Inutile chiedere flessibilità alla Merkel. Tocca all’Italia riformarsi.

Flessibilità, vertice di Atene e Germania: ecco alcuni dei temi caldi affrontati da Veronica De Romanis in un’intervista pubblicata domenica 11 settembre da La Nazione. Ma anche curiosità: sapevate, per esempio, che la Grecia dall’entrata nell’euro ha aumentato la propria spesa pubblica? 

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Non possiamo sperare che sia Angela Merkel a salvarci, ma dovremo pensarci da soli. Sarà ben difficile che cambino le regole europee e ci venga concessa più flessibilità. Così come sarà difficile che lo scenario cambi dopoil vertice di Atene tra i Paesi del mediterraneo. L’avanzata delle forze populista in Germania ha reso più stretti i margini della Merkel. Ne è convinta l’economista Veronica De Romanis, grande conoscitrice della Germania

 

Sorpresa della dura risposta del ministro Schäeuble ai leader socialisti?

Schäeuble non è nuovo ai modi bruschi anche nel commentare le vicende interne, ma è sbagliato considerarlo un anti europeista. Ha semplicemente detto nella sostanza quello che pensa gran parte dei tedeschi.

Cioè?

Che l’austerità non è un’imposizione, ma una conseguenza e la crisi lo ha dimostrato.

In che modo?

La Grecia, che ha ospitato il summit dell’altro giorno, entrata nell’euro ha aumentato la spesa pubblica del 2005 al 2008 dal 45 al 55% del Pil. Quando i mercati le hanno chiuso le porte dei finanziamenti ha chiesto aiuto ai Paesi europei, ottenendo tre pacchetti di salvataggio per oltre 300 miliardi. Tutti soldi dei contribuenti europei, compresi italiani e tedeschi. Che, in cambio della solidarietà chiedono la responsabilità di mettere i conti in ordine.

Quindi la Merkel non sarò disposta a concedere più flessibilità?

Non è la Merkel a concedere la flessibilità, ma la Commissione europea. Certamente con il successo elettorale di Alternativa per la Germania – una forza politica che chiede di mandare via gli immigrati, è contraria all’euro e vuole più austerità sostenendo che i tedeschi devono smettere di sacrificarsi per salvare gli altri Paesi europei – è aumentata anche nel partito della Merkel la fronda di coloro che pensano che troppa solidarietà europea significhi perdere i voti. Finora la Cancelliera è riuscita fare passare tutti i piani di salvataggio per la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda, la Spagna e Cipro. Oggi chiedere un ennesimo aiuto europeo ai tedeschi non sarebbe più così facile e farebbe crescere il nervosismo anche nella sua maggioranza.

Non potrebbe trovare una sponda nei socialisti?

La Spd governa insieme con la Merkel Fino a oggi i socialisti hanno condiviso la linea della Merkel sul rigore dei conti perché non vogliono diventare il partito della spesa e di chi chiede più soldi ai contribuenti per altri salvataggi europei. Le divergenze sono sul tema dell’immigrazione dove i socialisti hanno assunto una posizione di maggiore durezza rispetto a quella della Cancelliera.

Molti leader socialisti, da Hollande a Renzi erano presenti al vertice di Atene…

Sì, ma è facile chiedere flessibilità per il proprio Paese. Più difficile accordarla agli altri. Come reagirebbero francesi e italiani se Hollande e Renzi chiedessero nuovi sacrifici ai propri cittadini per salvare un altro Paese europeo che ha mantenuto finanze allegre?

La flessibilità favorisce la crescita?

Fa parte delle regole e infatti è stata applicata all’Italia. La flessibilità non può essere permanete ma un’eccezione. Concedere oggi margini sui conti pubblici deve servire per avere domani più crescita e quindi meno debito. L’Italia ha il secondo debito più dell’Europa, e in un aumento, dopo quello greco. In questi ultimi due anni non c’è stata austerità in Italia, e neanche in Francia. La flessibilità è stata utilizzata per aumentare la spesa corrente e non quella in conto capitale. La svolta quindi non può venire dalla Merkel, ma siamo noi che dobbiamo attuare il consolidamento fiscale e le riforme, a cominciare da una vera riforma della Pubblica amministrazione.

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