La Costituzione fondata sul lavoro? Dovrebbe esserlo sulla libertà

La Costituzione fondata sul lavoro? Dovrebbe esserlo sulla libertà

La Costituzione compie 70 anni e sente il peso degli anni. Giustizia e Articolo Uno: due esempi che hanno dimostrato la sua insufficienza. L’analisi di Carlo Nordio

La nostra Costituzione compie oggi settanta anni. Al netto della consueta retorica celebrativa, possiamo dire che, quando nacque, fu un geniale compromesso politico, avallato da una rigorosa perfezione formale. I nomi dei padri costituenti, da Croce a Togliatti, incutono sia rispettosa nostalgia reverenziale, non foss’altro per la desolante mancanza di eredi.

Essi attuarono il miracolo di dare a un Paese sconfitto e diviso l’illusione di una vittoria e la garanzia di un’unità, conciliando, o provando a conciliare, ideologie configgenti: le sue tre anime, cattolica, marxista e liberale, rappresentate dalle firme di De Gasperi, Terracini e De Nicola, sono valse a risuscitare un’Italia umiliata dalla guerra e provata da vent’anni di dittatura.

Tuttavia al mondo nulla è immutabile. Soltanto la parola del Signore, Veritas Domini “manet in aeternum”. Il resto, è soggetto alle ingiurie del tempo e al logorio delle cose.

Oggi il marxismo è morto, il cristianesimo si è secolarizzato e tutti si dicono liberali. Se non nelle idee, certo nell’economia, nella finanza, nell’etica e nei costumi, le ideologie sono irreversibilmente tramontate. Al matrimonio tra omosessuali, che avrebbe fatto inorridire Togliatti, Saragat e Nenni, fa riscontro una Cina sedicente comunista che, con il suo liberismo sfrenato, tiene per la gola il debito pubblico degli Stati Uniti.

Se cambia il mondo, forse dovrebbe cambiare anche parte della nostra Costituzione.

Le ragioni di questo necessario aggiornamento non sono solo ideologiche, sono drammaticamente pratiche. Perché la Costituzione ha dimostrato non solo la sua insufficienza, ma anche l’incompatibilità con le stesse riforme che tutti auspicano almeno a parole.

Bastano due esempi, e potremmo continuare a lungo.

1) La giustizia. Coerenza avrebbe voluto che la Costituzione, nata dalla cultura antifascista, ripudiasse il processo inquisitorio e il codice penale, autentici biglietti da visita del sistema mussoliniano.

Invece è accaduto il contrario. Si è provato a introdurre un processo liberale-accusatorio, firmato dal prof. Vassalli, medaglia della Resistenza, ed esso è stato demolito perché in gran parte configgente con la stessa Costituzione.

Mentre il codice penale, firmato dal Duce, e ancora lì, più inossidabile e intoccabile che mai.

2) Il sistema elettorale. Dopo vent’anni di proclami sulla bona del maggioritario, e sulla necessita di individuare, la stessa sera delle elezioni, sconfitti e vincitori, si è capito che, alla fine, si ritorna inevitabilmente al proporzionale, vero o mascherato, con le incertezze che ne conseguono.

Perché? Perché è su questo sistema che è stata costruita la Costituzione. E quando si è provato a cambiarlo, l’impresa si è rivelata non solo politicamente, ma giuridicamente impossibile.

Potremmo aggiungere altre cose: l’invadenza dei poteri interdittivi, dai Tar alle Procure, che paralizzano iniziative e allontanano investimenti; bizantinismi formali che rallentano le procedure e alimentano la corruzione: e infine le stesse aspirazioni etiche, che proclamando pomposamente la tutela della salute, della vita, delle libertà dell’occupazione e di mille altri valori hanno creato, e creano, ambiguità nelle interpretazioni e conflitti nelle scelte.

Se un principio elementare come il diritto all’autodeterminazione nelle cure e al testamento biologico è stato oggetto di tanta polemica, e anche perché alla luce della nostra Costituzione, tutte le opzioni sono possibili, sostenibili e giustificabili.

Concludo con l’Articolo Uno. L’affermazione che la Repubblica è fondata sul lavoro, ispira subito gli animi più burloni a replicare che era fondata sulle cambiali.

Non è lecito irridere a chi partecipò a quell’Assemblea con tanto impegno e dopo tante sofferenze personali. Tuttavia è lecito ammettere che oggi quella formula in molte parti ha fatto suo tempo e stenta ad incarnare una democrazia moderna e compiuta.

Forse sarebbe più bello, e più attuale, stabilire che Essa è fondata sulla libertà. 

Carlo Nordio, Il Messaggero 22 dicembre 2017

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