Altro che mega riforme: serve uno Stato leggero contro i burocrati

Altro che mega riforme: serve uno Stato leggero contro i burocrati

Alcune proposte per un ripensamento radicale del ruolo della macchina amministrativa, il principale ostacolo alto sviluppo. II caso di Venezia e l’esempio delta costituzione americana. Cosa significa privatizzare le funzioni centrali senza abolire alcune regole di base. Un esempio positivo: le telecomunicazioni

Per lungo tempo gli economisti hanno confinato le riflessioni sulla crescita a modelli che non tengono conto (o tengono conto in misura residuale) del ruolo delle istituzioni. Spesso infatti i principali responsabili della mancata crescita sono le regole che tendono a soffocare l’attività economica e soprattutto il ruolo svolto da chi quelle regole amministra.

Nel libro scritto con Giorgio Barbieri I Signori del Tempo Perso (Longanesi 2017) individuiamo in un ripensamento radicale del ruolo dello Stato uno degli snodi per far ripartire la crescita.

Se davvero siamo convinti che la burocrazia sia irriformabile, e probabilmente lo è, dobbiamo –pensare all’alternativa di uno «Stato leggero», che si occupa poco più che di sicurezza, interna ed estera, e di garantire un accesso rapido ed efficiente alla giustizia civile per risolvere be controversie.

Come scrivevano Milton e Rose Friedman, «eliminare la burocrazia tagliandole l’erba di sotto i piedi». Dopo un secolo di esperienza con lo Stato regolatore forse e giunto il momento di chiedersi se non ci siamo spinti troppo in là.

Siamo sicuri che se il transito di navi oceaniche nel bacino di San Marco fosse regolato da un contratto privato fra la città di Venezia e gli armatori, anziché da un decreto legge che a oltre cinque anni dall’approvazione non è ancora in vigore, quelle navi continuerebbero a transitare?

E se quel contratto privato non prevedesse i transiti, qualora le compagnie di navigazione non lo rispettassero, la città potrebbe rivolgersi al giudice che imporrebbe l’applicazione di quanto pattuito.

Un singolo giudice, non il Tar, o il Consiglio di Stato, che da cinque anni si intromettono, impedendo l’attuazione di quelle norme.

Cambiare in modo tanto radicale l’impostazione giuridica della nostra società — sostituendo un sistema amministrato da regole sorvegliate da funzionari pubblici con contratti privati, giudici e arbitri può apparire un obiettivo assai poco realistico.

Non lo è. 

C’è un modo abbastanza semplice per ridurre drasticamente il numero di leggi e regolamenti, e quindi il numero di burocrati necessari per amministrarli: liberalizzare i rapporti fra i cittadini, diffondendo la concorrenza e ridurre lo spazio che lo Stato occupa nella società. Una svolta che sarebbe più facile se si inserisse nella Costituzione una norma che preveda limiti espliciti all’esercizio del potere da parte dello Stato proteggendo alcuni fondamentali diritti individuali.

Ad esempio nella Costituzione Usa (nono emendamento) sono fissati limiti precisi ai poteri pubblici. L’emendamento prevede che «l’indicazione nella Costituzione di alcuni diritti dei cittadini non sarà interpretabile nel senso di negare o limitare altri loro diritti», una previsione che pare cruciale per la definizione di quella presumption of liberty che fa sì che ogni forma di intervento pubblico debba essere attentamente giustificata…

Ridurre lo spazio che in una società occupano lo Stato e le amministrazioni pubbliche significa privatizzare alcune loro funzioni. Ovviamente, la privatizzazione non significa libertà di agire senza regole. Significa sostitu-re norme che regolano nel dettaglio i servizi offerti dello Stato con principi generali che delimitano l’ambito in cui possono agire i nuovi soggetti privati nell’offrirli ai cittadini.

La privatizzazione dei servizi telefonici, alla fine degli anni Novanta, che fu accompagnata dalla creazione, nel 1997, di un’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), e un buon esempio di regolamentazione di un mercato aperto alla concorrenza, che ha consentito agli utenti di fruire dei vantaggi dell’innovazione net settore.

Privatizzazioni e concorrenza non rendono quindi una burocrazia non più necessaria. Un Paese non può fare a meno di civil servant indipendenti perché, per motivi diversi, le caratteristiche di alcuni mercati rendono necessario sottoporli al controllo di autorità di regolamentazione.

Come fare, allora, che in queste autorità vadano persone competenti e soprattutto che esse non siano «catturate» dai soggetti che vengono regolati? I meccanismi di nomina certo aiutano: bandi aperti e ben pubblicizzati con il vincolo che chi nomina (governo o Parlamento) debba scegliere fra chi ha fatto domanda motivando le scelte, sarebbe già un passo avanti…

Ma soprattutto nomine «a tempo» onde evitare che i burocrati si cristallizzino nei loro ruoli, pensando a come difenderli anziché a come difendere l’interesse dei cittadini. E quanto proponeva la riforma della ministra Madia: non è un caso che il muro della burocrazia l’abbia affossata.

Francesco Giavazzi, L’Economia del Corriere 15 maggio 2017 

 

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