Giovanni Vetritto

Giovanni Vetritto

“Se oggi sono un liberale – meglio, se oggi sono un liberale di sinistra – è anche per merito della Scuola di Liberalismo della Fondazione Einaudi di Roma. Negli anni dell’università, il mio esuberante e indistinto amore per la libertà, quello istintivo e non ragionato dei vent’anni, un po’ anarcoide e radicaleggiante, era diventato pian piano liberalismo, attraverso tante letture, ma soprattutto attraverso la “falsificazione” (popperiana) dell’Hayek tanto studiato con il grande Franco Romani, condotta grazie al “nuovo liberalismo” (in realtà tanto antico) di un fondamentale saggio di Dahrendorf del 1988. Poi una locandina mi indirizzò a quella Scuola, nella quale allora si rispecchiavano con un certo equilibrio le vocazioni di destra e di sinistra della cultura liberale; un equilibrio (sia detto senza acrimonia, con il sincero rammarico che si può esternare a un vecchio amico) che negli anni mi è parso illanguidire e lasciare spazio a una visione troppo univoca e univocamente conservatrice.

Allora no. Allora, in quelle lezioni, ho potuto ascoltare studiosi coerentemente conservatori, ma ho anche conosciuto le persone con cui ancora oggi testardamente conduco la mia battaglia culturale di liberale di sinistra, nella Fondazione Critica liberale: Enzo Marzo, Beatrice Rangoni Machiavelli.

Anche tra noi discepoli si riproduceva quella dicotomia, quella divisione verticale. Ormai diversi anni fa Alain Minc profetizzava che lo scontro finale della modernità sarebbe stato quello tra liberali di sinistra e liberali di destra; quella Scuola, per come era allora, un po’ ha seminato in tutti e due i campi, Giovanni Vetritto e Carlo Staccioli da una parte, Nicola Porro e Alfredo Borgia dall’altra. Un viaggio finale, in visita alle istituzioni dell’Unione Europea, fu l’occasione per confermare quelle differenze, ma anche per ricomporle nella gioiosa goliardia che, al di là di quelle stesse differenze, solo a vent’anni è dato godere, esplorando Bruxelles stretti attorno a una busta di cioccolatini.

Alcuni anni dopo sono tornato a quella Scuola, stavolta dietro la cattedra. Poi il contatto si è interrotto. Ma quelle serate di discussioni e passione sulle poltroncine di un piccolo teatro del centro di Roma restano indelebili nella memoria.”

Giovanni Vetritto (dirigente della Presidenza del Consiglio dei ministri)

 

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