raggi si è fatto quattro mesi di carcerazione preventiva per un’ipotesi di corruzione. Nello stesso periodo Francesco Mazzega, reo confesso dell’omicidio della sua fidanzata, si faceva esattamente la metà di carcerazione preventiva. Cambiamo campo.

L’Agenzia delle entrate si sbaglia e permette, per qualche giorno, a chiunque di vedere on line l’elenco delle spese di altri contribuenti. Dal punto di vista tecnico il suo software fa acqua da tutte parti: nessuna sanzione irrogata. Nel frattempo ai contribuenti non si riconoscono attenuanti per gli errori commessi grazie al pasticciato software statale e si concedono proroghe (ben tre, per ora) quasi fossero gentili concessioni del sovrano.

Cosa ci dicono questi tre esempi, se ne potrebbero fare altre centinaia, sul nostro sistema giuridico? Semplice.

Le norme sono costruite, permetteteci la banalizzazione, per difendere lo Stato che è sovrano e non il cittadino che resta un suddito.

Un delitto contro la pubblica amministrazione (e l’evasione viene considerato un furto allo Stato) è molto più grave che un delitto contro la persona.

Nessuno lo ammetterà mai. Ma uno stupro, una rapina, un borseggio riguardano affari tra sudditi. Quando invece la vittima è lo Stato, nelle sue diverse articolazioni, sono guai.

Chi evade non ruba alla vecchietta ma allo Stato e dunque non può rimanere impunito. La corruzione varrà come la mafia, perché riguarda il rapporto tra privato e pubblico.

Se solo una frazione del rispetto che lo Stato pretende per se stesso, fosse riservata ai rapporti con i privati, molti nostri diritti non verrebbero ignorati.

In uno stato liberale, la sacralità è prerogativa della persona, non dello Stato. La sua proprietá, la sua vita, la sua libertá, la sua privacy sono intoccabili.

Abbiamo al contrario un Ministro della giustizia che ritiene la proprietà privata un optional, un Ministero delle finanze che con l’alibi dell’evasione è sciolto da ogni responsabilità, e ci stupiamo se i reati contro la persona e contro i suoi ambiti (dalla borsetta alla casa) siano tollerati? Che illusi. 

Nicola Porro, Il Giornale 8 ottobre 2017

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