FLER NEWS N.11

 

 

 

 

E’ preferibile l’equilibrio ottenuto attraverso la discussione e le lotte a quello imposto da una forza esteriore. … Nella lotta e nella discussione si impara a misurare la forza dell’avversario, a conoscerne le ragioni, a penetrare nel funzionamento del congegno che fa vivere entrambi i contendenti. (La bellezza della lotta, in «La Rivoluzione Liberale», 18 dicembre 1923)

 

 

 I liberali che dicono 

di Maurizio Stefanini


Diventano luterani inconsapevoli, non possono fare altrimenti, dicono i liberali. Questo è il titolo del pezzo apparso su IL FOGLIO QUOTIDIANO del 6 marzo che potete leggere cliccando qui. L’articolo ha una particolarità: intervistati e intervistatore sono tutti docenti della Scuola di Liberalismo della Fondazione Einaudi.

 

 

 

 

 

 

 

 Scautismo per adulti 

di Enrico Morbelli

 

Sere fa, a Invasioni barbariche, Gianluigi Paragone ha raccontato la sua lunga ”carriera” scautistica, considerata uno dei momenti più formativi della sua vita. Il vulcanico Paragone (“fricchettone” per alcuni, “trucido” per altri) va ad aggiungersi ai tanti scout attualmente in hit parade: il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il ministro della Difesa Roberta Pinotti (e il suo predecessore Ignazio La Russa), il senatore a vita Renzo Piano e poi una sfilza infinita di giornalisti e di manager, di artisti e di professionisti. Ce n’è per tutti i gusti, compresa la “pecora nera” Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita (il quale – pur essendo stato segretario del Comitato centrale dell’Agesci – non incarna esattamente lo spirito di Baden-Powell). Qualcuno a questo punto ha maliziosamente cominciato a parlare di “lobby scout”. Altri hanno ricordato che la fortuna di molti “ex” dipende dall’osservanza dell’incipit della legge del Movimento: Lo scout considera suo onore meritare fiducia. Della fulminante definizione di G.B. Shaw (“Bambini vestiti da cretini guidati da cretini vestiti da bambini”) non rimane traccia. Noi vecchi/giovani esploratori – mi ci metto pure io – gliel’abbiamo perdonata.

Una ricerca dello scorso anno. Contano i risultati: uno studio recente che ha coinvolto 600 studenti e 231 ragazzi scout, che frequentano a Roma la scuola secondaria, e pubblicata da educationduepuntozero.it, dimostra che lo scautismo favorisce la formazione della leadership. I risultati dell’indagine indicano che i due contesti (scuola e gruppo scout) sono percepiti in modo diverso soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione e il clima sociale. Gli scout – a differenza degli studenti – avvertono un rapporto di fiducia e stima reciproca con gli educatori, sentono di far parte di un gruppo dove le proposte sono accolte, dove vengono presentate cose stimolanti e affidate responsabilità. Più dell’80% degli studenti ha dichiarato di non avere avuto responsabilità a scuola, l’altro 20% ha citato esperienze poco rilevanti o remote (capo classe alle elementari, responsabile delle luci per uno spettacolo, raccolta di soldi per una gita, ecc.). Gli scout, invece, hanno avuto quasi tutti esperienze di responsabilità (l’83% come caposquadriglia o vice) che comportano la guida di un gruppo di ragazzi. Ma quanti sono oggi le ragazze e i ragazzi col fazzoletto del loro gruppo al collo? Tra i cattolici dell’Agesci, gli aconfessionali del CNGEI (per molti anni presieduto da Vittorio Badini Confaloneri) e gli Scout d’Europa (molto attivi, sebbene non riconosciuti dal Bureau internazionale) si sfiorano le duecentomila unità. Venti volte di più rispetto a quando io entrai nei lupetti.

Una noterella storica. La memoria è corsa molto indietro, alla festa di San Giorgio del 1950 nella pineta di Riario: al cerchio finale l’assessore ai giardini Manlio Lupinacci (appena smontato dalla direzione di Risorgimento liberale) venne a portare il saluto dell’amministrazione capitolina e raccontò di quando, prima del Ventennio fascista, era stato “giovane esploratore” pure lui. Allora non sapevo che sua moglie Josette Cattaui-de Menasce, in piena guerra (nell’agosto del 1943), era stata con Giuliana di Carpegna una delle rifondatrici del guidismo, e cioè dello scautismo italiano al femminile. In una pubblicazione rievocativa è però l’unica a esprimere rammarico per la piega confessionale anziché interreligiosa che di lì a poco assunse l’Associazione delle guide. Da un bel libro sul Giornale di Napoli scritto da Giovanna Annunziata per la Fondazione Cortese se ne comprende il motivo: Josette era sì cattolica, ma di famiglia ebrea egiziana; era insomma una donna che non amava steccati e che poi divenne presidente liberale della Lega delle donne italiane, la concorrente dell’UDI marxista.Una noterella stilistica. Mario Sica, scout pignolissimo ed ex ambasciatore d’Italia, negli anni Sessanta vergò un prontuario lessicale che ancora vige: lord Robert Baden-Powell, fondatore del movimento, si scrive B.-P. (con un trattino e due puntini, per non confonderlo con la benzina BP); il boy-scout diventa “i” boy-scout (perché in italiano il plurale viene dall’articolo e non dalla “s” appiccicata in fondo); scautismo si scrive con la “b>a” e non con la “o” perché è un termine squisitamente nostrano (fanno fede i francobolli tutti con la “a” delle Poste italiane che, alla prima uscita, provocarono l’entusiasmo dei collezionisti, speranzosi in un bis dei “Gronchi rosa”).

 

di Valerio Zanone 

Scritti di letteratura, storia, critica musicale, scienza compongono gli annali (anno XLIII, 2013/2014, edizioni Ianni) del Centro Pannunzio di Torino fondato e diretto da Pier Franco Quaglieni. Il circolo, attivo  dal 1968, è al pari del Centro Einaudi fra i più longevi istituti culturali torinesi.

Ai lettori liberali si segnala, nel volume degli Annali, il saggio di Girolamo Cotroneo sui rapporti fra Benedetto Croce e Thomas Mann; i due giganti della cultura italiana e germanica che nella tragica Europa degli anni Trenta condivisero  la volontà  di non piegarsi ai regimi totalitari che soggiogavano le loro nazioni.

“Ciò che oggi in maniera oscura passa  sull’Europa – scriveva Mann a Croce già nel 1931 – è un torbido incidente la cui fine noi vedremo, ne sono convinto”. Invece per la Germania il peggio doveva ancora venire, e nel 1933 Croce scriveva a Mann: “io non riconosco la Germania che avevamo studiato ed amato, quella di Goethe e dell’idealismo filosofico, nella Germania odierna, che rinnova le barbare persecuzioni medievali, con questo di peggio: che allora un odio di religione le animava, ed ora la spinta feroce è in stolte dottrine razzistiche”.

Nell’archivio delle edizioni Laterza dovrebbe esserci ancora, ricordo di averlo visto in anni lontani, l’elenco manoscritto  delle copie della Storia d’Europa, che Croce mandava in omaggio: il primo nome in lista era Thomas Mann, cui il libro è dedicato. L’altro abituale corrispondente tedesco di Croce, Karl Vossler, ne aveva avuto  la prefazione  in anteprima e aveva detto a Mann che nella Storia d’Europa di Croce “si poteva  scorgere  il primo bagliore di un’aurora.”

di Guido Di Massimo

 

San Remo: Il santo più canzonato d’Italia.

Cota a casa: a casa leggio?

Marùn Terùn: Con referendum, la Svizzera ha detto no ai lavoratori stranieri. Maroni si è risentito: noi non siamo stranieri, siamo lombardi, siamo nordici, non sudici. Niente da fare. La geografia non è un’opinione. Per la Svizzera i lombardi sono sudici; e la Lega?

Bocciature: Di Girolamo è stata Bocciata. Josefa Idem. Solo la Cancellieri nessuno riusciva a cancellarla: troppo ingombrante. Per farlo è stato necessario cancellare il governo.

Da un premier all’altro: poco stile e molto stiletto.

Al..Italia: C’è dell’arabo nel suo nome. Non per la sua origine, per il suo futuro.

Senato: lo vogliono rottamare trasformandolo in Senato delle regioni, delle macroregioni, delle province, delle autonomie, delle funzioni locali… Perché no un Senato delle finzioni teatrali: architettonicamente si presterebbe bene e sarebbe finalmente a reddito.

Rott..amato: è l’oggetto, distrutto e abbandonato, di: “amor ch’a nullo amato amar perdona”.

Sbarramento elettorale: per meglio spartire il potere tra i partiti che hanno il potere di spartirsi il potere.

Il governo più giovane nella storia d’Italia: un diffuso profumo di latte materno.

 


Luigi Einaudi: 140 portati bene

Einaudi nacque a Carrù il 24 marzo del 1874 e quindi, se fosse ancora vivo, si appresterebbe a festeggiare il suo 140esimo compleanno. Il fatto non è sfuggito al professor Mario Garofano dell’Istituto d’istruzione superiore Luigi Einaudi” di Cervinara, in Campania, il quale ha convinto il preside Giuseppe Orlando a organizzare con un leggero anticipo (sabato 22 marzo) una giornata einaudiana in cui coinvolgere i 600 allievi della scuola. L’idea dei 140 anni si è estesa a macchia d’olio e se ad andare a parlare a Cervinara saranno Corrado Ocone ed Enrico Morbelli, due giorni dopo – e cioè nel fatidico 24 marzo –  il tema Luigi Einaudi: 140 portati bene sarà trattato da Pierluigi Ciocca nell’inaugurare la Scuola di Liberalismo di Parma; da Carlo Secchi alla Scuola di Milano; da Franco Chiarenza e Cesare Giussani a Sulmona; e, nell’aperitivo organizzato da Laboratorio Liberale a Roma, da Giovanni Guzzetta e Natale D’Amico. Non finisce qui: a  Torino il ricordo sarà affidato martedì 25 a Giuseppina De Santis; mentre a La Spezia ci penserà Enrico Musso nella sua lezione di venerdì 28 marzo. A proposito di Einaudi, diamo anche un’anticipazione per la prossima e autunnale Scuola di Liberalismo di Bologna. Verrà inaugurata con un dibattito a due voci tra Carlo Monaco e Vittorio Riguzzi i quali metteranno in scena la storica diatriba tra Croce ed Einaudi prendendo spunto dal lavoro di Natalino Irti.
Tutti a Lecce

Dopo il ritorno autunnale di Bologna nel circuito delle Scuole di Liberalismo e la novità invernale del corso a La Spezia, la primavera ci spinge decisamente ad est: il 1° di aprile (ma non è uno scherzo) debutta la Scuola di Lecce. Cliccando qui potrete leggere la locandina e il calendario delle 14 lezioni. Il merito dell’iniziativa è di una ardimentosa fanciulla salentina, Silvia Pispico, che – al grido di “Ci vuole un po’ d’ottimismo!” – è partita lancia in resta trascinando anche i più riottosi tra gli amici Amici della Fondazione. E “Un po’ d’ottimismo: la forza dell’Italia” sarà il titolo della prima lezione, tenuta da Davide Giacalone.

 

 

 

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