Gaetano Pellicano

“Scendevi qualche gradino, ti accoglieva un teatrino un po’ umido (La Scaletta, che ora non c’è più) e in quell’angolo di mondo ti ritrovavi con quei quattro gatti di giovani aspiranti liberali. Un rito settimanale, un esercizio di identità collettiva negata e proprio per questo indispensabile quando a vent’anni cerchi un approdo ideale, possibilmente minoritario. Pochi nella storia del tuo Paese, pochi nelle aule universitarie, pochi al mercato delle idee, eppure istintivamente liberali.

Ecco cosa serviva a molti di noi: un percorso ideale, un collegamento con i pochi maestri disponibili, un’occasione per sapere che altri come te, o anche più di te, volevano la libertà di tutti come criterio per esplorare il mondo e incardinare il proprio futuro. Tempo qualche mese, Giovanni, Elvira, Gianni, Fausto, Nadia… uno dopo l’altro diventavano i tuoi interlocutori, i tuoi amici, i tuoi compagni di viaggio. Arrivato il tempo dei saluti si apriva la stagione delle tesine con relativo premio: Parigi, viaggio studio che sapeva tanto di vacanza. Di corsa per partecipare al bando della Fondazione Einaudi: borsa per fare ricerca sull’ombudsman dei giornali anglosassoni. Leggi, studia, scrivi, il professor Da Empoli che ti sprona. Il ritmo inizia ad incalzare, qualche sogno diventa progetto, altri si perdono nella confusione di entusiasmi che si accavallano. E dopo qualche anno ritrovi il grande maestro Morbelli che con il solito sorriso ti chiama nuovamente in causa.

La Scuola di Liberalismo è sempre lì anzi non solo più lì, ma in giro per l’Italia ed è il momento di rimboccarsi le maniche e passare dall’altra parte del tavolo. Tu parli di innovazione, imprenditorialità, politica americana e incontri volti freschi, più sicuri di sé e del proprio liberalismo trionfante di fine anni Novanta. La storia finita, prosperità in abbondanza per tutti, le sorti progressive del globo che si diffondono mentre Osama preparava il grande botto. Qualche anno ancora e il liberalismo torna ad essere il nemico di sempre: la gente chiede più regole e più spesa pubblica, loro ci regalano più tasse. E ti domandi: perché non rinominarla “Scuola della Resistenza Antistatalista?”

Gaetano Pellicano (consulente economico dell’Ambasciata degli Stati Uniti)

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