Il Leviatano fiscale del nuovo governo

Il Leviatano fiscale del nuovo governo

Con la Lega nel governo, speravamo nella flat tax. Invece ci ritroviamo col Leviatano fiscale, che compare mediante il viso suadente di Luigi Di Maio.

E dilaga, rompendo steccati in cui sembrava ingabbiato.

La prima rottura la fa mediante la tassa sui vitalizi del passato, che vengono scremati con un misterioso modello contributivo, mediante una delibera dell’ufficio di presidenza della Camera. Così si viola l’articolo 23 della Costituzione che stabilisce che nessuna prestazione patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge. È un precedente pericoloso.

Questa procedura di modifica di benefici concessi nel passato remoto mediante norme interne potrebbe essere estesa ai trattamenti dei dipendenti di tutte le amministrazioni i cui vertici hanno poteri regolamentari per membri, dipendenti e soggetti che vengano con loro in rapporto.

Dopo questa prima mossa, con cui ha stracciato la regola «nessuna tassazione, senza votazione del parlamento», il Leviatano fiscale ha aggredito le pensioni da 4mila euro in su, definite di privilegio, preparando a loro carico un contributo di solidarietà, che dovrebbe fruttare quasi un miliardo di euro. Questo balzello non violerà l’articolo 23 della Costituzione, perché sarà varato con disegno di legge. Ma violerà l’articolo 53 riguardante la capacità contributiva e l’articolo 3 sulla eguaglianza di trattamento a parità di situazione.

I pensionati hanno meno capacità contributiva dei contribuenti in età lavorativa, ma dovranno pagare un tributo di solidarietà a loro riservato, onde finanziare pensioni minime prive di base nei contributi. Ciò con la singolare concezione per cui sono gli anziani che si danno carico degli anziani bisognosi. Il nuovo Leviatano fiscale ha una logica tutta sua, che proviene dal firmamento pentastellato ed esprime una nuova etica. La terza e la quarta mossa del nuovo Leviatano fiscale stanno nel decreto legge Dignità, ora in Gazzetta Ufficiale.

Esso reputa urgente modificare i contratti di lavoro a termine, imponendo l’aumento dello 0, 5% dei contributi sociali di cui all’articolo 2 comma 28 della legge 28 giugno 2012 n. 92 dovuti al loro rinnovo, che sono lo 1,4% della retribuzione. Il loro aumento è lo 0,7 di questa. Tale tributo aggiuntivo, secondo il legislatore del decreto Dignità farà perdere gettito, perché scoraggerà questi contratti.

Anche la chiusura dei negozi la domenica, farà perdere gettito perché farà diminuire l’occupazione. Il Leviatano fiscale rimedia a ciò aumentando l’imposta sul gioco, da cui prevede un aumento di introito. Lo scopo dichiarato di questo balzello aggiuntivo è di scoraggiare il gioco e ridurre la «ludopatia». Ma se l’effetto è un maggior gettito, vuol dire che il gioco non sarà scoraggiato. Tuttavia il nuovo Leviatano fiscale considera questo tributo come uno strumento di dignità. E lo ritiene urgente.

Non si considera urgente la flat tax. Non si ritiene urgente estendere l’aliquota piatta del 15% a tutti i lavoratori autonomi e alle piccole imprese sino a 50 mila euro di fatturato, in esonero da Iva. Ciò darebbe fiato a tante piccole attività e farebbe uscire dal nero molte prestazioni. Ma il Leviatano fiscale ama il gettito d’alte imposte con «decrescita felice», non quello di basse imposte che fanno ingrandire le piccole energie.

Francesco Forte, “Il Giornale” 15 luglio 2018

 

 

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