I viaggi

Uno dei punti di forza della Scuola di Liberalismo è sempre stato la sua connotazione internazionale. Grazie all’energia organizzativa del gruppo che ruota attorno a Enrico Morbelli, oltre alla Scuola nei primi anni ’90 vennero realizzati anche alcuni viaggi in Europa. Per l’esattezza furono quatto: a Strasburgo e Lussemburgo, a Parigi, a Bruxelles e a Berlino. Dettero la possibilità di incontrare liberali d’oltralpe e visitare istituzioni europee, sempre accompagnati o ricevuti da amici liberali che Morbelli aveva sparsi nell’intera Europa.

Eravamo tutti giovani e liberali, e questo credo fossero i principali ingredienti – necessari e sufficienti – per il loro successo. Servirono a far conoscere e amalgamare un gruppo che, con il tempo, a fronte di percorsi personali e professionali molto diversi, si ritrova ancora oggi, ricorda, e soprattutto vede, affronta la vita e risolve i problemi con la lente liberale acquisita alla Scuola e rafforzata con le esperienze internazionali. Per molti era la prima occasione di quel tipo, e come tutte le prime volte, non si dimentica. Ancora oggi, capita di ricordare particolari, aneddoti, piccole e grandi cose imparate, foto che testimoniano un’esperienza unica.

Sulla scia del successo di quei primi viaggi “liberali”, grazie al contributo, preziosissimo, di docenti come Domenico da Empoli e Angelo Maria Petroni, che hanno sempre fatto parte di un circuito internazionale di associazioni e università liberali come la Mont Pelerin Society, la Adam Smith Society e la George Mason University tanto per citarne qualcuna, ad alcuni degli allievi più meritevoli della Scuola di Liberalismo (e con una certa dimestichezza con le lingue) fu data l’opportunità di poter fare esperienze, direi uniche, in giro per l’Europa e negli Stati Uniti.

L’IHS (Institute for Human Studies, oggi IES Institute for Economic Studies) è una Fondazione americana nata in Virginia presso la George Mason University dove c’era James Buchanan (premio Nobel per l’economia nel 1986 e fondatore della “Public Choice”) con sede europea a Parigi, che organizza seminari per la diffusione della teoria liberale (“classical liberalism” come si legge sul sito) tra i giovani studenti e studiosi.

A partire dalla fine degli anni ‘80 a seguito del crollo del muro di Berlino, l’IHS si è concentrato sulla diffusione del liberalismo nei Paesi ex sovietici. Quei primi seminari agli inizi degli anni ’90 si svolsero in posti come l’Estonia, l’Ungheria o la Germania per favorire i partecipanti provenienti dall’est europeo che si affacciavano a istituzioni nuove come il libero mercato, nuove forme di libertà individuale, conoscevano vecchi e nuovi diritti, vedevano nascere e crescere per la prima volta la democrazia con le sue istituzioni, le sue regole, i suoi valori. Oggi l’Asia centrale è fulcro di diversi seminari, e sicuramente, l’IES arriverà in nuovi luoghi dove il liberalismo e la democrazia sono ancora poco noti, ma soprattutto dove la libertà ed il mercato forse non sono ancora troppo di casa.

La formula dei seminari è sostanzialmente rimasta uguale nel corso del tempo. Ad ogni seminario partecipano circa 40 giovani studenti, metà provenienti da diversi Paesi europei e metà provenienti dal Paese ospitante proprio per consentire una osmosi tra menti e culture allora davvero diverse; caratteristica precipua dei gruppi è che non ci sono mai state molte persone della stessa nazionalità. Durante il giorno si svolgono le “lecture” principali o le esercitazioni, mentre la sera dopo cena, gruppi di discussione –coordinati da un docente-analizzano e riflettono sulle letture lette in precedenza prima di partire.

Il successo dei seminari è dovuto a diversi fattori, sicuramente i luoghi prescelti, spesso immersi in scenari naturalistici incontaminati e lontani da qualunque distrazione, che favoriscono quindi la concentrazione massima e il costante lavoro confronto tra studenti e docenti. La qualità del corpo docente è sempre altissima, e poiché docenti e discenti devono vivere tutto il giorno insieme, mangiare insieme, stare a contatto diretto tutto il tempo; c’è la possibilità per tutti di imparare, di dialogare, e quindi di arricchirsi intellettualmente e culturalmente anche di fronte a un hamburger o una tazza di caffè, e magari iniziare a costruire un rapporto che si svilupperà nel tempo, che produrrà nuovo studio e nuove ricerche.

Oggi tutto questo può sembrare qualcosa di semplice e scontato come modello organizzativo di seminari, ma agli inizi degli anni ’90, in un’era senza internet, mail, twitter o facebook, partecipare ai seminari e poi creare dei contatti e mantenerli non era proprio impresa facilissima. Ora con tutti questi nuovi mezzi di comunicazione è possibile invece avere amici liberali in tutto il mondo e confrontarsi quotidianamente con i tanti studiosi liberali, libertari, anarco-capitalisti, tanto per citare alcune delle correnti di pensiero più comuni, che offrono il loro contributo via twitter o facebook e consentono una costante crescita intellettuale.

Personalmente ho partecipato nel 1992 al seminario svolto a Lepanina in Estonia, e nel ‘94 ad un seminario negli Stati Uniti presso la George Mason, perché chi partecipava ai seminari estivi europei riceveva spesso l’invito a presentare candidatura per la partecipazione ai seminari negli Stati Uniti. Inoltre insieme all’Université de la nouvelle économie a Aix-en-Provence diretta da Jacques Garello, IHS organizzava un seminario ai primi di settembre dove erano inviati tutti quelli che avevano partecipato in giro per l’Europa o per il mondo ai seminari IHS. Fu proprio in quelle occasioni che ebbi l’occasione di conoscere persone come Carlo Lottieri, Marco Bassani, Nicola Iannello, liberali, anzi libertari e amici.

Non di meno hanno vissuto esperienze simili alla mia altri frequentatori della Scuola di liberalismo come Stefano da Empoli e Patrizia Tumbarello che andarono in Ungheria, o Corrado Rajola che come me è andato sia in Europa che negli USA a Seattle, oltre che molte volte a Aix-en-Provence.

Non posso non raccontare l’entusiasmo per la partecipazione a quei seminari, perché per uno studente universitario italiano, passare dalle polverose aule delle facoltà delle università italiane, in cui a volte l’unico momento di rapporto diretto con un professore è solo all’esame, a un contatto diretto e continuo con docenti che ti stimolano a pensare, a riorganizzare quanto hai appreso in una chiave diversa è una grande ginnastica mentale, un arricchimento che darà frutti per il resto della propria vita. È come ottenere una lente nuova, con cui vedere il mondo, analizzare la vita, operare al meglio ed effettuare le proprie scelte.

Ho ancora la raccolta delle fotocopie degli articoli e dei saggi che ho dovuto leggere prima di andare al seminario e di cui si discuteva la sera dopo cena. La location scelta era una costruzione sul Baltico che in tempo sovietico era destinata a centro estivo per ufficiali, e ovviamente rispondeva benissimo alla caratteristica comune a tutte le sedi dei seminari, era davvero lontana da tutto e tutti per evitarci distrazioni. Quindi non potevi fare altro che stare lì e parlare, in chiave liberale di tutto e di più; fu lì che incontrai, ad esempio il prof. Leonard Liggio (che poi ritrovai qualche anno dopo negli Stati Uniti a GMU) storico attentissimo alle cose italiane che mi fornì allora una chiave di lettura dell’emergente fenomeno della Lega che era assolutamente precisa e puntuale, ed il prof. Norman Berry, filosofo inglese che preziosi suggerimenti ed insegnamenti mi ha dato in un campo che per me non era familiarissimo avendo una formazione prettamente giuridica.

In America avvenne un episodio curioso, un gruppo di ricercatori della GMU stava sperimentando un modello econometrico ed aveva bisogno di un gruppo per testarne la validità applicativa. Così ci ritrovammo a effettuare delle simulazioni fornendo dei dati ed alla fine quelli che avevano fornito le risposte giuste vennero pagati, in dollari, e ricordo la sorpresa di ritrovarmi in mano con del denaro che ripagava circa la metà del costo del mio volo! Infatti per partecipare ai seminari bastava pagarsi il viaggio, a tutti gli altri costi provvedeva IHS. Anche oggi è possibile frequentare i seminari IES, che ovviamente si sono evoluti sia nella struttura organizzativa che nella formula, ma la magia per un giovane sono certa è e rimane inalterata. Gli italiani sono spesso tacciati di provincialismo e queste esperienze, consentono un “assaggio” di mondo liberale fuori dai confini patri, che pochi altri tipi di esperienze offrono e garantiscono.

Ho incontrato molti giovani che negli ultimi lustri hanno seguìto la Scuola di Liberalismo e poi sono andati a fare i seminari IES in Europa o in America, e devo dire che il fascino di queste frequentazioni resta immutato, così come il ricordo sempre entusiasta, e la percezione, fortissima, di aver fatto una esperienza che rimarrà unica per il resto della propria vita è quello che si legge negli occhi di chi racconta la partecipazione al “proprio seminario”; ed anzi pensano che il binomio scuola-seminario IES sia stata una opportunità unica ed irripetibile, e soprattutto assolutamente imperdibile.

Una cosa infine posso dire con assoluta certezza: arrivare ai seminari dicendo di provenire dall’Italia per il tramite della Fondazione Einaudi e la Scuola di Liberalismo, è sempre stato, e sempre sarà il miglior biglietto da visita per presentarsi, ed è un biglietto che vale oro.

Elvira Cerritelli

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