FLER NEWS n. 13

FLER NEWS n. 13


 

 

L’unica garanzia di salvezza contro l’errore, contro il disastro non è la dittatura; è la discussione. […] La verità non è mai sicura di se stessa, se non in quanto permette al principio opposto di contrastarla e di cercare di dimostrarne il vizio. (I valori morali della tradizione politica. A proposito di dittatura, in «Corriere della Sera», 8 agosto 1922)

 

 Un consiglio non richiesto a Renzi: leggere Luigi Einaudi 
di Corrado Ocone

Matteo Renzi ha intelligenza pratica da vendere. E in questo, ma non in molto più che in questo, sicuramente assomiglia, come dicono i suoi detrattori di sinistra, a Silvio Berlusconi. Ha fiuto, intraprendenza, capacità di azione. Non ha ovviamente una preparazione teorica come avevano spesso i leader della prima Repubblica.

Ma ciò poco importa se anche nelle faccende culturali mostra intuito e se, come si spera, saprà circondarsi di bravi collaboratori. D’altronde, meglio non avere sottigliezza dialettica e cultura filosofica che averle in sommo grado e chiamarsi, ad esempio, Palmiro Togliatti e prestarle a un progetto politico nefasto! Eppure, a Renzi, nei pochi spazi di tempo libero che gli restano, la lettura di un classico mi sentirei di consigliarglielo: sono sicuro che ne trarrebbe giovamento e ne farebbe il suo nume tutelare, il suo riferimento culturale.

Basterebbe che dell’autore a cui sto pensando Matteo leggesse, anche a caso, poche pagine al giorno: anche in treno o nell’auto di sevizio, essendo lo stile in cui sono scritte le sue opere semplice e asciutto, senza retorica o fronzoli, e potendosi leggere ora anche sul tablet (sono tutte in rete, in un apposito sito). I classici, si sa, sono tali proprio perché le loro idee non invecchiano. Ma se questo è vero in senso generale e generico, per il classico che io ho in mente è vero, mi sembra di poter dire, anche in senso concreto e sostanziale.

Sto parlando di Luigi Einaudi, un pensatore e un politico né di destra e né di sinistra (come in qualche modo è lo stesso Renzi) di cui proprio in questi giorni si celebra il 140simo dalla nascita. Einaudi proponeva, al tempo suo, per l’Italia, una via liberale che non imboccammo perché ci era impossibilitata dal contesto storico e politico allora in atto. La storia, d’altronde, non fa salti, e non vale troppo pensarci. Ciò che però è a me evidente è che la scelta per vari aspetti statalista che fu fatta allora, nel secondo dopoguerra, e che coinvolse in una sorta di “alleanza nascosta” sia le forze di governo sia il grande partito di opposizione, oggi ci ha portato dove siamo, in un cul de sac: in una situazione da sistema bloccato, ingessato, corporativo, ove la torta viene ripartita fra lobby organizzate apparentemente contrapposte ma che in realtà si tengono per mano.

In un sistema sicuramente democratico e pluralistico, ma di un pluralismo appunto corporativo e non conflittuale. Cioè, appunto, non liberale. Con il risultato che tutto ciò blocca soprattutto la crescita, facendo conseguentemente si che la torta spartita sia sempre più piccola. La proposta di Einaudi di una Costituzione diversa, di un sistema economico fondato su un liberismo morale, di una politica che partisse dal basso e non dall’alto, e d’altro canto, la diagnosi precisa e impietosa dei “mali d’Italia”, colpirebbero senza dubbio un Renzi ben intenzionato. E gli darebbero quella “vision”, come ora si dice, che a volte sembra mancargli e la cui assenza lo fa un po’ arrancare. E chissà che, con una visione siffatta, anche la prossima scelta dei ministri, se mai ci sarà, non sia più coerente e organica di quella alquanto arrangiata che ci ha ora presentato? Volete un esempio, fra i tanti, dell’utilità per Renzi di conoscere Einaudi? Eccovi accontentati!

Pur non essendo né contrario all’impresa né all’esistenza dei sindacati, il leader del PD si è trovato nei giorni scorsi contro importanti rappresentanti dell’una e degli altri. In una convergenza di interessi, nella sostanza, a prima vista stupefacente. Come è potuto accadere? La chiave Matteo, se lo avesse conosciuta, l’avrebbe trovata proprio in una delle tante “prediche inutili” pronunciate da Einaudi nel corso della sua vita.

E precisamente in quella in cui, forte della sua distinzione fra un socialismo morale o delle coscienze e un socialismo statalistico, osserva che ci sono sedicenti liberali anche fra gli imprenditori, essendo in verità in molti di loro socialisti perché aspettano paternalisticamente aiuti dal prossimo o prebende dallo Stato e mostrano di non credere nella concorrenza; e ci sono sedicenti socialisti anche fra gli operai, che sono in realtà liberali perché vogliono in verità elevarsi e progredire senza una coazione esterna. Favorire i liberali dell’una e dell’altro campo, concependo appunto il liberalismo come un’etica del perfezionamento individuale e del miglioramento della società dal basso, immettere cioè forti dosi di liberalismo nel sistema, è in verità, a mio avviso, Renzi o non Renzi, la miglior ricetta per cambiare davvero l’Italia. Per salvarla dal naufragio.

 Contromanifesto 

Questo contromanifesto non è nato tra le mura della Fondazione, ma tra alcuni suoi frequentatori. Non vuole essere un sostegno alle riforme Renzi (per certi aspetti discutibili, in un’ottica liberale, per quel che se ne sa), bensì la stigmatizzazione del malcostume di quei giornalisti e massmediologi che prendono in considerazione solo i manifesti dei pasdaran della Costituzione più bella del mondo. Essi ignorano che c’è anche un’opinione pubblica liberale. I firmatari del contromanifesto sono liberali di “diverso parere” che ritengono le riforme istituzionali una priorità assoluta per rimettere in moto non solo la politica ma anche l’economia. Il contromanifesto è aperto a tutti: chi lo vuole firmare lo firmi. Chi no, no.

L’appello contro una supposta “svolta autoritaria in corso”, firmato da noti esponenti del mondo della cultura, induce anche quanti si sono sempre tenuti lontani dalla politica militante a prendere la parola per manifestare il loro profondo sconcerto:

  • è incredibile che ogni volta che si cerca di prendere sul serio la classica divisione dei poteri – colonna portante dello stato liberale di diritto – per rimediare alla fatale debolezza dell’esecutivo nel nostro paese, si assista a una levata di scudi di ‘intellettuali militanti’ che, col pretesto di difendere la Costituzione, avallano de facto  le degenerazioni del parlamentarismo;
  • è intollerabile che l’esercizio del controllo di costituzionalità si sia spostato dalla Consulta e dal Quirinale a una cerchia ristretta di costituzionalisti e di commentatori politici, che con i loro interventi su autorevoli quotidiani, hanno assunto il ruolo di grilli parlanti della nazione, spesso senza averne né l’autorità morale né il prestigio intellettuale;
  • è ridicolo che vengano attribuiti al presidente del consiglio progetti autoritari tendenti a conferire a Palazzo Chigi ‘poteri padronali’ e, soprattutto, è grottesco che ormai la delegittimazione di ogni seria riforma istituzionale avvenga evocando il fantasma di Berlusconi;
  • è deplorevole che in un momento così delicato della storia nazionale, in cui si sta assistendo all’incontro (semmai troppo ritardato) tra le componenti più responsabili del centro-sinistra e del centro-destra, vi siano  studiosi che soffiano sul fuoco della guerra civile ideologica.

 I firmatari di questo contromanifesto non appartengono alla stessa area politica e culturale però  concordano sulla necessità di riformare il nostro assetto istituzionale, al fine di  evitare la paralisi dello Stato e di disinnescare la mina vagante della sfiducia nella democrazia liberale e rappresentativa, essa sì foriera di nuove ‘svolte autoritarie’.

Giuseppe Bedeschi

Nico Berti

Dino Cofrancesco
Hanno firmato

Tarcisio AmatoCarlo AngelinoPier Luigi BarrottaLuigi Marco Bassani

Sergio Belardinelli

Paolo L. Bernardini

Giuseppe Brescia

Andrea Bucciarelli

Marco Cavallotti

Franco Chiarenza

Roberto Chiarini

Luca Codignola

Mario Collepardi

Girolamo Cotroneo

Luigi Covatta

Edoardo Crisafulli

Raimondo Cubeddu

Luca D’Addesio

Elio D’Auria

Ennio Di Nolfo

Giuliano Ferrara

Dario Fertilio

Gian Luigi FortiTommaso Edoardo FrosiniMarco GervasoniAchille GhidoniAldo Giannuli

Alberto Giordano

Paola Giordano

Fabio Grassi Orsini

Maurizio Griffo

Pietro Grilli di Cortona

Lorenzo Infantino

Sergio La China

Giulia Lami

Guido Lenzi

Giuseppe Lombardo

Mario Lupo

Franco Manti

Gianni Marongiu

Michele Marsonet

Francesco Masini

Lorenzo Matteoli

Aldo Alessandro Mola

Enrico MorbelliCorrado OconePiero OstellinoGianluigi PalombellaErnesto Paolozzi

Giuseppe Parlato

Luciano Pellicani

Antonino Pennisi

Francesco Perfetti

Guido Pescosolido

Anna Pintore

Pierfranco Quaglieni

Sandro Rogari

Daniele Rolando

Florindo Rubbettino

Saro Salamone

Elisa Sassoli

Giulio Savelli

Mario A. Toscano

Andrea Ungari

Bianca Valota

Ortensio Zecchino

 Usa-Ue: il manifatturiero per uscire dal tunnel, ma le banche centrali….

di Guido Colomba*

Dopo la visita europea di Obama, torna in primo piano il rilancio geopolitico Usa-Ue accelerato dalle improvvide mosse di Putin. Di pari passo Matteo Renzi sta ottenendo uno straordinario successo (“la storia gli sta cadendo addosso”) la cui chiave interpretativa risiede nell’avere individuato quei temi che l’opinione pubblica occidentale ha già assimilato (Le Pien è il sintomo più eloquente). Il brillante esito dell’incontro con Cameron ne è una conferma. L’Europa delle burocrazie e degli alti costi, che subiscono tutti i cittadini, deve cambiare. L’Italia paga da anni ben più di quanto riceve ed ha erogato in solidarietà per le crisi di Irlanda, Portogallo, Grecia, Spagna e Cipro più di 54 miliardi di euro. Ecco perché le riforme del governo Renzi devono andare avanti e le resistenze interne nulla possono contro questo trend magmatico. Ma quel è la ricetta?

La risposta è stranamente qualitativa e non quantitava nonostante la battaglia delle cifre. Essa prescinde da colorazioni ideologiche (Cameron, Renzi, Hollande sono tutti d’accordo) poiché punta a eliminare o ridurre quegli ostacoli (burocrazia, lentezza decisionale, pressione fiscale e diseguaglianze sociali) che impediscono all’Europa un ritorno al manifatturiero. E’ questo il vero significato della parola “crescita”. Il carattere qualitativo implica un salto culturale e l’esigenza di alcuni anni di tempo. Ed è il vero nodo poichè si scontra con il ruolo opaco delle banche centrali europee, Banca d’Italia compresa. Esse hanno commesso un errore fondamentale. Hanno sposato la burocrazia (regole accavallate le une alle altre rinviando le scelte di fondo) lasciando però i gruppi bancari sistemici privi di controlli. Quando è scoppiata la bolla nel 2007, Bce e banche centrali si sono limitate a dare tutto il credito alle grandi banche secondo la formula “troppo grandi per fallire”. I risultati spaventosi sono sotto i nostri occhi come più volte ha denunciato il premio nobel americano Krugman.

In Italia questi problemi sono stati ancora più gravi (disoccupazione al 13%, crescente deflazione e paralisi burocratica) come emerge dalla stretta creditizia e dalle sofferenze bancarie superiori ai 150 miliardi. Quale ruolo ha avuto la Vigilanza (vedi il caso del Monte dei Paschi)? Suscita una certa sorpresa la dichiarazione del governatore Visco al convegno di Bari della Confindustria che ha richiamato “i lacci e laccioli” che frenano l’Italia. Eppure il Tesoro ha sempre avuto rapporti strettissimi con la Banca d’Italia come attestano le “porte girevoli” del direttore generale, del ragioniere generale dello Stato ecc. tutti provenienti da Bankitalia. Chi si è inventato la bollinatura della spesa? Strumento di per se saggio se avesse impedito gli sprechi. Così non è stato. Siamo al primo posto nel mondo occidentale per il ritardo nei pagamenti alle imprese che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ora si torna a parlare di un debito di 100 miliardi (di cui 23,5 effettivamente pagati nel 2013). In tre anni il Tesoro (DG e Ragioneria) non ha saputo organizzare nulla di serio in materia.

Poi vi è il problema di fondo sulla “natura” della Banca d’Italia. Tralasciando la penosa vicenda della rivalutazione per 7,5 miliardi a favore delle banche resta l’assurdità di ipotizzare la vendita di azioni della Banca d’Italia anche a sottoscrittori esteri. Torna alla memoria l’incredibile vendita-regalo della Borsa di Milano al London Stock Exchange o le costanti scelte sovietologiche contro le piccole e medie industrie e gli operatori indipendenti. Altro che lacci e laccioli. Qui sono in gioco gli interessi strategici dell’Italia che sembrano non appartenere da troppo tempo ai grandi mandarini dello Stato che Renzi sta combattendo. Non a caso ha avocato a Palazzo Chigi la “spending review”. E’ una guerra e va combattuta.

* Giornalista economico

di Valerio Zanone

Hanno superato il centinaio i libri pubblicati a Macerata da Liberilibri del coraggioso editore Aldo Canovari. La propensione di Canovari è per il pensiero libertario, individualista  e antistatalista, con ampia ospitalità verso il liberismo radicale d’Oltreoceano.
Non mancano però nel catalogo incursioni retrospettive verso l’aureo secolo decimottavo, da Voltaire a Bentham, da Mandeville a Constant. Il n.115 della collana ristampa adesso il lavoro di Adelino Zanini su “Adam Smith”, il classico autore dei due bestseller evergreen che su fondamenti di filosofia morale (“Teoria dei sentimenti morali”, 1759) impiantano l’economia politica (“Trattato sulla ricchezza delle nazioni”, 1776).
Nella Teoria, che si affermò subito in Europa come un capolavoro dell’illuminismo scozzese, il filosofo di Glasgow si tratteneva molto sul concetto di Sympathy, negando che la natura umana fosse irreducibilmente egoista. Transitato dall’etica nell’economia, avvertì peraltro che il nostro pranzo non dipende dall’umanità del birraio e del fornaio ma dal loro tornaconto egoistico, avvertenza che basta tuttora a rendere Smith noto anche a chi non lo ha letto.
Non è tuttavia quella la frase più celebre di Smith, ma piuttosto l’altra della “mano invisibile” (la Scozia è patria di fantasmi) che conduce i comportamenti  degli individui verso finalità non intenzionali; di modo che l’individuo perseguendo il suo interesse realizza “spesso” (non sempre…) l’interesse sociale.
Secondo Adam Smith non conviene allo Stato interferire nell’attività produttiva dei privati, però il compito del  sovrano non si limita alla sicurezza e alla giustizia  ma anche all’istruzione popolare, alle infrastrutture e opere pubbliche, agli investimenti che “benché possano in grado eminente essere vantaggiosi alla società, pure sono di tale natura che il profitto non potrebbe rimborsare la spesa a un piccolo numero di individui o a uno solo di loro”. Il liberismo settecentesco di Smith non ha a che vedere con l’anarcocapitalismo di oggi.

Una borsa per Cavour

Il Comitato nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Camillo Benso conte di Cavour ha messo in palio tre borse di studio da 14.000 euro lordi. Una delle tre sarà bandita dalla Fondazione Luigi Einaudi per studi di politica ed economia di Roma per una ricerca su  “Le idee economiche di Cavour e i loro riflessi nella storia culturale e politica dell’Italia post-unitaria”. La commissione giudicatrice delle domande sarà composta – per il Comitato Cavour – da  Lauro Rossi e da Roberto Einaudi e – per la Fondazione Einaudi – da Pierluigi Ciocca, Domenico da Empoli e Alessandro Ortis. La data di scadenza per la presentazione delle domande (con lettera raccomandata da inviare alla Fondazione) è fissata al 31 maggio 2014 e saranno ammessi i candidati in possesso del titolo di laurea in discipline umanistiche che, a quella data, non abbiano compiuto i 40 anni. Il bando di concorso è pubblicato integralmente sul sito della Fondazione.

di Guido Di Massimo

    • Ricambio generazionale: dai pannoloni ai pannolini.
    • L’età migliore: il vecchio rottamando tipico è chi ha 3 anni più di noi e il giovane imberbe immaturo incosciente tipico è chi ha 3 anni meno di noi. Siamo solo noi della nostra età che abbiamo l’esperienza e il vigore dell’età migliore.
    • Sbarramento elettorale: per garantire la governabilità a chi lo sbarramento lo fa.
    • Un milione di italiani vivono di politica?: un milione di indigenti in meno; la buona politica   combatte sempre la povertà.
    • Asimmetrie: Grillo espelle i grillini e i grillini non espellono Grillo! Perché?
    • Decreto salvaroma: salverà Roma dai suoi sindaci?
    • Jobs Act: la rottamazione del dialetto toscano.
    • Tassazione dei redditi da prostituzione: la Corte di Cassazione chiarisce che  la tassabilità dei redditi prescinde dalla natura lecita o illecita delle attività che li hanno generati. È il primo passo per combattere seriamente l’evasione fiscale. A quando la tassazione da redditi di corruzione, estorsione, usura, mafia e altre ricche fonti di reddito? Se non si procede non si incorre nel reato di omissione di atti di ufficio? Befera non finirà in prigione?
    • “Dobbiamo tenere i conti in ordine per i nostri figli”: i figli sono l’italico alibi o ragione per ogni ottima o pessima azione; si tengono in ordine i conti  per i figli, si lavora  per i figli, si risparmia  per i figli e si ruba per i figli, sempre con lo stesso amore e la completa indifferenza per nonni e nipoti, i primi da rottamare subito e i secondi tra una sessantina d’anni.
    • Putin invade la Crimea con soldati anonimi ma pacifici (!?): anonimi per celia e pacifici per non morir ammazzati?
    • Bello fuori, e dentro?: il primo giorno il nuovo governo s’è vestito metà rosa e metà celeste. Bellissimo! A ogni donna il suo uomo e viceversa: perfetto per un valzer di gruppo. Ma poi arriva la turba dei sottosegretari: sono all’80% maschi e al 20% femmine. Come a volte le cassette di pesche: bellissime solo sopra. Ma ci si rende conto del pericolo che corrono così poche donne in mezzo a così tanti uomini? Non ci sono tutti i presupposti per violenze e femminicidi? Chi salverà le povere sottosegretarie dai famelici sottosegretari?
    • Per la piena occupazione: in un paese fatto metà di badati e metà di badanti la prima metà tende a morire e la seconda a invecchiare; ogni badato morto crea un disoccupato e ogni badante invecchiato crea un occupato. Per la piena occupazione è sufficiente far campare di più badati e invecchiare precocemente i badanti.
    • Una riforma al mese: se una mela al giorno leva il medico di torno, potrebbe una riforma al mese levar di torno il bel paese?
    • Ci metto la faccia: dove?
    • Il governo si vende un po’ di auto blu (6-7%): inizia il rinnovo del parco macchine?
    • Palazzo Spada : i Signori del Consiglio di Stato,che dato il loro statohanno autisti e auto blu,di parcheggiar male non ne potevano piùed è per questo che hanno brigatoper avere un parcheggio di Stato:con i soldi dei contribuentihanno ingaggiato ruspe semoventiper fare un parcheggio per auto blulà sotto terra, dove non le vedi più,evitando così i pericoli della spending reviewe portando bruttezza dovedi palazzo Spada c’è la bellezza.

 

 

Cittadini europei e crisi dell’euro

di Giuseppe Guarino

giovedì 10 aprile ore 15: ROMA – la Fondazione Luigi Einaudi ospiterà nella sua sede la presentazione del libro di Giuseppe Guarino “Cittadini europei e crisi dell’euro“, edito da Editoriale Scientifica. A discuterne con l’autore saranno Domenico da Empoli, Roberto Napoletano, Francesca Romana Fantetti, Marco Fortis. Presiederà Pietro Rescigno.


Il partenariato pubblico-privato nel servizio sanitario nazionale

mercoledì 16 aprile ore 10: ROMA, Sala della Mercede della Camera dei Deputati (via della Mercede 55). La Fondazione Luigi Einaudi di Roma patrocina il convegno su Le nuove frontiere del partenariato pubblico privato nel Servizio Sanitario Nazionale. Il convegno è organizzato dagli Amici della Fondazione e da Laboratorio Liberale, l’associazione degli alumni della Scuola di Liberalismo. Obiettivo della giornata sarà quello di illustrare alle rappresentanze istituzionali e agli stakeholders del settore le nuove buone pratiche che negli ultimi anni stanno affiorando in varie regioni d’Italia, esempi significativi e positivi per ridare fiducia nel mondo della salute alla collaborazione tra ente pubblico e impresa privata. Una fiducia scalfita finora da episodi di mala gestione, ma che può essere nuovamente riposta verso un utile strumento per abbattere la spesa pubblica, per dare maggiore trasparenza ed efficienza al sistema sanitario, e per iniziare a considerare la sanità come fonte di investimento e non solo come centro esclusivo di spesa. Ne parleranno, tra gli altri: Beatrice Lorenzin, Federico Gelli, Ignazio Abrignani, Mario Lupo, Costanzo Jannotti Pecci, Nadio Delai, Paolo Mazzanti, Laura Raimondo, Giuseppe Speziale.

Registrazione al seguente link: http://www.eventbrite.it/e/biglietti-il-partenariato-pubblico-privato-nel-servizio-sanitario-nazionale-10922151449

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