I fatti di Macerata? Servano da lezione a Stato, Salvini e sinistra

I fatti di Macerata? Servano da lezione a Stato, Salvini e sinistra

Con Macerata siamo entrati nel mondo spietato e reale. Quello di Cottbus, cittadina tedesca al confine con la Polonia, in cui abitanti e rifugiati siriani si affrontano a colpi di coltello. Quello di Calais e di Marsiglia, dove gli scontri tra migranti si alternano a reazioni violente di francesi più o meno esasperati. Quello del Regno Unito, dove gli assalti xenofobi sono una costante da anni, senza quasi facciano più notizia.

Di azioni xenofobe violente ve n’erano già state da noi, ma Macerata è la più eclatante. Anche perché l’autore presunto non ha certo nascosto motivazioni politiche, attraverso i gesti di un patriottismo involontariamente parodistico (sventolare la bandiera sotto il monumento dei caduti).

E del resto, un impegno politico nel recente passato il presunto killer l’ha svolto, come candidato (senza alcun successo) in una lista comunale della Lega a Corridonia. Ci troviamo quindi, per quanto è dato sapere,di fronte a un atto criminale compiuto da uno squilibrato affascinato dall’estrema destra, sia pure isolato.

Ma tutto ciò sarebbe solo il prodotto della «campagna di odio» di Salvini e dei «fascisti»? Il crimine si è forse compiuto a freddo, in un contesto di pace e di tranquillità, senza fratture e tensioni? Evidentemente no: il panorama è quello simile a Cottbus, a Calais, a Marsiglia.

È quello degli effetti di un’immigrazione massiccia. Che non sarà un’«invasione» perché il numero degli «invasi» è ancora decisamente superiore a quello dei presunti «invasori». Ma che genera tensioni imprevedibili.

Non è un caso che gli eventi si siano svolti nella un tempo tranquilla e bianca Macerata. Sono infatti i centri piccoli e medi, è la provincia anche benestante a risentire dell’immigrazione incontrollata, più che le grandi città. Proprio perché il problema dell’integrazione è prima di tutto culturale, di percezione, e solo poi economico.

Nel caso specifico, da tempo i maceratesi sono esasperati perché una parte della città si è trasformata in area di spaccio di droga, organizzato prevalentemente da immigrati. Non quindi persone occupate in un lavoro (difficile, del resto, visto che molti sono clandestini) oppure rifugiati ospitati nei centri.

Ciò ovviamente non giustifica il loro inseguimento a colpi di pistola: arrestarli dovrebbe essere compito delle forze dell’ordine, evidentemente però sommerse da una piena che sfugge da tutte le parti. Incolpare il Viminale non solo ha poco senso ma sarebbe ingiusto: Minniti è uno dei pochi a aver capito gli effetti distruttivi dell’immigrazione incontrollata e ad aver agito di conseguenza.

Ma bisognerà fare di più, altrimenti la xenofobia esploderà di nuovo in futuro, e non solo per mano di estremisti. Che ovviamente profittano della situazione: più aumenta l’immigrazione più si impennano i consensi all’estrema destra.

Basta poi un evento qualsiasi per appiccare l’incendio; in questo caso, uno grave, la morte di Pamela Mastropietro. Che molti media e giornali hanno sottovalutato, mentre l’indignazione era percepibile a chiunque parlasse con la gente comune.

Dimostrazione di come la ricerca del politicamente corretto (molti giornali non definivano l’indagato «nigeriano», per timore di essere ritenuti «razzisti») finisca per produrre effetti perversi.

I fatti di Macerata servano da lezione a non sottovalutare, con la diminuzione, peraltro parziale, degli sbarchi, la bomba dell’immigrazione.

Ma fungano da lezione anche a Salvini, a non giocare con il fuoco e con le parole, che in menti ottenebrate possono diventare gesti. Elimini perciò dalla Lega gli elementi estremisti e neofascisti, fatti entrare negli anni dell’opposizione. Sbagliato allora reclutarli, pericolosissimo oggi tenerli; con quale credibilità Salvini può affermare di aspirare al Ministero dell’Interno o alla premiership?

Un ultimo consiglio (non richiesto, e temiamo inascoltato) soprattutto alla sinistra; come hanno saggiamente detto sia Renzi che Berlusconi, non bisogna cadere nell’isteria e dipingere un’onda nera (fascista) che ci starebbe sommergendo. Potrebbe produrre il contrario dell’effetto voluto, anche da un punto di vista elettorale. 

Marco Gervasoni, Il Messaggero 4 febbraio 2018

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