Il conto della banca

La sicurezza dei depositi bancari non è una graziosa cortesia fatta ai clienti, ma la condizione affinché l’intero sistema bancario non fallisca. Supporre di metterla sul conto dei primi significa avere già fatto bancarotta culturale e morale. I depositi bancari sono garantiti fino a 100 mila euro. I clienti non corrono alcun rischio. Era così prima della normativa europea ed è così anche dopo. Ma dove si prendono i soldi, nel caso una banca fallisca? Posto che il cliente dovrà comunque sostenere il danno di attenderli, li si prende da un fondo nazionale interbancario di garanzia.

Dal 2024 sarà pienamente operativo un fondo europeo, il recalcitrare dei tedeschi è inammissibile, ma non privo di fondamento (è un tema diverso, ci torneremo). Quei fondi sono essenziali al sistema bancario nel suo complesso, perché se non esistesse la certezza di avere indietro i propri soldi si provvederebbe a ritirarli subito, con il che l’intero sistema crollerebbe. Le banche accantonano una parte dei soldi per pagare questa assicurazione sulla loro vita. Se, per farlo, prendono soldi dai conti dei clienti è segno che siamo già in area mala-vita.

Ragionamento analogo vale per i fondi necessari a finanziare il salvataggio di altre banche: si scuciono quei soldi non per benevolenza, ma perché non si alimenti l’insicurezza e il panico. C’è un problema, però: se con i soldi dei sani si tengono in vita i tracollati si indeboliscono i primi senza resuscitare i secondi. È un punto decisivo: il sistema bancario europeo consente di puntare ad avere banche di dimensione continentale, sicché si deve decidere se il sangue buono deve far crescere protagonisti europei o deve essere trasfuso in soggetti vernacolari.

La sicurezza del depositante, quindi dei cittadini, è un bene collettivo. La sopravvivenza di chi ha fallito o non ha dimensioni di mercato, invece, è un lusso anticompetitivo. Nell’osservare i problemi di grandi istituti, come Deutsche Bank, si dovrebbe pensare a come sottrarre loro clienti, ampliando le proprie zone d’attività, non dedurne che si possa fermarsi a raccogliere i cocci di quanti hanno rotto il salvadanaio altrui.

Le banche sono aziende: esistono se guadagnano. La legge mette in sicurezza i clienti (non gli azionisti, non chi presta loro denaro) affinché un manipolo d’incapaci o di lestofanti non demolisca l’intero mercato. Ma ciò comporta che gli incapaci siano buttati fuori e i lestofanti in galera. La salvezza del mercato, quindi dei risparmiatori, non solo non coincide, ma è nemica della salvezza di costoro. Se si cerca di tenersi in equilibrio prendendo troppi soldi ai propri clienti, mettendo sul loro conto gli errori della banca, quelli devono essere informati e potere andare via.

Il mercato non esiste solo quando si deve spiegare che i tassi sono molto bassi, esiste anche quando il tartassato si stufa e alza i tacchi. Io per primo, e per lungo tempo, ho scelto le banche di cui servirmi basandomi sulla vicinanza a casa o all’ufficio. In un mercato più aperto, quindi più bello (perfetto mai), scelgo la banca più lontana dal fallimento e dal mio strangolamento. Tanto più che allo sportello non si va più e si fa quasi tutto per via digitale. Questo sano egoismo, che con il cuore dedico ai quattrini guadagnati, è il solo sentimento che possa far sperare di avere banche italiane capaci d’essere grandi banche europee. Di ciò occorrerebbe occuparsi, non di salvare la razza dei falsi banchieri.

Davide Giacalone, Il Giornale 29 settembre 2016

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