L’anarco-liberismo secondo Rothbard

L’anarco-liberismo secondo Rothbard

In fondo il senso dell’anarco-liberismo è tutto qua: “Gli economisti e tutti gli altri che sposano la filosofia del laissez faire credono che la libertà del mercato dovrebbe essere mantenuta e che i diritti di proprietà non debbano essere violati.

Ciononostante, credono fortemente che il servizio di difesa non possa essere fornito dal mercato e che la difesa contro l’aggressione alla proprietà debba quindi essere fornita al di fuori del libero mercato, tramite la forza coercitiva del governo.

Ragionando in questo modo, essi cadono in una contraddizione insolubile, dal momento che approvano e invocano la massiccia aggressione alla proprietà proprio da parte di quell’agenzia (il governo) che si suppone debba difendere le persone contro l’aggressione”.

Un passo che troviamo nel primo, fondamentale, capitolo di Potere e Mercato di Murray N. Rothbard e tradotto per la prima volta in Italia, grazie a Rubbettino.

Il libro è fantastico e per una volta, cosa rara, l’introduzione a cura di Nicola Iannello non lo è di meno. Anzi, se mi permettete, essa vale l’acquisto del libro. Soprattutto per coloro che non hanno grande dimestichezza con l’economista allievo di Mises.

Iannello apre con una citazione di Gianfranco Miglio, che subito fa capire a noi amanti del laissez faire, ma tutto sommato ancora statalisti, per quale motivo bisogna conoscere Rothbard: “Strutturalmente una società anarchica è per definizione impossibile e l’anarchico intelligente lo sa. Egli non si batte però per raggiungere lo scopo impossibile: la sua è una scelta di status, di condizione: quella di colui che lotta per. Il fine è quello intermedio, lo stare per, il come se”.

Non sono convinto che sia stata questa l’attitudine intellettuale di Murray, ma lo è certamente quella del liberista che si affaccia a Rothbard. Il Nostro, come ci ha insegnato Bassani (Liberi Libri) parte da due punti di partenza: tutto ruota intorno al diritto di proprietà (anche dei propri organi, per dire) e nessuno può aggredirci (le tasse sono una forma di aggressione).

Rothbard ci spiega come Stato e governo non siano precondizioni dell’esistenza del mercato. In questo se volete si discosta o meglio ragiona lateralmente rispetto all’impostazione degli austriaci, da cui pure nasce: e che ci hanno spiegato che essi sono figli dell’ordine spontaneo.

Rothbard vuole dimostrare come la politica utilizzi la forza come sua ragione di essere, mentre l’economia, più correttamente, si basi sullo scambio. Per questo contesta alla radice le impostazioni della public choice (lungamente nel libro): le minoranze si devono piegare alle maggioranze nel sistema democratico.

E cioè dovrebbe essere inconcepibile per un liberale e lo stesso Mises ricorda come nel mondo degli affari ciò non avvenga: lo scambio presuppone che anche una minoranza possa perseguire felicemente il suo interesse.

Rothbard contesta i cosiddetti fallimenti del mercato (inquinare un fiume, o l’aria pulita) con un approccio (simile a quello di Ronald Coase) per cui il problema risiede solo nell’inefficiente protezione dei diritti di proprietà.

È un libro da sorseggiare piano piano. Non è complicato. Iannello ce lo introduce alla grande. E forse qualcuno di voi potrebbe non prendere troppo sul serio l’avvertenza del grande Miglio, e sposare in pieno le tesi anarco-liberiste ritenendo che esse non sia un obiettivo per, ma un risultato in sé. Buona lettura.

Nicola Porro, Il Giornale 7 maggio 2017

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