Contrada, accanimento indegno di un Paese civile

Contrada, accanimento indegno di un Paese civile

Bruno Contrada ha 86 anni, ha scontato dieci anni di carcere per una condanna che poi la Cassazione ha cancellato, per un reato che non esisteva nemmeno al tempo in cui, sostenevano i magistrati malgrado il parere di una corte europea, sarebbe stato commesso. Ne hanno risentito il corpo, e lo spirito.

Per dettato costituzionale un cittadino è innocente fino a sentenza definitiva. Una sentenza definitiva ha stabilito che Contrada è innocente, e che dunque ha patito spaventose sofferenze ingiustamente. Una Nazione si dovrebbe un po’ vergognare per il trattamento a un uomo dello Stato accusato ingiustamente di aver tramato con l’anti-Stato mafioso.

Invece no, sembra che per Contrada lo Stato italiano abbia decretato un suo crudele, persecutorio, feroce, umiliante trattamento da infliggere all’infinito. Dopo essere stato scagionato dalla Cassazione, Contrada, malato, 86 anni di cui 10 passati in un carcere in cui non doveva nemmeno entrare, ha subito l’irruzione in casa delle forze dell’ordine per una vicenda oramai lontana di anni e anni.

Alle quattro di notte, come esige la sceneggiatura del terrore messa a punto dagli scherani della polizia segreta al tempo delle purghe staliniane e oggi replicata in forme farsesche.

Che bisogno c’era delle quattro di notte per una storia vecchia? Nessuno, solo il bisogno di intimidire un uomo già provato, di mettere sotto torchio la sua famiglia, di dare l’impressione che c’è sempre qualcuno che vuole metterti nel mirino.

Poi ha subito un’altra visita in casa, stavolta alle otto del mattino. La storia non deve finire mai, sempre in tensione, sempre in allarme. Come se lo Stato sentisse un bisogno vendicativo, la voglia di rivalersi su una sentenza che ha stabilito l’innocenza di Contrada, reduce da anni di carcere senza aver commesso un reato. In pochi parlano di questa vicenda che ha preso Contrada come bersaglio.

Contrada non gode di buona stampa, e i media stanno in maggioranza dalla parte dei suoi persecutori. Pochi si stupiscono di questa sceneggiata delle quattro di notte. Bruno Contrada è solo, come lo era quando stava ingiustamente in prigione.

Però un po’ di vergogna per un trattamento indegno di un Paese civile non guasterebbe.

Ma nessuno si vergognerà. Nessun appello, nessuna mobilitazione. Solo il silenzio pauroso delle quattro di notte. 

Pierluigi Battista, Il Corriere della Sera 31 luglio 2017

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