Libretto di famiglia, l’inferno burocratico è servito

Libretto di famiglia, l’inferno burocratico è servito

Mesi fa, quando abolirono i voucher, scrivemmo in questa zuppa della follia che si stava commettendo.

Più burocrazia, più costi, e certamente più evasione. Quest’ultima non si combatte puntando un bazooka contro i cittadini.

Grazie a una gentile lettrice vi proponiamo l’odissea a cui sono sottoposti oggi quegli eroi che continuano, ostinati, a voler pagare le imposte.

È una lettera scritta molto bene, e che i nostri politici che tanto si occupano del bene della nazione dovrebbero leggere e capire. Il bene dello Stato troppo spesso fa a pugni con la sopravvivenza dei singoli.

«Dal 10 luglio scorso ha avuto il via l’utilizzo del libretto di famiglia, strumento dedicato appunto alle famiglie, ai privati e che sostituisce i voucher, messi in soffitta a marzo 2017. Avendone necessità di utilizzo per motivi di assistenza a un familiare, mi sono subito interessata per la registrazione.

Ho tentato l’avvio della registrazione con mia figlia che, prima di tutto, è dotata di computer e inoltre ha più dimestichezza della sottoscritta con il mondo dell’informatica. Ho chiesto aiuto a mia figlia anche perché la legge non aveva ancora riconosciuto ai professionisti, ai Caf eccetera la possibilità di fornire servizi in merito, cosa che è avvenuta addirittura circa un mese dopo l’avvio dell’utilizzo del nuovo strumento.

Purtroppo abbiamo riscontrato molte difficoltà nella registrazione e vari arresti del programma stesso, poco intuitivo per noi cittadini comuni. Ho pensato quindi di rivolgermi a un patronato. Ho passato in rassegna i vari patronati di vari sindacati e la risposta è stata sempre la stessa: Non siamo abilitati!.

Cosa faccio, allora?

Ho bisogno di una badante, mi sono chiesta. Mi sono quindi rivolta al numero verde dell’Inps e qui abbiamo raggiunto l’apoteosi: in primis attese lunghissime al telefono; finalmente una signorina, per fortuna gentile, mi registra la prestazione di lavoro ma soltanto per un giorno.

Mi ha spiegato che avrei dovuto fare la comunicazione (telefonando al numero verde dell’Inps e, quindi, con il rischio/sospetto di ripetere le attese già sperimentate, ho pensato) ogni volta che avevo bisogno della prestazione.

Possibile? No! A questo punto ho perso la pazienza, ho revocato tutto, non senza altrettanta difficoltà e attese di decine e decine di minuti. Ho chiuso tutto. Confidavo nella notte che portasse consiglio, ma neanche l’estate ha portato consiglio ai cari burocrati e compagnia. Bravo Inps e complimenti a coloro che hanno ideato queste procedure per aiutare le famiglie e snellire la burocrazia».

La cosa incredibile non è tanto l’attesa al telefono, la difficoltà burocratica, il meccanismo infernale studiato da qualche genio romano, con il plauso del giornalista unico che si gode il suo stipendio senza avere idea che non tutti sono altrettanto fortunati. Si tratta di consueto inferno burocratico.

La circostanza straordinaria è la perseveranza di una donna italiana che non vuole ricorrere a sotterfugi, al nero, per pagare un servizio.

Nicola Porro, Il Giornale 4 novembre 2017

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