Cosa aspettarsi dal nuovo Ministro della Giustizia?

Cosa aspettarsi dal nuovo Ministro della Giustizia?

Un’intervista del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è oggetto di riflessione da parte delll’avvocato Nicola Galati

In un’intervista rilasciata a Giovanni Bianconi, comparsa sul Corriere della Sera del 28 giugno, il Guardasigilli Bonafede ha sintetizzato il suo programma di riforma della Giustizia. Le proposte rispecchiano il contenuto del contratto di Governo tra Lega e M5S e non possono certo entusiasmare un liberale. Condivisibile, ma non certo prioritaria, è la promessa di una legge che vieti ai magistrati entrati in politica di tornare a vestire la toga.

Sono altri gli argomenti che destano perplessità.

In primis il tema della lotta alla corruzione, da sempre caro ai pentastellati. Quali le proposte in materia? Due classici del M5S: agenti sotto copertura e DASPO per i corruttori. Da notare come sia stata espressamente abbandonata l’idea, sbandierata in campagna elettorale, di introdurre agenti provocatori per testare l’incorruttibilità dei dipendenti pubblici. Ci si è resi finalmente conto, forse, che tale figura è incompatibile con i principi del nostro ordinamento (come sancito da diverse pronunce della Corte di Cassazione e della Corte europea dei diritti dell’uomo). Restano le problematiche tecniche circa le modalità di infiltrazione di un agente sotto copertura in una pubblica amministrazione, sul punto il ministro glissa.

Inoltre, non manca il proposito di aumentare le pene per i reati contro la pubblica amministrazione. Alla corretta osservazione dell’intervistatore che ha fatto notare come tali pene siano state già innalzate, il ministro ha risposto che forse non sono aumentate abbastanza! Risposta che lascia perplessi quanto la proposta stessa. L’aumento delle pene non ha effetto deterrente, come dimostrato dalla stessa realtà empirica. Anziché prenderne atto, il ministro insiste nel percorre una strada non innovativa e fallimentare. E se non si otterranno risultati che si farà, si aumenteranno le pene all’infinito? Il ministro dimentica, forse, l’esistenza del principio della proporzionalità della pena alla gravità del reato.

Positivo è lo stop alla riforma Orlando delle intercettazioni, ampiamente criticata da tutti gli addetti ai lavori in quanto inutile e controproducente. Si attende però con curiosità la proposta di riforma dell’attuale ministro che ha affermato di aver già chiesto pareri a ventisei procuratori distrettuali, peccato non abbia chiesto anche il parere degli avvocati.

Preoccupa, invece, lo stop alla riforma dell’ordinamento penitenziario. Nessuna sorpresa, già in campagna elettorale Lega e M5S avevano manifestato la loro contrarietà alla riforma che il governo precedente ha colpevolmente rinviato. Il motivo è il solito mantra della “certezza della pena” che sarebbe minato dalla riforma che prevede di incentivare l’accesso alle misure alternative alla detenzione.

L’equivoco di fondo in cui cade anche il ministro è quello di considerare la pena carceraria quale unica forma di pena. Anche le misure alternative sono delle pene che favoriscono però il reinserimento del condannato e diminuiscono la probabilità di recidiva.

Un inizio non molto promettente all’insegna di una visione della Giustizia illiberale, giustizialista e carcerocentrica. Restiamo in attesa di essere smentiti dai fatti.

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