FLER News n. 17

 

 

Il vantaggio maggiore, forse unico, dei parlamenti non è quello di essere espressione di una mitica volontà nazionale, ma il luogo in cui, tra mezzo migliaio o seicento tribuni popolari e capi clientele, in mezzo ad una folla non di rado immemore dei grandi e permanenti interessi del paese, accade si possano trovare poche decine di uomini indipendenti, dotati della stoffa dell’uomo di Stato o del critico implacabile. (I parlamenti espressione della volontà nazionale, in «Corriere della Sera», 25 settembre 1917).

 

 

Le mie dimissioni da Presidente
del Consiglio di Amministrazione della Fondazione 

Ho convocato il Consiglio di Amministrazione della Fondazione per giovedì 3 luglio.

Al primo punto dell’ordine del giorno, figurano le mie dimissioni a seguito di una grave condanna a 7 anni e 10 mesi di reclusione, che mi è stata inflitta dal Tribunale di Taranto per il presunto omicidio colposo di n. 10 lavoratori dello stabilimento siderurgico ILVA di quella città, deceduti per esposizione all’amianto.
Mi sarei reso colpevole di questi decessi negli anni 1988-1991, ormai molto remoti, durante i quali sono stato presidente del Consiglio di Amministrazione di quella società, allora facente parte del Gruppo IRI.
Insieme con i miei legali e molti qualificati osservatori neutrali, ritengo questa condanna ingiusta ed aberrante per molteplici motivi e principalmente perché:

  1. i poteri e le responsabilità a me attribuiti come presidente dell’ILVA non comprendevano la gestione operativa degli stabilimenti né, tantomeno, la sicurezza sul lavoro dei medesimi;
  2. all’epoca in cui sono stato presidente di quella società, si aveva una limitata consapevolezza della pericolosità dell’amianto, che per i suoi molteplici usi e le sue caratteristiche aveva, a quel tempo, un’enorme diffusione.

Si ignorava allora che anche bassissime esposizioni all’amianto potessero generare patologie mortali, sicché la normativa all’epoca si preoccupava solo della prevenzione di una malattia professionale (l’asbestosi) conseguente ad alte esposizioni alle polveri di quella sostanza.
Le norme che hanno messo al bando l’amianto, prescrivendo l’utilizzo di materiali sostitutivi, sono degli anni 1992 e seguenti, pertanto successive alla mia presidenza dell’ILVA;

  1. per quanto sopra, nessuna delle disposizioni all’epoca in vigore risulta essere stata violata dalla società e, per essa, dal suo legale rappresentante.

La mia colpevolezza non deriverebbe, perciò, da colpa specifica inerente a tale violazione, ma (si deve presumere, in attesa delle motivazioni della sentenza) da colpa generica connessa alla inosservanza di una regola cautelare non scritta, che peraltro nella fattispecie non è configurabile in mancanza della prevedibilità dell’evento (per le limitate conoscenze tecnico-scientifiche del tempo) e della sua evitabilità (che avrebbe richiesto l’eliminazione dallo stabilimento – all’epoca impossibile – di qualsiasi materiale contenente amianto).
La riferita sentenza a mio carico sarà ovviamente impugnata non appena se ne conosceranno le motivazioni, che debbono essere depositate entro 90 giorni dalla pronuncia. Peraltro, in attesa di ottenere l’annullamento della condanna, ho ritenuto opportuno prevenire il rischio che essa possa incidere negativamente sull’immagine e sulle relazioni della Fondazione, ed ho perciò  rimesso il mio mandato di presidente al Consiglio di Amministrazione che il 10 novembre 2011 me lo ha conferito.
Deciderà l’Organo Collegiale come meglio deliberare in conseguenza di queste dimissioni, sapendo di poter comunque contare sulla mia disponibilità e sul mio attaccamento alla Fondazione.

                    
                         Mario Lupo

Mario Lupo

 Elezioni europee, una proposta per il governo Renzi 
di Guido Colomba*

 

Geithner ha scoperchiato per primo il pentolone dei rapporti tra Usa ed Europa. Perchè lo ha fatto a distanza di quasi tre anni dagli avvenimenti? Vi sono due risposte. La prima riguarda la politica europea di Berlino. Al vertice di Barcellona del G20 Geithner tentò invano di convincere la Merkel a cambiare linea anzichè puntare ad una austerity che puntualmente ha messo l’Europa in ginocchio (ricordiamo che Trichet alzò addirittura i tassi). Un’Europa debole non conviene alle imprese americane. La seconda risposta riguarda la linea preferenziale della Merkel verso Mosca specie in tema di politica energetica. Risale a quel periodo la decisione di Obama a favore dello shale gas. Da quel momento è cambiata la geopolitica degli Usa. Putin se ne è accorto in tempo e sa di avere poco tempo a disposizione. Sta giocando a scacchi ma la partita è persa in partenza poichè anche l’accordo con la Cina richiede molto tempo per realizzare i gasdotti ed avrà scarso impatto in termini finanziari. Nel frattempo entro tre anni gli Usa riforniranno l’Europa di gas. Dunque l’ostacolo è il cancelliere tedesco. Un modo per indebolirlo è stato parlare dell’Italia e delle manovre della Merkel contro i governi italiani. Tremonti parla ora di una forte esposizione delle banche tedesche verso la Grecia e la Spagna. Ma ai vertici europei e del G20 Tremonti non fiatò. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti. La stessa Bce ha fallito l’obiettivo di mantenere al 2% il tasso di inflazione ed ha consentito che i 1020 miliardi Ltro prestati quasi a tasso zero alle banche europee fossero utilizzati (con enormi guadagni) per acquistare titoli del debito sovrano lasciando a secco l’economia reale. Berlino è all’origine di questa folle politica che gli economisti americani, Krugman in testa, hanno stigmatizzato a più riprese. Le elezioni europee diventano lo spartiacque di questa situazione. Di qui la proposta per il governo Renzi di ridurre il contributo percentuale che l’Italia versa per il funzionamento dell’Ue con una rinuncia parziale ai fondi regionali liberando così risorse per gli investimenti finalizzati alla ripresa. I 54 miliardi, aggiuntivi alle spese di funzionamento, che l’Italia ha versato per gli aiuti ai paesi in crisi (Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, Cipro) hanno fatto crescere il debito italiano. Nè l’Italia ha ottenuto nulla in cambio. Una situazione paradossale (a fine anno il contributo di Roma salirà a 61 mld. di euro pari a 83 miliardi di dollari). A Washington si guarda con inquietudine all’indebolimento dell’Italia in un momento così cruciale nel ruolo strategico del Mediterraneo. Sul tappeto vi sono molte crisi (Siria, Turchia, Crimea, Libia) che richiedono un ruolo attivo. Va ricordato che la Germania e i suoi amici del Nord Europa hanno bloccato quattro anni fa il tentativo di un accordo politico tra UE e Paesi nella sponda sud del Mediterraneo e del Medio Oriente. Una decisione miope alla luce della “primavera araba” e della successiva crisi libica. Ecco perchè agli euroscettici si deve rispondere con una politica attiva dove l’Italia può dare un forte contributo senza più rinvii.
*Giornalista economico

 Poste Italiane, la “non banca” da monitorare 
di Giuseppe G. Santorsola*

La concreta ipotesi di quotazione di Poste Italiane si accompagna all’esigenza di armonizzazione della sua attività a quelle degli intermediari con i quali ormai compete quantitativamente e qualitativamente nel­l’ambito del mercato retail. Notazione quest’ultima rilevante in quanto permane invece il divieto del­l’erogazione del credito verso le imprese (ma non verso i privati).

Le banche hanno un atteggiamento molto attento alla disposizioni attinenti Poste Italiane, rilevando spunti normativi, commerciali e fiscali troppo diffe­renti per non suscitare l’attenzione anche delle auto­rità (e in prospettiva dei regulators). È appena conclusa una consultazione della Banca d’Italia che ha analiz­zato in modo organico i diversi profili ponendo at­tenzione alla particolarità del soggetto che si muove all’interno di un gruppo non più pubblico (per legge e scelte di gestione), ma con notevoli collegamenti organizzativi e strutturali.

L’intervento di vigilanza non è semplice in quanto a campo largo e con riflessi su consolidate tradizioni di prodotto e di comportamenti di mercato. Ulterior­mente, questa azione si congiunge con la predisposi­zione dell’IPO, pur risultando indispensabile anche in assenza di questa. La combinazione è tuttavia troppo rilevante per non imporre certezze quando il soggetto quotando è parte di un gruppo molto più vasto e con fortissime sinergie nell’ambito di un business stabile con una situazione economico-patrimoniale solida che deve però essere correttamente segmentata dovendo considerare la particolarissima condizione della CDP, soggetto di tatto misto nella natura pubblica-privata.

Esaminiamo quindi i due profili più rilevanti: quello di vigilanza e quello fiscale.

La disciplina fiscale è ormai fortemente scomposta dai troppi interventi degli ultimi anni. Il caso delle Poste accentua il problema creando discrasie rispetto alle banche in quanto un’importante fonte di raccolta (i buoni fruttiferi) godono dell’equiparazione ai titoli di Stato.

Per quanto concerne le norme di vigilanza il disegno oggetto di consultazione introduce un sistema com­pleto di natura prudenziale che conclude il percorso iniziato nel 2001, attuato con un patrimonio separato nel 2010 e con l’omogeneizzazione del 2012. Con riferimento invece alla governance, la parteci­pazione dello Stato genera limiti a talune regole ine­sistenti per le banche. Per contro, il divieto di impieghi di mercato costituisce un vincolo passivo di cui tenere conto, coordinandolo con la disclosure ne­cessaria per la quotazione.

L’ultimo tema suggerito in queste brevi note è quello dei controlli interni per i quali Bancoposta diviene banca a tutti gli e effetti, soprattutto per il controllo dei rischi. Ciò per quanto riguarda i tre livelli ormai ri­chiesti a tutti i soggetti intermediari (diretto, compliance e audit). Diverso è invece il problema relativo alle de­leghe di operatività per le quali si ripropone il vincolo del particolare rapporto con le altre strutture di Poste Italiane che da luogo ad una forma peculiare di outsourcing per il quale deve peraltro essere nella respon­sabilità del soggetto vigilato, pur facendo riferimento al controllante che ha come azionista il vigilante (per Legge) del controllato (il Tesoro che controlla Poste che controlla Bancoposta).

In conclusione (come suggerito dalla Banca d’Italia):

  • alcune specificità normative e operative di Banco­posta e Poste Italiane motivano differenze rispetto alla disciplina per le banche;
  • la disciplina deve essere adeguata alle dimensioni e alla complessità dell’intermediario;
  • le disposizioni mirano a migliorare il livello di pro­tezione dei creditori privilegiati, di Bancoposta, i correntisti in primo luogo;
  • la disciplina deve assicurare parità competitiva con altri intermediari;
  • sarà necessario un periodo transitorio per taluni adeguamenti.

Obiettivi condivisibili, ma complessi da coordinare.

*Ordinario di Corporate Finance e Corporate & Investment Banking all’università Parthenope di Napoli

 Allori e lustrini 

Alla Scuola di Liberalismo è iniziata la stagione delle premiazioni. Si è cominciato a Roma lo scorso 12 maggio. Autore della tesina migliore è risultato Alessandro Dafano che si è aggiudicato una borsa offerta da Adriano Teso da 500 euro. Seguono Letteria Cannata (borsa Teso da € 400), Francesco Gnagni (borsa degli Amici della Fondazione Einaudi da € 300) e Simone Fazzi (borsa Amici da € 200).

Il calendario delle premiazioni prevede quella di La Spezia il 13 giugno, Torino il 20, Milano il 23, Parma il 7 luglio e Lecce il 22 settembre.

Nel frattempo Tommaso Alberini di Parma e Francesco Gnagni di Roma andranno al seminario dell’Institute of Economic Studies che si terrà dal 20 al 26 luglio in Germania, a Gummersbach nella Foresta Nera. Vittorio Nigrelli, Lorenzo Verdini  Bolgioni e Greta Zunino della Scuola di Torino e Samuele Tardiolo di quella di Messina sono stati invece presi a Bansko in Bulgaria, dove il corso IES si svolgerà dal 27 luglio al 2 di agosto. Letteria Cannata e Paolo Fontana di Roma, nonché Elisa Venco di Milano e Demetrio Xoccato di Torino sono in lista d’attesa: subentreranno in caso di rinunce.

Va aggiunto che, dal 16 al 20 settembre, si terrà un terzo corso a Predeal in Romania del quale non è stata ancora resa nota la lista dei selezionati. Per quel che ne sappiamo, Salvatore Mariano di Lecce nonché Federico Benazzo e Jacopo Provera di Milano sono “tra color che son sospesi”.

di Valerio Zanone

Lauro Rossi, Idea nazionale e democrazia in Italia. Da Foscolo a Garibaldi, Gangemi Editore, 2014.

Lauro Rossi è attualmente il segretario del Comitato nazionale per Cavour, ma il suo ultimo libro tratta di una differente idea di Nazione. Viene in mente,  leggendolo,  il profilo di Cavour scritto in pieno fascismo per l’editore Formiggini da Romolo Murri, dove Murri scriveva dei “due poli fra i quali oscillava, cercandosi l’anima italiana” prima dell’unità nazionale:  la “illusione fallace” dei neoguelfi e il “vano eroismo” dei repubblicani.

Gli scritti di Lauro Rossi trattano appunto di quel Risorgimento alternativo, repubblicano e democratico. E il primo pregio del libro è la datazione di origine del Risorgimento. Nei libri che studiavamo  a scuola si faceva cominciare il Risorgimento dal 1815 o dal 1821, ma Lauro Rossi raccoglie la tesi carducciana  che  fa risalire il primo movimento per l’unità nazionale al 1796, alla campagna napoleonica e alle repubbliche effimere insorte sul paradigma della rivoluzione francese. La prima parte del libro tratta estesamente dei giacobini italiani e del rapporto dei patrioti italiani con la Francia.

Nella seconda parte la ricerca di Lauro Rossi si sposta sui padri della patria, Mazzini e Garibaldi. Cavour vi si affaccia solo di scorcio, ma tanto basta per ricordare che soltanto la superiore intelligenza politica di Cavour seppe tenere insieme i princìpi di indipendenza nazionale e libertà civile, e trovare nel parlamentarismo liberale il “juste milieu” capace di sconfiggere tanto l’assolutismo monarchico quanto il despotismo repubblicano.

Tuttavia  non si può dare ragione a Gobetti, che vedeva il Risorgimento come “un soliloquio di Cavour”. L’idea che non vinse in Italia rimane la più celebrata nel mondo. Garibaldi è certamente l’italiano postunitario più popolare nel mondo, insieme a Giuseppe Verdi e all’immortale Pinocchio. Il profetismo di Mazzini ha varcato anche le frontiere europee, dall’America di Wilson all’India di Gandhi.

All’affermazione dell’idea repubblicana l’Italia arrivò un secolo dopo, con  il referendum istituzionale del 1946 e con la Costituzione che è figlia diretta della Costituzione della Repubblica Romana di Mazzini e Garibaldi.

L’eterna tentazione della storia controfattuale porta a chiedersi se l’Italia sarebbe cresciuta meglio qualora il processo unitario avesse preso la strada repubblicana fin dall’inizio. Forse l’Italia sarebbe venuta meglio, o forse (più probabilmente) non si sarebbe fatta.

di Guido Di Massimo

Elezioni Europee in Italia: ha vinto Berlusconi tramite Renzi oppure Renzi con i voti di Berlusconi?

Scelta europea ha perso: necessariamente; le scelte di voto sono state solo nazionali.

Nessun liberale italiano nel Parlamento europeo: quanti in quello italiano?

Grillo: o vinciamo o me ne vado: dove?

Cantone a guardia dell’EXPO: l’EXPO è stato accantonato e Grillo accontentato!

Nuova legge per una più rapida risoluzione dei matrimoni: il precariato non è più privilegio del solo mercato.

Eliminati i test d’ingresso a medicina: la selezione avverrà negli ospedali, dove si impara sbagliando e si sbaglia eliminando.

Uno spot televisivo per la diffusione del libro mostra dei ragazzi che con i libri ci giocano a palla: il gioco è quello del poco diffuso basket e i libri vengono lanciati con forza con le mani; ma lo spot non sarebbe molto più efficace se quei ragazzi con i libri ci giocassero a pallone?

Uno spot televisivo invita a pagare il canone RAI: non dice che pur percepito dalla Rai il canone viene poi, come equo contributo alle spese, ripartito tra tutte le TV del Paese.

Indice di ascolto: indica la percentuale delle intercettazioni sul totale dei contatti telefonici.

Merkel chiama Renzi “matatador”, che es mucho mas fuerte que “rompedor”.

Senato delle autonomie regionali: È per la difesa delle loro ragioni
che nasce il sindacato delle regioni?
È una nuova corporazione?
o un premio alle regioni per le loro prestazioni?

mercoledì 18 giugno -Appuntamento liberale per parlare di comunicazione con Daniele Salvaggio e promuovere le Little Free Library, nate negli Stati Uniti per diffondere la lettura nei quartieri più disagiati. Da qualche anno sono approdate anche in Italia, e la prima è stata installata a Roma, grazie alla volontà di Giovanna Iorio. Il Labotatorio Liberale vuole incrementare l’installazione delle LFL, per promuovere la conoscenza della cultura liberale. Se volete conoscere la storia delle Little Free Library, e del progetto del Laboratorio non mancate, e se potete offrite un libro.

Per vedere il programma clicca qui

 

Un convegno sul ritorno dello straniero  

Laboratorio Liberale, che riunisce gli ex allievi della Scuola di Liberalismo, e gli Amici della Fondazione Einaudi stanno organizzando – con il patrocinio dalla Fondazione – un convegno sulla capacità del nostro Paese di attrarre capitali e investimenti esteri. Il convegno si svolgerà mercoledì 9 luglio dalle alle ore 9.45 alle 13.30 nella Sala delle Colonne della Camera dei Deputati in via Poli. Obiettivo della giornata sarà di analizzare con le rappresentanze istituzionali e con i portatori di interessi del settore (stakeholder) la rinnovata fiducia degli operatori internazionali verso un mercato che in questo momento offre buoni rendimenti e prospettive di crescita a fronte di un rischio ormai mitigato. Una fiducia inizialmente scalfita più dalle pressioni speculative internazionali e dalle indecisioni della politica che dall’analisi dei “fondamentali” della nostra economia. Ritrovare fiducia in campo internazionale vuol dire soprattutto investire nel territorio come motore di sviluppo economico e sociale.

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