Florindo Rubbettino

Florindo Rubbettino, 41 anni, comproprietario dell’omonima casa editrice, è stato uno studente della Scuola di Liberalismo, in anni ormai lontani. “Ho partecipato, come allievo, a due scuole – ricorda -: quella del 1993 e quella del 1995. Ma confesso che la seconda volta seguii poche lezioni”.

Quando conobbe la Scuola di Liberalismo?

Mi sono iscritto alla Scuola quando frequentavo il secondo anno di università. alla Luiss, facoltà di Scienze politiche; e lì avevo già incontrato un nucleo importante di liberali, come Dario Antiseri, Lorenzo Infantino, Antonio Martino. La mia prima formazione liberale proveniva dalla frequentazione delle lezioni del primo anno.

Poi arrivò anche la Scuola…

Sì, in facoltà vidi una locandina della Scuola, e decisi di iscrivermi. Quello che mi colpì fu la molteplicità degli argomenti trattati. Uno spettro veramente ampio, che andava dalla filosofia all’arte. Sgarbi, ricordo, parlava di arte e libertà.

Che cosa le piacque del corso?

La libertà di pensiero. Forse fu questo l’insegnamento più importante: i liberali, appresi, non erano monolitici. Non avevano una visione integrale e totalizzante delle cose. Esprimevano idee plurali e, spesso, in competizione tra loro. Questo ammaestramento mi è stato utile quando ho intrapreso l’attività editoriale. Credo che un editore debba accogliere idee plurali.

Adesso è il nostro padrone di casa. Le lezioni della Scuola romana, infatti, si svolgono nella sede della Rubbettino.

Sì, a distanza di tempo sono diventato padrone di casa, è vero. Qualche tempo fa partecipai anche ad una lezione inaugurale. Morbelli fu molto amabile e mi invitò a parlare.

Cosa direbbe ad uno studente di oggi?

Gli consiglierei di iscriversi alla Scuola di Liberalismo: sarebbe un investimento importante per il suo futuro. Gli porterebbe un arricchimento personale e culturale. Anche perché il pensiero liberale è ancora poco conosciuto. Purtroppo.” (intervista di Saro Freni)

Patrizia Tumbarello (dirigente del Fondo Monetario).

Patrizia Tumbarello, ex allieva della Scuola di Liberalismo, lavora oggi al Fondo monetario internazionale. È capo unità all’estero del dipartimento asiatico (Asia e isole del Pacifico).

Come si avvicinò alla Scuola di Liberalismo?

Studiavo Scienze politiche: la Scuola era coerente con il mio percorso di studi. Ero assetata di sapere. Seguivo tanti corsi per arricchire il mio bagaglio culturale. Quello che mi affascinò, in particolare, fu il fatto che Enrico Morbelli puntò sui giovani: fu la sua grande intuizione. È un’esigenza ancora attuale, mi sembra: l’Italia fa fatica ad avere una classe dirigente giovane.

Fu questo che la colpì maggiormente…

Sì, e poi anche il fatto che c’era un panel prestigioso. Inoltre, venivano proposte molte esperienze all’estero.

C’è una lezione che le è rimasta impressa in modo particolare?

Sì, quella di Antonio Martino. Ci disse che “essere liberale oggi significa saper essere conservatore, quando si tratta di difendere libertà già acquisite, e radicale, quando si tratta di conquistare spazi di libertà ancora negati. Reazionario per recuperare libertà che sono andate smarrite, rivoluzionario quando la conquista della libertà non lascia spazio ad altrettante alternative. E progressista sempre, perché senza libertà non c’è progresso”. L’ha scritto anche nel suo blog. Non sono concetti fuori moda; anzi, sono ancor più importanti oggi, alla luce del processo di globalizzazione. Certo, la strada è ancora in salita.

Lei partecipò anche ai seminari estivi…

Sì. Uno era in Ungheria, all’indomani della caduta del Muro di Berlino. C’era un sentimento di speranza, tra i giovani dell’Est; una gran voglia di confrontarsi. Fu un’esperienza lirica, da un punto di vista umano. Gli altri seminari si tennero in Francia, ad Aix-en-Provence. Anche lì c’erano molti giovani che venivano dall’Est Europa: dalla Romania, dalla Russia. Un seminario era sulla previdenza sociale. Avevo appena terminato il mio master a Torino, nel quale Elsa Fornero ci spiegò la flex security.

Che cosa le ha insegnato la Scuola?

Mi ha fatto capire l’importanza del dialogo, degli studi comparati, del confronto tra punti di vista diversi, tra differenti impostazioni. Poi sono partita, ho studiato ad Harvard; ma la Scuola ha sempre rappresentato un pilastro della mia vita, anche dal punto di vista umano.

(intervista di Saro Freni)

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