Gaetano De Salvo

“Le faccende umane si trovano, per unanime consenso, in uno stato deplorevole. Questa peraltro non è una novità.” (Carlo M. Cipolla, Allegro – ma non troppo).

1992. Venti anni fa. Un’altra epoca. Alla cerimonia conclusiva della Scuola di liberalismo ero in t-shirt (suonava meglio dell’italica maglietta), speravo nel premio, ma non troppo. T-shirt dunque, e niente prima fila. Nella fotografia sorrido con un po’ d’imbarazzo, mentre Valerio Zanone mi stringe la mano consegnando la borsa di studio.

Utilizzai il denaro, lire naturalmente, per chi ancora se le ricorda, per andare negli Stati Uniti, George Mason University, e raccogliere il materiale per la tesi di laurea. C’era James Buchanan, importanti ragioni di studio e ricerca dunque, ma, suvvia, c’erano anche ragioni sentimentali.

Il titolo della tesina che mi ha fatto vincere il premio era Bilancio statale e opportunità costituzionali, articolo 81 della Costituzione, Einaudi, Vanoni e il pareggio di bilancio. Il debito pubblico italiano era un milione e mezzo di miliardi, lire naturalmente. Ventisette milioni a cittadino. Dopo, ci ho scritto su la tesi di laurea e vinto un concorso. Adesso, da privilegiato spettatore (quasi) di prima fila, rigorosamente in gessato e cravatta, vedo che a Bruxelles la regola di bilancio è stata chiamata golden rule e che oltre alle idee anche le parole, effettivamente, governano le cose del mondo, in particolare le parole mantenute.

1992. Grazie”

Gaetano De Salvo (dirigente della Presidenza del Consiglio dei ministri)

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